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La mela

La mela


Bodhananda, Ramakrishna Mission: Seminario sul karmayoga - aprile 2007

(...)


Guardiamo un attimo il rapporto che abbiamo con noi stessi e con gli altri...

Se togliessimo dalla nostra vita l'amore: cosa rimarrebbe?? Cosa muoverebbe le nostre azioni?

(fa distribuire una mela ad ogni partecipante)

Questo è un seminario sul Karma Yoga, un seminario sull'azione: essere presenti nell'azione, ma nel discorso che abbiamo fatto poco fa abbiamo parlato di amore, di cos'è l'amore e se esiste la possibilità di agire senza amore.

Vi sfido a dimostrami che è possibile svolgere un'azione in maniera sana senza una motivazione d'amore. Amore chiaramente preso in senso lato, amore per noi stessi, amore per Dio, amore per la beatitudine, amore per la gioia; l'uomo, la manifestazione, l'esistenza sono un'espressione d'amore.

Intendendo come amore una sorta di flusso, di riconoscimento, di movimento simpatico o empatico di un qualcosa verso un'altra cosa: una trasformazione energetica.

E noi essenti, noi amanti, noi soggetto, certe volte viviamo questo amore positivamente come beatitudine. Quindi l'amore è una tendenza alla beatitudine, come qualcuno stamattina ha affermato.

Non è possibile alcuna azione se non ci fosse questo amore perché noi siamo sempre mossi da qualcosa cui, in certi momenti, sovrapponiamo altre idee, opinioni, credenze. Per questo motivo dobbiamo tornare sempre al nostro presente: è solo qui che è possibile trovare l'origine del nostro essere, sia esso in sé che essere altro.

Ognuno di noi ha in mano una mela.

Questa è una mela.

Qualcuno ha messo una volta un seme dentro la terra. Questo qualcuno può essere stato un uccello, una persona, può essere stato il vento, può essere stato un qualsiasi elemento su questo pianeta.

Poi c'è stata dell'acqua che ha fatto germogliare quel seme. C'è stato il vento che lo ha pulito. C'è stato chi ha potato l'albero. Se noi oggi abbiamo questa mela in mano è perché dietro c'è il lavoro dell'intero universo!

Non solo il sole ha dato il suo contributo per questa mela, ma tutto il nostro sistema solare, l'intero universo con i suoi influssi gravitazionali, i raggi solari, i raggi cosmici, le polveri cosmiche.

Ripeto, tutto l'universo ha partecipato affinché questa mela sia oggi nella vostra mano. Avete l'universo in mano!
Questa è la famosa interdipendenza degli esseri di cui il Buddha parlava tanto.

Non esiste un elemento dell'universo che non abbia contribuito, anche con la sua infinitesima parte, affinché questa mela esistesse.

Quindi adesso vi chiedo di sedervi in maniera composta, prendere la mela che vi è stata data prima in mano e chiudere gli occhi.

(attimi di silenzio e di preparazione)

C'era un tempo in cui il semplice atto del nutrirsi era un atto sacro perché è un sacrificio: il sacrificio della forma.

Ogni volta che noi mangiamo c'è una forma che viene sacrificata per darci nutrimento.

In questo momento abbiamo una mela.
Cominciamo a sentire questa mela.
Sentiamo il nostro respiro nelle narici....
poi seguiamo il flusso dell'aria e andiamo dietro ai nostri occhi, dove normalmente crediamo di essere....
scendiamo per qualche istante nel cuore...
a questo punto andiamo nel palmo della mano che tiene la mela... e sentiamo la sensazione che ci dona la sua buccia..
incominciamo a respirare attraverso quella buccia...
poi entriamo nella mela e iniziamo a respirare dalla mela....
incominciamo a sentire il sole....
la luce solare che ci ha fatto crescere, che ci ha riscaldato perché noi siamo la mela...
sentiamo il cielo....
un cielo azzurro, luminoso, gioioso, pieno di vita....
sentiamo il vento, questo vento che ci accarezza....
sentiamo l'acqua, che ci bagna, che ci disseta....
e poi.. andiamo dentro... sentiamo questa polpa...
la sua dolcezza...
e pensiamo a tutte le mele del mondo....
a quante persone nutrono...
ai bambini che non possono mangiare, che sono allergici a certi cibi e che mangiano le mele...
ai bambini un po' più grandi cui la mamma dà la mela da portare nella cartella a scuola....
pensiamo anche ai bambini che non possono permettersi di mangiare una mela...
e noi abbiamo invece una mela in mano....
pensiamo a chi le mele le raccoglie...
e vediamo quante azioni sono necessarie, quante azioni sono possibili affinché noi si abbia una mela in mano...
Questo vale per ogni cibo....
Pensiamo semplicemente ad Eva che offre la mela ad Adamo...
come dono... come atto d'amore....
e di conoscenza...
perché ogni volta che noi assimiliamo un cibo, lo raccogliamo, lo portiamo alle labbra, lo digeriamo, noi stiamo acquisendo conoscenza...
stiamo acquisendo conoscenza attraverso una forma che si sacrifica per noi..
e noi, il meno che possiamo offrire è essere presenti a quel sacrificio

È una semplice mela... sono neanche quindici centesimi di mela...
eppure tante persone hanno fatto in modo che noi avessimo questa mela in mano.
In questa mela c'è il sole, c'è l'acqua, c'è la terra... ci sono tutte le stelle.. tutti i pianeti che contribuiscono con il moto gravitazionale a far sì che la mela sia in questa posizione....
Ogni volta che noi compiamo un'azione, noi siamo chiamati ad essere presenti a quell'azione perché in quell'azione c'è l'intero universo...
e nella presenza dell'azione siamo consapevoli dell'universo...
e rendiamo grazie all'universo....

