I Sadhu

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I Sadhu

Testo e foto di  Dolf Hartsuiker, autore del libro "Sadhus, Holy Men of India" 1993, pubblicato da Thames & Hudson, 30-34 Bloomsbury Street, Londra WC1B 3QP - UK.

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Mettendo il mondo sulla sua testa, Shiva Giri pratica lo yoga ogni giorno. Questa postura è emblematica per vita di un sadhu, perché invertendo tutti i valori, agendo contrariamente alla natura umana, intende giungere all'illuminazione.


La santità è ancora comune in India. In molte case, negozi e uffici, dove è possibile trovare altari e piccoli tempietti, le attività del giorno iniziano solo dopo avere compiuto le debite cerimonie di venerazione alle Divinità e al Maestro.
Ci sono montagne, fiumi, rocce e alberi considerati sacri, così come delle intere città, oltre ovviamente a milioni di templi e idoli. Anche alcuni animali sono considerari sacri, come ad esempio la mucca, il toro, la scimmia, l'elefante, il pavone, il serpente, il ratto. Pertanto non ci si deve stupire se esistono anche delle persone che sono considerate sacre.

Per gli Indù, l'Illuminazione spirituale è il più altro scopo della vita, quello che le dà significato e motivazione. L'Illuminazione è ottenibile in linea di principio da chiunque. La maggioranza degli individui, tuttavia necessita di diverse incarnazioni prima di potersi illuminare, vedere Dio, divenire uno con l'Assoluto, per immergere la propria mente nella Coscienza Cosmica - in poche parole per divenire santi.

Da tempo immemore esistono delle "scorciatoie" disponibili per coloro che vogliono raggiungere l'illuminazione in questa vita piuttosto che nelle successive.

Chi segue queste scorciatoie, in maggioranza uomini, sono i sadhu, i 'sacri uomini' dell'India.

 
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Una postura dell'Hatha Yoga 

Esistono da migliaia di anni, una volta molto più numerosi, oggi ridotti a 4-5 milioni, sono organizzati in diverse sette e tutti fanno riferimento a varie tecniche yogiche per fonderis con l'Assoluto.

Il sadhu rinuncia radicalmente al mondo, per centrarsi interamente sulla Realtà Suprema che lo manifesta. Si astiene del sesso, recide ogni legame familiare, non ha alcuna proprietà o abitazione, indossa qualche straccio o non indossa niente, si nutre di poco cibo e semplice. Vive da solo, ai margini della società, dedicandosi devozionalmente alla Deità prescelta.

Alcuni praticano dei rituali magici per essere più vicini alla Divinità, altri praticano delle intense forme di yoga e meditazione per aumentare i poteri spirituali e acquisire la conoscenza metafisica.

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Janaki Jivan Sharan, un sadhu considerato un jivanmukta, (un anima liberata in vita)

 
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Bajrang Das, un baba in piedi, che non siede mai, né di giorno né di notte.
Dorme in piedi e una cintura di castità metallica gli copre i genitali.

Per un normale essere umano, queste basiche autonegazioni sono già difficili da comprendere, ma veramente inimmaginabili sono le pratiche estreme di automortificazione usate da alcuni gruppi di sadhu per spingere e affrettare ulteriormente il processo di auto illuminazione.

Ci sono quelli che tengono il braccio teso in alto per anni, fino a quando diviene una sorta di bastone rinsecchito insensibile, altri che non si siedono o sdraiano mai,  alcuni che rimangono in silenzio per anni o indossano cinture di castità per sempre...

Molti sadhu tuttavia seguono un percorso più semplice e per molti l'auto mortificazione sembra consistere nel fumare l'hashish.

Secondo le antiche tradizioni, i sadhu seguono le gesta di Shiva. Per costoro Shiva non è solo il Signore degli Yogi, ma anche il Signore della Cenere.

