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Commento al Vivekacūḍāmaṇi: sūtra 25-28

Il commento di Bodhānanda ai sūtra  del Vivekacūḍāmaṇi, il gran gioiello della discriminazione, è parte di un lavoro collettivo di commento di alcuni  sūtra di quel testo svolto dagli allora partecipanti alla mailing list Advaita-Vedanta che si articolò per un buon numero di anni, circa dal 2000 al 2005. Il testo di riferimento è quello dell'edizioni Parmenides (prima Asram Vidya).

Nel brano che segue si riportano i commenti ai sūtra 25 - 28 di Bodhānanda, l'augurio è che ognuno possa trovare in sè quell'anelito ardente all'emancipazione che spinge alla ricerca di una felicità non relativa e condizionata, ma piena, assoluta, incondizionata.

Nel brano si evidenzia come l'istanza che spinge verso l'Ideale spesso sia nascosta da altri stimoli, desideri, aspettative, con la conseguenza che la ricerca spirituale divenga mero strumento di sostegno e di consolazione dalle vicissitudini della vita e non mezzo di risveglio alla piena consapevolezza di sè.

 

 

Sūtra 25. Śraddhā è l'aderenza fiduciosa (fede) alla verità esposta nelle Scritture e dal proprio Guru (śātrasya guruvākyasya); con essa si perviene ad apprendere il reale (vastu).  

Commento di Bodhānanda.  

Secondo la tradizione dei darśana bramanici esistono diversi mezzi di conoscenza o pramāna:

1) pratyaksha o percezione - (conoscenza materiale)

2) sabda o autorità dei testi tradizionali - (conoscenza per fede)

3) anumana o inferenza - (conoscenza per logica)

4) upamana o conoscenza per analogia

5) paroksha o conoscenza indiretta o intuizione

6) aptodesha o conoscenza ricevuta da un saggio

7) manaskara o concentrazione e meditazione

8) mati o opinione

9) aitihya o tradizione

10) arthapatti o deduzione autoevidente da un determinato evento

11) khyatti o consapevolezza delle relazioni generali degli oggetti

rappresentati dai sensi

12) vada o dialogo

 

(B. Walker) 

Viene qui esposta la posizione dell'aspirante che "crede" nelle scritture e alle parole del proprio Maestro. 

 Un tale aspirante, ovviamente, sa che quanto conosce delle scritture è solo una sua interpretazione e che le parole del Maestro, oltre ad essere ugualmente interpretate, sono comunque relative al suo stato coscienziale. 

 Per questo egli le userà solo per sè medesimo, per la propria sādhanā, affinchè giunto alla verità, grazie ad esse, potrà, eventualmente, usarle nei confronti di altri quando questi gli si accosteranno come discepoli, essendone finalmente consapevole per esperienza diretta e non più per mera credenza.

Sutra 26. Samādhāna, o fermezza mentale, è quella condizione in cui la buddhi è costantemente concentrata sull'assoluto Brahman, senza cadere nel giuoco mentale (na tu cittasya lālanam).  

 

Commento di Bodhānanda. 

 

Questa condizione equivale alla fine delle oscillazioni. 

Ramana Maharshi dopo la realizzazione del Sè, pare che per stabilizzarlo abbia impiegato diversi anni.

La buddhi può cogliere l'Assoluto in sè durante il nirvikalpasamādhi, ma questa è una esperienza (volendola chiamare esperienza) momentanea, in cui viene meno la percezione del mondo fenomenico e dell'individualità.  

Alcuni usano il termine di "sat cit ānanda" per indicare, metaforicamente, lo stato che si manifesta. 

Se invece la buddhi viene a fissarsi solo sul Brahman abbiamo anche, dicono le scuole dello yoga, l'esaurimento del corpo fisico che, non più sostenuto, dall'essere si disgrega.  

Diverso è il caso in cui la buddhi, oltre a fissarsi sul Brahman, riesce a contemplare anche la manifestazione del Brahman; è la condizione del Realizzato in vita o jivānmukta o bodhisattva nel Buddismo o stato cristico nell'esoterismo cristiano. 

È un evento raro e anche se molti discepoli ritengono che il proprio Maestro abbia raggiunto un tale stato, è estremamente difficile riconoscere un tale stato, perchè esso è slegato da qualsiasi parametro. 

In ogni caso, dicono che al mondo mediamente ne sono presenti non più di una decina (sette, otto).  

Essendo completamente slegato dal mondo fenomenico, egli non è legato ad un percorso e alla sua disciplina morale o a delle prescrizioni.  

Se egli riveste un ruolo pubblico (del genere ecclesiastico) può adempiere a dei ruoli, ma può anche continuare il lavoro mondano di sempre.  

Leggendo le biografie delle persone stimate essere in questo stato (un Acarya di Sringeri, un paio di Kanci, Ramana Maharshi, Shirdi Sai, Sathya Sai, Ramakrishna) viene fuori una multiformità di comportamenti.

 

Sutra 27. Mumukṣutā, o l'anelito all'emancipazione, è quella determinazione, (icchā) di apprendere la propria reale natura (svasvarūpāvabodhena) affrancandosi da tutte le forme di schiavitù (bhandhān), da quelle relative al senso dell'io a quelle del corpo grossolano (ahaṁkārādidehāntān) create dall'ignoranza (ajñāna).  

 

Commento di Bodhānanda.  

L'anelito all'emancipazione, a seconda della posizione coscienziale, si presenta in diversi modi, di cui questo sūtra dà la lettura ultimativa. 

Nell'ambito dell'azione essa si manifesta con la ricerca della felicità che viene fatta coincidere il non volersi far legare dallo svolgimento delle azioni e, quindi, l'anelito viene assecondato con l'adesione al proprio dharma.  

Nell'ambito dell'emozione essa si manifesta con la ricerca della felicità che viene fatta coincidere il non farsi legare dalle emozioni e, quindi, l'anelito viene assecondato con l'adesione ad un Ideale divino verso cui tendere.  

Nell'ambito del pensiero essa si manifesta con la ricerca della felicità che viene fatta coincidere con la non adesione ai pensieri e, quindi, l'anelito viene assecondato con la discriminazione e il distacco.  

Nell'ambito metafisico essa si manifesta con la ricerca della non individuazione che equivale all'auto riconoscimento dell'ente, di Sè come Pura Realtà e, quindi, di Realtà Assoluta.

 

Sutra 28. - Nei tiepidi, questa sete di liberazione può essere risvegliata con l'aiuto di vairāgya, di śama, ecc...e con l'influsso dell'Istruttore (guroḥ).  

Commento di Bodhānanda.  

L'istanza che spinge verso l'Ideale non sempre è evidente, spesso giace nascosta da altri stimoli, desideri, aspettative.  

Questo sūtra afferma che col distacco e con altre discipline , unitamente alla presenza di un istruttore, questa istanza può svegliarsi.  

Difficile che ciò avvenga nella persona che è soddisfatta di sè o di quanto fa.  

Per questo motivo, anche, sono molti i disadattati che vengono attratti dagli indirizzi spirituali.

 

 

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