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Reincarnazione, metempsicosi, trasmigrazione

Possiamo ripetere qui l'osservazione già fatta a proposito della comunicazione con i morti: anziché domandarsi se essa è vera o falsa - l'unica cosa che conta - si discute per sapere se è o non è «consolante»; così si può discutere indefinitamente senza fare un passo avanti: si tratta di un criterio puramente «soggettivo», come direbbero i filosofi. Fortunatamente, contro la reincarnazione vi è molto di meglio da dire, visto che se ne può stabilire l'assoluta impossibilità. Prima di arrivare a questo dobbiamo però trattare un'altra questione, facendo alcune distinzioni e precisandole.
A parte il fatto che sono distinzioni di per sé molto importanti, se le trascurassimo qualcuno potrebbe anche stupirsi nel sentirci affermare che la reincarnazione è un'idea esclusivamente moderna. Troppe confusioni, troppe nozioni false circolano da un secolo a questa parte perché un gran numero di persone, anche fuori degli ambienti «neospiritualistici», non ne siano gravemente influenzate; la deformazione ha assunto proporzioni tali che perfino gli orientalisti ufficiali, per esempio, interpretano correntemente in senso reincarnazionistico testi che non contengono niente del genere, e sono diventati totalmente incapaci di comprenderli in modo diverso, il che equivale a dire che non ne capiscono assolutamente nulla.


Reincarnazione

Il termine «reincarnazione» dev'essere distinto da almeno due altri termini, i quali hanno un significato completamente diverso; sono i termini «metempsicosi» e «trasmigrazione ». Si tratta di cose che erano ben note agli antichi, e ancora lo sono a parte degli orientali, ma gli occidentali moderni, inventori della reincarnazione, le ignorano totalmente.
E' sottinteso che quando si parla di reincarnazione si intende che l'essere che è già stato incorporato riprende un nuovo corpo, cioè ritorna nello stato attraverso il quale è già passato: si ammette inoltre che ciò riguarda l'essere reale e completo e non semplicemente qualcuno degli elementi più o meno importanti che hanno potuto intervenire nella sua costituzione con una qualsiasi funzione.
Fuori di queste due considerazioni non si può assolutamente parlare di reincarnazione; ora, la prima la distingue essenzialmente dalla trasmigrazione, com'è considerata nelle dottrine orientali; la seconda la differenzia non meno profondamente dalla metempsicosi, nel senso in cui l'intendevano in particolare gli Orfici e i Pitagorici.


