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Elenco Articoli Alfabetico

L'idea che le varie espressioni del sacro hanno un alcunché di comune non è scoperta recente della psicologia del profondo o della comparazione delle religioni. Man mano che le religioni s’incontrarono sorsero delle voci le quali sostenevano l'opinione che le varie religioni avessero un fondo comune. Basta pensare a un Niccolò Cusano e al suo opuscolo "La Fede nella Pace", o a un Enrico Cornelio Agrippa: "Nulla affligge più il Signore che l'essere negletto e non amato e nulla gli è più gradito che il rispetto e l'adorazione. Perciò Iddio non permette che alcuna creatura umana sia insofferente della religione. Ogni creatura eleva preghiere a lui e tutte, dice Proclo, elevano inni in suo onore. Ma gli uni pregano in modo naturale, altri in modo sensibile, altri razionalmente, altri intellettualmente, benedicendo però tutti il Signore a modo loro, secondo il cantico dei tre fanciulli. I riti e le cerimonie della religione differiscono a secondo i tempi e paesi, ma ciascuna religione racchiude alcunché di buono che si eleva sino a Dio stesso creatore di ogni cosa." (la Filosofia Occulta Vol. II Pag. 172 ed. Mediterranee) .


Queste istanze di cercare nel molteplice mondo religioso una costante comune, la quale, prima ancora che problema razionale è presente nei moti segreti e interiori dello spirito che, essendo esso stesso unità mal tollera la apparente molteplicità è emersa persino nel Concilio Vaticano II e la dichiarazione "Nostra Etate" che ne è espressione afferma: "La chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e dottrine che quantunque in molti punti differiscono da quanto essa stessa crede e propone tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini". Special modo in india l'universalità della verità religiosa a dispetto delle sue diverse espressioni formali trova il suo pieno riconoscimento ed è consacrato in un sutra della Bhagavad Ghita: "Nel modo in cui gli uomini vengono a Me io vado incontro a loro da qualunque parte (si dirigono) essi seguono sempre la mia via o Partha" (B.G. IV 11 ed. Vidya).
In occidente nel 1920 Renè Guenon inizia a propugnare che di là delle singole espressioni storicamente determinate della vita religiosa e iniziatica c'è una Tradizione che in esse si incarna ... Come lo stesso pensiero può essere espresso in diverse lingue pur rimanendo sè medesimo così é per la Verità sacra e le singole espressioni di essa che appartengono al patrimonio dottrinale, simbolico e rituale delle singole religioni e scuole iniziatiche. L'influenza del Guenon fu ed è notevole in occidente. Dopo di lui, in occidente, quest’uso particolare del termine Tradizione in contrapposizione alle singole tradizioni ha caratterizzato una vasta gamma di opere e autori che sono rappresentativi di rispettivi movimenti ... è agevole rintracciare analogie e somiglianze in questi tradizionalismi ma anche differenze. Le differenze alcune volte sono essenzialmente di natura linguistica e si ricade nell'esempio del medesimo pensiero racchiuso nelle diverse fogge date ad esso dalle singole favelle, altre volte sono dovute alla diversa "sensibilità" spirituale, altre volte c'è una diversità di sostanza. Se tutti quelli che hanno usato il binomio Tradizione tradizioni lo avessero fatto adoperandolo nello stesso significato non ci si dovrebbe preoccupare di tracciare un profilo della famiglia di significati che concorrono e competono a determinarne il senso. Questa precisazione è resa ancor più necessaria perché c'é, almeno da parte di un ramo di questi tradizionalismi, un tentativo di appropriazione esclusivistica dei valori tradizionali i quali sono interpretati e piegati allo scopo di fornire una mistica per un totalitarismo politico-sociale che ogni qual volta ha raggiunto un certo grado di potere ha prodotto eventi tristissimi in totale disprezzo di qualsiasi etica.

Nel vasto mare dello spiritualismo tradizionale se c'è qualcosa che è veramente comune a tutte le correnti tradizionali è che la Tradizione è una e la spiegazione di essa e' nel contempo una spiegazione globale e unitaria del "mondo". Termine da intendere questuassimo non nel senso profano, come realtà ordinaria di tutti i giorni ma nel senso arcaico, iniziatico e Tradizionale di Creazione o manifestazione che è l'insieme della manifestazione grossolana, la realtà quotidiana; sottile, il mondo delle energie psichiche e di quelle formatrici universali rappresentate simbolicamente dalle varie gerarchie delle entità cosmiche; da quella causale ovvero germinale che, come nell'indistinzione dello stato di sonno profondo é contenuto potenzialmente il dormiente, così' essa contiene potenzialmente l'edificio cosmico. Questo "mondo" é secondo vari rami della Tradizione la parte manifesta della Divinità, Divinità che é un'abisso misterioso e imperscrutabile, terrore sacro dei veggenti e nel contempo, oceano incommensurabile di beatitudine divina.

