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Il corpo

Bodhananda - Il corpo

 

Per chi ambisce alla Conoscenza, il corpo è un impedimento non indifferente: doverlo portare a spasso per andare a conoscere o vedere le cose, doverlo mettere a dormire, a mangiare, a emettere reflui, eccetera, invece di dedicare ogni momento alla conoscenza... “...o così almeno credi”.

Per chi ambisce all'unione col Divino, che è puro spirito, il corpo è materia, impedimento, lussuria, bisogni, aspettative, interferenza, ma più di tutto è limitazione.

Hai il cuore che esplode dal bisogno di Lui, dalla sete di Lui, che ti è figlio e padre, madre e sorella, amante e boia, tutto, solo tutto!... e ciò che ti impedisce di viverLo è questo veicolo corporeo... “...o così almeno credi”.

Che poi il corpo rappresenti comunque un karma cui attenersi fino a che c'è...
Sri Ramana lo considerava in guisa di una malattia, che finalmente la morte guarisce.

C'è anche chi afferma che il corpo è il tempio di Dio.

Ma questa è esattamente una credenza come quella di chi lo considera un impedimento.

In ogni caso credere il corpo un peso o crederlo il tempio di Dio, non è differente... gli si sta "donando" un livello di realtà superiore a quello che oggettivamente sarebbe (un vestito).

Considerereste una veste il tempio di Dio?

Potreste dire: “Sì, ogni oggetto può essere il tempio di Dio”.
Oppure: “Sì, quella specifica veste per me è l'unico tempio di Dio”.
E allora diverrebbe un idolo da adorare, ma poi condurrà al Divino stesso.
Il punto è "con cosa vogliamo confrontarci?". Alla fine possiamo farlo solo con noi stessi, con ciò che siamo.

È anche vero che la relazione col "mio" corpo è importante, in quanto anch'esso è manifestazione della Realtà Assoluta o Brahman, ma questo non cambia la situazione dell'anima che si trova entro il corpo e che può avere altre rimembranze.

Se osservate le frasi iniziali, ognuna era seguita da: “...o così almeno credi”. Questo perché, sia il bisogno che lo scopo, necessitano di una credenza per presentarsi.

L'unica cosa che si sente di condividere è che il corpo è un karma di cui tener conto fintanto che c'è...

Accettiamo inoltre l'idea che il dolore esista e che il distacco non lo elimini...

Ritenere che chi abbia il distacco non provi il dolore è illogico, perché il dolore è degli involucri e, fino a che li si indossa, c'è la percezione e quindi c'è il senso del corpo o coscienza del corpo fisico, emotivo e mentale.

Quanto chiamiamo Vita non è il nostro essere, la nostra essenza, il "Sono ciò che sono". La Vita è manifestazione della Realtà assoluta come il serpente lo è della corda, ma la Vita non è parte di essa, pertanto non la si può intendere eguale ad un paradiso. Parimenti si può affermare che "posso rifiutare di vivere in questo corpo perché già sono, devo solo riconoscerlo attraverso i mezzi che ho a disposizione (come, ad esempio, con lo Hatha Yoga)".


È sbagliato credere che Realtà assoluta comprenda la sua manifestazione (la Vita) e che questa possa essere un paradiso; come è sbagliato credere che "bisogna avere interesse nel corpo perché il 'Sono quello che Sono' può essere riconosciuto attraverso pratiche (come, ad esempio, con l'Hatha Yoga)

Non è corretto perché la Realtà Assoluta esclude ogni cosa e non ha parti...

Il "Sono ciò che Sono" viene conosciuto attraverso il conosci te stesso o l'atmavicara, distogliendo l'attenzione dall'apparenza per fissarla sull'essere, unica permanenza. In questo nessuna tecnica psico fisica potrà mai aiutare.

È un atto di pura coscienza, priva di secondo, di attributi, di alterità: la consapevolezza di Sé, di Essere. L'inseità.

Sarebbe invece opportuno definire il punto di vista, priorità e capacità.

Il Vedanta pratico consiste nel riconoscere il proprio percorso e percorrerlo con gli ausili presenti senza oscillare fra un percorso e un altro.

[brano tratto da ml Vedanta-SB, febbraio 200]

 

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