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Orfismo e Tradizione iniziatica

(Tratto dall'Introduzione del libro Orfismo e Tradizione iniziatica - Raphael, Ed. Asram Vidya)

L'Autore di questo libro riconosce che ha semplicemente sfiorato il problema dei sacri Misteri, come ha sfiorato gli eventi che hanno caratterizzato la vita di Orfeo. D'altra parte, non è suo compito dilatare una problematica che non porterebbe alcun giovamento, ma servirebbe solo a soddisfare la curiosità intellettiva empirica.

L'Autore non ha mai scritto o parlato per i molti o per gli eruditi, i dotti o i professionisti accademici (questi non hanno bisogno di suggestioni, indicazioni o delucidazioni), ma per quei pochi che, acceso il fuoco dentro di sé, sanno poi alimentarlo fino a farlo diventare una grande fiamma di amore verso la Conoscenza-realizzazione.

Il momento storico dell'umanità è caratterizzato da un intenso intorbidimento delle coscienze e da una profonda attenzione alla sfera del sensibile corporeo che assorbono tutte le energie.

Anche quei "molti" che si interessano a questioni spirituali, religiose o iniziatiche sogliono porre l'accento soprattutto sull'aspetto contingente e particolare, anche se si esprimono in termini di trascendenza dell'empirico o, addirittura, di metafisica realizzativa.

Alcuni, e non sono pochi, sono poi afflitti da problemi psicologici, di disattamento ambientale, da frustrazioni varie sì da ricorrere allo yoga o alla letteratura esoterica occidentale come semplice mezzo di sfogo terapeutico.

Altri seguono dottrine o insegnamenti che possono favorire l'indipendenza, la libertà e l'espressione dell'io, per quanto in Occidente l'individualità sia già iperstimolata.

Altri ancora - e ci si ferma qui - seguono insegnamenti che possono secondare lo sprigionamento del devozionalismo passivo, dell'energia sessuale o del potere psichico (siddhi); anzi, si cerca persino di potenziare questi fattori per gratificare esigenze mondane.

Gli insegnamenti originali dei Ṛṣi, o di uno Śaṁkara, di un Orfeo, di un Ermete, di un Platone, di un Buddha e dello stesso Gesù hanno perso, all'occhio dello "spiritualista profano", la loro Dignità, Autorità, Austerità, la loro vera, autentica essenza. Le loro Dottrine vengono commercializzate, degradate, snaturate e interpretate in modo tale che l' "io empirico" possa trovare il suo spazio e la sua sopravvivenza.

"Levigare la propria pietra grezza" è arduo, soprattutto oggi, perchè in definitiva riesce più facile devolvere ad altri il compito di farlo.

La condizione dell'umanità della presente "età del ferro", oramai è tale che sembra difficile attuare anche una semplice rettificazione; però non c'è da disperarsi perchè l'abbattimento e la disperazione fanno parte dell'avidyā (ignoranza metafisica) o dell'annebiamento emotivo. Sul piano del divenire ogni cosa è ciclica: vi è una nascita, una crescita e un decadimento; poi si ricomincia; e questa ciclicità si perpetua fin dalla notte dei tempi; non c'è da meravigliarsi dunque: il tutto è al suo giusto posto.

Se quei "pochi" che sentono il senso della responsabilità, che sentono la chiamata dell'Anima ad una vita di trasfigurazione, che sono sordi alle lusinghe del potere mondano, dell'opinione eruditiva, della critica per innalzare o demolire gli altri; se vogliono veramente denudarsi dei propri paludamenti egoici e se, ancora, si sentono umili e fiduciosi, possono di certo prepararsi all'avvento del risorgere della Verità tradizionale la quale, per la sua stessa natura, non potrà mai essere sconfitta dall'opinione dei più, anche se gran parte dell'umanità dovesse perire in qualche immane cataclisma. D'altra parte, chi sa non può turbarsi di fronte a eventuali catastrofi, perchè comprende che cosa esse possono rappresentare nel grande giuoco del divenire cosmico.

L'uomo, in quanto tale, deve riconoscersi quale elemento doppio: titanico (per parlare in termini orfici) e divino; tocca alla propria coscienza stabilire se essere un tutt'uno col divino o col titanico. L'individuo è elemento di transazione, per cui è tutto e non è niente; la sua lotta, il suo travaglio, la sua stessa impotenza derivano dal non sapersi definire e, di conseguenza, dal non sapersi unificare e integrare. Ma questa doppiezza, per fortuna, non è assoluta perchè l'elemento titanico è solo una "sovrapposizione" alla pura coscienza; essa può prendere però uno spessore e una consistenza tali da essere considerata reale.

Nessuno potrà mai distruggere la Divinità che è nell'ente umano, perchè gli è intrinsecamente connaturata; il fattore titanico è una seconda falsa natura che, come prima si accennava, la forza creatrice della mente ha potuto rendere verosimilmente stabile. Attualmente l'umanità vive sotto l'impressione di questa falsa natura fino ad esserne vittima indifesa. La verità si è capovolta: è reale ciò che appare, è falso ciò che realmente è.

Se questi "pochi" sanno decisamente distaccarsi da tale cappa ipnotica e dall'altrettanto oppio degli alibi; se sanno avere l'ardire di essere contro l'opprimente fantasma del "vitello d'oro", che l'elemento titanico sa offrire magistralmente; se, ancora, sanno mettere da parte interessi individuali e ideologie profane, allora essi potranno prepararsi per eventi futuri. L'unica Fonte sa attendere perchè è fuori del tempo e dello spazio.

Il discepolo dell'oggi, sia esso a dimensione metafisica o kṣatriya, deve essere un guerriero e, se non ha determinazione, ardire, decisione incrollabile e direzione univoca, per quanto possa interessarsi di cose iniziatiche, per quanto possa fare la sua brava meditazione mattutina, per quanto possa scrivere qualche saggio per erudire gli altri, per quanto possa frequentare gruppi letterari, filosofici o religiosi, rimane il fatto che egli non differisce punto dalla gran massa che sperimenta il narcotico della illusione e del nichilismo.

E' bene ricordare che in Ermete, Orfeo, Gautama, Śaṁkara, Pitagora, Platone, ecc., è morto solo lo strumento fisico, la loro ombra, la loro "prigione", ma non è morto quanto essi hanno espresso e donato all'umanità. Ed è questo ciò che importa. Che un giorno possa ripresentarsi qualcuno di loro, o altri, con diverso nome e diversa intelaiatura mentale e fisica, ha poca importanza; non contano il nome e la forma (per quanto alcuni aspiranti sogliano difendere unicamente nome e forma dei loro Maestri), ma lo spirito di verità e la forza propulsiva irradiante che esseri del genere possono vibrare e trasmettere.

A quei "pochi", che sanno trovare la forza di porsi di fronte al fantasma dell'illusione e dell'annebbiamento, vada un incoraggiamento ed un triplice abbraccio.

 R.

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