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Via del Fuoco - Via del Ritorno

VIA DEL FUOCO

La via mediana è la "Via del Fuoco" che da Malkuth porta a Tiphereth, a Da'ath, a Kether e, infine, al Non-Essere in quanto Assoluto-costante. La sfera metafisica è esattamente quella di Ain Soph, e il discepolo che segue la "Via del Fuoco" ad essa deve tendere.

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30. Si è parlato di "Via del fuoco" in riferimento alla Qabbālāh, all'Advaita Vedānta e all'Asparśa Yoga e, per quanto i nostri lettori abbiano già capito il suo significato, tuttavia è bene chiarirlo.

La "Via del Fuoco", ovviamente, non ha alcun riferimento con l'elemento fuoco propriamente detto; essa vuol essere solo quella "Via" da percorrere (sādhanā) per realizzare la propria Essenza. Anche in termini yoga si può dire che il fuoco Kuṇḍalinī, che dimora alla base della spina dorsale, deve unirsi con quello di Śiva al sommo della testa. È, dunque, via sperimentale, operativa, realizzativa.

Potremmo usare anche l'espressione "Via del Suono" (śabda marga) perché anche il Suono sottostà alla manifestazione e il discepolo si realizza come Suono e infine come Essenza non-sonora. Aum è il suono primordiale, è la saetta vibrante; anche la Luce è il Fuoco primordiale. Così si può parlare di Suono luminoso e di Luce o Fuoco sonoro. In sanscrito "suono" si dice svara e "luce" svar; suono e luce sono uniti dalla loro essenziale affinità fonetica. In base a questa identità di luce e suono, nel Ṛg Veda il Cantore è detto svabhānavah, cioè " colui che è autoluminoso".

Secondo la Qabbālāh, la Luce-verbo emerse dalle profondità delle Tenebre. Dunque, la "Via del Fuoco" è il sentiero che ogni discepolo percorre in ogni ramo della Tradizione; è la Via del "Ritorno". Di conseguenza, non è né un insegnamento particolare e individuale, né ancora una via collaterale a quella che è l'unica e la sola Via maestra. In verità, tale espressione è nata in modo innocente, ma pertinente.

A chi scrive, avendo ricevuto l'insegnamento asparśa e advaita-vedānta, ad un certo punto della sādhanā è stato detto di accendere il Fuoco, di bruciarsi col Fuoco e di risolversi nel Fuoco.

Questa "Via" ha attinenza anche con il Dio Agni, considerato nei Veda come il Signore del triplice mondo. Ma Agni rappresenta altresì la fiamma dell'aspirazione verso l'Alto, che alla fine colma il cuore del Fuoco divorante della Pura consapevolezza. (È ovvio che certi suggerimenti possono avere un valore solo per chi li riceve).

Studiando poi alcuni rami della Tradizione, lo scrivente si è accorto che in definitiva ogni discepolo, a qualunque ramo possa appartenere, segue la sua "Via del Fuoco".

 

VIA DEL RITORNO

39. Il sentiero o via che da Yesod porta a Tiphereth è il 25°, chiamato Intelligenza della Tentazione o delle prove. Le "Vie della Saggezza" sono le strade luminose attraverso le quali gli uomini possono pervenire ai Centri nascosti. Esse sono 32.

52. Si è detto precedentemente che il Sentiero che da Yesod porta a Tiphereth è il 25°, quello della Tentazione o delle prove. Ciò implica che, discendendo, il mondo individuato rappresenta una forte tentazione e una prova per l'anima che vi si avventura.

Sulla linea di salita, per ritrovarsi Tiphereth bisogna :

a) Risolvere le cristallizzazioni operate da Hod; sono forme immagini viventi che dimorano nella spazialità individuale psichica e che rendono la vita inerziale.

b) Fermare il moto discendente delle energie. Ciò implica costituirsi come centro neutro nel flusso e riflusso energetico.

c) Riorientare verso L'alto il movimento psichico, risolvendo, così, la via orizzontale dell'individualità. In altri termini, occorre operare una curva a U. Ciò comporta, ancora, passare da uno stato esteriorizzato ad uno interiorizzato.

Questa ascesi di soluzione, di fissione e di riorientazione non può essere descritta perché è pertinente al particolare soggetto che opera l'ascesi. Ogni discepolo ha il suo stato coscienziale, il suo karma, il suo bagaglio energetico, ecc., e L'ascesi va vista in riferimento a questi dati. In ogni modo si possono dare delle note sintetiche a coloro che sono pronti.