Secondo la Tradizione questa "visione" fu cantata da quei pochi veggenti iniziati, mistici, fondatori di religioni che indagando nel loro cuore avevano raggiunto l'illuminazione spirituale. Ogni singola religione, scuola o filosofia iniziatica è un particolare angolo visuale, un particolare canto di lode a e via per giungere alla conoscenza dell'ineffabile. Di generazione in generazione questa visione è stata tramandata a coloro che nel loro cuore volevano realizzarla, sorsero così le tradizioni. Man mano che esse si incontrarono i più qualificati rappresentanti si riconobbero l'un l'altro e da allora, come scrive B.Griffiths in "Vicino e inaccessibile", il credente di una determinata religione non può crescere nella sua fede senza tener conto del " fratello " di religione diversa. "E' nostro compito -noi che miriamo alla realizzazione - dice Raphael - "andare alla Essenza di tutte le dottrine perché sappiamo che come la Verità è una così la Tradizione è una, per quanto, come la prima, possa essere vista sotto molteplici angolazioni diverse" (pag. 83 Tat Tvam Asi ed.Vidya). E' possibile distinguere due tipi principali di tradizionalismo con tutto il ventaglio di posizioni intermedie. I due tipi di tradizionalismo differiscono perché in un caso compito dell'iniziato è quello di realizzare questo abisso incommensurabile sciogliendo le proprie facoltà psichiche e spirituali nell'oceano dell'esistenza divina, così come il sale si scioglie nell'acqua, nell'altro caso, invece, compito dell'iniziato è di coagulare un centro spirituale che sarà il nocciolo dell'individualità, nocciolo che si esprime attraverso i veivoli animici e corporei irraggiando maestà e potere e dando ai propri atti, parole ecc. un'assolutezza veridicità regale e ... divina. Nell'un caso il mondo è riconosciuto come transitorio, mutevole, nel quale vivere in armonia colle variegate note della sinfonia universa, colla visione equanime che scaturisce dalla continua contemplazione dell'essenza delle cose che è ovunque la medesima, nel secondo caso, il mondo è visto come il teatro in cui esercitare il proprio potere e imperio. Nell'un caso la conflittualità, la violenza sono vissute come onde che increspando l'oceano dell'Amore Cosmico ne turbano la visione e la Shanti, la pace, che si irradia dal cuore del veggente che contempla. Nell'altro caso sembra quasi che l'iniziato debba essere un sanguinario guerrafondaio e Dio assumere, volta per volta, diversa nazionalità e patronato politico. Spiccare teste e aprire pancie con imperturbabile animo sembra essere per questa corrente tradizionale un esercizio per guadagnare una quiete olimpica , e poi non dice la Ghita, il vangelo del guerriero Ario, "uccidi Arjuna tanto per Me loro son già morti , illuso è chi crede di essere ucciso e illuso è colui che crede di uccidere". Nell'un caso il "potere sacerdotale" e il potere temporale sono distinti e il secondo deve accordarsi al primo, nel secondo caso si propugna una necessaria coincidenza dei due poteri in capo al medesimo soggetto, un po come accadeva nella fase arcaica del diritto romano in cui i collegi sacerdotali detenevano i formulari giuridici e nel contempo esercitavano sia una funzione rituale che di responso giuridico, successivamente un eco di ciò lo troviamo fra i poteri dei magistrati dotati di imperium in cui rientrava, singolarmente da un punto di vista moderno, quello di trarre auspici. Nell'un caso pur riconoscendo le diversità formali fra popoli, razze, individui queste tendono a scolorire, a perdere importanza, perché l'attenzione innamorata dell'essenza spirituale che è la medesima, per un certo tradizionalismo, per ogni essere senziente, in essa si riposa e in essa trova il suo godimento. Prendendo a prestito qualche esempio dalla fisica atomica, che, guarda caso, per un certo ramo del tradizionalismo ,è una fisica decadente affatto innocente e anzi antitradizionale perché lo sviluppo di essa è dovuto a un sospetto interesse di troppi fisici ebrei, fra un negro ,un giallo, un ebreo, un bianco le differenze sono solo formali essendo il sostrato atomico il medesimo. Nell'altro caso invece la casta ,la razza ,il sangue assumono un'importanza fondamentale,enorme, basilare in quanto prerequisiti della perfezione spirituale .Nell'un caso le forme istituzionali non hanno importanza ,nell'altro