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Mente di sonno profondo e mente conscia silenziosa

34. Si deve conoscere il comportamento che la mente adotta quando è pacificata, cioè quando è libera da ogni immaginazione ed è dotata di discriminazione. La condizione della mente nel sonno profondo è di tutt'altra natura e non può essere paragonata alla precedente.

Gli yogi, in particolare, devono osservare il comportamento che [manasah] la mente adotta quando viene pacificata, quando è esente da ogni immaginazione e è capace di discriminazione.

Obiezione: Nell'assenza di ogni possibile consapevolezza, la mente, nello stato di sonno profondo, si comporta esattamente allo stesso modo della mente pacificata. Che cosa si potrebbe ancora osservare quando manca la consapevolezza?

Risposta: La vostra osservazione non è valida perché il comportamento della mente [susupte] durante il sonno profondo è diverso, essendo essa sotto il velo della maya e dominata ancora dalle tendenze latenti che sono i semi di ulteriori errate azioni. Il comportamento della mente pacificata è, dunque, diverso perché l'ignoranza, che produce quelle attività negative, è stata distrutta dal fuoco della realizzazione del Sé; quindi, è stata rimossa la causa di tutte le afflizioni; pertanto le due condizioni (mente di sonno profondo e mente conscia silenziosa) non sono identiche. Questa distinzione è bene conoscerla, ed è ciò che la presente karika cerca di mettere in evidenza.

[Occorre distinguere due posizioni di coscienza che apparentemente potrebbero sembrare identiche; l'una è riferita al samadhi yogico, comunemente inteso, e l'altra alla mente-coscienza dell'asparsin.

Molti yogi tentano di raggiungere, tramite particolari esercizi fisici o psichici, il prajna-samadhi, facendo sgusciare la loro coscienza fuori dei veicoli grossolano e sottile stabilizzandosi in prajna o nel proprio stato germinale-noumenico. Questo tipo di samadhi, per quanto elevato, non risolve completamente il problema della liberazione integrale perché non avendo, appunto, bruciato i ceppi della stessa ignoranza che dimorano proprio in prajna, questi yogi sono costretti a ritornare sul piano sottile e grossolano esperimentando la dualità-conflitto; in altri termini, attuano solo una fuga dal mondo duale percettivo, senza risolvere il problema dell'avidya. Ad un livello inferiore ciò rappresenta la condizione di molti medium che entrano in trance, senza per questo aver realizzato la Liberazione. L'asparsin, invece, con la spada della discriminazione-discernimento o Conoscenza, avendo distrutto i semi della stessa ignoranza-avidya (l'illusione della dualità) a livello germinale, consegue lo stato di mente pacificata. E questo stato pacificato e di beatitudine non riguarda una delle tre condizioni esistenziali (visva, taijasa o prajna), ma tutte le condizioni. Dell'asparsin si dice, allora, che il suo samadhi è ad «occhi aperti», perché anche a livello di visva vede Brahman e solo Brahman. Si può ancora dire che alcuni yogi inibiscono soltanto le loro vrtti mentali, senza trascendere lo stato subconscio, al contrario dell'asparsin, che, com'è stato detto, tramite il discernimento superconscio perviene alla Realtà, realizzandosi, quindi, Realtà senza secondo.]

Si indica ora la ragione che giustifica la differenza di comportamento che è stata appena stabilita (tra la mente di un dormiente e quella di un asparsin).

35. La mente si assopisce durante il sonno profondo, mentre ciò non avviene quando è stata pacificata. La mente (di un asparsin) diviene identica al Brahman, esente da paura e dotata della luce onnipervadente della conoscenza.

Nella condizione [susupte] di sonno profondo la mente, portando con sé tutte le sue tendenze e impressioni che sono i semi delle sue esperienze nello stato d'ignoranza, ritorna allo stato seminale o virtuale caratterizzato dall'indifferenziazione dovuta all'oscurità, mentre quando è pacificata dalla conoscenza che sorge dalla discriminazione, la mente (di un asparsin) non ritira in se stessa tutte le attività: cioè non si riassorbe nella condizione oscura della virtualità; quindi, la mente del dormiente, che entra nel sonno profondo e quella di un asparsin, perfettamente pacificata, non sono identiche. quando la mente si libera da tutte le idee di soggetto-oggetto, create dall'ignoranza, si realizza come Brahman supremo, non-duale, e si emancipa da ogni timore, perché in questo stato non vi è percezione di dualità che generi inquietudine (Brhadaranyaka up.: I, IV, 2). Brahman è quell'entità quiescente e senza paura, conoscendo la quale non si ha più timore di nulla (Taittiriya up.: II, IX, 1).

L'idea può avere ancora questo sviluppo: jnana significa conoscenza, vale a dire coscienza, che è la natura stessa dell'atman, e Brahman, che ha quella conoscenza come sua [alokah] luce (espressiva), è jnanalokam: luce di conoscenza. Ciò implica che Brahman è unità di coscienza, la quale, simile allo spazio-etere, è onnipervadente.

Tratto da Māṇḍukya Upaniṣad, Raphael, Ed. Asram Vidya, pag 176-177

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