|
D. Oggi si può notare una certa attrattiva per gli
studi orientali e molti guru suscitano interesse e hanno seguito.
Pubblicazioni sullo yoga vengono stampate da diverse case editrici e si può
trovare un po' di tutto. Che cosa pensa lei di questa letteratura?
R. In verità bisogna riconoscere che c'è molta carta
stampata in merito a questa tematica. Ma dobbiamo anche riconoscere che
parte di essa lascia a desiderare.
D. C'è anche una rinascita degli studi esoterici,
occultistici, magici, ecc., che seguono la tradizione occidentale. In
questo campo ci sono molte altre pubblicazioni. Un neofita potrebbe
leggere con fiducia libri di questo genere?
R. In questo campo la confusione e maggiore. Spesso
dietro tale pubblicistica si nasconde un preciso interesse economico
editoriale. Anzi, sarebbe meglio non toccare simile argomento.
D. Io, Però, le sarei grato se volesse darmi
ugualmente un indirizzo che mi possa essere di aiuto.
R. Vede, la "Scienza sacra" costituisce uno
studio particolare di quel più profondo aspetto che è la
"Metafisica tradizionale" la quale -in quanto tale - è senza
confini. Ora, questa Scienza non ha niente a che fare con l'occultismo
divulgativo che si puo trovare oggigiorno in riviste e libri. L'esoterismo,
poi, per la sua particolare natura, non può essere oggetto di
divulgazione a livello di massa. L'esoterismo è esoterismo e occorrono
determinate qualificazioni per poterlo penetrare e vivere. Non
bastano "predisposizioni veicolari'', ma bisogna avere una
"Coscienza esoterica'', una "Dignità esoterica''. Sarebbe il
caso di dire che oggi si è accesa soltanto curiosità per l'occulto, per
il mistero.
Si deve, poi, distinguere tra esoterismo, occultismo, magia, e quella che
viene chiamata parapsicologia, ecc. C'è grande confusione a tale
proposito. In ogni modo, ci sono tentativi, qua e là, abbastanza lodevoli
e interessanti, come è anche lodevole lo sforzo di qualcuno di voler
chiarire, precisare, delucidare di là dalla vanità di notorietà e di
interessi economici.
D. Lei ha accennato prima alla Metafisica tradizionale.
Anche qui, penso ci siano delle incomprensioni. Mi vuole dare qualche
accenno che mi illumini e mi metta in grado di comprenderne la sostanza?
R. In questa sfera c'è veramente incomprensione
derivata, soprattutto, da ignoranza. Molti sono in buona fede. Ci sono
alcuni, per esempio, che sono convinti di essere interessati alla
metafisica. Alle prime battute del dialogo si può capire, però, che essi
per metafisica intendono la parapsicologia, oppure l'occultismo, e così
via; qualcuno, anzi, la medianità e cose di questo genere. Poi, c'è
qualche persona che, nella sua infantile innocenza, parla di Ufo.
D. Secondo lei da che cosa deriva quest'errore
d'interpretazione? La metafisica mi sembra che abbia un suo preciso
contesto.
R. Le ripeto, da ignoranza. E' vero che oggi si
dissacrano molte cose giuste e non giuste, ma è un dato di fatto che, per
molti, questa parola vuole significare tutto tranne quello che veramente
vuol dire.
La Metafisica tradizionale è un insegnamento che riguarda la natura
dell'Essere, del noumeno dell'essenza, o la radice da cui trae
sostentamento l'Unità principiale stessa.
D. Tutto questo non risponde semplicemente ad una
speculazione filosofica fine a se stessa?
R. Tutt'altro. Dobbiamo aggiungere al termine
Metafisica la parola "tradizionale", proprio per distinguerla
dalla concezione - già degradata - di alcuni filosofi.
D. Allora questo termine è stato degradato dagli
stessi filosofi?