Respiriamo ancora qualche secondo attraverso la mela e poi torniamo con tranquillità, serenamente al momento presente aprendo gli occhi e continuando il dialogo.

Quella che abbiamo fatto è una puja... un momento di adorazione.

Chi ha avuto modo di avere accesso ad un ordine monastico, un monastero, un aśram, sa che il momento di assimilazione del cibo è uno dei momenti più importanti della vita comune. Il tipo di vita cui noi invece siamo abituati qui in occidente (gli stress, la frenesia, le problematiche che ci sono) fanno si che l'assimilazione del cibo abbia perso la sua sacralità.

Quindi quando mangiamo raramente siamo consapevoli di stare mangiando. Non riusciamo a renderci conto quanto quell'azione sia importante per noi stessi e per l'intero universo.

Perché nel momento in cui andiamo a rigenerare noi stessi, l'universo stesso si presta a supportarci attraverso non solo il supporto organico di una mela di 150 grammi (92% di acqua, 8 % di zucchero, un poco di enzimi, sali minerali vari ed altro).

Questa mela è anche il sole, è la terra, è l'acqua, è l'aria ed è l'etere; è anche gioia e ordine, sì, ordine!

Pensate sia possibile che una mela esista casualmente?

È chiaro che c'è un ordine cui aderire, riconoscersi. Qualche volta quando una persona si avvicina ad un ordine tradizionale, chiede: "Ma come devo fare? Qual è la mia sadhana?". Gli viene detto: "Sii ciò che sei". "La mattina quando ti lavi la faccia, lavati la faccia!"

Si cerca di ripristinare l'attenzione al proprio momento presente, al comprendere sempre per quale motivo stiamo svolgendo una azione. Essere nell'azione significa che se mangio la mela, sono lì nella mia totalità a mangiare la mela.. non c'è una parte di me che sta pensando ad altro... non c'è una parte che sta rimpiangendo altro: sono lì nella mela.

Sono presente in quell'azione totalmente.

Chiaramente stiamo parlando di ideali... di solito non si riesce a farlo dall'oggi al domani. Anche se ci sono persone che ci riescono perché hanno la fortuna, la grazia o il karma di partire da una posizione coscienziale che per noi, invece, rappresenta una meta o una tappa nel cammino.

L'essere presenti al mangiare il nostro pasto è un momento veramente importante se riusciamo a realizzarlo.
Questa è veramente la base di qualsiasi sadhana: essere presenti nell'azione.
Se poi andiamo a vedere tutti gli altri aspetti, che avete studiato sui libri dei vari maestri, vedrete che si possono ricondurre tutti quanti a questa presenza.

La meditazione? La meditazione è semplicemente presenza.

L' hatha yoga è una tecnica? È presenza.

La via della spada? La spada è presenza nella spada.

Qualsiasi cosa è presenza.

Andare sul presente.

E quindi il karmayoga non è una via secondaria, una via marginale, una via di primo livello.

È semplicemente la via più semplice per apprendere quella presenza. Perché l'azione la svolgiamo in continuazione.

Il silenzio che facciamo qui come rilassamento, lo troviamo poche volte durante la giornata, ad esempio, quando si fanno pratiche di discriminazione e distacco nello jnanayoga.

Sono pochi i momenti che possiamo avere per questa pratica. Siamo in continuazione chiamati all'azione. Quindi, riallacciandoci al discorso di prima, quando pensiamo che un maestro porti avanti solamente un discorso: quello insegna solamente lo jnanayoga, quello insegna solamente l'advaita, quello insegna solamente un percorso parziale...

Se sono maestri riconosciuti dalla Tradizione allora non è vero che sono così parziali. Danno un insegnamento a 360 gradi, è un insegnamento completo, ma quello che giunge a noi è semplicemente una parte di quell'insegnamento.

Qualsiasi maestro possiamo considerare, del passato, del presente, (parliamo sempre di maestri riconosciuti ovvero che si riconoscono nella Tradizione, e la Tradizione li riconosce perché il riconoscimento è continuo e reciproco) vediamo che non hanno una visione parziale e quindi l'ipotizzare (solamente perché abbiamo letto un certo libro) che non ce ne siano altri, che Ramana non sia un grandissimo bhakta o un karmayogi, è una nostra opinione che va a violare noi stessi.

Perché non esiste azione di jnanayoga che si possa fare se prima non si ha la presenza nell'azione. Non esiste bhakti che si possa portare avanti se non c'è la presenza nell'azione.

Non esiste namasmarana, ripetizione del nome sacro, se non c'è presenza in quella azione.

Qualsiasi cosa noi facciamo è comunque un'azione e noi in quella azione dobbiamo esserci.

(...)

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