Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione.

vedanta.it

Contemplare

Il contemplare ti conduce all’Essere, mentre l’agire ti lascia nel divenire: la Conoscenza si svela solo nell’Essere e non nel divenire nel quale viene occultata. Seguire una Via di Conoscenza vuol dire inoltrarsi per un cammino profondamente contemplativo fatto di prese di coscienza e non di proiezione-attività.

La contemplazione non consiste nel proiettare un oggetto, una forma, un’immagine-simbolo, ecc. e nel “guardare” verso il proiettato: questa sarebbe una semplice “creazione” mentale, immersa nell’indefinito di māyā e soggetta alle sue leggi; in questo modo non faresti altro che consolidare quel rapporto duale soggetto-oggetto che invece intendi risolvere.

Per immergerti nella contemplazione devi unirti al contemplato superando la barriera formale e fonderti con esso a livello di coscienza. La contemplazione si attua quando il flusso della consapevolezza, reso continuo e ininterrotto, costante ed intenso, risolve la dualità e il soggetto si fonde con l’oggetto al di là dell’individualità e della forma.

L’autentica contemplazione (samādhi) è lo stato di coscienza in cui si verifica la fusione-identità essenziale del contemplante con il contemplato. Per contemplare è necessario portarsi prima nel silenzio mentale, nella non-attività del pensiero, quindi nella sua cessazione definitiva. Ogni proiezione è bandita o messa da parte se generata dall’inerzia mentale. Nell’immobilità la mente cessa di esistere come tale e al suo posto si svela la Consapevolezza sempre presente di là da soggetto e oggetto, ma che puoi attingere fondendo l’uno con l’altro. Contemplare è porsi in questa Consapevolezza, riposando in Essa e risolvendosi in Essa, immergendo tutto in Essa per gradi fino al totale autoassorbimento. Contemplare è guardare con la coscienza penetrando oltre la forma e risolvendo la stessa sostanza (Essere qualificato, saguna) nella pura Essenza priva di dualità (Essere inqualificato, nirguna). Contemplare è stabilirsi nella Consapevolezza che comprende il soggetto e l’oggetto e, reintegrandoli, li trascende, risolvendo ogni rapporto e contrapposizione conoscitiva e ogni relatività nell’assolutezza della Coscienza omnipervadente.

La contemplazione non è uno stato passivo o di quiescenza, ma un essere attivo e profondamente risolvente; l’azione, al contrario, è passiva, poiché nasce da un seme-immagine, si produce attraverso la soddisfazione di una tensione-desiderio e crea, a sua volta, una nuova impressione-tendenza che ti costringerà ancora, reiterando il ciclo in modo diverso solo in apparenza. L’azione si compie nel tempo-spazio, nella relazione, sotto la legge della necessità, cioè nel divenire; la Conoscenza è sempre, ovunque, indipendente da tutto, perché è Essere. L’azione è un anello della catena di causa-effetto, la Conoscenza il maglio che spezza ogni catena imprigionante. Agisci e ti incatenerai inesorabilmente, conosci e ti libererai.

Un oggetto, una condizione, una situazione contingente sono frutto di azione identificata. La Conoscenza non è frutto di nulla perché, essendo autoesistente, basta a se stessa. Dice Śaṅkara (Upadeśasāhasrī: 2.1.22): « La Conoscenza è di natura affatto distinta dall’azione, sia perché questa viene compiuta attraverso una quantità di mezzi sia perché i frutti che essa genera risultano adeguati [a tali mezzi] ».
Una causa finita, limitata e relativa non può avere come effetto l’Infinito, l’Illimitato o l’Assoluto. La conoscenza di Quello non è effetto di nulla, perché qualsiasi cosa, in rapporto a Quello, non-è. La Conoscenza è autoesistente, ma appare velata da sovrapposizioni fatte dalla sua stessa sostanzialità. Risolvi queste in Quella, rimuovi i riflessi relativi e mutevoli e realizzerai l’Assoluto immutabile. Conosci e sarai Colui che è.

Dalla contemplazione così come ti è stata insegnata scaturisce il riconoscimento diretto della Realtà ma, se non sei ancora pronto per contemplare la Realtà direttamente, puoi avvalerti della meditazione, la quale ti ci condurrà in modo graduale. Meditare su una cosa significa porre la cosa nel campo della consapevolezza; collocarla nel fuoco della visione, al centro, illuminata, distinta, isolata, senza altre presenze; far vibrare questa entità-immagine-suono conferendole energia-coscienza, sino alla sua autonomia; osservarla, avvicinarla, compenetrarla, infine fondersi con essa sino a che, a completa trasformazione, non resti che il solo flusso della consapevolezza di là dalla forma e dalla differenziazione. Meditare su dati, eventi, oggetti – tutti enti irreali – ti farà comprendere la loro irrealtà ma, anche, la realtà della tua Consapevolezza. Meditare sul Reale ti porterà rapidamente a immergerti nella Realtà. La meditazione – come dice Rāmana Maharshi – essendo consapevolezza, è la nostra autentica natura.
Come hai compreso, meditare è osservare coscientemente. La corretta meditazione, praticata per giorni, mesi o anni, ti porterà certamente alla contemplazione diretta, quindi alla Consapevolezza autoesistente. Dalla meditazione alla contemplazione, alla consapevolezza, all’Essere: grazie alla meditazione ti svelerai Ciò che sei.

Meditare significa rendersi consapevoli. Meditare su un oggetto, un dato, ecc. vuol dire suscitare in noi la consapevolezza dell’oggetto, ecc. Meditare è intensificare il flusso della consapevolezza sino a penetrare l’essenza dell’oggetto, del dato e così via per poi tralasciarli isolando la consapevolezza in sé. In verità, la meditazione dello jñāni è senza oggetto e senza soggetto: è la contemplazione pura quale Consapevolezza autonoma e continua, senza contenuti né riferimenti. È l’obiettivo che ti devi porre, l’epilogo della tua ascesa coscienziale. Per raggiungerlo, ricorda che solo nell’effettiva consapevolezza puoi realizzare una meditazione intelligente e realmente risolvente.
Meditazione, contemplazione, osservazione non si distinguono più per lo jñåni, ossia per chi ha risolto tutto, anche se stesso, in jñāna. Meditare, contemplare, osservare sono divenuti in lui pura Consapevolezza attuale, ossia puro Essere.

 

Tratto da:

Vidya Periodico Mensile - Dir. Resp. Paola Melis
Redazione: Via Azone 20, 00165 Roma - Tel&Fax 06 6628868
Copyright © 1973-2008 Vidya. Tutti i diritti sono riservati. Questo testo può essere riprodotto non a scopo commerciale, senza alcuna modifica e nella sua interezza, includendo queste notizie sul Copyright.

Vidya Bharata - Edizioni I Pitagorici © Tutti i diritti riservati.  
Tutti i diritti su testi e immagini contenuti nel sito sono riservati secondo le normative sul diritto d’autore.

Chi è online

Abbiamo 261 visitatori e nessun utente online

Sei qui: Home Contemplare