Cerchiamo di sfatare subito una mito. Non si diventa induisti. Non si
può diventare induisti, per il semplice motivo che l'Induismo non esiste.
L'Occidente chiamo Induismo quell'insieme di culti che sono presenti in
India, alcuni da tempo immemore e altri più recenti (grazie alla
rivitalizzazione continua che vive questo paese per la presenza dei suoi
asceti e filosofi).
Se proprio volessimo dare un nome alla religione indiana (sempre che
riuscissimo a definirne una), potremmo dire che essa potrebbe chiamarsi
Sanathana Dharma, non dissimile dalla Legge Eterna o Philosophia Perennis.
Per questo motivo ogni persona che segua il proprio cammino senza
ritenerlo superiore a quelli altrui, senza cercare di convertire al
proprio credo, senza discriminare, allora potremmo dire che quella persona
è induista. Accade talvolta che però l'Induista reagisca all'invasione
religiosa ad opera di missionari e invasori politici e religiosi, e allora
possono sorgere conflittualità di ogni genere.
Nonostante si creda che l'induismo abbia una lunga storia di
tolleranza, è anche vero che esiste una grande libertà di fede e di
percorso interiore, ma non viene lasciato molto spazio al proselitismo,
considerata una delle azioni più bieche che si possano mai compiere in
ambito spirituale.
Il concetto è molto semplice, quale che sia il tuo percorso, potrai
parlarne e guidare gli altri solo dopo che avrai definitivamente colto e
stabilizzato la meta finale, non prima. Pertanto chi parla di paradisi e
stati che non ha realizzato non particolarmente ben visto.
Alcuni hanno proposto come induista colui che segue
le eterne verità contenute nei Veda e negli Agama, crede
nella unicità di Dio, nella legge del karma, nella reincarnazione
e nella liberazione, moksha; pratica l’adorazione interiore ed
esteriore, crede nella protezione della vita ad ogni livello, purifica
ogni stadio dell’esistenza con i dovuti samskara.
Formalmente questo non è vero perché ormai il
sistema delle caste è troppo secolarizzato in India e per quanto si
possano seguire queste norme, è difficile che vi verrà permessa
l'entrata in certi templi.
D'altra parte molti fra i più grandi Maestri e
filosofi dell'India non si sono nemmeno curati di aspetti secondari come
la reincarnazione o il karma, o altro. Ma è altresì vero che erano
Esseri che erano giunti oltre la forma.
Non ha molto senso sostituire una religione con
un'altra, bene o male sono tutte le stesse, ognuna nella sua storia trova
le più meschine bassezze e le più divine altezze, questo perché una
religione ha poco a che spartire col Divino, essa è tipicamente umana,
fatta da uomini, amministrata da uomini.
Se invece vogliamo parlare di spiritualità, a
maggior ragione è poco rilevante la religione, quello che conta sono i
Maestri viventi che la incarnano e ce la possono porgere e allora vediamo
che anche nella religione degli uomini, ci sono alcuni che raggiungono le
vette proprie della spiritualità. Pertanto, e a maggior ragione, allora
non c'e' bisogno di cambiare religione occorre solo trovare le guide
più adatte alle nostre caratteristiche e queste non necessariamente
devono stare in India, vestire di ocra o parlare tamil o telegu. Possono
essere degli sciamani nord americani come dei preti cattolici. La meta è
uguale per tutti, quello che conta è chi ci conduce sul cammino.
Cantare dei bajan, ripetere l'om, svolgere
pratiche di meditazione, frequentare delle palestre dove si insegna l'hata
yoga, leggere libri sull'argomento, etc. etc. non rende induisti, né dei
discepoli praticanti. Tutto questo è irrilevante se non si entra nella
giusta dimensione interiore ove si inizi ad applicare la discriminazione e
il distacco. Quando si sarà raggiunta quella dimensione, allora sì che
le pratiche di cui sopra avranno rilevanza, almeno sino a quando, colta la
meta, anch'esse potranno cadere perché appartenenti alla
molteplicità.
In realtà l'universalità e la libertà delle Filosofie
indiane è quello che fa avvicinare all'India l'occidentale. L'universalità di linguaggi
devozionali o interiori così adatti alle diverse tipologie dell’uomo
anche se ognuno è rivolto alla ricerca del Divino. "Ed è proprio in questa
libertà che ognuno di noi, se compie una ricerca seria, senza fatica
troverà quel particolare aspetto che lo può condurre alla sua strada
spirituale."
Un'ultima cosa: consideriamo sempre, se ormai abbiamo deciso di essere
induisti, che non possiamo imporre la nostra nuova dieta alimentare a
tutta la famiglia!
Associazione Vidya Bharata, 21
Aprile 2002
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