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Spettabile redazione di Star Gate,
tempo fa, durante un viaggio in India, in una libreria, mi capitò tra le  mani un testo di “astronomia antica”, incuriosito, lo comprai, lo portai a  casa, lo posi nella mia libreria e me ne dimenticai. Dopo qualche anno, aprii il libro, cominciai a sfogliare qualche  pagina e più leggevo, più mi incuriosivo, tanto che decisi di tradurlo.
Il testo si chiama “Surya Siddhanta” è un edizione del 1989, pubblicata in  India da “Phanindrallal Gangooly”, tradotto dall’originale Sanscrito da E. Burgees e pubblicato per la prima volta nel 1860. L’originale, scritto  - sembra - su foglie di palma, si dice vecchio di circa 5.000 anni, o, stando  all’introduzione e poi al testo, anche più vecchio. Forse l’argomento può interessare, trasmissione e pubblico, mi piacerebbe  sapere cosa pensano gli esperti a riguardo. Sono quattro versi – misterios i- che generano domande, tante domande che non  hanno risposta… vedi riflessioni…

Surya Siddhanta 1:10
Il tempo è il distruttore dei mondi; il tempo ha per sua natura la capacità  di portare al passato. Quest’ultimo in accordo, alla sua unità di misura,  grande o piccola, è chiamato con due nomi, “sottile” e “grossolana”.

Domande e riflessioni

Questo verso sembra un curioso miscuglio di poesia, teoria e pratica. Dagli antichi indiani ai giorni nostri, il tempo è in senso – non - metaforico, il grande distruttore di ogni cosa e come tale può essere identificato con ciò che porta alla morte. Il tempo, nel modo ordinario di concepire questa parola, possiede entrambe  le sue immaginarie, apprezzabili, pratiche e utili divisioni: la prima è detta “reale” o sottile mentre la seconda è detta “irreale” o grossolana. Nella prima metà del verso applicato al tempo, compare il termine  “Kalanatmaka”, non è di facile interpretazione. Un commentario lo traduce in  questo modo: “Kalanatmaka significa: «è un oggetto di conoscenza»,«è  capace di rendersi noto», «è capace di portare al passato». Ma per qualcuno, anche questi significati, non sembrano del tutto soddisfacenti. Nulla di nuovo, cose dette e ridette dai filosofi di tutti i tempi. Quello che mi imbarazza, è la parola “mondi”, gli indù, dividono l’universo  in tre parti, sistema planetario superiore, sistema planetario mediano e  sistema planetario inferiore. Quindi per mondi, si intendono più sistemi planetari, più Graha, pianeti - forse - abitati. Ma quanto era vasta la conoscenza di quegli antichi saggi?

Surya Siddhanta 1:11
Il tempo che inizia con un respiro è chiamato sottile, mentre il tempo che comincia con un atomo è chiamato grossolano. Sei respiri compongono un Vinadi, mentre sessanta Vinadi compongono un Nadi.

Domande e riflessioni
“Respiro” e “atomo”. Ma quando è stato scoperto l’atomo? Come è possibile che un libro così antico conosca la parola atomo? Ma 5.000 anni fa non erano primitivi? Almeno cosi mi hanno insegnato a scuola…

In altri testi è detto: “Il tempo occupato nel pronunciare dieci lunghe sillabe, corrisponde alla lunghezza di un respiro”.

Ecco le divisioni del tempo, che hanno come punto di partenza il respiro di un uomo:
• 10 lunge sillabe (Gurvakshara) sono uguali a un respiro (Prana) o periodo di 4 secondi;
• 6 respiri sono uguali a un Vinadi o periodo di 24 secondi;
• 60 Vinadi sono uguali a un Nadi o periodo di 24 minuti;
• 60 Nadi sono uguali a un giorno di 24 ore.

Questo è il metodo per dividere il tempo, adottato dal Surya Siddhanta. Esso possiede la conveniente proprietà che la più bassa suddivisione, “un  respiro” corrisponde ad una parte del giorno, così come gli corrispondono 4 secondi. Nello stesso modo - in astronomia - “un respiro” diventa il metro di misura per determinare la rivoluzione dei corpi celesti.
La durata di un respiro -in questo e altri testi-  è spesso chiamata “Asu”.
Il termine Vinadi, è spesso sostituito con la parola “Pala”.
Nadi può anche essere sostituito con i più comuni “Danda”, o “Nadika”, o “Ghatika”. Nel testo, questi termini compariranno spesso.
L’autore del testo, con encomiabile diplomazia, parte parlando della immaginaria suddivisione del tempo “reale”, che comincia con la durata di un respiro, per arrivare a descrivere il tempo “irreale", il cui calcolo parte dagli atomi.

