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Prema-yoga

Per maggiore comodità dell'occidentale cristiano si descrive la sadhana del Prema-yoga, lo yoga dell'Amore. Come tutte le ascesi, essa ha le sue tappe, le sue modalità operative e le sue prospettive di sentiero. Essendo lo yoga di ordine pratico, l'unica cosa che si può fare è quella di indicare una precisa e definita sadhana (ascesi). La sadhana che qui si prospetta fa, comunque, astrazione dai postulati prettamente teologici cristiani e si chiede scusa se qualcosa non concorda con tali postulati. Per ovvie ragioni, si dovrà dare un accenno ai princìpi generali che informano la sadhana stessa.

Nel mondo dell'Eden (brahmaloka degli Indù) si trovano l'Albero della vita (unità) e l'Albero della conoscenza polare bene-male (divenire o samsara del Buddhismo). L'Adamo primordiale, per un atto di libero arbitrio, esperimenta i frutti di questo dualismo imprigionante per uscire dal quale deve ritrovarsi e realizzare l'identità con l'Albero della vita, o della verità.

Il Cristo è venuto per dare "le chiavi del Regno dei cieli", cioè l'insegnamento liberatorio. Nell'Evangelo si legge:

"Allora gli si avvicinarono i discepoli e gli domandarono: Perchè parli ad essi in parabole? Ed egli rispose loro: Perchè a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è stato concesso".
(Matteo: XIII, 10-11)

Gesù ha incarnato il Principio dell'amore che è consustanziale al Padre. «Nessuno andrà al Padre se non per mezzo mio». Il Cristo è il figlio del Padre perchè l'amore è, con la volontà e la sapienza, consustanziale al Dio.

In Oriente si parla di Brahmā, Viṣṇu e Śiva che possono essere assimilati a questi tre aspetti e che, a loro volta, rappresentano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. L'amore è dunque la chiave per aprire quelle porte che sono state chiuse con la scelta di voler sperimentare il dualismo imprigionante (Albero del bene e del male). Quando il desiderio estroverso polare si risolve in amore unitivo per l'Albero della vita, allora Adamo ritorna a essere lo Spirito puro indiviso.

Se il peccato originale, o la "caduta", ha provocato la scissura tra l'uomo e Dio, o una grande distanza, l'Amore-Figlio, nato dal Padre-Maria universale, accorcia quella distanza fino ad annullarla. L'amore è l'opposto dell'egotismo, egotismo che ha determinato la scissura (In riferimento alla "caduta" vedi il cap. "La caduta dell'Anima" in Il sentiero della Non-dualità, op. cit. e il cap. "Peccato originale e Cristianesimo" in Di là dal dubbio di Raphael. Edizioni Asram Vidya, Roma).

Il rifiuto dell'unità e l'aderenza al molteplice, al particolare e all'individuale hanno portato Adamo a scindersi dal Tutto (Dio) e costituirsi come parte, come singolo tra i singoli, in contrapposizione al Principio. Nel Vedanta si afferma che la degenerazione della buddhi ha prodotto l'ahamkara, il "senso dell'io" o egoicità.

Il Cristo ha "ancorato" sulla terra un principio universale che dev'essere carpito, assimilato, vissuto, espresso da quell'Adamo decaduto che vuole ritornare allo "stato primordiale". L'amore può essere interpretato in modo esoterico ed exoterico e, a seconda del punto di vista da cui lo si considera, la visione cambia.

In genere, l'umanità ha interpretato l'amore in termini di sentimento egoistico, di desiderio, mentre l'amore, è bene ripeterlo, è un Principio universale, come lo sono la volontà e l'intelligenza. Umanizzando e antropomorfizzando Dio-Cristo lo si è "atterrato" al semplice livello del sentire emotivo, e l'emozione, essendo soprattutto caratteristica dell'io, si sa che va in cerca di gratificazioni e conforto psicologico. Una filosofia, una religione, una concenzione politica, ecc. possono nascere per soddisfare l'io, per confortarlo più che tentare di risolverlo e trascenderlo.

