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Incontri con gli animali

Un'amica mi raccontava di una conversazione in cui si diceva come di fronte a certi esseri anche gli animali più feroci diventino mansueti, sempre che si mantenga una certa distanza perchè "ci vuole rispetto".
Questo le evocava gli Yoga Sutra di Patanjali [II, 35): "In presenza di colui che è fermamente stabilito nell'ahimsa cessano le ostilità".
Così mi sono ricordata degli incontri di Juddu Krishnamurti con gli animali, anche feroci, in particolare con la tigre e il serpente a sonagli.
Krishnamurti aveva un profondo rapporto di risonanza interiore con gli animali.

La Natura era il suo sfogo, in mezzo ai boschi e tra gli animali trovava armonia e silenzio e la sua coscienza poteva riposare nella Coscienza.

Gli incontri con il serpente a sonagli e con la tigre sono raccontati nel suo ultimo diario, intitolato "A se stesso", che è il solo libro a riportare le riflessioni registrate da K. su nastro, mentre era solo nella sua stanza. Aveva 87 anni e il tremito delle mani gli rendeva ormai troppo faticoso scrivere.

Tutte le registrazioni, eccetto una, vennero effettuate a casa sua, a Pine Cottage, nella valle di Ojai, distante circa centrotrenta chilometri da Los Angeles.

Dettava di mattina, mentre era ancora a letto dopo la colazione, indisturbato
L'incontro con la tigre era già stato dettagliatamente descritto nel Diario, e viene ora rievocato nei suoi aspetti essenziali.

Come si evince dai brani pubblicati Krishnamurti esprime un amore profondo per tutti gli animali, grandi o piccoli che siano.

 

 

Incontro con la tigre 

Martedì 26 aprile 1983

Avevi visto morire un uccello: un uomo gli aveva sparato. Stava volando splendidamente, con un ritmico battito d'ali, in libertà e senza paura. E il fucile lo mandò in pezzi; cadde a terra e la vita lo abbandonò.
Andò a prenderlo un cane, e l'uomo raccolse altri uccelli morti. Chiacchierava con un amico e sembrava del tutto indifferente. L'unica cosa che lo interessava era abbattere tanti uccelli: tutto lì, per quanto lo riguardava.

Si uccide in tutto il mondo. Quei meravigliosi, grandi animali del mare, le balene, vengono uccise a milioni; adesso la tigre e molti altri animali stanno diventando specie in via dì estinzione.
L'uomo è l'unico animale da temere.

Tempo fa, mentre eri presso un amico sulle colline, arrivò un uomo e disse al tuo ospite che la notte precedente una tigre aveva ucciso una mucca, chiedendogli se ci sarebbe piaciuto vederla quella sera.
Avrebbe predisposto tutto, costruendo una piattaforma su un albero e legando a esso una capra: il belato della bestiola avrebbe attirato la tigre e noi avremmo potuto vederla.
Entrambi rifiutammo di soddisfare la nostra curiosità in un modo così crudele. Ma quel giorno stesso, sul tardi, il tuo ospite propose di prendere l'automobile e di andare nella foresta a vedere la tigre, sempre che ci fossimo riusciti.
Allora, verso sera, salimmo in una vettura scoperta con autista e ci inoltrammo per molti chilometri nella foresta. Naturalmente, non vedemmo niente. SÌ faceva buio e i fari erano accesi.
Non appena facemmo conversione, eccola seduta proprio in mezzo alla strada in attesa di riceverci.
Era un animale molto grande, con delle splendide striature; gli occhi, colti dalla luce dei fari, erano chiari, scintillanti.
Si avvicinò ringhiante all'automobile e, quando passò a pochi centimetri dalla mano tesa per accarezzarla, il tuo ospite disse: "Non toccarla, è troppo pericoloso... fai presto perché è più veloce della tua mano!".
Ma riuscivi a percepire l'energia di quell'animale, la sua vitalità; era una grande dinamo di energia. Mentre passava, sentivi una grande attrazione. E poi scomparve tra gli alberi.
Evidentemente il tuo amico aveva visto numerose tigri e molto tempo prima, quando era giovane, aveva contribuito a ucciderne una ma, da allora, si era sempre rammaricato di quel terribile atto. Ai giorni nostri la crudeltà, in ogni forma, si sta propagando nel mondo.

Forse l'uomo non è mai stato tanto crudele, tanto violento quanto lo è adesso. Le chiese e i preti del mondo, dalla più alta gerarchia cristiana ai poveri parroci dei paesini, hanno parlato di pace sulla terra, di vivere una vita buona, senza far del male, senza uccidere un solo essere; specialmente i buddhisti e gli induisti del passato dicevano: "Non uccidere neppure una mosca, non uccidere nessun essere, perché nella prossima vita pagherai per questo".
La frase è alquanto diretta e sommaria, ma alcuni hanno mantenuto questo spirito, questa intenzione dì non uccidere e di non ferire un altro essere umano. Ma le carneficine della guerra continuano ancora.

