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Lo stadio di vita grhastha

Lo stadio di vita grhastha inizia quando l'essere umano si forma una famiglia o si ritrova con delle responsabilità da cui non può esimersi. Pertanto il percorso spirituale di chi si trovi nello stato di grhastha deve tenere conto delle priorità determinate da codesti vincoli.

Un aspirante fortemente coinvolto nella famiglia comprende presto che essa è parte pregnante della sādhana da cui egli non può prescindere. Il partner, i figli, il lavoro per il loro e proprio mantenimento sono tutti elementi che divengono parte della sādhana.

La vita spirituale per un grhastha non si svolge nella foresta o in cima alle montagne o in perenne pellegrinaggio, non almeno sin quando ci saranno delle persone la cui vita è affidata alle sue cure; pertanto queste persone sono da considerarsi una sorta di veri e propri esercizi spirituali che, posti innanzi dalla Vita, dal Divino o secondo le sequenzialità karmiche, devono essere vissuti per raggiungere la miglior armonia possibile. Sono così esperienze di cui si necessita la risoluzione, e di cui si possiedono gli strumenti di integrazione; la mancata maturazione dei semi causali inerenti determina il loro riaffioramento.

La via spirituale non allontana dalla famiglia, non almeno sin quando non sarà la famiglia ad allontanarsi, marcando così il passaggio nella fase vitale dell'anacoresi; ove sia presente l'anelito per il ritiro, per il silenzio, per la solitudine, esso non va contrastato, ma misurato e coltivato attraverso ritiri o pellegrinaggi periodici di qualche giorno. La solitudine dei ritiri è un dono e un valido ausilio per ritemprare le energie psichiche e fisiche.

Il ritiro non è "contro" il mondo, è "nel" mondo. Non può esserci vero ritiro ove sia presente contrapposizione, pertanto questi approcci alla vita di anacoresi possono essere offerti anche al partner ove egli sia vicino alle medesime istanze.

La sādhana è l'insieme di pratiche (fisiche, meditative, religiose o di venerazione, servizio) a sostegno del percorso interiore di autoconoscenza. In India il capofamiglia ha delle prescrizioni secondo la casta di appartenenza, così come un occidentale segue le indicazioni della propria religione di appartenenza; qualora non si riconosca in alcuna religione, la sua sādhana potrà impostarsi nella vita quotidiana, in funzione del tempo libero e delle proprie istanze.

Le caste (predisposizioni e tendenze) possono mutare nel corso della vita, ma esse interessano solo le prime fasi della vita, poi esse iniziano a venir meno durante l'anacoresi per affievolirsi nel rinunciante. Non necessariamente l'affievolimento è totale, può capitare che alcuni semi causali si mostrino già in potenza in alcune vasana.

Quali che siano le predisposizioni, è bene dedicare qualche minuto di interiorizzazione e silenzio a sé stessi e, se i doveri lavorativi e familiari non lo permettono, allora i monaci del Ramakrishna Math consigliano un risveglio anticipato per ottenere 30-60 minuti da dedicare alla propria interiorità (per mezzo di preghiera, mantra, namasmarana, osservazione, concentrazione, meditazione, silenzio).

L'influenza delle predisposizioni viene a marcare l'intero arco vitale dell'individuo. Il Vedanta ne accetta la classificazione in quattro categorie principali.

Il rapporto con gli altri (specialmente con i propri familiari) diventa un'occasione per vedersi e di crescita attraverso l'osservazione e l'apprendimendo delle diverse istanze mentali.

Il tempo libero, a parte quello dedicato alla famiglia, può essere speso nella lettura, nella meditazione e, se si ha la grazia di avere un riferimento spirituale, nel servizio al Principio.

Il servizio al Maestro o all'Isthadevata (Ideale personale) è sempre stato uno dei principali elementi della sādhana di ogni aspirante, laico e non. Lo stesso discepolato veniva inteso come servizio al Maestro.

Premadharma, tratto da Varnasrama - forum pitagorico

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