 

L'iniziazione ai Misteri dell'Amore

 

Lo "Yoga dell'amore" (Prema-yoga) si compendia in cinque tappe, o anga, espresse dallo stesso Cristo:

- Battesimo-purificazione

- Trasfigurazione

- Crocifissione o "morte" dell'individuato

- Ascenzione

- Unione

Questi eventi vissuti da Gesù possono essere interpretati a livello apara o para, dal punto di vista exoterico o esoterico. Il Prema-yoga ha attinenza con la parabhakti. È appena il caso di ricordare che i cinque anga summenzionati possono essere correlati agli otto mezzi del Raja-yoga di Patanjali (La Via Regale della Realizzazione – Yogadarsana).

Le prime due tappe preparano alla "morte dell'io", che è nato dalla sperimentazione dell'Albero del bene-male. La purificazione comporta l'eliminazione di tutte quelle dissonanza che oscurano e velano la vibrazione dell'Amore-principio; amore che ha sempre risuonato perchè rappresenta il Padre stesso, ma che l'Adamo decaduto ha trasformato in ottava inferiore individuata e alterata, in desiderio, in amore di sé. Occorre dunque riprendere la vibrazione originaria: ciò implica che si deve captare quel suono primordiale che fa "muovere il sole e le altre stelle".

Alla purificazione o "battesimo di fuoco" - così chiamato perchè con esso vengono bruciate tutte le scorie depositate nel contesto psicofisico - segue la trasfigurazione che rende l'individualità trasmutata, tersa, completamente innocente e luminosa (non vuole essere un termine simbolico).

Questo stato coscienziale, profondamente riorientato verso la gloria del Principio, porta alla crocifissione o morte dell'intero complesso egoistico-individuale; la natura adamitica, pazientemente alimentata, viene infranta e nel deserto senza proiezioni e senza supporti la coscienza ode il suono dell'amore che afferra, attira e sublima. "Nessuno è ricco di Dio se non è interamente morto a se stesso", dice Meister Eckhart.

«Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». (Luca: XXIII; 46)

L'ascensione è il volare - perchè resi leggeri dalle fasi precedenti - verso l'amore vivente in quanto realtà essenziale: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". Rappresenta il rapimento dell'amante per l'Amato, il realizzare le nozze celesti; la coscienza si porta sempre più alla fonte stessa dell'amore fino a un punto di fusione, di unione. In tale oceano di peana di amore osannante, essa crea l'identità col Verbo:

«Io e il Padre siamo uno... Chi vede me vede il Padre... E la gloria che tu mi desti, io l'ho data loro, affinchè siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola; io in essi e tu in me affinchè siano perfetti nell'unità... affinchè l'Amore col quale hai amato me, sia in essi e io in loro». (Giovanni 17,21 ; 10,30 ; 12,45)

Le prime tre tappe sono di ordine attivo, l'essere si prende per mano: «Avvicinatevi a Dio ed Egli si avvicinerà a voi» (Giacomo: IV, 8); le ultime due sono di abbandono, di offerta: l'essere si lascia prendere. Avvicinarsi alla potenza espressiva del Verbo significa farsi risucchiare e assorbire, come accade ad un corpo che si avvicina troppo al centro di gravitazione del sole.

L'essere diviene libero solo quando ha saputo eliminare da sé ciò che prima lo estraniava o lo allontanava dal Principio-padre nel quale "è, si muove e vive". La chiave per attuare questo processo di liberazione è l'amore, e lo yoga dell'amore rappresenta la zattera-sādhanā per attraversare l'oceano della schiavitù. L'iniziazione al mistero del Regno dell'amore porta l'iniziando a inserirsi tra coloro che sono.

 

Battesimo-purificazione

 

Per quanto riguarda la purificazione (yama e niyama, i primi due aga del Rāja-yoga) si hanno parecchie tecniche: ne esamineremo in breve solo tre, che sono semplici momenti di un unico processo operativo.

La prima favorisce l'interiorizzazione del centro coscienziale sì da poter creare una "distanza" con tutto il mondo psichico reattivo.

La seconda agisce tramite un mantra (suono di sillabe) che ha la forza di un ultrasuono, tale da sciogliere i contenuti subconsci.

La terza promuove la stabilizzazione del punto al centro coscienziale per ulteriori passi.

Con questi tre movimenti, il riflesso incarnato di coscienza si sposta dalla periferia del suo composto psicofisico al centro; i suoni discordanti della natura inferiore vengono affievoliti e lentamente annullati; l'individualità reattiva si pone nel silenzio, concedendosi così al fuoco della trasfigurazione.

