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Introduzione all'Jnana Yoga

È  insita nella natura umana la spontanea esigenza di trascendersi e di porre traguardi che sono sempre al di là della sua stessa dimensione transeunte. La metafisica è nata col cosmo stesso poiché ogni particella dell'universo è protesa verso la sua totale reintegrazione esistenziale.

L'uomo è un essere di inquietudine, ed è stato sempre impulsato a superarsi, ossia a scavalcare la sua stessa condizione naturale, a conquistare un al di là spesso difficile a definirsi, ma che rappresenta, in effetti, negazione o rifiuto di ogni limitazione e, quindi, negazione del mondo composito finito delle apparenze.

«Il segreto del metodo - dice Cartesio - consiste nel ricercare in tutto, con cura, ciò che vi è di più assoluto».

L'esigenza dell'Assoluto è esigenza primaria nella mente dell'uomo e implica che in tutti gli ordini di realtà deve esserci un termine primo (adhi) che sia condizione di tutto il resto - e, come tale, indipendente, almeno nel suo ordine - e che nel senso più proprio del termine possa considerarsi assoluto e il solo assoluto, senza alcun secondo.

Si può notare che quella filosofia (soprattutto moderna e occidentale) che contesta all'uomo la capacità di scoprire l'Assoluto, non fa che trasferire nel mondo dell'esperienza sensibile il carattere di assolutezza.

Il metafisico va per la strada diritta della consapevolezza integrale e della reintegrazione conoscitiva nell'Essere assoluto, da cui tutto promana ed emana. Più che interessarsi del mondo fenomenico e strutturale, più che guardare come è fatto l'"oggetto-universo", le sue leggi e i suoi fenomeni magici e deformanti, più che conquistare una potenza formale, egli si dirige all'Essere assoluto principale, o Non-Essere, all'Indifferenziato, all'Ineffabile, all'Inconoscibile (per i sensi).

 La metafisica s'interessa di ciò che è «aldilà della fisica», della natura, delle forme grossolane, sottili e causali, del sostanziale, dell'Uno stesso principiale, del Dio-persona; al di là dell'oggettivo e del soggettivo, al di là di ogni possibile polarità. Ciò implica che la metafisica tratta dell'Assoluto della Costante, dell'Infinito, del Non-Essere in quanto puro e unico Essere, dell'Incondizionato, dell'Uno-senza-secondo (advaita).

La metafisica, così, va al di là del fisico, dello psichico e dello spirituale. tutto ciò che ha attinenza con l'individuale, e quindi con il generale, si riferisce alla scienza; tutto ciò che ha attinenza con l'universale, con l'unità trascendentale, con la Totalità si riferisce alla metafisica.

Se la metafisica è ricerca dell'Assoluto e della Realtà senza secondo, allora non può essere schematizzata, concettualizzata o fatta rientrare incerti quadri mentali individuali. L'Assoluto, o la Realtà suprema, non può essere circoscritto, rappresentato o portato sul piano di un relativismo empirico, né può costituire proprietà esclusiva di un individuo o di un popolo.        

Per la realizzazione metafisica, senza, dubbio, necessitano certe qualificazioni - prima fra tutte, quelle che richiede una mente capace di sintesi e di comprendere l'atemporale. Gran parte degli individui è aggiogata al tempo-spazio-causalità e, invero, è difficile uscirne fuori, ma se si vuole realizzare la conoscenza metafisica occorre volare, bisogna portarsi al di là del tempo e dello spazio, al di là del contingente, dell'individuale e del generale; occorre, in altri termini, saper rimanere senza sostegni.

Da qui il nome asparsa che significa non-contatto, privo di relazione, di rapporto e di sostegno. Da qui, altresì, la giusta attenzione che bisogna accordargli, avendo noi di fronte un tipo particolare e speciale di conoscenza che non opera in modo conforme al conoscere discorsivo o empirico comunemente usato.

Essa costituisce la vera "Via del Fuoco" perché brucia al suo tocco ogni possibilità oggettivamente di maya e perché l'ente si svela e si dimostra nella sua autorisplendenza.

Cogliere nell'immediatezza l'atemporalità significa non poggiare su alcuna pratica empirica yogica o esercizio psicofisico, significa sprofondare di colpo nel Presente onnicomprensivo o onnipervadente.

La Realizzazione metafisica può essere attuata tramite quel particolare tipo di mente che si può chiamare mens informalis.

