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vedanta.it

Le asana sono le "posizioni" del corpo, particolarmente studiate per favorire certi scorrimenti energetici; inoltre, esse rendono immobile il fisico con il "controllo" e il "potere". Il potere d'immobilità o sospensione delle vrtti (modificazioni pensative) nel Raja-yoga. Occorre precisare che non si tratta di "passività" fisica o mentale, tutt'altro: è proprio in tali condizioni che la coscienza è più pronta, desta, attenta e meno dispersiva. L'attività della nostra mente è indirizzata verso un muoversi agitato, disordinato, capace di sperpero di energie emotivo-mentali anche quando è impegnata in futili cose. Chi è padrone del proprio pensiero impiega solo un terzo di quelle energie che in via normale vengono impiegate da un individuo che non sa controllare la propria mente. L'attività del nostro corpo costituisce, altresì, un dimenarsi senza scopo; la dissipazione della forza pranica è enorme nel vivere quotidiano, mentre quell'energia dovrebbe sempre essere, in modo sufficiente, disponibile per far fronte a eventi particolari, come malattie e altro. L'incapacità di stabilizzare il flusso pranico provoca uno squilibrio tra l'entrata e l'uscita, tra l'azione centrifuga che va dal centro dell'individuo verso l'esterno e quella centripeta che va dall'esterno verso l'individuo. Rotto l'equilibrio, lo stato energetico diviene precario e, per quanto il magnete ricettore e trasmettitore operi di continuo un certo aggiustamento, tuttavia ne rimene condizionato e spesso deteriorato.

C'è una grande abbondanza di Grazia che Dio può riversare su di voi

Ma essa si trova in profondità

Per ottenerla sono richiesti alcuni sforzi

Se volete prendere dell'acqua da un pozzo, dovete attaccare una corda ad un secchio, calarlo nel pozzo

e poi tirarlo su con l'acqua

Ma voi non state né legando la corda al secchio, né calando il secchio nel pozzo

Per questo l'acqua non arriva fino a voi.

La corda da usare è quella della devozione

Questa corda deve essere legata al secchio del vostro cuore,

per poterlo calare nel pozzo della Grazia di Dio.

Ciò che viene fuori dal pozzo, quando tirate fuori il secchio,

è l'acqua della beatitudine pura (anugraha)

e non quella della rabbia (agraha) o della gelosia (asūyā)

- Sai Baba, dal discorso del 24 maggio 2002 -

 

Nell’accezione classica la posizione della foglia caduta è chiamata dharmikasana “la posizione del virtuoso”.

L’aggettivo dharmika deriva dal sostantivo dharma, attestato per la prima volta nel Rigveda nella forma neutra dharman. 
L’etimologia del sostantivo dharma deriva dalla radice verbale dhr che ha il significato di sostenere, trattenere, rendere stabile. 
Dharma è letteralmente “ciò che è stabile”, ciò che sta a fondamento della sfera sociale e in tal senso assume il significato di legge, ma in senso etico è anche ciò che sta a fondamento dell’ordine morale e assume il significato di virtù.

Dharma è anche la conformità con la regola e con ciò che è giusto, la sintonia e l’accordo con la natura delle cose, pertanto dharmikāsana è espressione di uno stato devozionale proprio di chi è in sintonia con il fluire delle cose, con il proprio cammino spirituale, con il proprio ruolo.
Il cammino è inteso come il sentiero che sostiene e costituisce il supporto, la base stabile sulla quale ci si muove.

La  posizione della foglia caduta è  considerata la posizione devozionale per eccellenza, la posizione del bhakti, colui che si arrende al Divino con tutto se stesso.