La purificazione non comporta solo il potenziare qualità morali (morale come in genere si concepisce), ma implica trasformare lo stato vibratorio dell'intera individualità. L'individualità psicofisica è un complesso vibratorio che può risuonare armonia o disarmonia; una corrente emotiva o energetica di odio, per esempio, crea uno stato vibratorio tale da influenzare lo spazio circostante: chi ha l'occhio esercitato può accorgersi di certi perturbamenti causati nell'ambiente.

Nell'opera di purificazione, se non intervengono l'ardire, la discriminazione, il distacco (vairāgya), ecc. l'individualità non può essere portata alla "giusta cottura" e non può scattare la fase della trasfigurazione e della conseguente "crocifissione", o morte, dell'intero complesso adamitico. "Il vino nuovo non può essere messo in una botte vecchia". In questo primo stadio interviene il mantra come elemento risolutore delle fossilizzazioni subconsce.

L'uomo è costretto dalla potenza di gravitazione del suo stesso mondo cristallizzato, pietrificato, solidificato (vasana). Un contenuto psichico è una coagulazione energetica intessuta di una particolare tendenza (saskāra). È un pezzo di ghiaccio che occorre riportare allo stato liquido; la massa dev'essere trasformata in energia.

Nell'essere si instaura spesso un dualismo tra la coscienza deliberante del momento e il contenuto subconscio. La coscienza delibera di operare in un certo modo ma la subcoscienza si oppone, e sovente vince quest'ultima.

«Infatti, se siamo diventati come una medesima pianta con Lui, per la conformità alla sua morte, così lo saremo anche per la conformità alla sua resurrezione;ben sapendo che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, affinchè il corpo del peccato fosse distrutto e noi non fossimo più schiavi del peccato; poichè colui che è morto è libero dal peccato».
(Paolo ai Romani: VI, 5 e segg.)

«Non comprendo quel che faccio, perchè non faccio quel che vorrei io, ma quello che non voglio... Una volontà di bene c'è senza dubbio in me, ma non ho la forza di compierlo... Io riconosco dunque in me questa legge, che volendo io fare il bene mi si presenta il male».

(Ibid.: VII, 15 e segg.)

«...Regolatevi secondo lo spirito e allora non soddisferete i desideri della carne. La carne, infatti, ha desideri opposti a quelli dello Spirito e lo Spirito desideri contrari a quelli della carne: essi sono in contrasto tra di loro, di modo che non possiate fare tutto quello che vorreste».(Paolo ai Galati: V, 16 e segg.)

La lotta va ingaggiata con intelligenza, con adeguata preparazione, con opportune stimolazioni, ma è una lotta che occorre fare e spetta al singolo farla. Per quanto ogni movenza sia sempre sorretta dalla grazia dell'amore divino, è sempre l'individuo ad operare a certi livelli; se non lo fa può cadere nel quietismo, in una passività sterile, in un'inerzia totale.

Sarebbe troppo comodo per l'io lasciare al potere divino il compito di levarlo di peso dall'inferno in cui si è cacciato. Nelle fasi preliminari bisogna tener d'occhio alcuni sofismi che l'io potrebbe avanzare. Con l'azione intelligente dell'individuo e con l'amore del Principio onnipervadente la vittoria non può non venire: "State di buon grado, io ho vinto il mondo".

 

Trasfigurazione

 

Con il processo avanzato, ma graduale, di soluzione dell'aggregato vibratorio subconscio (il male-egoismo cristallizzato che si oppone al Bene-amore, si è già nella fase della trasfigurazione. Lungo l'iter operativo, comunque, la coscienza, liberata dalla gravità e disarmonia vibratoria adamitica, è pronta per iniziare a risuonare un altro mantra che rappresenta un'armonica della nota dell'amore universale e che va vibrato nella sede adatta per aprire in noi quella "finestra" che è pertinente al piano di vita in cui vogliamo operare. L'amore può cominciare a germogliare nel cuore quando l'egotismo ha allentato la sua presa.