Da chi è stato presentato questo yoga metafisico? Da Gaudapada e da Samkara, i due grandi Maestri dell'advaita Vedanta.

Gaudapada nelle sue karika (Mandukya Upanisad IV, 2) afferma:

«Saluto quello yoga - insegnato dalle stesse Scritture - ben conosciuto come asparsa, libero da relazioni, benefico, generatore di beatitudine per tutti gli esseri, esente da opposizioni e contraddizioni».

            «Asparsa yogah - commenta il grande Samkara - è lo yoga senza sparsa: contatto o relazione con chicchessia; è proprio della natura del Brahman (nirguna). I conoscitori del Brahman lo chiamano con questo nome; in altri termini, è detto asparsa yoga quello libero da ogni relazione (causale). Esso diviene una benedizione per tutti gli esseri. alcuni (aspetti dello) yoga, come ad esempio l'austerità (tapas), sono comunque associati alla sofferenza, per  quanto si dicano produttori di felicità intensa;  ma questo yoga non appartiene a simili categorie. Qual è, allora, la sua natura? E' beatitudine per tutti gli esseri.

            Possiamo dire che il godimento di un particolare tipo di oggetto può portare felicità, ma non stabile benessere (il godimento di qualunque ordine e grado è sempre duale, quindi conflittuale); questo yoga, invece, porta beatitudine e allo stesso tempo stabile benessere, poiché la sua natura è al di là dell'impermanenza. Inoltre, esso è esente da opposizioni. Perché? Perché è privo di contraddizione. A questo yoga, insegnato dalle Scritture, io porgo il mio saluto».

«Questo yoga che viene denominato "asparsa" (senza alcun contatto), è difficile da comprendere per molti yogi, perché essi, che sentono la paura (dell'annichilimento) laddove non esiste, ne hanno timore». (III, 39).

            «Asparsa yogah nama: questo è conosciuto - commenta sempre Samkara - come lo yoga senza contatto o sostegno poiché non ha relazione (con qualcosa), non è, quindi, il contatto con niente. Comunque esso viene descritto nelle Upanisad. Uno yoga di questo genere è difficilmente accessibile agli yogi sprovvisti della vera conoscenza delle Upanisad. L'idea è che questa verità può essere realizzata solo a seguito di uno slancio il cui coronamento rappresenti la consapevolezza dell'atman in quanto Realtà una (senza secondo). gli yogi hanno paura (di tale yoga), mentre non ne dovrebbero avere; i non discriminanti temono, praticando questo yoga, l'estinzione della loro individualità, per quanto (tale yoga) sia al di là di ogni timore».

            Il termine asparsa yoga sembra avere una contraddizione perché asparsa significa: non contatto, e yoga: contatto, unione di due cose. Il primo è in riferimento a ciò che è privo di relazione, il che comporta la non-dualità assoluta, la quale, per la sua natura, non può avere alcun contatto con "qualche cosa", poiché dal punto di vista dell'ultima verità non può esistere altro se non l'Assoluto nella sua unica indeterminatezza. Il secondo termine, invece, implica relazione e contatto di due dati: la creatura e il Creatore, il jiva individuale e Isvara, la coscienza individuale e quella universale, ecc.

Gaudapada, alla via che porta all'Assoluto, all'Uno-senza-secondo, al Brahman nirguna, senza alcuna eccezione, dà il nome di yoga, intendendolo nell'accezione di "metodo", modalità operativa per eliminare gli ostacoli che impediscono alla Verità di svelarsi.

«La conoscenza dell'essere illuminato, la quale è onnipervadente, non ha rapporto con alcun oggetto; così le anime non hanno rapporti con oggetti». (Mandukya Upanisad IV, 99).

            Qui si mette in risalto come la Conoscenza (Brahman), che è onnipervadente e omogenea come l'etere, non ha alcun rapporto con gli oggetti i quali non sono altro che rappresentazioni mentali. Questo Brahman è non-nato, libero dalle differenze, senza secondo. Così, l'asparsa yoga imbocca la strada che conduce direttamente alla realizzazione dell'Essere trascendente assoluto. Il suo punto di vista è di ordine metafisico puro perché il suo volo si svolge al Principio non-duale, senza scendere a un pur minimo livello di dualità. Costituisce l'autentica "Filosofia dell'Essere", in quanto puro e unico Essere.

