Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione.

vedanta.it

Bodhananda - sul libero arbitrio

 
I brani e i dialoghi seguenti sono stralci di interventi di Bodhananda sul libero arbitrio conservati in appunti personali (senza annotazioni precise sulla fonte) o provenienti dall'archivio delle mailing list Sai Baba-Vedanta e Advaita-Vedanta. 

 
 
Bodhananda: Nell'esperienza del sottoscritto, ma anche nella codificazione advaita non c'è libero arbitrio, se non nella scelta dell'ente di essere consapevole.
Ugualmente in una visione duale, ove tutto è volontà del Divino, dove è il libero arbitrio?
Ma è altresì vero che questi sono dei punti di vista e, pertanto, hanno senso solo quando vengono realizzati.
Nel quotidiano c'è la presunzione di libero arbitrio, perchè, identificati con l'io, ci vediamo artefici delle azioni e notiamo gli effetti delle azioni. È  altresì vero, però, che la valutazione di un effetto avviene a posteriori, pertanto, in quel momento, esiste una causa sola e certa e quindi non più modificabile.
(10 settembre 2002)
***

L'Advaita è la consapevolezza stabile e continua del Reale (Brahman).
Il Reale (Brahman) è la pura Realtà (Atman) dell'essente (jivatman), pertanto nessuna azione (poiché di gradazione inferiore al Reale) può determinarla, perché il Reale, già essendo, è incausabile e indeterminabile.
Poiché la consapevolezza del Reale non impedisce la consapevolezza della gradazione (maya, fenomenico o non-reale o non-essere), l'Advaita non nega, né si contrappone alla visione duale, stato di necessità nella gradazione.
Poiché la gradazione del Reale è molteplice e la sua considerazione ne determina la manifestazione, l'esaurimento della considerazione esaurisce la gradazione.
La gradazione è insieme determinabile e indeterminabile.
(appunti personali)
***
L'Advaita testimonia l'inesistenza del libero arbitrio, testimonia l'inesistenza del Demiurgo, etc. etc.
Testimonia pure che chi non ha la consapevolezza del Reale è soggetto alle credenze e alle percezioni delle gradazioni del Reale stesso.
Questo determina il fraintendimento fra il Reale e le sue gradazioni, non essendo questi fra loro commensurabili o confrontabili, anzi quasi escludendosi a vicenda sino alla consapevolezza stabile e continua del Reale.
(appunti personali)
 ***
In ambito duale-devozionale, dicono, esista un unico libero arbitrio, l'abbandono all'Ideale affinché conceda la Grazia.
In ambito duale-ragion pura, dicono, esista un unico libero arbitrio, fra l'essere e il non essere consapevole di Sé.
In ambito non duale, dicono, non esista alcun libero arbitrio, fra cosa mai e chi dovrebbe scegliere l'Assoluto in sé.
(ML Vedanta Sai Baba 17 settembre 2005)
 
  
 
 
 
 
Dialoghi
D. Se ho ben capito tu pensi che nessuno possa esercitare il libero arbitrio?

R. Mettiamola così...
Osservando questo ente operare non si è trovata alcuna volontà individuale. Ogni azione è sempre reazione di qualcosa di precedente.
La scelta fra due possibili vie è la conseguenza di una ponderazione fra diversi fattori preesistenti, viene scelta la via in funzione della sommatoria dei fattori e delle loro valenze, siano esse emotive, sensoriali o materiali.
Osservando il mondo fenomenico si ha riscontro della operatività della legge di causalità ed essa non permette alcun libero arbitrio.
Se poi si osserva quanto fluisce da questo ente che sembra non avere origine, credo che sia quanto viene chiamata bodha, ossia una conoscenza che non appartiene certo a questo ente, pertanto e comunque incausata.
In ambito duale, quale appare questo piano, si potrebbe chiamare Grazia del Divino, comunque incausata sul piano formale-fenomenico-denso.
Se invece si volesse entrare in merito alla metempsicosi, qualcuno parlerebbe di vite passate, ma implicherebbe argomenti che amplierebbero non di poco questo dialogo. Certo, pochi studi o letture sottenderebbero quanto questo ente espone, né è facile riconoscerne un'origine, se non quel Sé che è esperienza innata di ogni ente, velato dall'apparenza fenomenica.  Quindi l'unico libero arbitrio che si vede è quello dell'Essere, sempre e comunque non individuale: la dissoluzione del velo.
Veda se ha trovato la risposta esauriente...
(ML Vedanta Sai Baba 5 gennaio 2005)
 *** 
D. In relazione al jivanmukta, ricordavi la figura del bodhisattva, il massimo esempio di compassione presente nella tradizione buddista: è colui che, pur avendo dissolto l'illusione, sceglie liberamente di non entrare nel Nirvana per aiutare gli esseri ancora prigionieri nella ruota del divenire.
L'atto volitivo di un ente che non esiste più, avendo realizzato la propria identità con Quello, può sembrare una contraddizione. Ma concordo sul fatto che convinzioni, definizioni e concetti partoriti dalle nostre menti, contribuiscono ad allontanare la realtà, piuttosto che a svelarla. Sembra di comprendere che il jivanmukta veda ogni cosa, compresi i propri involucri, immersa nella Luce della Pura Coscienza. Mantiene però la capacità di "sintonizzarsi", se così si può dire, con tutti i livelli di coscienza, per continuare ad operare su questo piano di manifestazione. Forse per questi Enti non ha neanche senso parlare di azione, ma piuttosto di presenza, di testimonianza di un'assoluta identità con la Verità Ultima.
 
