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Caratteristiche del jivanmukti

Caratteristiche del jivanmukti.

Sruti e Smriti affermano l’esistenza dello stato di Jivanmukti. La Kathopanishad dice: “Colui che è liberato è completamente liberato”, che significa che colui che è diventato completamente libero dalla schiavitù nel corso della vita, è libero anche da ogni possibilità futura di ricadere in schiavitù, dopo la dipartita dal corpo.Poiché se dopo la morte tutti rimangono liberi per un certo periodo di tempo, ma certamente rinascono in seguito, colui che ha ottenuto la liberazione in vita rimane libero dalla nascita per sempre. Nella Brhadaranyaka Upanishad è scritto: “quando tutti i desideri che albergano nel cuore sono svaniti, il mortale diventa immortale e consegue il Brahman già in questo corpo” (4.4.7).

In un altro passo della Sruti è detto: “Sebbene possieda occhi, egli è come se fosse privo di occhi; sebbene possieda orecchi, è come se non possedesse orecchi; sebbene dotato di mente, è come se fosse privo di mente; e sebbene dotato di vita, è come uno che non abbia vita”.

Il Jivanmukta è descritto con vari nomi, quali: Sthitaprajna (uomo dalla ferma saggezza), Bhagavad-bhakta (devoto di Dio), Gunaatita (al di là dei tre Guna), Brahmana (che ha realizzato il Sé), Ativarnaasramin (oltre i limiti dei Varna e degli Ashrama).
La condizione di Jivanmukti può essere ottenuta solo da una persona che abbia abbandonato tutte le azioni, quelle vediche come quelle secolari, che sia concentrato solo sulla conoscenza e immerso nella contemplazione del Sé. Jivanmukti e Videhamukti si distinguono solo in base alla presenza o assenza del corpo e degli organi di senso. In entrambi è assente la percezione della dualità.

Il Jivanmukta è colui per il quale questo mondo, in cui si muove e agisce, ha cessato di esistere. La mente della persona ordinaria reagisce alle varie forme del mondo e conosce la varietà e le differenze tra esse. La mente del Jivanmukta non viene modificata allo stesso modo e non percepisce differenze, ma vede tutte le forme come Brahman. Nel sonno profondo la mente non subisce trasformazioni, ma permangono in essa i semi della trasformazione. Perciò lo stato di sonno non può essere equiparato allo stato di Jivanmukti. I Jivanmukta non è toccato da piacere e dolore; non è compiaciuto per un fatto positivo, né è depresso per una calamità. Non brama di ottenere qualcosa, ma sopravvive con ciò che gli arriva spontaneamente. Sebbene i suoi sensi siano in funzione e possa fare esperienza di tutto, la sua mente è del tutto calma e non reagisce mai. Sebbene i suoi occhi vedano le cose, egli non le giudica buone o cattive, favorevoli o sfavorevoli, e dunque è libero da agitazione, attaccamento o avversione. I sensi, di per sé stessi, non causano alcun danno. E’ la mente che giudica ciò che viene esperito dai sensi e sviluppa attrazione e repulsione nelle persone comuni. Poiché la mente del Jivanmukti non sviluppa alcun giudizio, egli è privo di attaccamenti e di avversioni. Grazie all’assenza di agitazione mentale, egli è libero dalle vasana (impressioni latenti). La sua mente si mantiene sempre pura. Mai guarderà se steso come l’agente delle azioni, non identificandosi con il complesso corpo-mente, che è il vero protagonista dell’agire. Di conseguenza non è mai gratificato o depresso a causa dei risultati, buoni o attivi, delle azioni. Nessuno ha ragione di temerlo, poiché mai insulterà o offenderà altri in alcun modo. E mai avrà paura di altri. Rimarrà inalterato anche se insultato o aggredito. Egli non distingue le persone tra amici e nemici. Sebbene sia ricco di conoscenze, mai ne farà esibizione. La sua mente è del tutto esente da pensieri mondani e sempre concentrata sul Sé. Rimarrà sempre calmo, anche su fatti che lo riguardino direttamente, poiché libero da preoccupazioni di sorta, e soltanto consapevole della pienezza del Sé. Queste sono le caratteristiche del Jivanmukti.

Videhamukti.

Quando il corpo del Jivanmukta muore, egli diventa Videhamukta, liberato dall’esperienza empirica e realizzato nella sua vera natura, come l’aria ritrova quiete alla fine della tempesta di vento. Immediatamente è dissolto il suo corpo sottile. Non si può definirlo “sat” (vero, esistente), perché si dovrebbe esprimere, non si può definirlo “praajna” (unità soggetto-oggetto), condizionata dall’avidya, o “Isavara”, che è condizionato da Maya.

Non si può chiamare “asat” (inesistente, falso) o fatto di mera materia. Egli non sperimenta gli oggetti grossolani percepiti dai sensi. Non è Virat (il mondo), non Hiranyagarbha (uovo cosmico), non Isvara. Non è Visva (stato di veglia), Taijasa (sogno) o Prājna (sonno profondo). Perciò non si colloca nelle categorie di microcosmo (vyashti) o macrocosmo (samashti).

 

 

Brano tratto da: Vidyāranya, La liberazione in vita (Jīvanmuktiviveka), a cura di Roberto Donatoni, Adelphi, Milano, 1995

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