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Per
santificare la vita aderisci alla verità, predica la moralità,
diffondi ovunque amore, rimani sempre in pace.
Non
vedere il male, non parlare male, non volere il male. Tieni in mente
l'immagine delle tre scimmie che ti danno questo messaggio. Non esiste
consiglio più saggio di quello. Studiare i testi vedantici e divenire
un esperto nell'esporli senza coltivare buone qualità non farà di una
persona un essere umano.
Da
tempo immemore l'India ha tenuto alto il messaggio divino e Io ha
propagato divenendo la precettrice dell'umanità, promuovendone il
benessere e proponendosi come esempio al mondo.
"Che
tutti i mondi siano felici!", è stato il messaggio di base della
vita dell'indiano.
Gli
antichi governanti saggi ed eruditi e persino donne che furono esempi di
castità, condussero vite di rinuncia e di sacrifici per innalzare la
cultura dharmica e l'eredità del paese.
La
storia di Rama illustra la grandezza e la santità di questa cultura.
Il
Ramayana non è solamente la storia di Rama: Rama più Ayana è uguale a
Ramayana.
Ayana
vuol dire "il cammino".
L'intimo
significato del Ramayana è che si dovrebbe seguire il cammino mostrato
da Rama.
Dal
momento in cui nasce l'uomo è impegnato in attività varie per
preservare la sua vita e raggiungere il suo scopo.
Alla
nascita l'uomo non possiede cattive qualità ma è pienamente innocente.
Con
il passare del tempo, a causa del tipo di cibo che consuma e dello stile
di vita, insieme alla compagnia che frequenta. le sue abitudini e le sue
maniere subiscono cambiamenti. Con essi egli sviluppa antipatie e
simpatie.
Dopo
aver ricevuto un'educazione egli sviluppa l'ego e l'orgoglio, la
passione e altre cattive qualità. Esse hanno una forte influenza su di
lui. Come conseguenza egli inizia a illudersi di sapere tutto e che
niente è più grande di lui. Colmo di arroganza, dovuta alla sua
giovane età, guarda gli altri con sufficienza.
Se
cercasse invece di vedere come essere umano egli si renderebbe conto che
deve affrontare nella vita molte difficoltà e vicissitudini e superare
molti ostacoli. L'uomo oggi sembra che prenda gusto solo ai piaceri
derivanti dall'uso dei sensi.
Come
egli cresce, il vigore della sua forza fisica lo rende arrogante e
fallisce cosi nel compito di raggiungere lo scopo dell'educazione vera.
Sviluppa
amicizie, vuole diventare grande eroe, grande cantante, grande attore e
grande uomo di industria.
Egli
viene così a trovarsi in una selvaggia selva di desideri impuri.
Come
risultato di ciò, trascura la sua innata divinità e diventa loro
schiavo
dimenticando lo scopo della vita umana.
Mentre
gli uccelli e gli animali sono felici di vivere con tutto ciò che
possono ottenere.
L'uomo
solo ha desideri insaziabili ed è pieno di cupidigia. Dovrebbe esserci
un limite ai desideri e alle acquisizioni di qualsiasi tipo. Ogni
eccesso è pericoloso e dannoso e dovrebbe essere evitato.
Il
messaggio principale del Ramayana è che si dovrebbe operare un
controllo rigoroso sui desideri. La vita umana dovrebbe santificarsi con
il controllo dei sensi, disciplinando la mente e utilizzando
l'intelligenza. Ogni carattere che ci mostra il Ramayana rappresenta un
ideale per il mondo.
Considerate
come esempio Lakshmana: Valmiki ha parlato di Lakshmana in molti modi.
Lo ha chiamato "l'altra metà di Rama".
Nel
Kamba Ramayana Lakshmana è descritto come "la seconda virtù di
Rama".
Tulasidas
dice che Lakshmana è "la mano destra di Rama". Rama e
Lakshmana furono inseparabili come Bimba e Pratibimba, uno il riflesso
dell'altro.
Le
sue qualità furono grandi; la sua immacolata purezza, il suo spirito di
sacrificio, si propongono come esempi per il mondo.
Per
seguire l'ordine del padre. Rama dovette andare nella foresta e
Lakshmana fece il grande sacrificio di accompagnare il fratello in
esilio senza esserne obbligato.
Seguire
Rama fu il solo scopo della sua vita. Egli recitò un ruolo importante
nel Ramayana. Lasciò la madre, dimenticò i piaceri della corte reale e
la moglie per seguire Rama.
Egli
è per il mondo un carattere esemplare.
Mentre
nella foresta Rama e Lakshmana andavano in cerca di Sita. arrivarono
alla montagna Rishyamoka dove fecero amicizia con Hanuman e Sugriva.
Quest'ultimo diede a Rama una cassa piena di gioielli che aveva avuto
la una donna.