La difficoltà di cogliere l'assolutezza è grande perché non è con la mente, la quale opera nel dominio del soggetto-oggetto, che si può comprendere la non-dualità assoluta. Vani sono gli sforzi di colui che tende a porre l'Assoluto come semplice oggetto di rappresentazione mentale.

Si può dire che questo yoga, per essere veramente compreso, impone necessariamente e senza equivoci un approccio d'identità. In altri termini, essendo uno yoga senza rapporto, è, ovviamente e soprattutto, uno yoga senza sostegni. Così si esige un porsi immediato nel Sè, senza appoggiarsi né ad oggetti esterni né a qualificazioni della stessa individualità come il sentire, il volere o il conoscere empirico. Gli altri tipi di yoga richiedono necessariamente un'aspirazione, uno slancio verticale, un impulso che parta sempre dall'individualità in quanto effetto, e si diriga verso la sua trascendenza; abbisognano, quindi, del desiderio.

Nel sentiero metafisico puro non è più il desiderio a determinare, ma è la consapevolezza stessa di "trovarsi", di Essere. Il discepolo non è spinto, è trattenuto; si può dire, necessitato non all'acquisizione di qualcosa di inferiore o superiore, ma alla risoluzione di ogni istanza mayahica, compresa quella dell'Unione comunemente intesa.

Il discepolo dell'asparsa yoga s'interiorizza e comprende l'Assoluto, che si dispiega in tutta la sua maestà, nel segreto alveolo del proprio cuore. Al di là di ogni idea, concetto, ideale, idolo, fenomeno, c'è Quello, che è la Totalità, non soggetto o dipendente da alcun concetto o cambiamento.

Il "Reintegrato metafisico" ha la virtù e il privilegio di vedere tutti i fenomeni della vita alla luce dello Zero metafisico.

L'asparsa yoga porta alla liberazione o, meglio alla reintegrazione attiva (effettivamente non si può parlare neanche di liberazione in questo tipo di yoga) e realizza quell'Essenza una, indifferenziata e increata o quello stato acausale, immanifesto e impersonale da cui ogni universo-oggetto è emerso quale catena di percezioni di luce mayahica.

L'Essere è "questo o quello" significa che quell'Essere non è. Sostenere ancora che possa essere diverso da ciò che è, significa affermare che un dato è e al contempo non è. Inoltre, se l'Essere è "divenuto" questo o quello, deve pur essere venuto o da un Essere o da un non-essere. Se viene da un non-essere si afferma l'assurdo, perché dal nulla si crea; se viene dall'Essere, allora si deve convenire che l'Essere nasce dall'Essere, il che significa che rimane sempre identico a se stesso nella sua indivisibilità e, in tal caso, non si può parlare di "divenire" o "nascere" o trovarsi in altra condizione, perché l'Essere che rimane identico a se stesso non subisce alcun movimento, alcuna nascita, alcun cambiamento.

Occorre un certo tipo d'intendere, non di ordine sensoriale, e considerare che ciò che è universale, assoluto, aformale non può essere trasposto in una prospettiva dialettica particolare, né in una concettualità razionale dogmatica.

Il sentiero metafisico si pone sul piano dell'intelligenza informale per cui la sfera emozionale ne è completamente esclusa. Questo tipo di yoga è quello del puro intuire le cose o le apparenze, va al di là di ogni fenomenologia, di ogni ragione comune, di ogni tipo di religione, di morale sociale mutevole e di esperienze sensoriali, essendo tutte queste cose frutto di un conoscibile mediato.

Le verità metafisiche non possono trovare schemi, concetti o costrutti mentali analitici, poiché trascendono ogni esperienza fisica. D'altra parte, meditare ciò che non risponde ad un dato sensoriale-formale non è facile; la mente sensoriale ha necessità di concepire ogni realtà in relazione ad una forma, un'immagine, e il più delle volte la stessa immagine imprigiona il pensatore che, invece, dovrebbe essere sempre indipendente. Il sentiero metafisico presenta delle difficoltà poiché si deve abbandonare il normale e usuale processo pensativo e spostarsi su condizioni di comprensione adimensionale, aformale inusitate. Richiede, ovviamente, un abbandono dell'inconscio personale e collettivo.

Un prematuro accostamento a questo sentiero potrebbe paralizzare il normale processo percettivo e pensativo sensoriale, senza conseguire l'accesso o la possibilità comprensiva superiore. Ne risulterebbe un'inerzia mentale e una confusione senza limiti con stati di coscienza aberranti e sfocianti in annichilimento della dinamica mentale rappresentativa.

