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Nella prima parte abbiamo dato sufficienti elementi che ci permettono di classificare una delle due correnti principali come tradizionalismo di destra. Questa qualificazione non è arbitraria ma corrisponde alle idee dei suoi rappresentanti. Uno dei patriarchi di questa corrente tradizionale scrisse nel 1930 : "Si può parlare di Destra nei termini di un orientamento spirituale e di una visione del mondo. Allora essere di destra significa, oltre ad essere contro la democrazia e contro ogni mitologia " sociale ", difendere i valori della Tradizione come valori spirituali, aristocratici e guerrieri" (Julius Evola -ultimi scritti-pag131), e ancora "..  . il fascismo è troppo poco. Noi vorremmo un fascismo più radicale, più intrepido, un fascismo veramente assoluto, fatto di forza pura, inaccessibile a ogni compromesso..  . noi vogliamo provare fino a che punto nell'italia fascista abbia possibilità di vita un pensiero rigorosamente imperiale e Tradizionale" (citato in Philipp B. -Evola e l'affermazione assoluta-pag 18 ed AR). In questa forma di tradizionalismo il fascismo, il nazionalsocialismo e il Giappone imperiale fino al suo crollo a causa della disfatta subita nella seconda guerra mondiale sono considerati una di quelle rare congiunture storiche in cui la frattura fra Tradizione e società subita colla cosiddetta " sincope della civiltà medioevale" poteva essere suturata, in quanto, i sucitati movimenti, ideologigi erano veicoli in cui la tradizione si esprimeva.