La dharmikāsana, oltre che far affluire delicatamente sangue al cervello,  allentare le tensioni della zona cervicale e lombare, e simbolicamente "piegare” il praticante alla contemplazione dei vortici di pensieri ed emozioni che accompagnano il dinamismo del corpo alle prese con le problematiche dell'"io sono questo e quello", viene collegata alla sperimentazione della devozione ed è chiamata “posizione devozionale” proprio perché aiuta a contemplare, sedandola, la paura della vita, rafforza il coraggio e la fiducia in se stessi, favorisce il rilassamento delle tensioni più profonde del corpo, e permette di permanere in uno stato di concentrazione sul nucleo più interno del corpo, sul sacco delle viscere, sull’addome.

Per eseguirla si parte dalla posizione del diamante (vajra asana), la normale posizione di seduta in ginocchio (eseguita il più possibile con presenza, stabilità, senso di apertura e di leggerezza) e si arriva in dharmika asana, la posizione devozionale che ci aiuta a rilassare le tensioni e a entrare in uno stato di offerta di tutto, di deposizione di ogni cosa.
Il corpo è raccolto come un feto nell’utero della madre.

Respira con lei, percependo la pulsazione del respiro nella zona addominale, compressa dalla posizione. Gli organi si fanno spazio nella cavità addominale e si decomprimono massaggiandosi a vicenda.

C'è anche la possibilità di una variante, nel caso si soffra di problemi di peristalsi intestinale, mettendo i pugni alle inguini prima di scendere nella posizione. L'automassaggio degli organi interni si accentuerà.

La posizione dovrebbe essere eseguita tre volte, in preparazione della contemplazione della forma che dovrebbe essere protratta almeno per tre minuti.

L’osservazione viene mantenuta sulla respirazione nella zona addominale, anche se, essendo l’addome compresso dalla forma, è necessario percepire l’espansione della “gobba” della schiena, per creare spazio al corpo, tutto rannicchiato.


Si deve contestualmente visualizzare un fiore che sboccia nel punto dove la fronte tocca il suolo e percepirne il contorno, i petali, il colore, il profumo.
La posizione è considerata un क्रिया kriyā : un’azione perfetta in se stessa. Un sigillo, una porta.

Dalla posizione si ritorna o nella posizione adamantina (in ginocchio: vajra asana) avendo cura, nel passare da dharmika a vajra asana, di sollevare la testa immaginando di offrire il nostro fiore al mondo, srotolando la colonna vertebrale con la levità del gambo di un fiore che si raddrizza per godere del sole; oppure si completa la posizione portando in avanti le braccia fino a che le mani, (che avevano prima i palmi delle mani rivolti verso l’alto) si uniscono davanti alla testa (con i palmi verso la terra) per formare la forma completa della foglia che, dopo essere caduta, viene offerta. Da qui si prosegue solitamente con le sequenze della posizione del cobra.


Riflettevo…
La posizione dharmica non è dunque quella del diamante, in cui lo yogi sperimenta il suo spazio tra cielo e terra (con un filo attaccato al cranio che va verso il cielo e con un filo che scende nelle viscere a terra come una lunga radice), ma, bensì, una posizione in cui si depone tutto ai piedi del Divino.
Come una foglia che si stacca dal ramo, volteggia per un po’ e si posa a terra, giunta al termine del suo ciclo vitale.
Dalla terra tornerà a vorticare e formerà humus per nutrire l’albero. Albero e foglia sono la medesima cosa.

Una foglia di paulonia

trafitta dal sole

è caduta giù

- Kyoshi Takahama -

Tratto da forum pitagorico

articolo a cura di ambika

Mi è stata chiesta una breve illustrazione di quella che chiamo "posizione adamantina" in sanscrito: Vajrasana la posizione del vajra: la folgore o fulmine.
E' la tipica posizione in ginocchio utilizzata  particolarmente nel buddhismo come posizione meditativa e in giapponese è chiamata seizà.

Vajra è  l'arma di Indra, Signore del Firmamento e indica anche il diamante, che si riteneva essere della stessa materia incorruttibile del fulmine.
E' opportuno dunque percepire nella posizione l'energia adamantina, forte e incorruttibile. Può aiutare le persone emotivamente fragili e insicure.
In alcune scuole l'asana viene chiamata anche Virāsana, dal sanscrito "vira" che significa "eroe, uomo, capo".
 