Il cane uccide rapidamente il coniglio. L'uomo spara a un altro con le sue armi sofisticate e forse anch'egli è ucciso dall'arma di un altro. Questa carneficina continua da millenni e millenni. Alcuni la considerano uno sport, altri uccidono per odio, collera, gelosia, e continua anche l'assassinio organizzato dalle varie nazioni con i loro armamenti.
Ci si chiede se l'uomo vivrà mai pacificamente su questa terra meravigliosa, senza mai uccidere neppure un piccolo essere vivente, o essere ucciso, o uccidere un altro, vivendo pacificamente con un certo senso di religiosità e di amore nel cuore.
In questa parte del mondo, che chiamiamo Occidente, i cristiani hanno ucciso forse più di chiunque altro. Parlano sempre di pace sulla terra. Ma per avere la pace si deve vivere pacificamente, e questo sembra del tutto impossibile.

 


 

Incontro con il serpente

Lunedì 9 maggio 1983

Sei già piuttosto in alto e guardi giù nella valle. Se sali ancora un paio di chilometri lungo il sentiero tortuoso, oltrepassando ogni genere di vegetazione — querce virginiane, salvia, tossicodendri — e superi un torrente che in estate è sempre in secca, riesci a vedere il mare in lontananza, oltre catene e catene di montagna.

Quassù c'è una calma assoluta. Tutto è immobile e non c'è un alito di vento.
Guardi giù e le montagne guardano giù verso di te. Puoi continuare a risalire la montagna per molte ore, poi scendi in un'altra valle e risali ancora. Lo hai già fatto spesso, e per due volte sei arrivato proprio in cima a quelle montagne rocciose.
AI di là di esse, a nord, c'è una vasta distesa desertica. Laggiù fa molto caldo, qui è abbastanza freddo: nonostante il sole caldo, devi metterti qualcosa indosso.

E mentre scendi, guardando le varietà di alberi, piante e piccoli insetti, improvvisamente senti il tintinnio di un serpente a sonagli.
Fai un salto, per fortuna lontano dal serpente. Gli sei distante soltanto tre metri circa. Sta ancora tintinnando. Vi guardate l'un l'altro e vi osservate. I serpenti non hanno palpebre.
Non è molto lungo, ma piuttosto grosso, grosso quanto un braccio.
Mantieni la distanza e l'osservi molto attentamente: il disegno, la testa triangolare e la lingua nera che guizza dentro e fuori.
Vi osservate. L'animale non si muove e tu non ti muovi. Ma, a un certo momento, con la testa e la coda verso di te, scivola indietro e tu fai un passo avanti. Si raccoglie di nuovo a spirale tintinnando e vi osservate.
E ancora, con la testa e la coda verso di te, comincia a indietreggiare e tu ti sposti in avanti; si raccoglie nuovamente a spirale e tintinna. Dopo una decina di minuti l'animale ne ha abbastanza.
Vedi che è immobile, aspetta ma, non appena ti avvicini, smette di tintinnare. Per il momento ha perso l'energia. Gli sei abbastanza vicino.
A differenza del cobra, che si alza per colpire, questo serpente colpisce con un rapido movimento in avanti. Ma non c'è alcun movimento.

È esausto, e quindi lo lasci in pace. È un essere veramente velenoso e pericoloso. Probabilmente potresti toccarlo, ma sei riluttante anche se non spaventato.
Senti che preferiresti non toccarlo e lo lasci stare.

E, mentre scendi ancora, per poco non calpesti una quaglia con dodici o più piccoli. Si sparpagliano tra i vicini cespugli, e anche la madre vi scompare mentre i pulcini la chiamano.

Tu scendi e aspetti e, se hai la pazienza di osservare, a un certo momento li vedi radunarsi tutti insieme sotto le ali materne. Fa fresco quassù e aspettano che il sole riscaldi l'aria e la terra.

Scendi dall'altra parte del piccolo torrente, oltrepassi un prato che ha quasi perso il colore verde, e torni nella tua stanza, piuttosto stanco ma rallegrato dalla passeggiata e dal sole mattutino.

Vedi gli aranci con i frutti giallo chiaro, gli arbusti dì rose, il mirto e gli alti eucalipti. In casa è tutto molto tranquillo.
Era una mattina piacevole, piena di strane attività sulla terra.
Tutti quei piccoli esseri vivaci, che correvano in giro in cerca del cibo mattutino: lo scoiattolo, il citello. Mangiano le radici tenere delle piante e sono piuttosto nocivi.
Un cane può ucciderli molto rapidamente con un morso deciso.

È molto secco, le piogge sono finite, e torneranno forse tra quattro o cinque mesi.
Tutta la vallata sottostante è ancora lucente. È strano che il silenzio sovrasti tutta la terra. Nonostante il rumore delle città e del traffico, c'è qualcosa di quasi palpabile, qualcosa di sacro. Se sei in armonia con la natura, con tutte le cose che ti circondano, sei in armonia con tutti gli esseri umani. Se hai perso il contatto con la natura, perderai inevitabilmente il contatto con gli uomini.

Mentre eravamo seduti a tavola verso la fine del pasto, iniziò una seria conversazione, come era già accaduto varie volte. Verteva sul significato delle parole, il peso della parola, il contenuto della parola, non semplicemente il suo significato superficiale ma la profondità, la qualità, il sentimento di essa. Ovviamente, la parola non è mai la cosa reale. La descrizione, la spiegazione, non è ciò che viene descritto né ciò che viene spiegato. La parola, la frase, la spiegazione non sono la realtà.

 

 

Brani tratti da: Jiddu Krishnamurti "A se stesso. L'ultimo diario". Ubaldini editore

a cura di sky, forum pitagorico. Vedanta & co. 1° aprile 2015

 

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