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Questo è un dono postumo di Lampo

D**: Non credo che sia importante far capire o capire, o che ci sia qualcosa da capire; l'importante è comunicare, facendo parlare alcuni riflessi (aspetti) dell'ente attraverso il linguaggio. Credo che più siamo come contenitori vuoti, tanto più esiste la consapevolezza di essere semplici riflessi dell'ente, più il linguaggio si carica di un'energia particolare, che potrebbe a sua volta colmare il vuoto (l'ignoranza) dell'individuo con cui si sta comunicando. Non credo quindi al potere della parola, ma al potere vibrazionale o energetico che ogni sillaba può avere. Secondo me se l'individuo ha realizzato di essere un riflesso dell'ente, le parole che dirà saranno cariche di consapevolezza esperita, colme d’energia, procurando stimoli nell'individuo che, a cuore aperto, le ascolterà. Ecco perchè sono profondamente legato a voi, poiché ricevo continuamente stimoli, ad esempio mi ricordate chi sono veramente. Per cui se dentro ogni parola è nascosta una carica d’energia risvegliante, non capire la parola ma riceverne la carica mi rende sereno.

G**: E’ scontato che persone come me, come te, come gli altri confratelli conoscano l'ABC di quanto tu hai così limpidamente espresso, a riguardo della realizzazione che ogni avvenimento è al suo posto.


O**: E' proprio così scontato che tutti conoscano questo ABC? Che tutti si sia compreso veramente e messo in pratica? Sapere che cosa è l'erba, non e' la stessa cosa di averci camminato sopra a piedi nudi... vero? Ho la sensazione, che spesso si diano troppe cose per scontate. Sai D** grazie alla tua riflessione mi sono resa conto che non mi ero mai chiesta così precisamente cosa significasse comunicare, a pensarci bene è una delle primarie interazioni che legano un’anima ad un'altra. Vi dispiace se riflettiamo assieme ad alta voce? Allora: Mi é stato detto che per comunicare  occorre prima saper ascoltare. E che pochi lo fanno. G**, tu stesso dicevi alcuni giorni fa “vediamo ciò che vogliamo vedere!” Potrei dedurre per la stessa logica che ascoltiamo ciò che vogliamo ascoltare! Con noi stessi sappiamo comunicare e ascoltare? Come? Ad esempio perché a volte per me è così difficile farlo con voi. Eppure sono anni che parlo e interagisco con centinaia di persone, al lavoro, in casa. E perché la maggior parte dei nostri amici, non riesce neppure a comunicare con noi le cose più semplici ed elementari? Ho una gran voglia di imparare a comunicare!

A**: e' difficile a volte esprimere quello che si prova, mi sembrate tutti molto preparati e quindi il timore di dire o sostenere cavolate frena la mia voglia di parlare o interagire.

O**: Capisco perfettamente questo timore perché è quello che ha frenato tante volte anche me. Mi sta lasciando negli ultimi tempi, da quando ho deciso di smetterla di sentirmi un pulcino nero. Ho scoperto che ho sempre temuto il giudizio degli altri perchè ero la prima a giudicare e lo facevo inconsapevolmente anche con me stessa. Dicendo "...mi sembrate tutti molto preparati", togli pure la mia persona perché ti assicuro che per me non è così e del resto credo si capisca dal linguaggio che uso. Osando, mettendoci in gioco, scendendo in campo forse riusciremo ad andare oltre i nostri limiti se vuoi chiamale pure “le nostre convinzioni.” In fondo, che cosa è una cavolata? Qualcosa che non conosciamo? Una volta appurato che siamo ignoranti la possiamo imparare. Dove e' il problema. Abbiamo paura di fare una figuraccia? Pazienza, impareremo ad essere un po' più umili. Chi non ne fa? Certo, il nostro gruppo di amici e fornitissimo di persone stupende, dal loro linguaggio traspare tantissima cultura, preparazione, conoscenza. Proprio per questo potranno aiutarci. Se ci chiudiamo nel nostro angolino la loro luce non riuscirà ad investirci!

