Paramhansa Yogananda (1893–1952) è conosciuto come
l'autore del classico spirituale Autobiografia di uno yogi. Scritto nel
1946, questo libro è stato tradotto in diciannove lingue e ha trasformato la
vita di milioni di persone. Possiamo dire che sono state veramente tante le
persone che si sono avvicinate alle Filosofie indiane o alla spiritualità
grazie a questo libro. Alcuni sostengono che addirittura egli sia nato
solo affinché questo libro fosse scritto. Il libro oltre a narrare la sua
vita e gli straordinari incontri che fece (ebbe modo di visitare i saggi
più famosi del suo secolo, compreso alcuni mistici cristiani), contiene
una interessante introduzione al Vedanta. Il libro non mostra lo stato
realizzativo che raggiunse al termine della sua vita, ma è una
straordinaria cronaca di un cammino spirituale. Vediamo le sue peripezie
per trovare il Maestro e anche la missione che dovette portare avanti
quando fu inviato da questi a rappresentare l'India al Parlamento delle
Religioni, come un altro suo famoso conterraneo: Swami Vivekananda,
fondatore del Ramakrishna Math.
Negli Stati Uniti di America, attorno a
Swami Yogananda si raccolse un forte corrente di simpatizzanti, molti dei
quali furono da lui iniziati nell'ordine degli Swami. Yogananda cercò di
mediare la filosofia indiana con il razionalismo occidentale, usando come
chiave la figura del Cristo, chiave necessaria per avere successo nel
cuore degli americani. Per certi versi è da considerarsi una figura più
cristiana che indiana.
La sua opera in USA ha favorito la diffusione dello yoga e della meditazione,
e i suoi seguaci a tutt'oggi sono diverse migliaia. Alla sua morte ha
lasciato una organizzazione la SRF che detiene i diritti d'autore delle
sue opere e continua a diffonderle nel mondo a cui fanno riferimento la
maggioranza dei suoi devoti.
Sono sorte nel tempo altre organizzazioni portate avanti da alcuni suoi
discepoli, fra queste ricordiamo Ananda, particolarmente attiva in Italia.
I suoi seguaci ritengono che il più grande lascito di Swami Yogananda
sia stato il Kriya Yoga, una tecnica particolare di pranayama dinamico,
ricevuto dal suo Maestro Sri Yukteswar che si sostiene favorisca il
cammino interiore.
Il Kriya Yoga è molto diffuso e sono diverse le persone che si
dichiarano insegnanti in questa tecnica, i cui primi rudimenti vengono
inviati a mezzo posta, mentre per ricevere l'insegnamento diretto occorre
partecipare a delle riunioni che vengono tenute periodicamente nelle varie
nazioni, dove degli insegnanti abilitati dalla SRF istruiscono i
partecipanti dando i diversi livelli di Kriya.
Esistono anche delle persone che, avendo fatto parte in passato della
SRF, offrono il Kriya a chi desideri conoscerlo.
Occorre considerare che il Kriya, come qualsiasi altra tecnica yogica,
da solo non è un cammino realizzativo, è una tecnica e in quanto tale
può essere di ausilio all'aspirante che dedichi se stesso al cammino
spirituale. Un cammino che deve essere integrale e comprendere ogni
momento della vita dell'individuo.
Associazione Vidya Bharata, 21 Aprile
2002
Via F. Aprile 40, 95129 Catania
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Riportiamo un articolo di Swami Yogananda, preso dal sito della
comunità Ananda.
La differenza fra un guru e un insegnante
La relazione tra guru e discepolo definisce l’unico vero modo che ha
l’anima vagabonda per tornare a Dio. All’inizio è saggio mettere a
confronto molti sentieri spirituali e molti insegnanti, ma quando si è trovato
il vero guru ed il vero insegnamento, allora la ricerca inquieta deve cessare.
L’assetato non deve continuare a cercare pozzi, ma andare al pozzo migliore e
bere ogni giorno il suo nettare. Questa è la ragione per la quale in India
all’inizio si cercano molti sentieri sino a quando si trova il giusto sentiero
ed il giusto maestro e gli si rimane leali oltre la morte e l’eternità, sino
alla liberazione finale.
Si possono avere molti insegnanti all’inizio, ma solo un guru e nessun
altro insegnante in seguito. Gli insegnanti chiamano studenti quelli che vanno
ad imparare da loro, ma un guru chiama discepolo l’aspirante spirituale che va
a lui. Gesù stesso disse: “Nessuno andrà al Padre se non attraverso me”.
Questo significa che le anime umane sono per lo più figli di Dio che vagano
lontano da Lui nelle lande desolate della sofferenza. Queste anime, sotto la
sferza della sofferenza, hanno solo tenui barlumi della loro perduta patria di
beatitudine spirituale. Esse cominciano a desiderare ardentemente Dio e nel loro
intimo pregano per risolvere l’enigma della vita e finalmente, quando le
preghiere di questi figli errabondi diventano abbastanza forti e profonde, Dio
si muove a compassione e manda un aiuto. È allora che il Padre comune di tutta
l’umanità invia sulla terra un uomo straordinario per aiutare le anime
perdute che stanno cercando. Quest’uomo, destinato da Dio ad aiutare una
persona in risposta ad una preghiera profonda, non è un normale insegnante, ma
un guru ossia un veicolo del quale Dio stesso usa il corpo, i discorsi, la mente
e la spiritualità per riportare le anime sperdute nella sua casa immortale.
All’inizio, quando il desiderio di conoscere la Verità è vago, si
incontrano insegnanti di poco conto. Ma il guru (o precettore) è
l’incarnazione delle verità contenute nelle scritture sacre ed è il mezzo di
salvezza predisposto da Dio in risposta alle richieste di un devoto per
liberarsi del tutto dalla schiavitù della materia. È molto difficile scegliere
il sentiero giusto fra i tanti sentieri religiosi e le varie fedi. Molta gente,
che vaga di chiesa in chiesa in cerca di un’ispirazione intellettuale, non
trova mai Dio, perché l’ispirazione intellettuale è necessaria solo sino a
quando si comincia a “bere” Dio. Per il resto, l’ispirazione intellettuale
(quando dimentica di assaggiare Dio), è nociva all’autorealizzazione. È più
facile seguire un uomo che vive, respira, parla (che vive la verità) piuttosto
che mute scritture. Se un santo ha raggiunto il suo obiettivo, sia per la più
breve strada dello yoga che attraverso il lungo sentiero della preghiera
spirituale, egli sperimenta la vera autorealizzazione. Chiunque lo segue
certamente raggiungerà l’obiettivo usando uno dei detti metodi. Invece di
preghiere ordinarie, preghiere sentite, le uniche che provocano risposte dirette
di Dio, vanno offerte in meditazione, intensamente, in continuazione per molte
ore sino a quando arriva la risposta divina.
Di solito vi è un riconoscimento istantaneo tra guru e discepolo, ma alcune
volte occorre un lungo periodo per riconoscere consapevolmente quella antica
intima amicizia, o per risvegliare la perduta memoria di passate incarnazioni, a
lungo sepolte sotto le ceneri dell’ignoranza.
by Swami Yogananda
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