Andiamo adesso ad approfondire le implicazioni che il termine Tradizione assume in quelle che abbiamo definito come le posizioni estreme delle correnti tradizionali, ricordandoci che fra di esse si possono collocare varie sfumature e sintesi delle due. Nella sua estrema nudità il termine Tradizione, che deriva dal latino tradere, significa trasmissione, identico senso dell'ebraico Qabbalah, ma trasmissione di che cosa? Usando le parole di B. Griffiths della "Verità essenziale del divino mistero oltre la parola ed il pensiero, presente nelle diverse forme e di linguaggio e pensiero di ciascuna tradizione religiosa, dalle tradizioni tribali più primitive fino a quelle delle più avanzate religioni del mondo" - Ritorno al centro ed. Queriniana pag. 89. In tale accezione quindi Tradizione è propriamente l'iniziazione, in senso lato si usa il termine sia per indicare la meta dell'iniziazione, la Realtà o Verità Metafisica, sia l'insieme degli elementi accessori, il corpo dottrinale e rituale in cui la trasmissione dell'influsso spirituale si colloca. Quanto detto sopra circa l'universalità della Verità essenziale non trova il consenso di tutti i tradizionalisti, per esempio nel tradizionalismo di destra. Per tale tipo di tradizionalismo i cosiddetti primitivi "non sono, di massima che forme estreme di involuzione e di degenerescenza di razze e civiltà precedenti" (Introduzione alla Magia a cura del gruppo di UR Vol. II pag. 148) ed è superfluo sottolineare che si nega il carattere di vera iniziazione e quindi tradizionalità ai medesimi. Un secondo aspetto della Tradizione è quello che si riferisce ad una metafisica della storia e ad una morfologia delle civiltà. Dice a tal proposito l'Evola "Per quel che riguarda il dominio storico, la Tradizione và riportata a quel che si potrebbe chiamare una trascendenza immanente. Si tratta dell'idea ricorrente, che una forza dall'alto abbia agito nell'una o nell'altra area o nell'uno o nell'altro ciclo storico,.. . in modo che valori spirituali e superindividuali, costituissero l'asse e il supremo punto di riferimento per l'organizzazione generale, la formazione e la giustificazione di ogni realtà subordinata e semplicemente umana. Questa forza è una Presenza che si trasmette, e questa trasmissione corroborata proprio dal carattere sopraelevato rispetto alle contingenze storiche di detta forza costituiva appunto la Tradizione" (l'Arco e la Clava ed. Vanni Scheiwiller pag. 244).
Il primo aspetto della Tradizione poggia sulla realizzazione della Verità Metafisica. Il secondo aspetto della Tradizione poggia invece sul favoleggiare che "secondo la Tradizione, in un' epoca dell'alta preistoria, che viene a corrispondere alla stessa età dell'oro o dell' "Essere", la simbolica isola o terra "polare" sarebbe stata una regione reale situata nel settentrione, nella zona dove oggi cade il polo artico della terra; regione abitata da esseri i quali, in possesso di quella spiritualità non-umana.. . e successivamente evocata dal simbolismo suggerito appunto dalla loro sede, costituirono la razza che ebbe.. . in proprio la Tradizione uranica allo stato puro ed uno e fu la scaturigine centrale e più diretta delle forme e delle espressioni varie che questa Tradizione ebbe in altre razze e civiltà" (Julius Evola Rivolta Contro il Mondo Moderno ed mediterranee pag. 234).
Il primo aspetto è fatto di silenzio, contemplazione, rapporto iniziatico tra maestro e discepolo, abbandono della propria identità contingente e riconoscimento dell'incommensurabile grandezza della Radice di tale identità psicofisica, è, in poche parole, pratica ascetica, l'incamminarsi su un sentiero di Fuoco che dall'irreale ci conduce al reale. Il secondo aspetto invece verte su indagini "storiografiche" di ampio respiro per mettere in luce nel corso del tempo l'alternarsi della lotta della Tradizione, come forza vivificante alcuni organismi di potere politico, sociale e in senso più lato della civiltà a cui essi appartengono, e l'Antitradizione. Tale progetto storiografico fù realizzato dall'Evola, con magistrale competenza, nella sua opera fondamentale l'assai affascinante "Rivolta contro il mondo moderno". Tale opera si muove sulla scia tracciata dal "Mito del XX secolo" del gerarca nazista Alfred Rosemberg e riprende amplificandole, in chiave pseudo spirituale, le tesi care al razzismo nazionalsocialista. Lo spirito, che nel vangelo è detto essere simile al Sole o al Vento perché soffia e illumina sia sui buoni che sui cattivi diventa il retaggio esclusivo di questa favolosa razza primordiale che in seguito al mutare dei climi emigrarono dalla loro sede boreale, questa razza portatrice di una spiritualità primordiale e solare propagandosi invade varie zone e migrazione su migrazioni porta la luce della Tradizione. Razza che viene identificata come la scaturigine del ceppo indoeuropeo. Questo concetto del ceppo indoeuropeo è un'astrazione della linguistica, una ipotesi che serviva a spiegare e a classificare un insieme di lingue quali per esempio il sanscrito, l'avestico, il greco, il latino ecc. che sia dal punto della morfologia sia dal punto di vista delle radici delle parole presentano analogie, parentele si può dire, sicché si è tentato di tracciare l'albero genealogico di tale lingue. Prendendo ad esempio il Sanscrito, il suo stadio più arcaico, il sanscrito vedico mostra affinità con l'avestico o antico iranico al punto tale che si ipotizza una medesima origine. Una lingua, più lingue non esistono senza coloro che le parlano cosicché da ipotesi linguistica (ci sono poi in effetti parentele fra le culture che con queste lingue si esprimono) ecco che gli indoeuropei diventano un popolo o meglio una razza, i mitici Ariani, nome che risale ai primordi della civiltà indiana. Ariani erano infatti gli invasori che molti millenni prima di cristo provenienti da una zona non ben precisata occuparono la parte settentrionale dell'india e che per il razzismo tradizionalista all'Evola o anche secondo il Renè Guenon erano un'ondata migratoria di quel mitico popolo degli iperborei che risiedevano al polo. Popolo che insieme al canglore delle armi portò in india i suoi capolavori, la letteratura religiosa dei Veda. Ecco la radice del superuomo nazista e di tutti quei provvedimenti razziali che caratterizzarono il terzo Reich. A tal proposito scrisse l'Evola "Le idee che qui esporremo possono avere un interesse soprattutto storico e retrospettivo in quanto la congiuntura che ad esse poteva dare un valore concreto e di attualità' non e ' più presente. Noi le avevamo formulate e difese nel periodo in cui in Italia e in Germania si erano affermati movimento di rinnovamento e di ricostruzione", si sta riferendo al fascismo e al nazismo, "i quali mentre si schieravano contro le forme più spinte della sovversione politico sociale moderna, contro il comunismo e contro la democrazia erano anche caratterizzate dall'impulso ad un ritorno alle origini e a parte le istanze puramente politiche, ponevano il problema di una visione del mondo da servire come base ad una azione formatrice e rettificatrice del tipo umano delle due nazioni.. . Per quanto riguarda l'Italia il punto, principale di partenza era l'esigenza della formazione graduale dalla sostanza del popolo di tale nazione, di un tipo superiore che in una certa misura rappresentasse la riemergenza, dopo un intervallo secolare, di una sua componente fondamentale di quella romana o, più precisamente, "ario romana", come superamento di altre sue componenti poco favorevoli compresenti e talvolta agenti perfino in modo predominante". A questo punto è legittimo chiedersi ma questi due fondamentali tipi di tradizionalismo cioè' il Tradizionalismo che si può' a ben diritto "definire " come acosmico inquanto è nell'acosmico Signore degli dei che ha la sua origine e in esso ricerca la sua dimora e questo Tradizionalismo di destra che hanno in comune? La domanda è legittima e adombra tutta una serie di gravi problemi.

Pietro Mancuso 

 

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