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La legge tradizionale del karma


«Realizzando “Io sono Brahman”, l’asceta distrugge di colpo il samcita-karma accumulato durante innumerevoli kalpa, come le azioni compiute nel sogno scompaiono al risveglio». (Vivekacudamani, 447)
«Essendo libero e indifferente come l’etere, l’asceta non può essere toccato dal karma che ancora deve maturarsi (agamin)». (Vivekacudamani, 449, ed. Asram Vidya)


« Il prarabdhakarma è troppo potente perché l’essere di realizzazione possa frenarlo; esso si esaurirà con l’estinzione dei suoi frutti. Gli altri due generi di karma, quello proveniente da azioni anteriori (samcita) e quello i cui effetti non sono ancora maturati (agamin), saranno invece inceneriti dal fuoco della conoscenza. Comunque, nessuno di questi tre generi di karma è capace di toccare l’asceta che ha realizzato Brahman e vive in identità con Esso». (Vivekacudamani, 453).
Shankara, sommo maestro dell’Advaita, in questi sutra, tratta la questione del karma da un punto di vista prettamente metafisico. In sintesi, ora cerchiamo di chiarire i concetti basilari della tematica del karma secondo l’Advaita Vedanta, la cui comprensione è di importanza fondamentale nella Realizzazione.
Karma o karman è una parola che ha significati diversi. Vuol dire azione, risultato dell’azione, principio di causalità (causa ed effetto), attività, movimento, rito, ecc. In special modo, con il termine karma intendiamo il frutto delle nostre azioni passate, presenti e future che ci condizionano ad agire, a pensare e a identificarci con una determinata condizione coscienziale.
Il karma è la causa e l’effetto dell’azione che costringe l’essere a trasmigrare da uno stato esistenziale all’altro. Diciamo causa ed effetto perché ogni effetto non risolto si trasforma in causa, e così via, dando forza e vita al drammatico e perenne ciclo del divenire (samsara).
Riguardo alla “trasmigrazione-reincarnazione” teniamo presente che, in verità, ognuno di noi, nella propria reale Natura, è l’assoluto, infinito ed eterno Essere (Atman-Brahman). “Tu sei Quello” è il folgorante, ineffabile, divino messaggio dell’Advaita Vedanta. Non possiamo abdicare all’Insegnamento.
L’Essere assoluto ed eterno, in quanto tale, non può né nascere né morire. Esso è sempre uguale e identico a se stesso, vale a dire, semplicemente è; quindi non è soggetto né a cambiamento-evoluzione-divenire né a trasmigrazione-reincarnazione perché, per sua natura, svela costante Beatitudine e Pienezza in sé.
Quando parliamo di “essere-ente” costretto a trasmigrare ci riferiamo alla illusoria coscienza veicolare ordinaria, o riflesso di coscienza dell’atman-Brahman denominato jiva, che avendo dimenticato (avidya) la propria vera Identità di Essere assoluto, a causa dell’identificazione con le forme e con le loro qualificazioni, si crede quello che non è, cioè un’anima individuale distinta e separata dalla vita universale.
Da questa condizione esistenziale illusoria ha origine, per ovvia necessità compensativa, il processo illusorio della trasmigrazione, il cui propellente è il desiderio. In poche parole, l’identificazione con le forme (upadhi) e con i rispettivi attributi (guna) ci ha fatto dimenticare quello che siamo realmente. Poi, per compensazione, è sorto l’illusorio desiderio che ha causato la triste e conflittuale dinamica della trasmigrazione, la quale non è altro che dipendenza psicologica, necessità, prigione.
Compito dell’autentica Realizzazione è risolvere “tale dimenticanza (avidya)”, che verte sulla natura dell’Essere reale, con tutte le implicanze che essa ha prodotto: istanze, contenuti, desideri, nonché conflitto e sofferenza. La conseguenza naturale di questa risoluzione è lo svanire o il reintegrarsi dell’essere-ente-anima-jiva nella sua Fonte eterna, nell’Essere infinito ed assoluto. Per l’Advaita trasmigra soltanto quello che non è.
La legge del karma, della causalità, è una legge universale e, come tale, ha valore su qualsiasi piano della manifestazione cosmica di ogni ordine e grado. “La legge tradizionale del karma insegna che, in verità, l’altro, chiunque esso sia, è te stesso”. Questo spiega perché tutto quello che facciamo, sia di bene che di male nei riguardi del prossimo, presto o tardi ritorna sempre su di noi, come un boomerang, secondo precise leggi karmiche. L’effetto di qualunque azione ricade inesorabilmente su colui che agisce; l’azione si ritorce sempre su chi l’ha compiuta, proprio perché, in realtà, ad un altro livello di espressione, siamo tutti lo stesso stato di Essere. Ignorare tale legge equivale ad esprimere un’azione incatenante, imprigionante; significa complicarsi la vita attuale e futura senza rendersene conto.