Rama
la porse a Lakshmana e gli chiese di riconoscere i braccialetti di Sita.
Lakshmana
disse: " Posso solo dire che ci sono gli ornamenti che portava ai
piedi perché ogni giorno io mi prostravo ai suoi piedi e mai la vidi in
viso".
Rama
visse in Ayodhya per dodici anni dopo il suo matrimonio.
Dopo
di che Rama, Lakshmana e Sita passarono tredici anni nella foresta.
Durante
i venticinque anni trascorsi con Rama, Lakshmana non guardò in viso
Sita neppure una volta.
Potete
trovare un esempio di carattere uguale nella storia?
Egli
riverì ogni donna coma madre. Rama chiese a Lakshmana di abbandonare
Sita in un Ashram e di raggiungerlo.
Sita
a quel tempo era incinta e disse a Lakshmana: "È corretto da parte
di Rama lasciarmi nella foresta per l'opinione pubblica, dato che un
capo di stato ha il dovere di badare al benessere della sua gente, e la
reputazione di Rama è la sola sorgente della mia gioia. Io non sono
quindi arrabbiata con lui se mi manda via. La fama e la gloria di Rama
dovrebbero per sempre esistere. Ma tu che sei mio cognato, come puoi
lasciarmi nella foresta da sola, incinta come sono?
Per
favore, rimani almeno per un po' di tempo!".
Lakshmana
alle richieste di Sita rispose: " Riverita madre, in tutti questi
anni non vi ho guardato neppure in viso. Voi siete stata vittima
di calunnie da parte di gente insensata, nonostante la purezza e
l'innocenza della vostra persona.
Se
ora io rimanessi con voi, la vostra reputazione potrebbe essere
sporcata. Io potrei persino perdere la mia vita per difendervi e quindi
non potrei sopportare l'onta di malignità sulla vostra persona.
Devo
eseguire gli ordini di Rama poiché egli rappresenta ogni cosa per me e
quindi, madre, perdonatemi e lasciate che io me ne vada.
Si
prostrò ai piedi di Sita e la pregò di lasciarlo andare.
Lakshmana
dedicò la sua intera vita per la gloria di Rama e di Sita dimostrando
al mondo le sue grandi qualità.
Osservate
Bharata!
Egli
rifiutò il regno che gli veniva offerto e corse nella foresta per
persuadere Rama a divenire re di Ayodhya.
Entrambi,
Bharata e Lakshmana, dedicarono se stessi alla divinità vivente; non
ebbero in loro nessuna traccia di egoismo o di interesse personale e
aderirono in modo completo al Dharma.
Valmiki
disse che Rama era l'incarnazione stessa del Dharma.
Che
cos'è il Dharma?
Oggi
proliferano i significati che si attribuiscono a tale termine.
Quando
cerchiamo di definire il dharma secondo i Veda troviamo confusione e
opinioni diverse.
Si
dice: "il Dharma sostiene il mondo".
Ogni
oggetto al mondo ha certe sue proprie
qualità e queste rivelano il suo dharma.
Per
esempio le qualità del fuoco sono di bruciare: questo rappresenta
il suo Dharma.
Quando
non brucia più cessa di essere fuoco per divenire carbone.
La
dolcezza è la qualità dello zucchero.
Se
Io zucchero perdesse la dolcezza non sarebbe più zucchero.
Allo
stesso modo l'uomo, la cui qualità
fondamentale è gioia e beatitudine che sgorga dal suo cuore.
Quando dimentica questa sua qualità perché
attratto dagli oggetti estranei a lui e dal desiderio di
ottenerli, non è più uomo ma si declassa.
Tutti
gli uomini, siano essi dotti o illetterati, se dimenticassero la regola
fondamentale di non fare agli altri ciò che non vorrebbero fosse fatto
a loro. causerebbero infelicità agli altri e quindi andrebbero contro
la propria intima natura.
Il
Dharma vedico afferma quel semplice principio che oggi l'uomo non segue
perché egoista ed
egocentrico.
Se
noi non rispettiamo gli altri non possiamo pretendere che gli altri
rispettino noi. Il dharma non è a senso unico.
Oggi
Io spirito di sacrificio è assente. La lezione fondamentale del
Ramayana è che solamente attraverso il sacrificio è possibile ottenere
l'unità con Dio.
Obbedendo
agli ordini paterni, rinunciando al regno e vestendosi con la corteccia
degli alberi, Rama andò nella foresta in esilio dimostrando al mondo
cosa vuol dire aderire alla verità, accettando il volere paterno come
un comando divino.
Aajna
(ordine) è una grande ingiunzione alla quale si deve obbedire per
ottenere gioia e non incorrere in gravi difficoltà.
Molti
sono gli episodi raccontati nel Ramayana che illustrano questa
situazione.