R. Sotto certi aspetti dobbiamo dire di sì. Con la
graduale "discesa" che c'è stata, fino al razionalismo
materialistico, dei princìpi metafisici sono stati degradati a semplici
concetti empirici sistematizzati. In tal modo e gradatamente, la stessa
filosofia è divenuta una sterile dialettica o gioco intellettivo. Così,
a questo punto, occorre fare una distinzione: la Metafisica sacra o
tradizionale non è e non vuole rappresentare la metafisica speculativa e
concettualistica. Diremo che l'avvento del razionalismo egocentrico ha
distaccato il pensiero filosofico da quello tradizionale puro, e lo
scientismo moderno - dico scientismo e non scienza nella sua più
originale espressione - ha fatto precipitare quella filosofia, già
sterilizzata e manchevole, rendendola una semplice discorsività mentale e
una sintesi delle scienze. La filosofia è divenuta, in tal modo,
subordinata alla scienza. Ho sentito parlare persino di filosofia della
tecnica, oltre che di filosofia della scienza.
D. Devo concludere che la Metafisica tradizionale non
accetta il razionalismo?
R. Non è che la Metafisica si contrapponga al
razionalismo o che voglia escludere dal contesto degli strumenti
conoscitivi il pensiero empirico. L'errore di fondo - secondo la
Metafisica adizionale - è che il razionalismo, volendo risolvere i
problemi dell'essere e del non-essere alla luce del rapporto
soggetto-oggetto o della semplice conoscenza empirica si pone
esclusivamente e dogmaticamente su un particolare quadro di riferimento o
di coordinate. Così, il realismo empirico, senza volerlo, ci ha condotto
ad un assolutismo relativistico senza uscita.
L'assioma:" E’ reale ciò che i miei sensi percepiscono o la mia
mente razionale può afferrare e capire" non solo è filosoficamente
inaccettabile, ma costituisce un freno alla ricerca filosofica
propriamente detta. Comunque, s'incomincia a comprendere l'insufficienza
di questo approccio conoscitivo perché s'intravede la possibilità di
dati che sono di là dalla funzione percettiva o dal pensiero analitico.
Dunque, per la Metafisica tradizionale questo tipo di conoscenza risponde
solo a un grado di valutazione e di sperimentazione. Il pensiero,
isterilendosi sul suo stesso limite, non poteva non portare, d'altra
parte, che a una concettualità a circonferenza chiusa e sistematizzata.
D. Da quello che lei ha detto arguisco che la
Metafisica tradizionale differisce dalla stessa metafisica profana, e
soprattutto non ha niente a che fare con quello che oggi molti occultisti,
spiritualisti, ecc., chiamano metafisica. t così?
R. Sì, senza dubbio.
D. Questa distinzione, comunque, è operata in senso
arbitrario dall'uomo, oppure è la conseguenza di due metodi e di due
distinte fonti di attingimento?
Mi riferisco, naturalmente, alle due concezioni della Metafisica sacra e
profana in senso stretto.
R. Nella sua domanda c'è la giusta risposta. L'una è
"Metafisica sacra", e non è frutto degli uomini perché la
Tradizione è di ordine non-umano; l'altra è frutto del pensiero
dell'individuo. In una civiltà tradizionale il particolare (profano)
poggia sull'universale-principiale (sacro), ma oggi che tale tipo di
società non esiste (qualche frangia è rimasta in Oriente), il
particolare poggia su se stesso e, conseguentemente, più che nel
generale, nella quantità e nel relativo non può non portare.
D. Mi vuole spiegare meglio questo
"particolare" che poggia su se stesso?
R. E’ come se lei vedesse un uomo senza testa. Una
persona privata della sua anima vitale è un guscio vuoto, un fantasma, un
cieco. Vede, gli individui della nostra società del profitto, della
competizione e della sopraffazione fisica e psicologica sono dei morti
viventi, dei robot, privi di valori e di scopi. I valori universali o
principiali dell'essere si trovano nella sua universalità di coscienza ed
è su questa sfera che bisogna trasferire la direzione, lo scopo e la
mente.
Ormai è noto che il particolarismo ci ha costretto nell'individualismo,
nel quantismo, nell'autoaffermazione e quindi nell'assolutismo ideologico,
nello scientismo, nel tecnicismo e, per ultimo, nel consumismo nelle sue
varie configurazioni. Per ridare dignità all'uomo occorre riportarlo alla
sua condizione universale-principiale e di sintesi; bisogna inserirlo nel
contesto armonìco della Vita perché, in fondo, egli rappresenta una
delle indefinite maglie della catena cosmica. Per riportarlo alla
condizione di Homo Sapiens bisogna ridargli la testa, l'anima, il
senso della sua polidirezionalità.