In ognuno di noi c’è un miscuglio di karma positivo e negativo, risultato delle nostre azioni passate e presenti. Tutte le tendenze, inclinazioni, predisposizioni, attitudini che ci condizionano attualmente sono la conseguenza delle azioni e pensieri che abbiamo prodotto in passato. Dalla qualità delle nostre azioni derivano frutti positivi o negativi, situazioni armoniose oppure conflittuali e riguardano soprattutto la sfera del fisico e dello psichico.
Gli effetti positivi ci vengono incontro nell’aspetto di beni materiali, doni inaspettati, agevolazioni, facilitazioni, soluzioni ottimali e improvvise di questioni fastidiose, eventi piacevoli di varia natura, ecc. Gli effetti negativi si presentano sotto forma di situazioni pesanti, sofferenze, malattie, circostanze dolorose sotto ogni punto di vista, difficoltà in genere. Anche Gesù dice che raccogliamo ciò che abbiamo seminato.
L’atteggiamento giusto nei confronti del karma consiste in una serena accettazione dei frutti o eventi negativi rispetto ai quali, nonostante i molteplici tentativi di mutare le cose, non è stato possibile attuare nessun cambiamento, e amorevole distacco da tutti quelli positivi. Se viene a mancare questa corretta posizione coscienziale, in-consapevolmente generiamo ulteriore karma rimanendo sempre più intrappolati nella ragnatela della causalità.
Se comprendiamo la legge del karma con tutte le sue implicanze, “anche solo in termini utilitaristici o profani”, non dovremmo mai stancarci di fare del bene, di produrre azioni buone, giovevoli, altruistiche, in quanto un accumulo di karma positivo rende più facile compensare, bilanciare e neutralizzare il karma negativo che si scarica nel corso della vita.
“Anche se non c’è ricerca spirituale”, conoscere ed osservare questa legge è di somma utilità perché ci consente una vita più armoniosa, serena, tranquilla, più piacevole e ricca di lieti eventi. Chi conosce la legge del karma e vive in conformità dei suoi fondamenti è fautore del proprio destino.
Prendiamo consapevolezza che il destino futuro di ogni essere dipende esclusivamente dalla qualità del suo agire nel presente. Noi attiriamo quelle esperienze per le quali siamo preparati e che domandiamo. “Si diventa ciò che si pensa”. Dunque, il domani prossimo o futuro deriva unicamente dalla natura delle azioni che promuoviamo oggi.
Ciò equivale a dire che il destino non è un evento accidentale, fortuito, casuale, come generalmente crede l’uomo comune, ma un fatto che può essere voluto e consapevolmente predeterminato.
Quando non è presente il distacco, il karma è costrizione, necessità, limitazione, dipendenza psicologica, quindi schiavitù e sofferenza. I sutra citati insegnano che, tramite i riconoscimenti generati dalla vera Conoscenza, “se lo vogliamo realmente”, possiamo portarci al di là di ogni tipo di karma, negativo e positivo, ed essere liberi a tutti livelli esistenziali e per sempre.
L’azione del Liberato, di colui che dimora stabilmente nella propria vera Natura, è denominata lêla, gioco divino: essa è puro Moto, puro Agire, puro Amore.
La Tradizione advaita distingue tre tipi di karma:
– prarabdha-karma;
– samcita-karma;
– agamin-karma.
Prarabdha-karma è il risultato o l’effetto delle passate azioni giunto ormai a maturazione. Esempio: il corpo fisico, la famiglia, il carattere e determinate circostanze della nostra vita per le quali, nonostante tutti gli sforzi sostenuti, non è stato possibile fare nulla, sono fatti determinati dal prarabdha-karma. Il prarabdha-karma non può essere evitato oggettivamente, però, tramite la Conoscenza, è possibile realizzarne la completa indipendenza psicologica e vivere come se non ci fosse.
Samcita-karma è l’effetto delle azioni passate che si è accumulato nella subcoscienza durante le innumerevoli vite trascorse, ma non è ancora giunto a maturazione e attualizzazione. Il prarabdha-karma è quella parte del samcita-karma i cui effetti si raccolgono in questa vita. La differenza tra samcita e prarabdha è che mentre il samcita opererà in futuro, il prarabdha è in atto, in manifestazione.
Agamin-karma è l’effetto dell’azione che sarà eventualmente compiuta in futuro se non ci liberiamo delle tendenze e predisposizioni che ci condizionano nel presente.