L**: Si Si tu hai ragione, ma a volte quel brutto anatroccolo a cui ti riferivi fa credere di non aver niente da dare a nessuno neppure a te stessa!

O**: cari miei, credo poi che ogni essere umano ha qualcosa di unico e speciale che nessun altro ha, credo ci sia stato dato perchè sia utile a tutti. Trovando il coraggio di essere noi stessi questa particolarità esce fuori e interagendo con gli altri credo possa essere condivisa. Hai presente l'antico baratto, lo scambio? Nessuno ci impedisce di farlo nei rapporti umani, nella comunicazione, iniziando almeno tra fratelli e sorelle che stanno camminando nella stessa direzione.

L**: quindi per te comunicare è innanzitutto dare ciò che si è agli altri? Compartecipare Sé stessi con le proprie caratteristiche o fardelli?

O**: Certo! Può uscirne tanta "ricchezza" per tutti. Allora, facciamo un patto, quando avremo voglia di dire qualcosa, invece di trattenersi lasceremo uscire serenamente quello che viene! A** sappi che, eventualmente  dovesse uscire una cavolata (ne dubito!), O** si sentirà meno pulcino nero. Male che vada, saremo due pulcini...  non si dice forse che l'unione fa la forza?  Se poi nel gruppo di amici ci fosse qualche altro pulcino nero... apriamo un club!

A**: Va bene.. .. .. Cercherò di osare di più!

G**: In tutta sincerità e profonda lealtà....chi tra di noi tutti si sente <persona stupenda, con tantissima cultura, preparazione e conoscenza?>   Cara e deliziosa O** mi assumo la forte responsabilità nel dirti che, almeno coloro che conosco direttamente vedi *** e mi perdonino coloro che non ho citato richiederebbero anch'essi - come me - l'iscrizione al tuo Club di Calimero....

D**: Non so.. .. O** tu affermi che comunicare sia donarsi, ma in partenza sostenevi che fondamento della comunicazione fosse l’ascolto, che di solito non si ascolta quel che non si vuole, dunque per ascoltare ciò che si vuole ascoltare basterebbe rimanere in silenzio. Per ascoltare noi stessi basterebbe rimanere in silenzio. Per comunicare con noi stessi basterebbe ascoltarsi in silenzio. Non Credi?

O**: Certo! Ma cosa succede se tutti rimaniamo in silenzio senza interazione? Condivido che il silenzio avvicini la comunicazione e che il proprio silenzio sia presupposto per ascoltare l’altro oltre se stessi, ma credi sia sempre facile?

D**: non dico che sia facile restare in silenzio ... anzi... personalmente mi aiuto praticando la meditazione a "gambe incrociate", proprio perchè in quei momenti riesco a far tacere la mente. E ’ come se fosse una palestra, dove mi alleno a stare zitto mentalmente, e nella mondanità mi porto dietro uno strascico di quel silenzio, e vi dirò che per me funziona. Cara A** vorrei aiutarti non so neanche io come? ho pensato delle cose e poi le ho taciute, per il timore di scriverti delle cavolate. Poi mi son detto, te le dico lo stesso, questa compagnia è qui per questo. Lascia andare tutto quello che hai dentro ed osservalo, io faccio cavolate continuamente, ma chi è che le fa veramente? Mi ripropongo sempre di non fare questo, non fare quello, di praticare questo e di leggere quello, e poi accade il contrario, ma chi vuole questo o quello? Parti dal presupposto che per ottenere "Quello" dobbiamo dimenticare tutto.

N**: Per piacere A**, fatti conoscere le tue cavolate in fondo non possono essere peggiori delle mie o di quelle di qualcun'altro, se sono cavolate, resteranno tali, però credo che anche le "cavolate" servono, forse, quelle servono più di "lezioni ripetute a pappagallo" senza averne fatto l'esperienza e, che qualche volta ci si deve "cibare". Tu, sei tu, per favore non cambiare, nessuno ti giudicherà, te lo garantisco, se qualcuno oserà farlo, peggio per lui/lei. COSA ASPETTI? Fatti sotto... La vita è un gioco... Giocalo. La vita è una sfida... Affrontala.

