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Smettere di pensare?

Sono stati uniti due dialoghi di Bodhananda con due diverse persone, vertenti il medesimo argomento.

 


 

D. Non si può impedire che un pensiero venga pensato.

R. Errato, è possibile, ma estremamente dannoso. Anche qui, dipende dal tipo di sadhana e di tecniche utilizzate.

D. Mi potresti spiegare meglio perchè un pensiero "ucciso" prima che venga pensato può fare danno? Io pensavo che il flusso di pensieri che, per inerzia, tende alla confusione, dovesse essere in qualche modo controllato.
Insomma, come diceva qualcuno: "Usare il cervello e non essere usati dal cervello", oppure usare il cervello come lo stomaco (ovvero solo quando serve e non 24 ore su 24 altrimenti viene l'ulcera).

R. Come hai detto, puoi osservare i pensieri e nell'osservazione togliere l'energia che li sostiene e li fa crescere, così rimane solo l'inerzia e questa poi terminerà facendo affiorare il silenzio.
Ma non puoi, normalmente, bloccare o impedire un pensiero, perchè un pensiero non è altro che la manifestazione di un effetto che trova la sua causa altrove, spesso in una differente coordinata spazio- temporale.
Te ne puoi accorgere anche osservando i sogni. Citta [la sostana mentale] viene comunque impressa dalla percipienza del fenomeno. Pertanto, non puoi fermare il pensiero, pena gravi danni.
Il pensiero è energia e non puoi interrompere o annullare un flusso di energia, lo puoi deviare, assorbire, etc. etc. o puoi intervenire sulla sorgente.
Di conseguenza tutte quelle romanticherie sul fermare la mente lasciamole a coloro che adorano parlare senza avere mai praticato e realizzato alcunchè.
Si può fermare sì il flusso del pensiero, ma solo quando questo pensiero è a sua volta un lila [gioco], un semplice fluire, senza che ci sia stata un’individuazione che abbia aderito, ossia quando non c'è stata alcuna aggiunta energetica dell'ente.

D. Poi facendo uno sforzo in più si possono "osservare" i pensieri, evitando l'immedesimazione con essi. Oltre ancora rimane solo il "silenzio", ovvero l'assenza di pensieri.
Non è qui che si fermano i pensieri prima che nascano? Perchè è "estremamente dannoso"?

R. Così tu non fermi i pensieri, smetti solo di alimentarli, cioè agisci sulla fonte, sulla causa dei pensieri e non sui pensieri. Infatti parli di fermarli prima che nascano, quindi non li fermi, semplicemente essi alla lunga smetteranno di sorgere sovralimentati.
Esiste invece la possibilità di fermarli con tecniche di raja yoga, ma se ne sconsiglia l'uso se non quando queste vengono date individualmente, personalmente e direttamente da un Realizzato, pena gravi scissure fra i diversi piani coscienziali, difficili da ripristinare.

D. Cercando di meditare (che poi nel mio caso, è meglio dire cercando la concentrazione) capita di dover fare i conti con i pensieri che passano. A seconda dei casi e dello stato d'animo del momento, mi comporto più o meno volontariamente in due modi diversi. A volte li lascio passare, osservandoli, e quando la pratica mi riesce bene sembra veramente di guardare un film alla tv. Allora provo un grande senso di leggerezza perchè, pur se ci sono dei pensieri, non mi trascinavano con loro e in definitiva non li sento miei. Come disse Nietzsche: "Chi meno possiede, meno è posseduto". Io credo valga anche per i pensieri! Nell'altro modo, che accade molto più spesso invece cerco di fermarli.

R. Osservare i pensieri è un metodo armonico, a cui dovrebbe arrivare anche il secondo metodo.

D. Ci sono dei momenti in cui i pensieri mi infastidiscono a tal punto che cerco di scacciarli come le mosche. In quei momenti a gran fatica cerco di fermare la mente... tolgo la corrente e tutti i treni si fermano. Quelli ancora alla stazione, i pensieri ancora potenziali, non partono (o almeno partono in ritardo come tutti i treni italiani), ma quelli che già sono partiti che fine fanno? Io credo che si fermino lì. È questo quello che hai descritto prima, quello che dovrei evitare?

