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vedanta.it

Nasce a Calcutta il 15 Agosto 1872. Studia in Inghilterra e ritorna in India nel 1893 e qui ha la sua prima esperienza spirituale. 

Nel 1902 entra in contatto con il movimento rivoluzionario del Bengala e fonda poi un giornale che propugnava i principi di resistenza passiva a Gandhi. Venne accusato di complotto ed imprigionato ad Alipore. Qui studiò i testi sacri dell'India e comprese la Coscienza Cosmica, abbandonando subito al politica. Venne poi assolto a cominciò a predicare la sua dottrina yoga.

Attraverso la pratica respiratoria o pranajama affermò di essere giunto all'illuminazione (prakashmaya) che espresse in una vastissima produzione poetica e letteraria. Successivamente giunse all'elaborazione e sistematizzazione del suo Yoga integrale, unica via per la presa di coscienza e presupposto anche del risveglio politico dell'India. 

Muore il 5 Dicembre 1950.

Aurobindo & Mère


Raramente si è vista una figura più travisata di Sri Aurobindo da parte dei suoi stessi seguaci; ma questo travisamento depone a favore del suo spessore spirituale che non lascia indifferente chi gli si accosta.

Nel suo insegnamento egli ha spesso marcato come fosse dedicato a coloro che, avendo realizzato uno degli yoga, avesse voluto andare oltre e, per questo motivo, ha codificato gli yoga principali con un linguaggio moderno.

È stato spesso visto in contrapposizione con la Tradizione, ma, considerata la sua dichiarata affezione nei confronti di Sri Ramakrishna e Svami Vivekananda, è autoevidente che questa contrapposizione non è possibile.

Le eventuali contraddizioni che sembrano trasparire dai suoi testi nascono dall'esistenza di più Aurobindo: il patriota, il politico, l'aspirante, il maestro.

Non solo. Egli si erge in un periodo in cui la diffidenza dell'intellighenzia indiana nei confronti delle proprie radici è ancora modernista e anglofila, nonostante si scontri duramente con la Gran Bretagna sul piano sociale e politico.

Per questo motivo, egli si vide costretto a lasciare il linguaggio vedico della tradizione e a codificarne uno diverso, che facesse riferimento alla cultura moderna che si andava imponendo nelle scuole di pensiero dell'epoca.

Oggi che le radici vediche dell'India vengono invece esaltate, i suoi testi necessitano di un'attenta lettura per comprendere che non c'è alcuna contrapposizione fra il suo insegnamento e quello tradizionale; la differenza è semmai nei confronti di quei movimenti che si ponevano come propugnatori di aspetti e insegnamenti non praticati e non realizzati. Un altro aspetto da considerare nello studio di Sri Aurobindo e della sua polarità femminile, Mère, è che molti dei testi disponibili sono dei veri e propri collages di articoli e brani presi da giornali, diari e lettere; questo fa sì che dei consigli diretti a precise persone possano venire presentati come insegnamenti di ordine generale.

[Fonte: forum i pitagorici, Vedanta & co.]

Ho visto i luminosi pionieri dell'Onnipotente

al confine dove il cielo si volge verso la vita,

scendere le scale d'ambra della nascita;

i precursori di una Divina moltitudine.

Essi venivano sul Sentiero della Stella del Mattino,

nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti attraversare la penombra di una età

i bambini dagli occhi solari

portatori di una meravigliosa Aurora,

i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti gli abbattitori delle barriere del mondo

i lottatori contro il destino nato dalla paura.

Li ho visti i lavoratori della Casa degli Dei,

i messaggeri di ciò che non può essere comunicato,

gli architetti dell'immortalità.

Li ho visti cadere nella sfera umana,

con i volti ancora luminosi della gloria immortale,

con voci che ancora parlavano con i pensieri di Dio,

con corpi resi splendenti dalla Luce dello spirito.

Portavano la Magica Parola, il Mistico Fuoco,

la dionisica Coppa della Gioia.

Li ho visti, i bambini che rendono l'uomo migliore,

coloro che cantano uno sconosciuto inno dell'Anima.

Ho sentito l'eco dei loro passi nei corridoi del tempo.

Ho visto gli alti sacerdoti della Saggezza,

della dolcezza, della Potenza e della Felicità Celeste,

i rivelatori delle vie solari della Bellezza,

i nuotatori delle acque tempestose dell'Amore,

i danzatori che aprono le porte d'oro del Nuovo Tempo.

Sono quì.

Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,

per giustificare la Luce sul volto della Natura.

Tratto da Luci dei Maestri
 
COPYRIGHT NOTICE: 
I contenuti di questo documento sono protetti dai diritti d'autore 1972, Sri Aurobindo Ashram Trust, Pondicherry, India. Di questo testo si può fare una copia digitale o una stampa per un uso personale, non commerciale sotto le condizioni che si può copiare questo documento senza modifiche e nella sua interezza, includendo queste notizie sui diritti d'autore.