Sivananda
Prima di eseguirla per mantenerla a lungo come posizione meditativa, è bene preparare all'allungamento il collo del piede e la parte anteriore delle caviglie ed eseguire esercizi per aumentare l'elasticità delle ginocchia.
Incrociare gli alluci, formare una coppetta con l'arco plantare e sedersi sopra.
Le ginocchia saranno unite, le mani poggeranno con i palmi rivolti in basso  sulle ginocchia oppure  in grembo una dentro l'altra con le punte dei pollici che si "baciano".
E' importante che la schiena sia ben diritta, la posizione "si sostiene da sola", ma se c'è troppo dolore alle ginocchia si può tentare di tenere il bacino poggiato sui piedi più sovrapposti, ed allontanarli man mano che ci si sente più comodi (maggiore elasticità delle ginocchia ed allungamento dei quadricipiti), oppure sostenersi con le mani accanto alla gambe, così da togliere un po' del peso del corpo dalle gambe.
Una visualizzazione che si usa per mantenere la schiena eretta, ma non rigida come dopo aver ingoiato una scopa, è di immaginare la colonna vertebrale come una pila di monete d'oro poggiate l'una sull'altra.
Può essere utile, per equilibrare la postura, visualizzare anche un filo che unisce il cranio al cielo e percepire le natiche come comodi cuscini sui quali ci stiamo appoggiando.
Chi non è abituato a mantenere la posizione potrà provare disagi  nella zona del collo del piede o nelle ginocchia se poco elastiche. In questi casi ci si potrà aiutare con qualche spessore "artificiale" (ad esempio  un asciugamano arrotolato fra i piedi ed i glutei) oppure, meglio, esercitarsi regolarmente e correggere quel poco la postura fino ad alleggerire i carichi nei punti dolenti.
Come in tutte le cose la posizione "stabile e confortevole" è una questione di pratica e di abitudine al mantenimento di certe posizioni che, di per sè, sono naturalissime, proprio come lo stare in ginocchio o seduti sul proprio personale cuscino-natiche senza appoggiarsi a nulla.
Anche da questa posizione di base, come da quella a gambe incrociate, si può fare "il saluto dello Yoga" che si esegue solitamente prima di iniziare una seduta di yoga.
Rimanere qualche respiro in osservazione del corpo in posizione adamantina, poi afferrare  con la mano destra il polso sinistro dietro la schiena.
Dopo un'inspirazione profonda, allungare il busto.
Espirando, piegarsi in avanti fino a toccare terra con la fronte. Inspirando, risollevarsi.
Nella posizione adamantina si possono eseguire vari movimenti.
Visto che non è facile descrivere con le parole quello che invece si dovrebbe praticare insieme e sperimentare con il corpo, segnalerei solo un esercizio respiratorio (Mukhabhastrika) che si può fare partendo da questa postura di base.
In  Vajrasana, con le mani chiuse a pugno appoggiate  nell’area poco sopra l'inguine, inspirare dalle narici, un bel respiro profondo ma non forzato, ed espirare a tratti dalla bocca, forzando fuori l'aria con dei ritmici soffi di labbra/palato che producono un suono  tipo: tcch tcch  tcch, flettendo nel contempo il busto in avanti finché la fronte tocca il pavimento. Mi è stato insegnato che quell'espirazione forzata contribuisce a svuotare completamente i polmoni.
Ritornare inspirando, ripetere per qualche ciclo, tre cicli va bene. 
Dopo l’ultima esecuzione si torna in Vajrasana.
Variazioni:
in  Vajrasana, sempre con le mani chiuse a pugno appoggiate  nell’area poco sopra l'inguine, scendere, espirando, e rimanere qualche respiro nella posizione con la fronte a terra visualizzando la schiena concava e percependo l'auto-massaggio che i pugni fanno nella zona addominale.
Ad ogni espirazione avere la sensazione di cedere, ad ogni inspirazione percepire meglio la curvatura della schiena.
Tornare dolcemente inspirando.
In Vajrasana, inspirare mettendosi dritti  sulle ginocchia, puntare i piedi (appoggiarsi sull'avampiede)  e sedersi sui talloni, ma con i piedi puntati. Rimanere qualche respiro nella posizione.
 
