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Nascita e soluzione dei coaguli energetici o contenuti

Quando un aspirante è stimolato a incamminarsi lungo la Via della Realizzazione del Sé, quando ha finito di leggere le cose più svariate e cessato di parlare confusamente di cose spirituali, la sua coscienza gli impone un'azione più incisiva, operativa, tale da sospingerlo alla soluzione delle sue istanze.

A questo punto da un vago cercare qua e là passa all'applicazione concreta della sadhana (ascesi realizzativa) e alla scelta di un Sentiero che sia congeniale al suo stato psicologico. Questa prospettata nel presente scritto è solo una sintesi operativa che rappresenta lo schema base di ogni possibile sadhana.

Per chi è pronto essa potrebbe essere anche sufficiente per innalzarsi alla realizzazione dell'Essere in quanto è e non diviene.

A chi è maturo bastano poche indicazioni per rimettere le ali e volare verso la Libertà. Se l'ente vive nel conflitto, nella sofferenza materiale e psicologica, nell'irrequietezza e insoddisfazione, vuol dire che qualche cosa non funziona in lui, o qualche cosa risulta sbagliata nella condotta della sua vita.

Può darsi anche che il suo vivere poggi su una visione errata dell'esistenza, che segua una filosofia di vita a vicolo cieco, fino a rassegnarsi a procedere nell'inerzia o ad adeguarsi passivamente all'inconscio caotico collettivo senza alcuna prospettiva di venirne fuori.

Eppure, l'uomo dell'inquietudine e dell'angoscia può avere senz'altro delle soluzioni ottimali, solo che dovrebbe essere più responsivo, più duttile, più umile e disponibile ad ascoltare una voce che difficilmente nel mondo dicotomico ha potuto ascoltare.

Che cos'è poi una Via realizzativa se non quella che svela la Pienezza e la Conoscenza di sé, cose queste che si trovano entro lo stesso ente, ma che restano profondamente celate nel cavo del cuore perché l'attenzione è spesso rivolta al mondo del divenire più che a quello dell'Essere.

Che cosa possiamo dare agli altri se la nostra vita è intessuta di emozioni, passioni, egoismi e ignoranza dei vari problemi esistenziali? Spesso neanche un conforto psicologico per sopravvivere.

La maturità, a volte conquistata sotto il martello della sofferenza, impone prima o poi di distogliere l'Occhio dell'intelligenza dalle cose che non sono (mondo duale) e a dirigerlo verso lo splendore della propria essenziale natura. Indubbiamente ciò che implica un capovolgimento di valori, una rivoluzione psicologica, un rendersi non più verso la linea orizzontale inefficace, infruttuosa, ma verso quella verticale di risveglio, di svelamento di potenzialità meravigliose che sono prerogative dell'animo umano.

Questa sintesi operativa è rivolta appunto a quanti, maturati sotto la legge della necessità, vogliono assaporare la mirabile via della Libertà fino a essere libertà-compiutezza. È a questo punto che possiamo dare agli altri non semplice conforto psicologico, ma qualcosa di più.

Il Fuoco di cui si parla non è ovviamente quello che conosciamo a livello fisico. Un istinto, una passione, un'idea, ecc. non sono altro che fuoco in espressione: i nostri corpi di manifestazione (fisico, emotivo e mentale) sono composti di fuoco, la stessa materia è un concentrato di fuoco, una stella è un fuoco che illumina: la vita stessa può essere compresa in termini di fuoco. Nello Yoga si parla di sette centri di coscienza che esprimono energia-fuoco-luce. Alcuni di essi vanno risvegliati in modo che l'energia-fuoco s'innalzi lungo una linea determinata per portare la coscienza a dimensione universale.

La vita del discepolo, dunque, è una vita di fuoco, e agli inizi egli può esserne turbato fino a rifiutare questo fuoco che gli sembra sconosciuto, dal momento che non ha mai interpretato se stesso in termini di fuoco.

Quando però il discepolo si sveglia, il fuoco gli si impone ed egli deve riconoscerlo; può essere difficile in principio perché non sa come trattare l'elemento né come affrontarlo. Questo avviene solo perché l'avidya (non conoscenza della propria essenziale natura) ci nasconde il fatto fondamentale, che dal campo di tensione che procede dal Principio universale al cuore della sostanza formale, tutto è fuoco.

Quando il discepolo gradatamente scopre la propria realtà di Fuoco, è liberato dal fuoco. Si riconosce nel Fuoco e costantemente bruciando, nel rogo elimina ogni cosa che si frappone tra lui e la sua essenza. Impara così a rigettare tutto ciò che non può essere sostenuto nel respiro del Fuoco.

Possa questo breve trattato essere di utilità a quanti si accostano alla realizzazione del Sé. Ti dò le chiavi per aprire le porte del Tempio; in Esso troverai il Fuoco rigeneratore che ti ingrandisce quanto il creato, la spada fiammeggiante per combattere le tenebre che ti costringono, la Verità suprema splendente e costante.

