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HAMSA UPANISAD
La Hamsa Upanisad
è un testo assai tardo che prende il nome da un epiteto indicante l'anima
individuale, simile a un "uccello", (hamsa = anser), migrante
d'esistenza in esistenza fin quando non raggiunga la liberazione, ossia finché
non riconosca la propria identità con il Brahman, o Siva, il Supremo Spirito,
il Paramahamsa, e non abbandoni la ninfea del cuore, dove risiedono le passioni
e i condizionamenti propri dell'individualità. I mezzi per raggiungere lo scopo
sono lo studio e le pratiche yogiche: l'anima s'eleverà, superando i sei cakra
e ottenendo via via poteri meravigliosi, che s'accompagnano con il percepimento
di suoni mistici, che sono le varie tonalità del brusio indistinto (nada)
provocato dall'aria inspirata durante la circolazione nel corpo sottile.
Bisognerà tuttavia trascurare l'acquisizione di tali poteri: l'emancipazione
comporta il distacco da ogni fenomeno umano. In particolare viene raccomandata
la ripetizione del mantra Hamso, Hamso. Il vocabolo è anche onomatopeico del
ritmo respiratorio (Ham nell'inspirazione, So nell'espirazione), ma
nell'iterazione può essere inteso anche come So 'ham, So 'ham, "Quello son
io", con la quale frase s'afferma l'identità dello spirito individuato con
lo spirito universale. L'importanza attribuita al mantra sottolinea certamente
la primizia riconosciuta al controllo del respiro, ma anche, a nostro parere, la
necessità di accettare la vita 1. Gautama disse:
"O signore che conosci ogni legge, che sei esperto d'ogni scienza, con qual
mezzo si desta la conoscenza del Brahman?". 2. Siva rispose:
"Dopo aver riflettuto su tutti i Veda e aver conosciuto la dottrina di Siva,
ascolta allora da me la verità, o Gautama, [come fu] rivelata da Parvati. 3. Essa è un
segreto che non deve essere divulgato, è simile a un tesoro [riservato] per chi
pratica il Yoga, essa che concerne la conoscenza completa dell'anima e che dà
come frutto la gioia e la liberazione. 4. Io voglio
esporre la dottrina del Hamsa e del paramahamsa a [te] che sei un novizio
padrone di te, in pace, devoto al maestro. [La dottrina] è
che sempre bisogna ripetere "Hamso, Hamso". Con tale suono [il
respiro] penetra e permane in tutti i corpi, come il fuoco nel legno, come
l'olio nel sesamo. Chi lo conosce non va alla morte. Dopo aver chiuso l'apertura
anale, [il praticante] deve far salire il soffio dal centro chiamato adhara fino
al manipuraka 1, dopo essere passato attorno per tre volte allo svadhisthana;
deve poi, superato l'anuhata, trattenere i soffi nella visuddhi, meditare sull'ajna
e sul brahmarandhra, realizzare di essere la sillaba Om (ossia l'Assoluto), e
riflettere continuamente sul ronzio che, [salendo] dal centro adhara fino al
brahmarandhra, è simile a un puro cristallo: questo si dice che è il Brahman,
il supremo Atman. 5. [Del mantra
Hamso, Hamso] l'autore è il Hamsa 2, il metro è una mistica gayatri [di otto
sillabe], la divinità [cui è dedicato] è il paramahamsa, la parte iniziale è
Ham, la parte conclusiva è So, la parte centrale è So 'ham. Di giorno e di
notte si deve ripetere [questo mantra] 21.606 volte 3, [pensando] al sole, alla
luna, al [Signore] privo di macchie, al [Brahman] immerso nel mistero: [in tal
modo] si rianimerà lo spirito che risiede nel corpo. Questo [mantra, unito]
all'invocazione rituale " Ad Agni e Soma, Vausat ", è usato per il
rito del nyasa 4, che impegna le membra e le mani, cominciando dal cuore. Alla
fine del rito si deve meditare sull'Atman, ossia sul Hamsa che giace nel cuore
dagli otto petali. 6. [Del Hamsa il
corpo è così costituito:] Agni e Soma sono le ali, Om è la testa, il punto
che sovrasta la mezzaluna è l'occhio o la bocca, Rudra e Rudrani sono i piedi e
gli arti, Kala e Agni i due lati del corpo (destro e sinistro), conoscenza e
rinuncia sono i due altri lati (superiore e inferiore). 7. Ed esso è il
paramahamsa, lo Spirito Supremo, che risplende come dieci milioni di soli e
penetra in tutto l'universo! [Finché risiede nella ninfea del cuore] ci sono
otto impulsi [corrispondenti agli otto petali della ninfea]: nel petalo
orientale c'è inclinazione alle azioni sacre, nel petalo sud-orientale sonno,
ignavia e così via, nel meridionale tendenza alla crudeltà, nel
sud-occidentale inclinazione al male, nell'occidentale tendenza al piacere, nel
nordoccidentale desiderio di viaggiare e cose simili, nel settentrionale
tendenza alla sessualità, nel nord-orientale [desiderio di] ricchezze e
possesso. 8. Nel mezzo
[della ninfea del cuore] c'è la rinuncia, negli steli lo stato di veglia, nel
pericarpo lo stato di sonno, nell'androceo lo stato di sonno profondo. Il quarto
stato [lo si raggiunge] quando si è abbandonata la ninfea [del cuore]. Quando
l'anima s'è dissolta nel nada, allora si dice che c'è lo stato che è al di là
del quarto, al di là del pensiero, al di là dello stesso mantra Hamso, Hamso.
E tutto così avviene per effetto del [mantra] Hamso, Hamso: da esso il pensiero
[del devoto] è mosso 6. [Il devoto] giunge a godere il nada ripetendo [il
mantra] dieci milioni di volte: tutto così avviene per effetto del [mantra]
Hamso, Hamso. Il nada si manifesta in dieci modi: dapprima come cini, poi come
cincini, il terzo grado è come il suono d'una campana, il quarto è come i]
suono d'una conchiglia, il quinto è come il suono d'una corda, il sesto è come
un battito di mani, il settimo è come il suono d'un flauto, l'ottavo è come il
suono d'un tamburo, il nono è come il suono d'una cassa armonica, il decimo è
come il rumore d'un tuono. Bisogna tralasciare il nono grado [e i precedenti] e
concentrarsi soltanto sul decimo. 9. Al primo grado
[di realizzazione del nada] si ha un suono simile a cincini, al secondo questo
scompare, al terzo sopravviene [come] una spossatezza, al quarto la testa trema, 10. al quinto il
palato trasuda [ambrosia] 7, al sesto si beve l'ambrosia, al settimo si conosce
il mistero, all'ottavo si possiede la parola, 11. al nono il
corpo diventa invisibile e si ha la vista divina, senza macchia, al decimo si
raggiunge il sommo Brahman, nell'identità fra Atman e Brahman. 12. A questo
punto l'intelletto si dissolve e nell'intelletto si bruciano desideri e dubbi,
peccati e buone azioni. Appare l'eterno Siva, nella forma di Sakti,
onnipresente, rilucente di per s‚, puro, illuminato, senza fine, senza
macchia, per sempre acquietato". Questa è la
spiegazione dei Veda
(Tratto da Upanishad a cura di Carlo della Casa - Edizioni Utet) |
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