53. Non c'è forma o qualità che non tenda alla sua estinzione, alla sua morte, al suo annullamento. Si tenta di perpetuare il mondo della forma e della qualità ch'esso esprime con un grande dispendio di energia; eppure la sua conclusione - malgrado ogni sforzo contrario - è la trans-formazione (di là dalla forma) e la trans-qualità (inqualificazione).

In termini di fisica, l'essere è forma (corpo-volume);
in termini di psicologia, è qualità (psiche);
in termini teologici e filosofici, è Coscienza-Vita (Principio);
in termini metafisici, è Uno-senza-secondo, Costante assoluta, Infinito inqualificato e indeterminato.

Così abbiamo:

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Si possono sentire le reazioni della forma, si possono sentire le qualità facendo astrazione dalla forma e ci si può sentire Vita in quiete, intessuta di Silenzio; Vita che riposa in se stessa e per se stessa. Quando si è raggiunto il grande Silenzio, allora la Coscienza, avendo risolto il moto, viene attirata da Ain Soph.

54. L'Uno è la Coscienza, il due la qualità, il tre la forma; i tre non sono scissi, ma rappresentano modalità diverse di espressione vitale dell'Unità indivisa.

L'Uno è il Silenzio (Kether), il due il movimento (Chesed-Geburah-Tiphereth), il tre la prigione (Nezach-Hod-Yesod). La "Via del Fuoco" consiste nel rompere la prigione, risolvere il movimento e trascendere lo stesso Silenzio primordiale. Se si è attratti dall'Azione o dalle Qualità (che impulsano all'azione) o dal Silenzio principiale che tutto avvolge e compenetra, non si è pronti per seguire la "Via del Fuoco".

Se si è interrati nell'Azione si è schiavi degli eventi se si è impulsati dalle Qualità si è schiavi dei godimenti, se si è attratti dal Silenzio si è prigionieri del Nirvana, della Beatitudine o del Paradiso.

55. La via per Ain Soph è una via di negazione (delle apparenze) e di affermazione (dell'Ain Soph), è una via di morte e di risveglio, è una via di solitudine, di coraggio e di comprensione.

Molti amano farsi trastullare dalle Potenze, pochi amano dominare le Potenze, pochissimi amano trascendere le Potenze.

56. La triade inferiore è il fiore, la triade mediana è lo stelo e la triade superiore è il Seme: la "Via del Fuoco" è l'estinzione o la soluzione del Seme.

Un Seme-principio è uno degli infiniti Semi che Ain Soph può proiettare sul suo stesso schermo senza limiti. Un Seme-principio, visto da Ain Soph, è già determinazione, prigione, condizionamento. La Realtà assoluta è più di un semplice Seme-principio, per quanto indefinito possa essere nelle sue espressioni vitali.

Chi si pone nel Seme-principio si pone sul piano della Necessità; chi si pone o, meglio, si risolve in Ain Soph ha realizzato la Libertà totale e assoluta.

La vera Libertà non è quella "di fare", ma è quella di essere liberi "di fare" e "di non fare" – e questa Libertà appartiene solo all'aspetto metafisico.

Nella triade inferiore il "fare" comanda l'individuo; nella triade mediana si dirige l'agire (ma non si può non agire); nella triade superiore si è nel "non agire"; solo sul piano di Ain Soph si è totalmente Liberi dalla necessità di fare e non-agire.

57. Nella triade inferiore si è sotto la Legge, in quella mediana si è la Legge, in quella superiore si è causa di Legge, in Ain Soph si è di là o al di sopra di ogni Legge; si è, dunque, trascendenti le Leggi dell'Essere.

Chi è comunque contro la Legge, chi è fuori di ogni Legge, chi è violatore della Legge, non è in Ain Soph.

58. La mente, nella sua estensione totale, può arrivare fino alla Causa prima, ma se vuole andare al di là deve fermarsi, perché Quello (Ain Soph) non può essere oggetto percettivo mentale ma è frutto di realizzazione.

L'Infinito non procede da un centro, da un punto, perché è senza centro e senza punto, ma proietta un centro-punto che si chiama Kether.

La mente, se si risolve nel centro-punto, non produce più "pensiero rappresentativo" poiché nel centro-punto il soggetto e l'oggetto spariscono.