 
Auto massaggio alle caviglie:
dalla posizione adamantina con i piedi puntati, incrociare prima una caviglia, poi l'altra e passare (dolcemente) dalla posizione in ginocchio a quella seduta a gambe incrociate. E viceversa.
La posizione adamantina Vajrasana si può mantenere anche dopo il pranzo (la seduta di yoga deve svolgersi sempre a stomaco vuoto), perché stimola ed aiuta le funzioni digestive.
In generale, durante la posizione adamantina, portare l'attenzione al respiro calmo, lento e rilassato
Vajrasana corregge gli atteggiamenti sbagliati della colonna vertebrale, tonifica  le gambe e ne effettua un benefico massaggio migliorando la circolazione, regola gli impulsi nervosi nella regione pelvica e sacrale, massaggiando le fibre nervose che innervano i genitali.
Rinforza i muscoli pelvici ed è utile per persone con problemi di sciatica.
Dalla posizione adamantina passare alla posizione della foglia caduta o dharmika asana
 Quando sei stanco, poggia la fronte a terra e visualizza un fiore dove la fronte poggia sul pavimento, rimani lì, semplicemente, senza far niente per un po'...
Le braccia sono deposte sono erba piegata...filo d'erba nel vento...continua a visualizzare il fiore....il fiore che ti piace di più.
Tu sei quel fiore che sboccia, hai dei dubbi?
Leggero come una piuma rialzati e volteggia un po' nell'aria...
così leggero che il corpo gioisce di quell'assenza di gravità.
Rimani fermo, nella posizione adamantina, osservando il respiro che entra e che esce, fresco in entrata, più caldo in uscita.
Anche se non respiri più, non preoccuparti, il respiro continua comunque.
Perchè la vita non smette mai di scorrere....
Movimento nell'immobilità e immobilità nel movimento.
 
 sky, Forum Pitagorico 5 marzo 2012

Tra le posizioni di base dello Hatha yoga è importante ricordare Tadasana, la posizione della montagna. Il nome letteralmente significa "equilibrato come una montagna". Tada è la montagna e sama è l'equilibrio.
Sama è una delle qualificazioni del discepolo del vedanta e in tal caso la parola viene tradotta come equanimità.

La posizione si può eseguire sia in piedi, che seduti o inginocchiati.
Come posizione di base, è preferibile praticarla in piedi, portando progressivamente le braccia in alto, palme unite a formare simbolicamente la cima della montagna.

Si tratta di posizioni molto semplici e istintive per ognuno di noi. Al mattino appena svegli, o dopo una lunga permanenza davanti a un pc, verrà istintivo fare un bel respiro profondo e aprire le braccia per stirarsi e allungarsi.
E' importante non perdere questa istintività, e se si è persa, alcune delle posizioni codificate nello hatha yoga possono aiutarci a ritrovarla.
Ci vogliono pochi istanti per uno stiramento "consapevole", eppure a volte ci dimentichiamo di aiutare il nostro corpo a ritrovare il suo spazio, e rimaniamo curvi sul nostro lavoro quotidiano dimenticandoci di vedere le nostre spalle curve e incassate, lo sguardo fisso, il collo storto...

Essendo pienamente convinta della trasversalità delle istruzioni provenienti dallo yoga indiano e dalle pratiche marziali - tai chi chuan - per acquisire la corretta postura del corpo e la consapevolezza dello scorrere delle energie, tra il basso e l'alto e nelle diverse direzioni dello spazio, mischierò un po' le indicazioni per l'esecuzione dell'asana della montagna in piedi.

Tadasana favorisce la “centratura”.