Shiva è il Dio della Distruzione come della Creazione,  che in un ciclo perpetuo si susseguono l'un l'altra. Il suo corpo è ricoperto di ceneri, simbolo della morte e della rigenerazione.

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Hari Giri, un Naga baba, coperto di cenere, mentre fuma una chilam riempita di cenere e tabacco.

 
Shiva è sempre nudo, a simbolizzare la sua condizione primordiale, il suo non attaccamento al mondo.
Il suo corpo mostra anche caratteristiche femminili, come il corpo morbidamente arrotondato e la mancanza di barba, simbolo della sua capacità di trascendere gli opposti, in quanto primeva unità delle polarità.

Con gli occhi mezzo chiusi, è immerso nella meditazione, in beatitudine.
Il Gange scaturisce dai suoi lunghi capelli come una fontana, bagnando le montagne dell'Himalaya in lontananza. La luna crescente (luna nuova o luna di Shiva), sulla testa, il cobra intorno al collo, il toro bianco Nandi, il fiume Gange e la luna piena sono i simboli che indicano la funzione di Shiva come Dio della fertilità, un dio lunare. 
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Sulla sua fronte ci sono tre linee orizzontali, dipinte con le ceneri, che rappresentano le tre divinità principali, i tre mondi, etc. Al suo collo c'è una collana di 108 perle, i 108 elementi della creazione materiale, in mano regge un rosario di 50 perle, le 50 lettere dell'alfabeto sanscrito. I due grandi orecchini indicano le sue percezioni extra.sensoriali.
Siede su una pelle di tigre, un simbolo di potere che mostra il suo dominio sul mondo animale.

 
Shiva è spesso mostrato seduto in un campo di cremazione (shamashana), che simbolizza la corretta attitudine di uno yogi nei confronti della vita.  Shmashana è la fine della fase fisica della vita. E' un prerequisito per ogni nuova creazione.

In apparenza i sadhu cercano di assomigliare alle divinità per come sono descritte negli antichi miti e legende popolari, specialmetne Shiva.
Nonostante Shiva sia polarmente conosciuto come il Dio della Distruzione, per i Sadhu è innanzitutto il Maestro degli Yogi.
 
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Shyam Giri e Ram Giri, due Naga baba dello Juna Akhara. 


Seguendo il suo esempio, alcuni sadhu vanno in giro nudi, a mostrare la loro rinuncia al mondo dei mortali, e coprono il loro corpo con le ceneri dei loro fuochi sacri, simbolo della morte e della rinascita successiva. 

Molti sadhu portano i capelli molto lunghi (jata), ancora in emulazione di Shiva, le cui lunghe ciocche di capelli sono considerate la sede dei suoi poteri sovrannaturali.

Anche altre divinità oltre a Shiva vengono adorate, ad esempio Rama e Krishna, entrambe incarnazioni di Visnu, una Divinità in competizione nel pantheon Indù per la posizione prevalente. Altri ancora seguono una delle divinità femminili come Kali o Durga.

La fede dei sadhu puo essere può essere capita dai differenti marchi che portano tracciati sulla fronte e dai colori delle vesti.

In passato ci sono state grosse rivalità fra le varie sette di sadhu, che hanno portato anche a delle battaglie. Ma in realtà tutti i sadhu hanno le stesse radici.

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L'elaborata maschera facciale dipinta di Bhagavan Das lo individua come devoto di  Rama, una avatara del Dio Visnu..

 
Holy Women

E' raro trovare una donna giovane e bella nella fratellanza dei sadhu. Solo il 10% dei sadhu sono donne (sadhvis), ma la maggioranza sono anziane, divenute sadhu solo dopo la vedovanza.
Questo riflette la posizione generalmente subordinata delle donne nella società indiana, -- la credenza popolare ritiene che una donna debba rinascere come uomo per poter ottenere l'illuminazione spirituale -- e ancor più marginale nel caso delle vedove.
La vita del sadhu era -- ed è -- l'unica rispettabile maniera per fuggire dalla morte vivente della vedovanza.