Dunque, ripetiamolo, prarabdha-karma è il frutto maturo in espressione. È una situazione che stiamo già vivendo, sperimentando, che non è stato possibile evitare, ma è possibile, mutando la posizione interiore, vivere come se non esistesse. Samcita-karma è il risultato delle azioni promosse nel passato, il cui frutto verrà raccolto in futuro. Agamin-karma è il frutto della eventuale azione futura che promuoveremo sotto l’influenza dell’ignoranza o avidya attuale.
I sutra in questione attestano chiaramente che con la Conoscenza-Realizzazione tutti i generi di karma cessano di esistere, nel senso che possono essere trascesi “in ogni momento” mettendo in pratica la Conoscenza. “Con la Realizzazione liquidiamo tutti i tipi di karma, qui ed ora, ovunque e per sempre”.
Vediamo ora in quale modo.
Circa il prarabdha-karma la Realizzazione ci pone in una condizione tale di distacco naturale che qualunque situazione, per quanto oggettivata e concretizzata, è come se non ci fosse, in quanto viene integrata nella coscienza.
Esempio: si può avere un corpo fisico senza farsi da esso minimamente condizionare. Si può vivere in famiglia e con figli senza essere della famiglia, senza appartenerle. È possibile andare in ufficio, al lavoro e nello stesso tempo sentirsi psicologicamente liberi e in pensione, ecc.
Il samcita-karma, accumulato lungo le indefinite epoche del passato, dal momento che ancora non opera, può essere agevolmente frenato e distrutto perché con la Realizzazione tutte le tendenze, istanze e predisposizioni del passato vengono neutralizzate. In altre parole, il condizionamento del passato non può attecchire ed esprimersi perché non trova più lo stato coscienziale o il terreno adatto che lo permette.
Per analogia è come mettere dei semi in un terreno reso completamente sterile. In un terriccio sterile (Coscienza risvegliata) i semi (condizionamenti del passato) non possono germinare e svilupparsi. Vedere “realmente” le innumerevoli assurdità di un certo agire promosso nel passato significa bruciare tutti i semi, quali effetti condizionanti ed inerziali di quell’agire.
L’agamin-karma è il karma più semplice da neutralizzare in quanto, con la vera Comprensione, viene completamente annullata la possibilità o predisposizione a creare nel futuro azioni in contrasto con la Legge.
Precisiamo che la legge del karma riguarda tutti gli esseri della manifestazione, compreso il Maestro. In che senso la legge del karma interessa anche il Maestro? Un Maestro, dimorando stabilmente nella Realtà, è libero dal karma perché non genera azioni capaci di produrre effetti imprigionanti e rimane completamente distaccato dai frutti dell’azione positiva. In quello stato di Essere si è nel mondo, ma non del mondo; si è nel karma senza essere del karma. Un Maestro, durante la giornata, con il suo puro Agire, determina una quantità immensa di karma positivo, ma non cercando per sé assolutamente nulla dal suo operato vive sempre in totale trascendenza del karma.
I sacri frutti delle sue azioni, che inesorabilmente ritornano al Maestro, vengono devoluti alla Famiglia spirituale, oppure, tramite svariati modi, alla collettività o società che lo circonda. Un Risvegliato si è posto al di là di qualunque tipo o genere di karma, pur muovendosi nel karma, perché dimora costantemente nella pienezza e beatitudine della propria vera Natura.
In conclusione, il messaggio essenziale di questi sutra è che tutti i tipi di karma possono essere ridotti in cenere, qui ed ora, dal fuoco della divina Conoscenza.
Per Colui che ha realizzato la verità del proprio Essere “la dinamica necessitata dell’azione-karma non ha più senso”.
La legge tradizionale del karma, è il caso di ripeterlo, è una legge universale e, come tale, vige e vale su qualsiasi piano della manifestazione cosmica, di ogni ordine e grado, per l’intera durata del manvantara in corso (tempo di una manifestazione universale) e per tutti i manvantara a venire.
La legge tradizionale del karma è Conoscenza dell’Essere.
Mentre la conoscenza riguardante la manifestazione universale (mondo della transitorietà o non-realtà) può mutare da una manifestazione alla successiva, la Conoscenza dell’Essere o d’Identità (Advaita o Non-dualità) è stata, è, e sarà sempre la stessa per tutti gli infiniti tempi dell’eternità.
Il puro ed assoluto Essere è eternamente uguale a se stesso.
Tutto il resto, “il percepito”, è soltanto una sua proiezione-determinazione-apparenza.
Gloria, infinita Gloria all’eterna Conoscenza dell’Essere.

di Adriano

Tratto da: Vidya Periodico Mensile - Dir. Resp. Paola Melis

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