Se ci si "pensa" centro-unità si cade in un grosso equivoco che è tipico della mente che non comprende il suo stesso funzionamento. La mente empirica può solo rappresentarsi il centro-unità o Punto principiale; per essere Punto, occorre abbandonare il volume, il piano e la linea, occorre risolversi nell'Essenza, occorre non pensarsi centro.

Molti pensano o si rappresentano il Silenzio, ma non sono Silenzio.

Il Silenzio è la più alta realizzazione sul piano del manifesto.

Bisogna distinguere tra rappresentarsi ed essere.

Ogni rappresentazione è sempre riferita a qualche cosa, ma l'Essere non è riferito a niente se non a se stesso in quanto, appunto, puro Essere.

Dietro la rappresentazione vi è Colui che rappresenta, e quando Colui che rappresenta non rappresenta più si ha Silenzio, si ha Essere o Coscienza senza sovrapposizioni o immaginazioni.

59. L'imperfetto e il perfetto, il relativo e l'assoluto, il male e il bene l'inferiore e il superiore, ecc., sono rappresentazioni di Hod il quale opera tramite "l'immaginare polare".

Ain Soph non si lascia immaginare, ma semplicemente realizzare. Immaginare è più facile che realizzare per cui i molti immaginano Kether, Chokmah e persino Ain Soph. Chi segue la "Via del Fuoco" deve abbandonare le immaginazioni, le rappresentazioni e le concettualizzazioni; deve morire con coraggio ad ogni tipo di oggettivazione mentale. L'unica legge che deve seguire è quella che conduce alla Libertà. Sulla Via del Ritorno occorre estinguersi per veramente Essere.

Per spegnere il triplice Fuoco (triplice triade) bisogna avere Maturità, Dignità, Arditezza e Conoscenza intuitiva.

Chi ha spento il triplice Fuoco - avendo ancora un corpo - è un "cadavere vivente" (jivan-mukta = liberato vivente).

Un "cadavere vivente" non lascia orme o impronte; non ha scopo da raggiungere, né dovere da adempiere.

Il Compiuto vive solo di Compiutezza e di Pienezza, e questa Pienezza prescinde da ogni determinazione, da ogni azione, da ogni finalità.

60. Tiphereth è Comprensione universale, è armonia vitale, è anche Conoscenza, per cui riveste la figura di Istruttore, ma deve saper trovare l'ardire e la determinazione di valicare l'Abisso e di non intrattenersi più, per quanto non per fini individuali, col mondo delle "ombre".

II suo volo verso Kether dev'essere di rondine senza agitazione o strepitìo, deve lasciarsi "attirare" deve planare senza alcuno sforzo, senza alcuna resistenza nell'Uno senza moto.

In questo volo che porta sempre più in alto, e quindi verso il confine del non-formale, non si vedono "altri"; le parole mancano, i pensieri tacciono, i propositi non hanno senso; non ci sono risposte per nessun perché; in tale volo le circonferenze incominciano a sfumare, perché gradualmente si scopre che non esiste niente eccetto il Sé.

Al fulgore dei raggi del Sole polare le "ombre" si snebbiano, diventano limpide e si risolvono in punti senza dimensione.

Con chi parlare se gli "altri" non sono?

Con che cosa pensare se non c'è una mente proiettiva e, quindi, problemi da risolvere?

A chi "aggrapparsi" se non c'è un secondo come sostegno?

La "Via del Fuoco" è la Via del senza sostegno del senza rapporto, perché la Verità ultima, o la Realtà, poggia solo su se stessa. La "Via del Fuoco" è la Via dei Forti, di coloro che osano tuffarsi nell'Oceano senza nome, lasciandosi felicemente morire, decomporre, depolarizzare, come un pezzo di sale che si scioglie nell'acqua.

61. Un attimo di disattenzione e ci si ritrova a guardare in basso: le "ombre", così, riappaiono, si stagliano sull'orizzonte-schermo e il moto di relazione ricoinvolge.

Alcuni sarebbero pronti, ma mancano di decisione; decisione che non è desiderio, né aspirazione e neanche volontà, è qualcosa che nasce dalla consapevolezza che il Tutto esistente non è... esistente.

Non ci sono tecniche a certi livelli, né filosofie, né Dei da adorare, né qualità energetiche da esprimere.