caso l'aspetto politico assume un'importanza decisiva per cui si parla di forme di vita tradizionali civiltà tradizionali,la stessa emancipazione della donna è vista come il prodotto sovversivo dell'Antitradizione, per essa non è data perfezione spirituale pari a quella dell'uomo il suo dominio spirituale non può, per sua interna costituzione, estendersi nelle regioni superne e più rarefatte dello spirito ariano, per essa il massimo è rappresentato dai piccoli misteri, il dominio delle energie sottili, piccole e grandi magie, piccole e grandi stregonerie. Per un certo ramo della Tradizione, la tradizione è in costante lotta con l'antitradizione, l'alternarsi e la prevalenza ora dell'una ora dell'altra vista , retrospettivamente è la storia. Si ripropone così, in diversa chiave , un dualismo di tipo manicheo che vede potenze del bene e del male, di luce e di tenebra, di ordine e di disordine fronteggiarsi, il tutto dilatato nella visione dei grandi cicli cosmici, dei yuga della mitologia puranica o delle quattro età di cui ci narra Esiodo, che vede un progressivo decadimento dell'elemento spirituale, solare ed olimpico, dei valori guerrieri, a favore di una progressiva affermazione dei valori della mondanità e di una spiritualità, decadente, di tipo sacerdotale che si stinge in un femminile senso di adorazione amorosa verso Dio e di tutela di ogni forma vitale che si contrappone ad una Spiritualità Primordiale, tradizionale, virile e maschia. Questo dualismo fra Tradizione e Antitradizione non si limita alla sfera più prettamente Spirituale, ma riguarda anche le civiltà e le forme istituzionali, giuridiche e politiche di esse. Si parla di una antitesi fra civiltà dell'essere e civiltà del divenire .Civiltà dell'essere è quella basata sull'aristocrazia sull'assolutismo politico, religioso e scientifico. I valori della democrazia, della pluralità, dell'integrazione planetaria, della pari dignità dell'uomo e in genere ogni tentativo di carattere ecumenico è visto come sovversione antitradizionale. Esponenti di questo Tradizionalismo hanno affermato che il fascismo e ancor di più il nazionalsocialismo, erano movimenti di ricostruzione della civiltà tradizionale in Europa e hanno identificato le forze alleate alle armate del caos, sicché nel 1945, lo storico colpo di cannone che fece saltare sul palazzo del Reichsthag l'emblema della dittatura nazista, fù, invece che il trionfo della libertà e della giustizia, in realtà il sigillo con cui le forse del caos e della tenebra suggellarono la loro vittoria sulle forze della luce e dell'ordine. Questa corrente tradizionale ha una istintiva antipatia verso l'universalizzazione e la tolleranza basata sul riconoscimento di caratteristiche in comune di popoli, razze, religioni. Uno dei suoi più famosi rappresentanti, l'Evola, ebbe a dire che fù solo per un dovere di onesta' intellettuale se, avanti negli anni, riconobbe alcuni, e vorrei sottolineare gli alcuni, aspetti tradizionali nel cristianesimo. Questo non gli fece apprezzare il cristianesimo più di prima ,essendo, sono sue parole , il quid specifico del cristianesimo estraneo alla sua natura e con essa privo di alcuna risonanza. E lo stesso trattamento riservò al Vedanta Advaita A quei maestri, quali Vivekananda, che si permisero a dispetto della sua opinione, basata sulle sacre scritture dei Veda ,che induisti si nasce non si diventa, di insegnare all'occidente desideroso di abbeverarsi alla fonte della metafisica che non è più occidentale che orientale di destra o di sinistra, questi tradizionalisti hanno parole di fuoco, rinnegati essi sono, frutto di un promiscuo incontro fra la cultura occidentale che essi hanno conosciuto in una versione imbastardita e falsa e di una cultura orientale malcompresa e rinnegata. Tali cialtroni portatori di un vago spiritualismo plebeo e bastardo, altro scopo non hanno, in questa visione, che confondere ancora di più il già confuso spirito occidentale. Sempre in questa visione si ebbe nel cuore dei sucitati una identificazione dell'antitradizione con il popolo ebreo, collaborando, in tal modo, ad eccitare quell'odio i cui funesti risultati furono il tentativo di sterminare e saccheggiare l'intera nazione di Israele che la diaspora aveva sparso per tutto il pianeta. 

Pietro Mancuso

 

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