F**: Chiedo la tessera del club ne ho tutto il diritto perché da un bel pò di tempo mi sento vuoto e sterile, con poca voglia di leggere e punta voglia di dire la mia nel gruppo, senza entusiasmo per i piaceri materiali ma incapace di cogliere qualche parvenza di quelli spirituali, né con Cristo né con Mammona. E ancora una volta le vostre parole, la consapevolezza di condividere con voi un brutto momento, sono la medicina che mi mancava per rimettermi in cammino. Sono già convalescente ed è primavera.

O**: Benvenuto anche a te, F**! Vedi che bella giornata di sole, senti l'aria non e' ferma. Il vento gioioso e un po' prepotente sta spazzando la terrazza. Lasciamo a lui i nostri vuoti, la sterilità, l'apatia, lasciamo che, come l'acqua, porti i nostri detriti giù a valle. E' sufficiente dirlo e volerlo... al resto pensa lui. Se in questo momento lasciassi un foglio per terra, con scritto ciò che non sono più e ciò che non voglio più ... in pochi minuti sarebbe lontano. A volte, un gesto simbolico come questo, può fare miracoli!

F**: La mia piccola "notte oscura" sta passando e le vostre parole piene di calore hanno contribuito a spazzare via l'ultima nuvolaglia. Proverò a giocare con il vento come mi suggerisci, O**.

O**: Sai F**, tempo fa', in un momento di apatia,  una persona mi ha posto una domanda:"O**, che cosa e' veramente importante per te nella vita?" Non me l'ero mai posta ed ho buttato lì delle cavolate. "Guarda che ti ho chiesto che cosa e'  < Veramente > importante per te..." ha ribattuto. Ho impiegato una settimana per trovare una risposta che sentissi essere "veramente" quella giusta. Niente la smontava più... era quello! Quella precisa domanda e la risposta che ho trovato mi ha tolta dall'apatia... Finalmente mi ero chiesta in maniera precisa cosa volevo e cosa non volevo più... Dentro e' nata spontanea nuova energia e nuovo entusiasmo. Il vento ha portato via le nubi, l'acqua, i detriti, e la Vita ha cominciato ad appoggiare i suoi mattoni. A volte basta "ascoltare" quanto i nostri piedi sono ben saldi per terra ma liberi di muoversi, camminare e correre. E mentre il vento ci scompiglia i capelli alzare lo sguardo. Nei segni del cielo c'e' la direzione...

F**: Come ti capisco! Il vento è un elemento che amo molto, con il quale ho giocato tante volte da giovane quando facevo regate d'altura. E durante la "burrasca" che è appena passata, mi sono ricordato di una tattica da cattivo tempo che i marinai mettono in pratica quando la situazione diventa difficile: arriva il momento in cui la barca picchia sulle onde, l'attrezzatura dà segni di cedimento, l'equipaggio è sfinito e risalire il vento diventa impossibile. In quel momento non resta che ammainare tutto, legare il timone e lasciare che la barca scarrocci lentamente sottovento; non lotta più, non soffre più. I frangenti arrivano ancora ma non fanno più male, quella sorta di passività controllata diventa la sua forza, come un gabbiano posato sull'acqua che si solleva lasciando passare anche le onde più cattive. Al marinaio non resta che rannicchiarsi in branda ad ascoltare il fischio del vento e gli scricchiolii della barca, a osservare tutto senza fare niente, consapevole che nessuna burrasca dura in eterno. E' quel che ho fatto durante il passaggio della bassa pressione (nel mio caso non meteorologica) ed ora che è passata, è tempo di sciogliere le vele e rimettersi in viaggio.

L**: F** le tue parole sono veramente riuscite a comunicare da cuore a cuore, credo che l’essenza della comunicazione sia proprio questa, secondo me quando si parla col cuore si ha comunicazione.

Inviato da Lampo - ML SB

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