R. Non ti si può dire questo va bene e quello no. Ti sei risposto già da solo. Ma non è questo il punto...
Rileggi bene che cosa hai scritto. Affermi che i pensieri ti infastidiscono. A seconda della sfera che prediligi hai alcune scelte:
a) Indaghi su chi è che viene infastidito.

b) Indaghi sul perchè quei pensieri infastidiscono.

c) Indaghi sul da dove/cosa sorgono i pensieri.

Questa può essere una modalità alternativa allo sforzo di fermare i pensieri. Hai mai provato a fermare un treno in corsa? Faticoso... Meglio andare a vedere da quale stazione quei treni partono e fare in modo che non partano più. Meglio sapere perchè il passaggio dei treni infastidisce. E cosa sono "io" che vengo infastidito da un treno? Sono forse una locomotiva avversaria? Il "togliere la corrente" è un approccio momentaneo che non risolve quanto vivi come problema. Si ripresenterà. Se vuoi una risoluzione definitiva abbandona eventuali soluzioni di forza o romantiche. I treni li fermi non facendoli più partire o più rapidamente ancora, concentrandoli tutti in un unico convoglio e poi non facendolo più partire.

D. È preferibile il primo approccio?

R. Ognuno mangia per sè. Sei un aspirante che fa pratica, continuala e fai più affidamento sulla tua esperienza. Confronta i due casi e vedi come ti senti. Una sola cosa: quando il primo metodo fallisce e ricadi dall'osservazione nell'adesione , invece di giudicare o condannare il "fallimento" ricomincia subito l'osservazione. Non c'è errore, c'è semplice errare e nell'errare c'è il semplice allungo del cammino, nient'altro. Fare gli erranti è noioso.

D. Grazie per tutto.

D. Caro fratello e di cosa? Liberamente ricevuto, liberamente dato.

***

D. Tu hai scritto: “I treni li fermi non facendoli più partire o più rapidamente ancora, concentrandoli tutti in un unico convoglio e poi non facendolo più partire.”. Cosa vuol dire concentrarli tutti in un unico convoglio? Andare a vedere la causa originaria di tutti i pensieri?

R. Attenzioniamo i tre percorsi:

1) Bhakti Vada: ogni pensiero viene rapportato/centrato sull'Ideale divino

2) Karma vada: ogni pensiero va concentrato sull'azione presente

3) Jnana vada: ogni pensiero va concentrato sul seme di meditazione.

D. Osservare i pensieri mi è difficile. Quando cerco di farlo essi si ritirano. Fino a che, senza osservazione, ricominciano. Forse è questione di pratica, di esercizio, di distacco...

R. Distacco. Lascia perdere l'osservazione dei pensieri e prova più semplicemente l'osservazione delle azioni. Ossia osservati agire.

D. Il pensiero, come anche le emozioni per come le vedo, è inconscio. Quando cerco di osservare l'essere arrabbiato, per esempio, sempre se ci riesco, l'arrabbiatura lascia il posto all'effetto. Cioè osservo il fisico, i battiti del cuore, l'agitazione, le reazioni esterne, ma fatico ad osservarmi mentre sono arrabbiato.
Insomma riesco ad osservarmi nel nascere dell'arrabbiatura o dopo, ma non durante. Certo c'è un limite anche durante per cui prendo consapevolezza del troppo e mi calmo.
Posso anche ricordare l'essere arrabbiato e indagare sulla causa, ma è come mangiare la minestra fredda ricordando quando era calda. 

R. Chiaro. Prova a spostare il centro da cui osservi di qualche centimetro. In ogni caso continua... per tutti è stata difficile.

 

Bodhananda, brani tratti da ml  Advaita-vedanta 9-11 febbraio 2004

 

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