Ecco le divisioni del tempo, che hanno come punto di partenza l’atomo:
• 2 atomi formano un Anuh (doppio atomo)
• 3 doppi atomi formano unTrasarenu (esatomo)
• 3 Trasarenu formano un Truti (Se si divide un secondo per 1.687,5 si ottiene la durata di un Truti)
• 100 atomi sono uguali a una Tatpara (particella)
• 30 Tatpara sono uguali a una Nimesha (scintilla)
• 18 Nimesha sono uguali a un Kashtha
• 30 Kashtha sono uguali a un Kala
• 30 Kala sono uguali a un Ghatika (24 minuti)
• 2 Ghatika sono uguali a un Kshana (48 minuti)
• 30 Kshana sono uguali a un giorno di 24 ore

La scienza moderna -da sempre- afferma che gli uomini di quell’epoca non  possedessero gli strumenti necessari alla misurazione delle piccole frazioni  di tempo, però non spiegano, come questi con estrema precisione potessero  misurare i minuti, i secondi e le frazioni di secondo. Leggendo il Surya Siddhanta, si capisce benissimo, che i primitivi indiani conoscevano l’atomo, che da noi uomini civili è stato scoperto solo di recente. A quei tempi -come oggi del resto- sembra quasi si gareggiasse alla ricerca  dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, allo scopo di creare una cronologia, per riportare con accuratezza ai posteri una data storica, erano così precisi che potevano andare all’indietro per milioni di anni e  fare la stessa cosa verso il futuro.

Surya Siddhanta 1:12
Sessanta Nadi compongono un giorno e una notte. Trenta giorni compongono un mese. E un mese è composto di trenta albe e di trenta tramonti del Sole.

Surya Siddhanta 1:13
Un mese lunare, è composto da 29 giorni e dodici ore; un mese solare, inizia con l’entrata del Sole in un determinato segno dello zodiaco e dodici mesi compongono un anno e quest’ultimo corrisponde ad un giorno secondo la misura siderale del tempo.

Domande e riflessioni

In accordo al testo, dodici mesi di ogni denominazione costituiscono un anno della denominazione stessa.Riferendoci all’ultimo verso, è evidente che i giorni sembrino essere il punto di partenza standard, per il conteggio del tempo. Un giorno corrisponde alla rivoluzione della terra che gira intorno al suo asse. La durata del giorno era misurata dal “sorgere-del-Sole” al “sorgere-del-Sole” successivo ed era di lunghezza variabile.
Lo standard della misura lunare del tempo è il mese lunare, cioè il periodo della rivoluzione sinodica della luna. Il calcolo del mese lunare andava da “Luna-nuova” a “Luna-nuova”, o da “Luna-piena” a “Luna-piena”; il primo metodo di calcolo è chiamato “Mukhya” (primario), mentre il secondo è detto “Gauna” (secondario).
Un mese lunare è composto da ventinove giorni e dodici ore secondo il calcolo solare del tempo.
Il mese lunare veniva diviso in trenta giorni chiamati Tithi, questo tipo di  divisione è piuttosto innaturale ed arbitrario in quanto un giorno lunare  poteva iniziare o finire in un qualsiasi momento del giorno o della notte  secondo il calcolo solare.

Gli Indù usavano ed usano tuttora, il calendario lunare per scopi liturgici,  per determinare i periodi fausti o infausti e dare così inizio a molte cerimonie religiose, questo era l’unico uso che veniva o viene fatto del calendario lunare. L’unico calendario civile riconosciuto dagli Indù, rimaneva e rimane quello solare. Ma questo non corrisponde al nostro calendario “solare-tropicale”,  quello usato in India era ed è un calendario “solare-siderale” ove si tiene  conto di un fenomeno astronomico chiamato “precessione degli equinozi”. Il mese siderale è calcolato in base all’entrata del Sole in un determinato  segno zodiacale e la sua lunghezza, varia in accordo alla rapidità del suo moto, il tempo in cui il Sole rimaneva presente in un determinato segno, corrispondeva ad un mese.

Il nostro calendario è detto “solare-tropicale”, perché si basa sullo  spostamento del Sole lungo le linee dei tropici, per esempio il ventuno  marzo, il Sole si trova sul tropico del Cancro, questa data indica il primo  giorno di primavera. Circa milleottocento anni fa, al giorno dell’equinozio,  corrispondeva l’entrata del Sole a zero gradi nell’Ariete, ma ora non è più  così… nell’anno 2002, il Sole entra a zero gradi dell’Ariete tra il 14 e il  15 di aprile… Da quasi due millenni, non viene fatta più nessuna riforma del  calendario e questo ha causato un errore, sia di tipo astronomico, sia di  tipo astrologico, così molta gente pensa di appartenere ad un segno, mentre invece appartiene ad un altro.

Il calendario “solare-siderale” si basa sulla reale entrata del Sole in un determinato segno, nell’anno 2002, il Sole entra a zero gradi in Ariete il 14 aprile, quindi questo è il primo giorno, del primo mese dell’anno solare-siderale.

Infine per agevolare i grandi calcoli, l’anno “solare-siderale” è ridotto di nuovo a 24 ore dette “siderali”.

Manuele - ML SB

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