Nella posizione di base: in piedi con le braccia lungo il corpo teniamo lo sguardo "morbido". In questo modo avremo una visione più ampia di quella normale e vedremo anche ai nostri lati.

Le gambe e i piedi uniti sono uniti, alluci a contatto fra loro, ci concentriamo sulla pianta dei piedi che aderisce completamente al pavimento.
Immaginiamo di avere delle lunghe radici che penetrano nel terreno e ci ancorano alla terra.
I piedi si "aggrappano al terreno".

Concentriamoci bene sulla posizione, chiudiamo gli occhi e osserviamo il nostro corpo dall'interno, respiriamo normalmente.
Sentiamo che la pelle è il confine tra noi e il mondo esterno.
Bilanciamo il peso del corpo su entrambe i piedi.
Correggiamo lievemente la posizione se ci accorgiamo di essere sbilanciati. Cerchiamo di equilibrare il peso tra l'esterno e l'interno del piede, e tra la punta del piede e il tallone.
Visualizziamo il centro del piede come un fiore che sboccia e che trae il suo nutrimento dalla terra.

Con piedi, caviglie e ginocchia perfettamente aderenti, i glutei leggermente contratti e il retro delle ginocchia ben disteso, alziamo le braccia verso l'alto, come due ali che si alzano, palme all'insù.

Uniamo le mani oltre la testa, mantenendo le dita aderenti tra loro: ecco la cima della montagna che si staglia dello spazio luminoso del cielo.

Allunghiamo bene le vertebre cervicali immaginando che un filo dal centro del capo ci tiri verso l’alto, puntiamo le mani verso il cielo e, facendo questo, rientriamo leggermente il mento.

Percepiremo in questo modo una leggera tensione alla nuca. Gli occhi puntano verso l'alto (senza piegare la testa all'indietro), lo sguardo è morbido: stiamo contemplando l'immensità.

Rilassiamo i muscoli facciali e contempliamo l'equilibrio tra il piede destro e quello sinistro, tra il davanti e il dietro, tra l’alto e il basso, ascoltiamo il suono del nostro respiro naturale.

Rimaniamo qualche respiro nella posizione finale.

Immagine

Poi dividiamo le mani, giriamo le palme verso l'esterno e ritorniamo, espirando nella posizione iniziale, con le braccia distese lungo il corpo.

Rimaniamo rilassati per qualche respiro, immaginando che le nostre spalle e le nostre braccia siano fatte di acqua che cola nella terra.
E' la neve della montagna che si scioglie.
Lasciamo che tutte le nostre ansie, tensioni e preoccupazioni colino via attraverso le dita delle mani.
Non abbiamo nulla da trattenere.
Ripetiamo la posizione.

La cima della montagna è più alta, più dritta e immobile.
Nella posizione finale manteniamo contemporaneamente la consapevolezza delle piante dei piedi ben ancorate alla terra e della cima della montagna che punta verso il cielo.
Respiriamo nel sole e nella luce del mattino.

Durante l'esecuzione della posizione potremmo avere la tendenza a spingere in avanti l'addome per bilanciarci meglio, in tal caso contraiamo leggermente i glutei spingendo il pube in avanti.
Automaticamente percepiremo una leggera retroversione del bacino che farà sì che la spina dorsale si allunghi verso l’alto.
Se lo stiramento funziona ci sarà qualche salutare "schiocco" di riallineamento nella colonna.

Variazione:
Raggiunta la posizione finale possiamo salire lentamente sulla punta dei piedi, sentendoci tirare ancora di più verso l’alto, senza forzare troppo l’estensione.
Rimaniamo nella posizione quanto riusciamo, senza forzature, respirando con calma e cercando di stabilizzare il nostro equilibrio, senza aver paura di cadere.
Prima di sciogliere le braccia, torniamo con i piedi sul pavimento.

Tadasana è un'ottima posizione di base che tutti possono eseguire senza problemi.

 

Immagine
Tadāsana cat at Mamallapuram
 
sky, Forum Pitagorico 31 marzo 2015

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