R. Non si può non concordare, stiamo parlando di qualcosa che la mente manasica non può comprendere perchè non può comprendere l'assenza di libero arbitrio e di volontà, perchè la mente stessa si vede (grazie all'adesione - diciamo del jiva-atman) come libera espressione di volontà.
Quando si parla di scelta per un jivanmuktha o per un avatara (sembra che sostanzialmente la differenza sia solo nell'ampiezza della sfera di influenza e, dicono, nell'assenza di percorso) ci piace ricordare che non esiste l'io (altra cosa che un ente individuato non può comprendere), ma dimentichiamo che in realtà non esiste proprio la scelta (non esistendo il libero arbitrio).
Un ente consapevole, pienamente consapevole dell'assenza del libero arbitrio vedrà la molteplicità esistenziale-cinetica-oggettiva (piani di esistenza) ove si manifesta e potrebbe anche vedere la molteplicità possibile-potenziale-soggettiva, ma sceglierà in questa l'unica linea fenomenica probabile-oggettiva, che diviene poi quella che sarà stata.
Diciamo: sceglierà, ma in realtà: farà.
Si dice scegliere perchè essendo l'Assoluto in Sè, Esso stesso manifesta ciò che compie, quindi la sua libertà di scegliere è la libertà del logos che si manifesta e manifesta la molteplicità.
***
D. Non voglio mettere  in discussione il fatto che esista qualcuno in grado di conoscere il  futuro, ma mi domando e ti domando: "Può esistere qualcuno in grado di prevedere il futuro  e, contemporaneamente, ammettere che siamo dotati di arbitrio non condizionato?".
A rigor di logica non si possono ammettere entrambe le affermazioni perché, a mio parere, l'una implica l'esclusione dell'altra. Credo che sia questo il punto.
Se ad esempio leggiamo nella Manduka Upanishad:  “Non c'è nascita, nè dissoluzione, nè aspirante alla liberazione, nè liberato, nè alcuno che sia in schiavitù" dobbiamo considerare che tale affermazione viene dalla posizione di un realizzato non duale e scardina in un attimo ogni concetto di ricerca, di cercatore, di prima e di dopo un evento che possa essere  definito realizzazione.
Da tale posizione anche il concetto di tempo sembra cadere assieme all'esistenza di un ente separato che possa essere soggetto di scelte o azioni. 
La domanda diventa allora: “Ha un senso che l'ente si ponga tale domanda?  Può una mente individuata trovare una risposta, se questa si trova oltre la dissoluzione della mente stessa?"
 
 
R. L'ente si interroga: "Esiste il libero arbitrio?"
Per ente si intende l'"essente" qualcosa che è non in sé, ma è in  quanto oggetto di percipienza, in quanto emanazione dell'essere in sé. 
Per arbitrio si intende la capacità di decidere in uno o più sensi e presuppone la capacità di distinguere fra uno o più sensi.  
Per libertà si intende la mancanza totale di condizionamenti. 
Se si osservano i tre fattori testé espressi si vede che essi sono  incompatibili.
L'assoluta mancanza di condizionamenti implica che il soggetto di  tale libertà non possa essere l'essente perché, in quanto emanazione, è comunque condizionato da questa o dal processo di emanazione. 
L'arbitrio si oppone alla libertà in quanto la capacità di  distinzione implica un apprendimento che non può essere eguale per ogni essente, pertanto c'è un condizionamento che nega la libertà  stessa. 
È lo stesso arbitrio che nega la libertà. 
Per questo viene detto dell'ente che si risvegli alla sua natura di  Pura Realtà o Essere, "Liberato". 
Egli è veramente libero, ma non in quanto ente o essente, in quanto essere in sé.
Ma l'Essere è libertà in sé, non libertà  condizionata dalla scelta che, proprio in quanto tale, non può essere  libera.
[ML Advaita-Vedanta 10 giugno 2004]
 
 
 
 
 