NASCITA DEI CONTENUTI O COAGULI ENERGETICI.

Ma come nasce un contenuto psicologico o un coagulo energetico? Per comprendere meglio tale processo possiamo rifarci alla visione Vedanta, soffermandoci, per il momento, sulla polarità purusa e prakrti. Il purusa è l'aspetto positivo, è l'Essenza, mentre la prakrti rappresenta la sostanza, l'energia (la χώρα platonica) con cui si modellano le forme. La maya è la sostanza mediante cui le forme appaiono alla percezione.

Ora, un contenuto psicologico, abbiamo detto, è un coagulo energetico qualificato; ciò vuol dire che il purusa incarnato (quel Raggio di luce immanente) tramite la mente formatrice, che è sostanza, modella il contenuto qualificandolo secondo l'intenzione conscia o inconscia.

Così, un pensiero qualificato di qualsivoglia natura ripresentato, reiterato persistentemente crea, appunto, una condensazione della sostanza, fino a formare un ente, direbbe Plotino, tale da condizionare il riflesso del purusa.

Si diventa ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero, afferma la Maitry upanisad o, in termini occidentali, l'energia segue il pensiero. Si comprende quindi la necessità di disciplinare la mente, in modo che possa diventare uno strumento docile nelle mani dell'Ente essenziale.

Occorre ricordare che il processo realizzativo consiste nello sciogliere le forme coagulate (contenuti qualitativi individuati), rallentare il moto della prakrti e infine risolverla nel purusa; la sostanza non è altro che una semplice polarità.

A questo riguardo la simbologia di Adamo e di Eva è significativa. Eva sostanza nasce dalla costola di Adamo essenza. Si può ancora dire che l'uno, proiettando un suo riflesso, crea il due; o, ancora, il punto, sdoppiandosi, forma la linea.

Sulla via del ritorno la quantità formale (molteplici contenuti ordine e grado) deve ridursi all'unità e questa reintegrarsi nell'Uno senza secondo.

Il conflitto sofferenza deriva dal contrasto tra i vari contenuti avendo questi qualità opposte; è un dato evidente che nella nostra circonferenza psichica esistono enti creati da noi che si combattono per la loro sopravvivenza.

Occorre far tacere le molteplici voci che intorbidiscono e travolgono la coscienza; occorre, senza sentimentalismi, riconoscere che: o è la sostanza che, in modo caotico, lambisce l'intera circonferenza, oppure è il purusa, o l'ente reale, essenziale, che impone il ritmo direzionale alla circonferenza.

La sostanza è un cattivo padrone, ma un ottimo e utile servo. Lasciare che la prakrti si modelli secondo i vari stimoli interni o esterni che può ricevere senza l'intervento direttivo dell'Ente essenziale, o "Ordinatore interno", significa trovarsi completamente alienati.

Il disordine di una società è il riflesso specchio del disordine della sostanza individuale che non viene plasmata secondo la pura Idea, direbbe Platone, o la volontà spirituale della Coscienza. L'ignoranza di ciò che si è (avidya) porta al vivere proiettivo psicotico, quindi al vivere folle. Infatti il mondo degli ego empirici è una dimensione paranoica; il Liberato ha sconfitto l'ignoranza; gli rimane il vivere privo di proiezioni, senza aspettative: persino i suoi stessi atti possono apparire importanti agli occhi degli altri ma non ai suoi.

I tre fuochi individuati sono potenti energie qualificate di un io rapporto a un altro io. Si può essere polarizzati principalmente su una specifica qualità energetica, per cui abbiamo individui prettamente istintuali, emotivi-sentimentali-passionali, o mentali; oppure, ancora, un io con qualità miste; però è importante ricordare che a questo livello i fuochi sono sempre in relazione a un centro egoico.

Fino a quando il riflesso di coscienza del puro Sé-Nous s'identifica con tali fuochi non può essere libero di ritornare alla Fonte da cui si è distaccato per semplice temerarietà, per dirla con Plotino; ovvero per la sua libertà di operare in molteplici direzioni.

Così, tutto il processo realizzativo consiste in opportune fasi operative:

1. Comprensione dei fuochi individuati.

2. Separazione del riflesso di coscienza animica (jiva) dalle proprie proiezioni.

3. Fissazione del Centro coscienza su se stesso.

4. Rivolgimento del Centro di coscienza, e quindi integrazione dei fuochi individuati, verso la controparte universale e principale dei fuochi.

5. Captazione dell'essenza del fuoco e stabilizzazione della consapevolezza su tale stato metafisico.

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In sintesi si ha che il riflesso coscienziale, da individuato e scisso dal contesto dell'Essere e quindi identificato col mondo delle semplici apparenze, riprende la sua autentica natura universale. La parabola del figliol prodigo che ritorna a casa è emblematica.