 

VI. BRAHMA CATUŞŢAYA

Sarvam, anantam, jñānam, ānandam brahma iti brahmacatuşţaya


[dagli appunti di un discepolo:

Sarvam Brahma – il Brahman che è il Tutto – quando si realizza una cosa nell’Universo.
Anantam Brahma – il Brahman Infinito – quando si realizza l’infinita Forza e Qualità all’opera in tutte le forme.
Jñānam Brahma – il Brahman quale Coscienza e Conoscenza universale autoesistente – quando si realizza in tutte le cose una coscienza onniconsapevole.
Ānandam Brahma – il Brahman quale beatitudine auto esistente, universale gioia d’essere – quando, all’interno di tale coscienza, si realizza la Gioia in tutte le cose.]

***


Tutta l’evoluzione gnostica si schiude nel principio divino di ānanda, che è il fondamento della pienezza dell’essere spirituale, della coscienza e beatitudine di Satcitananda, o Brahman eterno. Afferrato all’inizio con la riflessione nell’esperienza mentale, sarà più avanti posseduto con maggiore pienezza e immediatezza nella coscienza massiva e luminosa, cidghana, che la gnosi apporta. Il Siddha o anima perfetta vivrà in unione con il Purushottama in questa coscienza brahmica, sarà cosciente nel Brahman che è il Tutto, sarvam brahma, nel Brahman infinito nell’essere e infinito nella qualità, anantam brahma, nel Brahman quale coscienza autoesistente e conoscenza universale, jñānam brahma, nel Brahman quale beatitudine autoesistente e universale gioia d’essere, ānandam brahma.

Egli avrà l’esperienza di tutto l’universo quale manifestazione dell’Uno, di ogni qualità e azione come gioco della sua energia infinita e universale, di tutta la conoscenza ed esperienza cosciente come del riversarsi di quella coscienza, e di ogni cosa nei termini di quell’unico ānanda. Il suo essere fisico sarà una cosa sola con tutta la Natura materiale, il suo essere vitale con la vita dell’universo, la sua mente con la mente cosmica, la sua conoscenza e volontà spirituale con la conoscenza e volontà divina, sia in sé stessa sia quando si riversa attraverso questi canali, e il suo spirito si unirà all’unico Spirito in tutti gli esseri.

Tutta la varietà dell’esistenza cosmica sarà per lui mutata in quell’unità e rivelata nel segreto del proprio significato spirituale. In questa esistenza e beatitudine spirituale, infatti, egli sarà una cosa sola con Quello che è l’origine, la dimora, l’abitante, lo spirito e il potere costitutivo dell’esistenza tutta. Sarà questa la vetta più alta della perfezione di Sé.

Sri Aurobindo, The Synthesis of Yoga, vol. IV, p. 669-670

Traduzione italiana di Laura C.

"E ora, arrivando fino a un livello più ordinario, ognuno ha in sé, in misura maggiore o minore, il potere di dare forma alla sua attività mentale ed usare questa forma o nella sua attività consueta o  per creare e realizzare qualche cosa.

Stiamo sempre, sempre, creando immagini, creando forme. Noi le spediamo nell'atmosfera senza nemmeno sapere che facciamo così – vanno errando, passando da una persona ad un’altra, incontrano compagni, qualche volta si riuniscono e procedono felicemente, qualche volta si creano conflitti, e ci sono battaglie; perché spesso, molto spesso, in queste immaginazioni mentali c'è un elemento piccolo di volontà che cerca di realizzare sé stesso, e dopo tutti cercano di spedire fuori la loro formazione così che possa agire, così che le cose  accadano come vuole e, siccome ognuno fa questo, si crea una confusione generale.

Se i nostri occhi fossero aperti alla visione di tutte queste forme nell’atmosfera, vedremmo cose molto sorprendenti: campi di battaglia, onde, assalti, ritirate di una folla di piccole entità mentali che continuamente sono gettate fuori nell'aria e sempre provano a realizzare se stesse.

Tutte queste formazioni hanno una tendenza comune a volersi materializzare e realizzare fisicamente, e siccome sono innumerevoli - sono di gran lunga troppe perché ci sia spazio abbastanza sulla terra perché ognuna possa  manifestarsi - si spingono e si danno gomitate  una con l'altra, cercando di spingere indietro quelle con cui non vanno d'accordo o anche formano eserciti che marciano in buon ordine, sempre prendendo il posto disponibile in tempo e spazio- è solo un spazio proprio piccolo  paragonato con la quantità innumerevole di creazioni.

Così, individualmente, questo è quello che accade. Alcune persone lo fanno senza saperlo- forse quasi tutti- e sono sballottate continuamente da una cosa ad un’altra, e speranze e desideri sono delusi, qualche volta senza traumi, qualche volta con disperazione, perché loro non hanno nessun controllo o dominio sopra queste cose.

Ma l'inizio della saggezza è guardare noi stessi e pensare e vedere questo fenomeno, divenire consapevole di questa costante proiezione nell'atmosfera di piccole entità  vive che tentano di manifestarsi.

Tutto questo viene fuori dall'atmosfera mentale che portiamo dentro noi stessi. Una volta che vediamo ed osserviamo, possiamo cominciare a selezionare, respingendo quelle che non sono in conformità con la nostra volontà più elevata o aspirazione e permettendo soltanto alle formazioni che possono aiutarci ad avanzare e svilupparci normalmente,  di spostarsi verso la manifestazione.

Questo è il controllo attivo del pensiero".

Tratto da Metaphysica

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