Non si può amare rimanendo egoisti, non si può conoscere rimanendo ignoranti. L'opera di trasfigurazione implica profonda interiorizzazione, solitudine e silenzio psichico. si tratta di saper accordare l' "orecchio" alla musicalità sottile, superfisica del Cristo interiore. Ciò è anche opera di invocazione, evocazione, precipitazione e stabilizzazione del suono universale nel proprio cuore.

Occorre menzionare che il Cristo risuonò la nota dell'amore sui tre livelli esistenziali: causale, universale manifesto (sottile), e fisico-grossolano mediante la parola vibrata. Le due note del fisico e del sottile (manifestazione grossolana e iperfisica) sono armoniche della nota fondamentale che è il Verbo immortale sul suo piano (śabda-brahman).

Con gradualità il composto uomo si trasforma e la coscienza comprende che la stessa realtà, nel suo essenziale e noetico fondamento, non può essere concepita in termini di conoscenza empirica, di soggetto-oggetto. Le discriminazioni razionali, come le definizioni concettuali, svaniscono perchè hanno perso il loro movente e scopo; il pensiero subisce lo scacco del suo stesso fallimento per riconoscere, di là dal suo essere e operare, la bellezza innocente e gaudiosa dell'amore infinito con il suo aspetto connaturato che è la sapienza. Il pensiero, l'ansia di apprendere per mezzo dei sensi, l'angoscia di fronte all'impotenza che mortifica e impietrisce, tacciono perchè alla fine vengono travolti dalla pax profunda dove ogni pensare, ogni parlare diventa assurda inanità.

 

L'anima si trova sospesa tra l'estremo limite dell'Uno-Padre che ogni cosa sovrasta e la negatività della natura adamitica generatrice di caos e di tenebrosa ribellione. Ma l'amore-sapienza che ormai penetra e risplende nel centro dell'anima riorientata dona ad essa la certezza che non fuori di sé ma sempre più entro se stessa può trovare la fonte della sua sublimità e trascendenza. Ciò implica che i due cakra o centri, quello del cuore (anāhata) e quello tra le sopracciglia (ājñā), si stanno armonizzando, coordinando e integrando: la mente e il cuore si fondono, l'amore è compenetrato dalla sapienza e la sapienza dall'amore; nello stesso tempo incomincia a essere attivato il centro al sommo della testa, il sahasrāra, sintesi di tutti i cakra e sede dello Spirito trascendente.

 

Sul monte della divina trasfigurazione, l'avidyā (ignoranza metafisica) si sfoca per dispendersi in modo inesorabile di fronte ai raggi gaudiosi dell'amore-sapienza, potenza che ha in sé la pienezza quale pace e gaudio commensurati col Divino. In questa posizione di coscienza, l'anima non si protende più per appetire eventi esteriori o profani, ma anela con ardore all'identità immota con lo Spirito. Quando essa sa smorzare il moto esteriorizzante delle potenze, rifluisce nello stato integro primordiale assaporando la gioia e la letizia dell'armonia, dell'amore e della sapienza.

«... Come dice Dionigi (nel secondo capitolo del De Div. Nom.) che Ieroteo è perfetto nelle cose divine non soltanto perchè le conosce, ma perchè le sperimenta in se stesso». (S. Tommaso)

 

Crocifissione-morte

 

Questo moto imponderabile di rientro, di penetrazione nelle profondità abissali della Vita, conduce l'individualità alla morte, alla crocifissione del naturato, del molteplice, del divenire, del dispersivo. Padre Philipon così scrive nella sua opera, La dottrina spirituale, citata da Padre Marin in Teologia della perfezione cristiana:

«Mentre il dono della scienza prende un movimento ascensionale per elevare l'anima delle creature fino a Dio, mentre il dono dell'intelletto penetra, con semplice sguardo d'amore, tutti i misteri di Dio nell'intimo e al di fuori, il dono della Sapienza non esce mai, per così dire, dal cuore stesso della Trinità. Tutto è visto da questo Centro indivisibile... È lo sguardo del "Verbo che spira l'Amore"... Introdotta... nell'abisso infinito delle Divine Persone, quasi nella loro vita intima, l'anima divinizzata sotto l'impulso dello Spirito di Amore, tutto contempla da questa altezza...».