La Metafisica tradizionale si esprime in termini di sintesi, di unità e
di armonia vitale, quindi di valori principiali che stanno al di là della
semplice struttura psicofisica. La Metafisica tradizionale è modalità di
vita.
D. Alcuni sono fermamente convinti che la metafisica
sia qualcosa di astratto, una teoria di comodo, un'evasione; che cosa mi
può dire a tale riguardo?
R. Poteva anche esprimersi come alcuni dicono spesso:
" che non poggia sul reale-concreto", perché per codeste
persone la Realtà coincide con il concreto, il solido, il terrestre
tangibile. Comunque potrei semplicemente risponderle: la conoscenza
empirica, o la realtà-concreta, poggia sul relativo, sul finito, sul
fenomeno, sull'evanescente máyá, sulla rappresentazione mentale e sul
divenire; in altri termini, sul non-essere. E ciò è un dato
incontrovertibile per chi non ha preconcetti e unilateralità di giudizio.
E’, invece, proprio la metafisica che poggia sulla sola e unica
costante, quella costante che tutti gli uomini cercano ansiosamente,
quella costante che dà valore e significato allo stesso fenomeno, come
ebbe ad affermare lo scienziato Max Planck. Ma noi sappiamo che in
quest'epoca di "ferro" la verità viene rovesciata, purtroppo.
D. A questo punto vorrei chiederle che cosa ha a che
fare l'Asparsavada con la metafisica.
R. L'Asparsavada è il sentiero metafisico puro, è
quello della Non-dualità (advaita), è la via prospettata nella Mandukya
Upanisad dal grande Gaudapáda, maestro del maestro di Shankara. E il
sentiero del senza rapporto-relazione (soggetto-oggetto), del senza
contatto (perché, Brahman-Realtà è uno e senza secondo), del senza
sostegno (per l'individualità avida di appoggi ad ogni livello della
manifestazione di maya).
D. Occorrono particolari requisiti per questo sentiero
metafisico?
R. Indubbiamente sì; un pericolo può essere quello di
cadere in uno sterile intellettualismo senza via di uscita.
Chi si accosta a questo tipo di metafisica con la semplice mente
analitico-discorsiva non va molto lontano. D'altra parte, è facile cadere
nella trappola perché l'Advaita-asparsa non rifiuta la mente analitica,
come ho già detto, chè la considera una tappa della sadhana. Il metodo,
per esempio, di Ràmana Maharsi, il grande advaitin, è quello di dirigere
l'investigazione o indagine su: chi sono io?
D. Sono molti quelli che si realizzano tramite la
Metafisica tradizionale?
R. Diciamo che la Metafisica sacra è un insegnamento
che verte sul Principio incausato quindi, come tale, appartiene alla
Conoscenza suprema (paravidyá); per dirla in termini occidentali -perché,
ripeto, la Metafisica tradizionale è una in tutti i luoghi e in tutti i
tempi - appartiene ai "Grandi Misteri". Da quanto abbiamo detto
si può arguire che non sono molti quelli che si accostano alla Metafisica
pura, perché, si sa, i molti sono sempre più portati a determinarsi
lungo linee di dualità, di sentimento, di sperimentazione psichico, ecc.
Un gran numero, poi, di coloro che parlano o scrivono di Metafisica
realizzativa rimangono su dimensioni eruditive.
Sotto questo punto di vista bisogna fare una triplice divisione: ci sono
le persone di cultura che, ovviamente, s'interessano di tale problematica
per la loro istanza professionale. Altre pretendono di trascendere il
semplice fattore culturale, ma in effetti non è vero. S'illudono
soltanto. La loro vita non è per niente coerente con i valori metafisici
che propugnano. La loro coscienza non coincide con la conoscenza
metafisica. Il loro modo di vivere è di ordine profano, critico,
separativo e anche intollerante, ma possono avere un'intellettualità
preminente per quanto ciò non implichi indice di realizzazione; come non
lo implica, ad altri livelli, un "potere psichico" (siddhi) -
anzi, tutt'altro'. Poi vengono coloro che vogliono "morire da
vivi"; coloro che sono profondamente intenti ad attuare quella
rivoluzione di coscienza che porta dall'avidyá alla vidyá e, ancora,
alla trascendenza di entrambe.