Prima
di lasciare l'eremitaggio in cerca del cervo d'oro, Rama diede ordine a
Lakshmana di non allontanarsi da quel luogo qualunque fossero le
circostanze che si sarebbero presentate.
Rama
gli ingiunse di non abbandonare mai Sita per nessuna ragione o difficoltà
fosse sorta. Questo fu il comando di Rama a Lakshmana.
Ma
quest'ultimo era soggetto a umani sentimenti e questa debolezza incise
sulle sue decisioni. Quando Sita udì il pianto: «Ah, Sita! Ah,
Lakshmana! » di Maricha (il demone) con una voce somigliante a quella
di Rama, disse a Lakshmana di correre in suo aiuto.
Essa
lo fece con un tono così drammatico che Lakshmana ne fu profondamente
toccato.
Incapace
quindi di andare contro ai desideri di Sila, la abbandonò, andando
contro gli ordini di Rama.
Gli
avvenimenti tragici che seguirono quella decisione causarono
profonda
angoscia in Lakshmana.
Egli
si chiese: "Non é perché
ho trasgredito agli ordini di Rama che Sita è stata rapita da Ravana?"
Per tutta la vita egli si torturò a questo pensiero e si diceva: «Quella
fu l'unica volta che disubbidii a Rama». Quando Rama era ritornato ad
Ayodya, il signore del tempo Yama, venne per parlare con lui.
Rama
diede ordine preciso a Lakshmana di non far passare nessuno e aggiunse:
«Se disobbedisci ti taglio la testa».
Lakshmana,
che era una persona scrupolosa, vigilava la porta d'entrata. Quando
venne il saggio Durvasa che gli disse:" Devo urgentemente vedere
Rama e parlargli".
Lakshmana
rifiutò fermamente di lasciarlo passare e Durvasa arrabbiatissimo gli
disse:
"
Se non mi aprirai, getterò una maledizione su Ayodhya che distruggerà
l'intera dinastia. Stai attento, Lakshmana.
Lakshmana
si trovò di fronte a un tragico dilemma :se disobbedire all'ordine ai
Rama, e perdere la testa o non lasciar passare il saggio e gettare
l'intera dinastia e la gente di Ayodya sotto la maledizione.
Lakshmana
risolse il dilemma in questo modo:
«Se
disobbedisco a Rama, al massimo morirò ora, di sua mano mentre se
disobbedisco a Durvasa metterò in difficoltà tutta la gente di Ayodhya,
quindi lo lascerò passare".
Lakshmana
preferì sacrificare se stesso
che lasciare soffrire gli altri.
Il
Ramayana è pieno di esempi di simili caratteri nobili ma
sfortunatamente oggi viene male interpretato.
Esso
è un testo importante che insegna quali dovrebbero essere le relazioni
fra fratelli, fra membri di una stessa famiglia e tra moglie e marito.
Il
Ramayana, il Mahabharatha e la Bhagavatha sono tre monumenti letterari
che sottolineano le
conseguenze dei vizi della lussuria, della cupidigia e dell'odio.
Nel
Ramayana il demone Ravana personifica la lussuria.
L'intero
dramma si svolge a causa della lussuria di Ravana.
L'avvento
di Rama come Avatar fu per distruggere Ravana.
Nella
Bhagavatha, Hiranyakasipu è la personificazione dell'odio verso Dio.
A
causa sua il Signore assunse la forma di Narasimhan (l'uomo-leone) per
distruggerlo.
Nel
Mahabharatha Duryodhana simbolizza la cupidigia a causa della quale
l'intera sua discendenza fu distrutta.
Duryodhana
aveva una avarizia che non conosceva limiti. Egli si recò da sua madre,
Gandhari, per ricevere la sua benedizione prima della battaglia del
Kurukshetra, ed essa gli disse:
«Ricordati
figlio, dove c'è il Dharma c'è la vittoria».
Quindi
egli andò dal precettore al quale chiese di benedirlo e, Dronacharya,
rispose:
«
Dove c'è il Dharma c'è Krishna, dove c'è Krishna c'è la vittoria».
Lo
stesso messaggio è contenuto nell'ultimo verso della Bhagavad Ghita: «
Dove c'è il supremo Signore dello Yoga Sri Krishna. e dove c'è il
potente arciere Arjuna, si trova prosperità, successo e giustizia».
È
grazie a queste nobili madri, a questi illustri precettori e padri che
le Upanishad esortano l'uomo a "riverire la madre come Dio, il
padre come Dio, il Guru come Dio e l'ospite come Dio".
Le
storie di Rama e Krishna sono trattati di moralità e sacri esempi di
come l'uomo deve sublimare la propria vita.
Il
messaggio è chiaro: per santificare la propria vita si deve aderire
alla verità, praticare la moralità, diffondere ovunque l'amore,
rimanere sempre in pace.
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