Il Cristo lo si vede non più in forma statica (fisica), ma dinamica (sottile), operante; non più fuori ma dentro la propria coscienzialità senza dimensione; non più come un qualcosa da adorare, ma da svelare. Mentre questo processo avviene e opera catarsi, il suono-mantra si assimila al suono-nota cristico, si trasfigura in nota sottile d'amore.

L'essere percepisce che è solo vibrazione d'amore, non è né un'individualità con dei corpi né un ente particolare; è solo amore vibrante perchè il Cristo è suono coesivo, armonico accordo tonale svelante onnicomprensione, è centro dell'universo, è la nota fondamentale risuonante nello spazio (ākāśa), è mantra osannante. Quello che viene concepito come il Cristo diviene autentico Verbo divino che armonizza, con il suo ritmo, le sfere della vita. Tutti gli enti vengono visti come una fitta ragnatela di punti geometrici luminosi creanti simmetrie perfette; l'amore crea euritmia, rende lo spazio assonante e i punti gerometrici commensurati.

Prima di arrivare a questo livello, comunque, occorre molta attenzione a ciò che si percepisce: suoni, forme o colori non formali. Ciò che sta di fronte è sempre un secondo che non ha realtà assoluta. Non è questione di vedere o uscir fuori di sé, ma di essere; non è questione di osservare la forma-effige-immagine del Cristo, occorre essere vibrazione cristica d'amore.

 

Ascensione e Unione

 

L'Amore, infine, viene sganciato dall'istinto, dall'emozione-sentimento e dal concettualismo psichico, ritornando ad essere puro moto dello Spirito, non condizionato dall'influenza dell'individuato, scopre la sua libertà, ché l'amore, in quanto pura essenza spirituale, è vera libertà mentre il desiderio è prigione.

L'amore rende liberi perchè è libertà, il desiderio passionale rende schiavi perchè è esso stesso schiavitù.
Staccare l'energia d'amore da tutte le sovrapposizioni del concetto, del sentimento e dell'istinto significa, altresì, che l'amore non aderisce più ad aspetti oggettivi di qualunque natura e grado essi siano. L'amore per il Principio non è solo per il mio, il tuo o il suo, né è condizionato da un credo particolare; se ciò si verificasse, aderirebbe al singolo, al selettivo, all'esclusivo, moti questi che sono del desiderio.

L'amore è come il vento che va dove vuole, è come il sole che illumina i giusti e i non-giusti, i santi e i peccatori.

«Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poichè Egli fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugl'ingusti».
(Matteo: V, 44-45)

L'amore svincolato dalle passioni profane e spirituali brilla una luce non contaminata dalla dialettica della mente-manas.

Nel savikalpa samādhi, l'essere va di là dal nome e dalla forma e ascende assorbito dalla potente vibrazione originaria e causale dell'amore. Avviene un innesto, come un fiume che si unisce ad una corrente più grande realizzandosi in essa come unità. Questo samadhi svela l'amore come si palesa sui vari piani dell'esistenza. Pur essendo unità, comprende l'apparente molteplicità espressiva della Nota fondamentale.

Quel mantra-suono che era stato utilizzato nelle fasi precedenti non viene più sentito né a livello grossolano né a quello sottile perchè adesso si è l'essenza stessa del suono universale; esso si è risolto nel Verbo che tutto compenetra e vitalizza; l'anima stessa si è disciolta nel puro Spirito:

«Chi invece si unisce al Signore, diventa un solo Spirito con Lui».
(Paolo ai Corinzi: I, VI, 17)

Un avatāra è l'incarnazione di un Principio divino svelatesi mediante una forma temporanea su qualche specifico livello esistenziale.

Il Cristo non è venuto per confortare la psiche dell'Adamo decaduto, non è venuto per assecondare i pigri, né per innalzare sull'altare le emotive sofferenze degli uomini, ma per reintegrare il figlio ramingo al Padre per mezzo dell'iniziazione ai Misteri dell'amore cristico; iniziazione che comporta la purificazione, la trasfigurazione, la crocifissione, l'ascensione e l'unione. Queste tappe iniziatiche possono essere realizzate con lo yoga dell'amore (Prema-yoga), lo yoga del Fuoco risolvente.

 

Tratto da Essenza e scopo dello yoga, Raphael, pag 44-59; Ed. Asram Vidya)

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