La Conoscenza tradizionale è diretta alla realizzazione dell'ente. La
Tradizione non ha dato questi insegnamenti per far trastullare la mente
degli uomini. P, anche per questo che tale Metafisica-Conoscenza viene
denominata sacra.
D. Lei pensa che i più siano veramente portati, non
dico alla Metafisica realizzativa, ma a ciò che generalmente viene
denominato yoga in genere?
R. Vede, molti sono pressati da problemi psicologici.
La vita oggi sta imponendo un ritmo tale che rompe o altera la soglia di
sopportabilità della coscienza. Ci sono scompensi psichici e frustrazioni
familiari, professionali, di adattamento, ecc., per cui tanti sono come
una barca senza timone; necessitano di conforto, addirittura di calore
umano; vanno in cerca di qualche àncora dì salvezza; a volte sbagliano
àncora, con conseguenze dolorose e incresciose
D. Vuol essere un quadro pessimistico questo?
R. No, assolutamente. Ci sono, ovviamente, persone
qualificate; ci sono state in tutti i tempi e ci sono oggi, anche se in
proporzione minore. Solo che bisogna avere l'ardire di prendere
consapevolezza dell'effettiva situazione psicologica degli individui, e
non illudersi, o peggio ancora, voler credere per forza a ciò che non è:
questo atteggiamento è tipico del moralista sentimentale.
D. Tempo fa ho incontrato un guru il quale sosteneva
che le dottrine del Buddha, di Shankara e dello stesso Gesù sono superate
e che oggi occorre un tipo di spiritualità nuova aderente ai tempi. Altro
che metafisica!
Che cosa ne pensa di questa affermazione?
R. Mi perdoni se francamente le dico che certe domande,
per la loro assurdità, non hanno risposta.
D. Non sono io a sostenere ciò, ma c'è qualcuno che
pensa e dice di essere venuto a dare un nuovo tipo di realizzazione.
R. Le dottrine del Buddha, di Sankara e di Gesù - che
poi non si contrappongono - sostengono, in sintesi, quanto segue: il
Buddha afferma che la causa del dolore e della sofferenza è la sete del
desiderio. Shankara, invece, sostiene che dietro il mondo del fenomeno,
dei nomi e delle forme esiste la costante brahmanica; e ci fa notare che
ciò non lo dice lui ma la Sruti (Veda e Upanisad). Gesù afferma
che possiamo unirci al nostro Padre celeste svelando l'Amore. L'Amore, per
Gesù, costituisce la chiave del regno dei Cieli.
Ora, possiamo mai affermare che queste verità siano superate o che la
Realtà tramonti? Tutt'al più possiamo vedere se queste dottrine sono o
non sono vere. Ma questa è un'altra questione, oltre al fatto che,
nell'eventualità, bisognerebbe dimostrare la loro infondatezza.
Ma, adesso che ci penso, io credo che costoro volessero riferirsi al
metodo realizzativo. Sa, un guru può avere il suo metodo
psicologico e tecnico e si sa che certi guru propagandano il loro metodo
come il migliore.
Tenga comunque presente, per concludere, che la Verità metafisica è al
di là del tempo e dello spazio.
D. La ringrazio per la sua cortesia e per le sue
precisazioni. Potrebbe, per ultimo, indicare un autore o dei testi di
ordine metafisico tradizionale - a parte naturalmente quelli pubblicati
dalle Edizioni Ashram Vidyá - che possano essere utili ai lettori?
R. Ci sono molti autori. Uno, ad esempio, abbastanza
noto, che può essere accessibile ai lettori italiani, è il Guénon. C'è
Ananda k. Coomarasvami che incomincia ad essere tradotto.
©Copy Right - Periodico Vidya
|