Questo pericolo può rendersi acuto qui in Occidente poiché si propende più per un tipo di mente sensoriale-formale, riconoscendole, fra l'altro, un valore unico e insostituibile. Quella metafisica è certamente una strada che comprende l'Infinito con le sue virtuali possibilità manifestanti e manifestate; ma questa comprensione è integrale Realizzazione in quanto si invera nell'adepto un'Identità effettiva, cosciente, non teoretica(poiché in questo caso la conoscenza sarebbe solo di ordine sensoriale o razionale-formale, quindi eruditiva), né virtuale perché tale condizione è sempre esistita e non è venuta mai meno.

All'asparsa yoga non si arriva per disciplina autoimposta né per fede né per devozione né per qualunque azione mossa dall'espressione individuale-sensoriale, ma per un'autoconsapevolezza interiore profonda, per cui ogni moto estrovertito energetico tende ad esaurirsi, rendendosi lo spirito completamente affrancato.

Una volta che il Punto indiviso è raggiunto, la nozione di movimento traslatorio non esiste più; lo spirito, eliminando la forma o spegnendosi il riflesso, rientra nella sua essenza, priva di causa, tempo e spazio.

L'asparsa yoga rappresenta l'ultimo gradino e il traguardo di ogni esperienza e possibilità realizzativa umana. al di là di ogni esperienza c'è il "momento" della comprensione totale della nostra stessa essenza; è la maturità dell'equilibrio perfetto e della condizione preesistenziale. L'individuo comune è legato ai concetti di tempo e spazio, quindi al manifesto, all'oggetto evolvente; sono pochi coloro che possono svelare quell'eterno presente, alfa e omega di ciò che comunemente si chiama mutamento. Il metafisico, non pago di aver conosciuto e trasceso il soggetto-oggetto limitato, osa arrampicarsi fino all'ultimo gradino informale della scala vibratoria universale per ... scoprirsi.

L'asparsa yoga può considerarsi la più alta espressione del conoscere spirituale, quel conoscere, anzi, quel comprendere per immedesimazione autoesistenziale che porta integralmente dall'irreale al Reale, dalla morte alla Vita, dal finito all'Infinito, dal relativo (umano-divino) all'assoluto inqualificato senza secondo, dalla differenziazione illusoria all'Identità suprema.

Il vero concetto del Nirvana può essere ben compreso solo da questi "Rientrati". Uno dei più grandi metafisici è stato Samkara, principale interprete del Vedanta advaita (uno-senza-secondo). Molti antichi Rsi, Gaudapada e altri maestri delle Upanisad appartenevano e appartengono all'asparsa yoga, alla scottante "Via del Fuoco".

Le karika di Gaudapada sono state, a loro volta, oggetto di commento del grande Samkara, codificatore, come si è detto, dell'advaita Vedanta, a cui quest'opera appartiene. Ciò è di particolare rilevanza poiché i due massimi esponenti advaita si sono incontrati sul piano dottrinario, e non solo dottrinario, apportando un contributo veramente notevole alla metafisica Vedanta. Samkara ha commentato la Bhagavad-Gita, le Upanisad maggiori e il Brahma-sutra, cioè ha sottoposto a severa analisi ciò che viene definito la «triplice scienza», scienza su cui si basa ogni Realizzazione spirituale indiana. Egli ha interpretato questi testi con l'aiuto della ragion pura. La sua implacabile logica disorienta ogni empirismo.

L'asparsa yoga non è un sistema filosofico chiuso che vuole rivaleggiare con altre scuole ortodosse  o eterodosse. Senza alcuna contrapposizione, Samkara fa comprendere alle altre scuole di pensiero che una Realtà unica e senza secondo permea la totalità. Ogni «punto di vista»  tradizionale (darsana)  valido a condizione che non venga dimenticata o trascurata la Realtà suprema (nirguna).


NOTE: Il testo è tratto dall'introduzione della Mandukya Upanisad, a cura di Raphael, per le Edizioni Asram Vidya, pag 18-27. I grassetti sono a cura del redattore. Si desidera aggiungere che quanto sopra è l'introduzione di Raphael all'asparsa yoga di Gaudapada, ed è nella libera interpretazione del redattore considerare l'jnana yoga come un'anticamera dell'asparsa-ajati-advaita yoga e per tanto pertinente come introduzione allo jnana yoga.

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