L'ente umano è un centro spirituale luminoso ma, per un suo libero atto, può oscurarsi, può scendere nella caverna e vedere solo l'ombra della Realtà, anche se questo evento rimane relativo perché non può ovviamente cambiare di natura. L'immortale non può divenire mortale, però può pensarsi, credersi finito e corruttibile. Per esempio, identificandosi col contingente corpo-fisico grossolano, l'Anima immortale può considerarsi mortale, ma questo evento può essere solo apparente e non-reale.

SOLUZIONE DEI COAGULI ENERGETICI.

Può avvenire che nella nostra spazialità si presentino contenuti psicologici o, meglio, coaguli energetici qualificati che hanno una certa forza e persistenza da condizionare il centro coscienza non stabilizzato.

Anzi, ci sono particolari contenuti coaguli che possono rendere l'ente completamente aggiogato e frustrato; ogni individuo ha un suo guardiano della soglia con cui deve fare i conti, a volte possono essercene più di uno con grave difficoltà della coscienza a gestire il proprio equilibrio.

Che cosa occorre fare in questi casi?

Proponiamo alcune modalità operative:

a) Con la potenza del suono (mantra) disgregare il coagulo. È un atto dinamico, preciso e immediato.

b) Accettandolo e integrandolo nella pura coscienza; occorre naturalmente avere adeguata posizione solare coscienziale.

c) Rallentando il ritmo del contenuto e sottraendogli energia fino a neutralizzarlo completamente.

d) Operando con una qualità energetica opposta a quella del contenuto. In questo caso si ottiene una sorta di trasmutazione alchemica.

Però ciò che occorre non è combattere in modo frontale il contenuto. I quattro modi di operare vanno espressi in termini di calma determinata, di consapevole amorevole fermezza; non è la volontà egoica, ma la consapevolezza decisa a essere arbitro dell'evento. Inoltre non bisogna giudicare, biasimare oppure giustificare il contenuto.

La Visione che tutto ciò che si percepisce nella propria spazialità non è altro che un secondo relativo, per quanto di particolare consistenza, può favorire una maggiore coscienza solare. Assoluto è solo colui che percepisce, colui che osserva, che è consapevole, colui che è testimone di ogni movimento qualitativo; e quando si prende consapevolezza della propria assolutezza l'atteggiamento verso il secondo cambia completamente e la soluzione dell'evento diventa certezza.

Sotto questa prospettiva si può dire che la Conoscenza tradizionale rappresenta una quinta modalità operativa; anzi, per chi è predisposto basta la Conoscenza a svitalizzare, neutralizzare e sciogliere ogni possibile secondo che può presentarsi all'orizzonte della circonferenza psichica. Il mantra disintegra la forma, la Conoscenza svilisce e scioglie, l'Amore (che parte dal purusa incarnato) trae a sé tutto ciò che tocca integrando e risolvendo.

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Se domandi all'io empirico se puoi realizzare tutto quello che abbiamo detto ti risponderà che è impossibile; ciò dimostra che non è il caso di turbare coloro che sono completamente fusi con il prodotto egoico e quindi con le guaine vasi.

Però se inizi a osservare o, meglio, a essere consapevole del movimento dello psichico: pensieri, emozioni, desideri, istinti, ecc., che appartengono ai veicoli corpi, ti accorgi che per quanto sia difficile non è impossibile. È questione di pazienza, di perseveranza, di sete di compiutezza, di affrancamento dall'identificazione con ciò che non si è.

Malgrado le circostanze della vita che, come abbiamo detto, sono sempre contingenze anche se qualche volta dolorose, tu continua a separare la Presenza etere consapevole dall'osservato; ti accorgerai, come avrai potuto notare in precedenza, che in te tutto va e viene, ogni cosa appare e poi scompare, ma non scompare la Presenza consapevole; difatti, essa è cosciente dell'assenza e della presenza di qualunque movimento che possa determinarsi entro la tua circonferenza.

Noi siamo talmente abituati a sentirci vivi solo se esprimiamo pensieri, emozioni, ecc., che non abbiamo idea dello stato di Essere senza dualità. Né possiamo concettualizzare tale condizione perché non otteniamo alcun risultato: la Presenza è uno stato da realizzare, di là da ogni movimento mentale, anche perché essa si trova dietro la stessa mente, essendo questa un semplice mezzo di espressione, un corpo vaso.

Ecco perché ti si parla spesso di realizzazione, di attenzione coscienziale ecc. Una persona completamente fusa con lo strumento mentale desidera a tutti i costi capire, con la sola concettualizzazione, ciò che non può capire; qui non si tratta di capire ma di essere, tout court; e per essere occorre solo una presa di consapevolezza totale; diremo che solo nel silenzio dei veicoli, strumenti di rapporto o di relazione, puoi scoprirti, puoi essere ciò che realmente sei, e questo stato ti offre pienezza, quindi libertà e beatitudine; pienezza che puoi offrire a chiunque per un puro atto di amore-donazione, e finalmente senza aspettative, proiezioni, desideri, appropriazioni.

[Tratto da "Oltre l'illusione dell'io", Raphael, Ed. Asram Vidya]

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