Tuttavia sin dai tempo immemorabili ci sono state delle donne sadhu. E diverse, come le loro controparti maschili, hanno scelto di divenire sadhu durante l'adolescenza, avendo avvertito allora la vocazione per il cammino spirituale.
Non poche sette non ammettono donne, perché temono che la corruttiva influenza sul celibato; alcune sette sono miste, ma le donne sadhu hanno alloggi separati, e infine ci sono sotto-sette costituite solo da donne. 
Sebbene la loro posizione nella gerarchia spirituale sia inferiore agli uomini, ci sono sempre state delle donne che sono state delle grandi sante, e le donne sadhu sono trattate con molto rispetto.

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Questa aggraziata donna sadhu, Sobhna Giri, appartiene allo Juna Akhara. E' entrata nello stiel di vita dei Sadhu, quando era ancora bambina e ha dedicato se stessa ad una lunga vita di celibato e ad altre pratiche ascetiche.

 
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Rama-priya Das, un americano divenuto sadhu da quattro anni, che ha già raggiunto il rango di Mahant, in una postura yoga. Il corpo e i capelli sono coperti delle ceneri dei sacri fuochi dei sadhu.


Sadhu stranieri

Fin dagli anni sessanta sorse in occidente un forte interesse per il mistico oriente e moltitudini di giovani occidentali scontenti dalla materialismo dell'occidente si sono recati in India alla ricerca del significato della vita e spesso giungendo a trvare un Maestro.
Molti sono diventati discepoli di famosi guru internazionali come Maharishi Mahesh Yogi, Bhagwan Rajneesh, e Saï Baba, ma altri hanno scelto il cammino più individuale dei sadhu e si sono dedicati alle durezze della vita ascetica.

Così oggi ci sono almeno alcune centinaia di sadhu di origine straniera, uomini e donne, alcuni da oltre vent'annim e sembra che il loro numero sia in crescita. Essi sono stati formalmente iniziati nelle varie sette, ricevendo il loro nuove nome sadhu e uniforandosi allo stile di vita e condotta dei sadhu.

I pii indù, specialmente delle aree rurali trattano questi sacri uomini e donne stranieri conlo stesso rispetto che hanno per i sadhu indiani. Nonostante siano rappresentate tutte le nazionalità (Americani, Tedeschi e Giapponesi), la maggioranza sono di origine italiana e francese.

Alcuni dei sadhu stranieri, lo sono part-time, nel senso che abbracciano sì lo stile di vita dei sadhu, ma tengono ben saldi i legami con casa. Altri bruciano tutti i legami, così come dovrebbe essere fatto, e dedicano se stessi interamente alla realizzazione degli ideali dei sadhu. 

 
Illuminazione

Certamente non tutti i sadhu sono illuminati, ma i fedeli li considerano comunque tutti santi in ogni caso, anche se solo per il loro tipo di vita cui si sono dedicati. Un sadhu che raggiunge la meta viene venerato come una divinità in terra. 

Ai fedeli basta avere una semplice vista di un sadhu per ricevere parte della sua energia spirituale. Vengono fatte delle donazioni ai sadhu -- esattamente come alle divinità -- per avere in cambio le loro benedizioni. Così da tempi immemorabili la società indiana ha supportato gli uomini sacri, che non si dedicano al lavoro.

Ma anche in India i tempi stanno cambiando.

 

Se questi acrobati sostenuti da Rameshwar Giri, a prima vista sembrano privi di ogni significato spirituale, occorre ricordare che la spiritualità nell'Induismo, a tutti i livelli di religione -- dal più basso materialismo alla più sublime spiritualità -- può essere esperita ed espressa simultaneamente.

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Associazione Vidya Bharata, 21 Aprile 2002
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Aggiornato il: 05 luglio 2002