D. Molte sono le informazioni che in questi ultimi anni ho potuto acquisire, ora digerirle è ciò che mi interessa.
Sulle diverse tavole dei Maestri o Guru imbandite da ogni tipo di informazione spirituale che ho potuto frequentare con grande entusiasmo, ho scelto, se di scelta si puo parlare, i piatti più forti o più pepati dal punto di vista spirituale, anche perchè ne sono molto attratto.
Attualmente l'Advaita mi interessa molto e vorrei proporre queste riflessioni che ogni tanto mi ritornano in mente stimolate quando leggo queste interessanti discussioni in rete che spesso citano il libero arbitrio come nostra caratteristica senza la quale non c'è evoluzione.
Per libero arbitrio si intende libera scelta cioè senza condizionamenti cioè assenza totale di qualsiasi condizionamento altrimenti non è libero questo arbitrio.
Se consideriamo l'Assoluto o Dio credo che chiunque sia d’accordo nell'affermare che Dio non ha nessuna limitazione altrimenti non sarebbe Dio! Quindi Dio conosce il passato, il presente e il futuro (qualcuno si sente di limitare Dio, affermando che Egli non conosce il futuro, il nostro futuro?)

R. Non credi, forse, che affermando che Egli conosce il procedere temporale lo stai delimitando? Lo stai ponendo in un ambito ove esiste il tempo. Lo stai ponendo Soggetto di fronte all'oggetto (ciò che fai contenere al tempo).
In base alle tue premesse stai sviluppando il concetto di Dio duale o Dio Persona.

D. Dunque se la nostre future azioni, sia nel bene che nel male, sono già conosciute da colui che tutto conosce come è possibile allora affermare che noi individui identificati in organismi-corpo-mente abbiamo un libero arbitrio?

R. In passato si parlava dell'asino di Buridano che posto fra due greppie ricolme l'una di avena e l'altra di fieno sarebbe morto se non avesse posseduto il libero arbitrio.
Se metto un bambino accanto ad un vaso di nutella o un asino di fronte ad una greppia colma di avena, entrambi andranno a mangiare. Ho consapevolezza di questo. Conosco il futuro? No, conosco i soggetti e gli stimoli che li muovono. Dal loro punto di vista però la decisione sarà loro e solo loro. A seconda del punto di consapevolezza che osserva, la libertà ha vari livelli.

D. Faccio alcuni esempi, Gesù a Giuda disse: " Fai quello che devi fare e fallo in fretta! ". Gesù sapeva ciò che era scritto, Giuda non se lo ricordava. Gesù a Pietro disse: " Prima che canti il gallo tre volte, mi avrai rinnegato tre volte". Gesù sapeva, Pietro non se lo ricordava e Gesù indicò anche i dettagli conoscendo addirittura la relazione tra i tre canti del gallo e le tre rinnegazioni di Pietro. Quindi, tutto era scritto nei minimi dettagli. In molte scritture sacre sia della nostra cultura che delle altre viene spesso detto: "Era scritto".
Ma se il contesto in cui nasce un individuo: nazione, cultura, religione, famiglia, educazione, morale del momento, tendenze ereditate da vite precedenti e tutti quei concetti che fin dalla nascita ci vengono inculcati come verità sono "opposte" ad altre non verità, queste ultime allora sono tali solo perché lontane da noi nel tempo e spazio e si sono sviluppate in altre culture. A tale contesto, senza dubbio forte condizionatore delle scelte di un individuo, si aggiunge poi quell'ultimo pensiero determinante che un attimo prima della decisione che crediamo di prendere ci appare nella mente e quindi ci condiziona, cos'è allora il libero arbitrio?

R. Questa sì che è una valida considerazione-argomentazione.

D. Cos'è allora il libero arbitrio? E' un ennesimo concetto?
Vorrei concludere citando ciò che ho trovato a Prashanti Nilayam [l'asram di Sai Baba] sulla lavagna del pensiero del giorno e avidamente trascritto nella mia agenda dove raccolgo i pensieri più forti: "Esiste solo L' Uno, se il secondo è visto allora è Maya all'opera". Quindi, se esiste solo l'Uno, chi è che veramente sceglie e agisce? E se il karma è azione e reazione chi è che ha fatto la vera primissima azione?

R. Quale azione e di chi? Se vedi il soggetto vedi le azioni, caduto il soggetto non ci sono più azioni.

(Ml Advaita_Vedanta 10 gennaio 2000)

 

Vidya Bharata - Edizioni I Pitagorici © Tutti i diritti riservati.  
Tutti i diritti su testi e immagini contenuti nel sito sono riservati secondo le normative sul diritto d’autore.

Chi è online

Abbiamo 299 visitatori e nessun utente online

Sei qui: Home Bodhananda - sul libero arbitrio