Per "risolversi" occorre quella Dignità e quella Consapevolezza che sono

consustanziali all'Essere che ha compreso.

La Via dell'Abisso è una Via di ritrovamento, di reintegro e di svelamento della vera, suprema e incommensurabile Libertà.

62. Per chi ama la Libertà (non certo quella dell'io-ombra) altra strada non v'è se non quella dell'Ain Soph; chi ama la Libertà, che è pace e soavità di pienezza, l'Abisso l'attende. Abisso che sa spezzare le catene che per lunghe età hanno costretto nell'identificazione e nello smarrimento.

Per chi ama la Libertà vi è un Sentiero di Fuoco che sa estinguere il desiderio di potenza e di esistenza (individuata e universale); desiderio che, quale surrogato, disperatamente tenta di supplire a quella Libertà che non è frutto di proiezioni umane né divine.

Chi intravede la vera Libertà non può più accettarsi nella necessità, anche se questa appartiene alla triade mediana e superiore.

Chi vuole essere libero da ogni ingannevole dualismo, non può concedersi debolezze, titubanze, rinvii, alibi per quanto nobili e irreprensibili.

Chi ama la Libertà lascia che il mondo triplice della necessità miseramente si estingua, senza rimpianti, senza lamenti, senza stupori: quando la rischiarante luce del sole brilla all'orizzonte, chi mai oserebbe attaccarsi al debole riflesso della luna?

Ciò che si chiama vita è morte, necessità e tenebra; ciò che si definisce morte è Libertà e pienezza di Essere.

Binah è creatrice di necessità ma anche di Libertà; se si sa osare, il Fuoco distruttore di Binah può incenerire quella vita-morte a cui ci si aggrappa infantilmente per ignoranza metafisica.

Se è dei deboli il vivere formale, è dei deboli attaccarsi ai molteplici sostegni corporali, è dei deboli il preservare; è invece dei forti il morire coscientemente, è dei forti spegnere il Fuoco alimentatore di qualità e di corporeità.

Tiphereth, Kether, Ain Soph: questa è la Via del Fuoco. Tiphereth, quale umile riflesso, deve reintegrarsi in Kether; Kether, quale semplice determinazione o Punto di Ain Soph, deve morire a se stesso e ritrovarsi Libertà assoluta.

63. Vi sono anime che scendono, anime che conservano ciò che hanno e anime che depongono il fardello, di ogni ordine e grado e, in silenzio ardimentoso, prendono la Via metafisica dell'Infinito inqualificato.

Se Ain Soph è la Realtà assoluta e la Libertà senza costrizione, allora che cosa bisogna temere? Che cosa può trattenere nel mondo della necessità?

Vi sono anime che difendono il proprio egoismo, vi sono anime che difendono la propria missione, la propria azione disinteressata e la propria istanza ksatriya (ordine dei legislatori e governanti), e vi sono ancora anime che si risolvono nel Silenzio metafisico avendo trasceso ogni tipo di fare e non-fare, di agire e non-agire, di essere e non-essere.

La Via dell'Abisso è Via di Silenzio; ma, attenzione, il rumore potrebbe ri-allettare; quelli che furono i nostri compagni-ombra di caduta potrebbero offrirci sofismi stimolanti e farci ricadere nel rumore imprigionante. Occorre vigilanza¨ ciò che per alcuni è cibo, per altri può essere veleno.

64. Stiamo prospettando la via per Ain Soph, non quella di Yesod o Malkuth; stiamo proponendo la via "della depolarizzazione" non quella della "polarizzazione" stiamo additando la via del Reintegro non quella dell'estroversione e della generazione.

Se il composto ferro (massa) vuole risolversi in energia deve portarsi al silenzio e morire a se stesso (in quanto elemento ferro).

La Via del Ritorno è via di soluzione è via di maturità, di smagnetizzazione. La Via del Ritorno è via di maturità di conversione di distacco. Ma non è via di abbandono, di fuga, di contrapposizione. È bene riflettere su ciò.

65. La conoscenza è sete di Verità, l'amore è sete di Unione-identità, la volontà è sete di Essere, l'Ain Soph è di là dal conoscere, dall'amare e dal volere.

 

[Tratto da “La Via del Fuoco secondo la Qabbālāh”: il primo paragrafo “La Via del Fuoco” da pag 35; il secondo “La Via del Ritorno” da pag 54 e pag 72 e seguire. Raphael. Eḍ Asram Vidya]

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