Metempsicosi

Gli antichi, in realtà, non sostennero mai la trasmigrazione dell'uomo in altri uomini, come si potrebbe definire la reincarnazione.
Senza dubbio esistono espressioni più o meno simboliche che possono dar luogo a malintesi - ma soltanto quando non si sappia ciò che vogliono dire realmente, che è questo: ci sono nell'uomo elementi psichici che si dissociano dopo la morte e possono quindi passare in altri esseri viventi, uomini o animali, senza che ciò in fondo abbia molta più importanza del fatto che, sempre dopo la dissoluzione del corpo dell'uomo, gli elementi che lo componevano possano servire a formare altri corpi.
In entrambi i casi si tratta degli elementi mortali dell'uomo e non della parte imperitura che costituisce il suo essere reale, la quale non è assolutamente toccata da questi mutamenti postumi.
La dissociazione che segue la morte non agisce soltanto sugli elementi corporei ma anche su certi elementi che si possono dire psichici; già lo vedemmo quando spiegavamo come tali elementi possono intervenire talvolta nei fenomeni dello Spiritismo e contribuire a dare l'illusione di un'azione reale dei morti; in modo analogo essi possono anche, in certi casi, dare l'illusione di una reincarnazione.
Ciò che importa rilevare, sotto quest'ultimo aspetto, è che tali elementi (i quali possono, durante la vita, essere stati propriamente coscienti o soltanto «subconsci») comprendono in particolare tutte le immagini mentali che, derivando dall'esperienza sensibile, hanno fatto parte di quelle che sono chiamate memoria e immaginazione: queste facoltà, o piuttosto questi insiemi, sono perituri, cioè soggetti a dissolversi, perché essendo di ordine sensibile, sono vere e proprie «dipendenze» dello stato corporeo; d'altra parte, fuori della condizione temporale, che è una di quelle che definiscono questo stato, la memoria non avrebbe evidentemente alcuna ragione di
persistere.
Certo, queste considerazioni sono molto lontane dalle teorie della psicologia classica sull'« io» e la sua unità, teorie che hanno l'unico difetto di essere, nel loro genere, quasi altrettanto prive di fondamento quanto le concezioni dei «neospiritualisti».
Un'altra osservazione non meno importante è che vi può essere trasmissione di elementi psichici da un essere a un altro senza che ciò presupponga la morte del primo: in effetti, così come esiste un'eredità fisiologica, esiste pure un'eredità psichica, che è assai poco contestata anche perché è un fatto di osservazione corrente; ma ciò di cui molti probabilmente non si rendono conto, è che questo presuppone almeno che i genitori trasmettano un germe psichico, assieme a un germe corporeo. Questo germe può coinvolgere potenzialmente un insieme estremamente complesso di elementi appartenenti alla sfera del «subconscio», oltre alle tendenze o predisposizioni in senso proprio le quali, sviluppandosi, appariranno in modo più manifesto; gli elementi subconsci, al contrario, potranno diventare apparenti soltanto in casi piuttosto eccezionali.
È questa la duplice eredità psichica e corporea espressa dalla formula cinese: «E tu rivivrai nelle migliaia di tuoi discendenti », che sarebbe assai difficile, senza troppo rischiare, interpretare in senso reincarnazionistico, quantunque gli occultisti e talvolta anche gli orientalisti siano riusciti a compiere ben altre forzature di questo tipo. Le dottrine estremo orientali tengono conto di preferenza dell'aspetto psichico dell'eredità e vedono in essa un vero e proprio prolungamento dell'individualità umana; è questo il motivo per cui, sotto il nome di «posterità» (che è d'altro canto suscettibile anche di un senso superiore e puramente spirituale), esse la associano alla «longevità », chiamata immortalità dagli occidentali.
Come vedremo in seguito, certi fatti che i reincarnazionisti credono di poter invocare in appoggio della loro ipotesi si spiegano perfettamente mediante l'uno o l'altro dei due casi da noi esaminati, vale a dire, da una parte con la trasmissione ereditaria di taluni elementi psichici, dall'altra con l'inglobamento in una individualità umana di altri elementi psichici provenienti dalla disintegrazione di individualità umane anteriori, le quali non hanno per questo il minimo rapporto spirituale con essa.
Vi è, in quest'ordine di cose, corrispondenza e analogia tra la sfera psichica e la sfera corporea; e ciò è comprensibile, poiché l'una e l'altra, lo ripetiamo, si riferiscono esclusivamente a quelli che si possono chiamare gli elementi mortali dell'essere umano. Occorre ancora aggiungere che nella sfera psichica può succedere, più o meno eccezionalmente, che un insieme abbastanza considerevole di elementi si conservi senza dissociarsi e sia trasferito tal quale in una nuova individualità; i fatti di questo genere sono naturalmente quelli che presentano il carattere più vistoso agli occhi dei sostenitori della reincarnazione, e tuttavia casi simili non sono meno illusori di tutti gli altri.
Qualcuno pensa che un «transfert» analogo possa avvenire per elementi corporei resi più o meno sottili, e prende così in considerazione una «metensomatosi» accanto a1la «metempsicosi»; a prima vista si potrebbe essere tentati di supporre che si tratti di una confusione e che sia erroneamente attribuita la corporeità agli elementi psichici inferiori. Si può tuttavia realmente trattare di elementi di origine corporea, ma in qualche modo «psichizzati» attraverso quella trasposizione nello «stato sottile» di cui abbiamo indicato precedentemente la possibilità. Lo stato corporeo e lo stato psichico, semplici modalità differenti di uno stesso stato di esistenza - quello dell'individualità umana -, non possono essere totalmente separati.Tutto ciò, come abbiamo detto, non riguarda e non tocca assolutamente l'essere reale; è vero, ci si potrebbe domandare perché se le cose stanno così gli antichi sembrano aver attribuito una importanza abbastanza grande alla sorte postuma degli elementi in questione.
Potremmo rispondere facendo semplicemente notare che molte persone si preoccupano del trattamento che il loro corpo subirà dopo la morte, senza pensare per questo che il loro spirito debba risentirne il contraccolpo; ma aggiungeremo che effettivamente, come regola generale, queste cose non sono affatto indifferenti. Se lo fossero, i riti funerari non avrebbero alcuna ragione d'essere, mentre invece ne hanno una molto profonda.
Senza poter insistere sull'argomento, diremo che l'azione di tali riti si esercita precisamente sugli elementi psichici del defunto; abbiamo ricordato quello che pensavano gli antichi del rapporto intercorrente tra la mancata esecuzione dei riti funerari e certi fenomeni di «infestazione»: tale opinione era perfettamente fondata. Certo, se si considerasse l'essere soltanto in quanto passato a un altro stato di esistenza, non sarebbe
assolutamente il caso di tener conto di quello che può succedere a tali elementi (tranne forse per assicurare la tranquillità dei viventi); ma le cose sono del tutto diverse se si ha riguardo a quelli che abbiamo chiamato i prolungamenti dell'individualità umana. Questo argomento potrebbe dar luogo a considerazioni la cui complessità e la cui inusitatezza stesse ci dissuadono dall'affrontare ora; riteniamo, del resto, che sia uno di quelli che non è né utile né profittevole trattare pubblicamente in modo particolareggiato.


Trasmigrazione

Dopo aver detto in che cosa consiste realmente la metempsicosi, ci resta ora da dire che cosa sia la trasmigrazione in senso proprio: questa volta si tratta sì dell'essere reale, ma non di un suo ritorno nel medesimo stato di esistenza, ritorno che, se potesse avvenire, sarebbe una «migrazione», non una «trasmigrazione». La trasmigrazione è, al contrario, il passaggio dell'essere ad altri stati di esistenza, definiti, come abbiamo detto, da condizioni totalmente differenti da quelle alle quali è soggetta l'individualità umana (con l'unica restrizione che, finché si tratta di stati individuali, l'essere è sempre rivestito di una forma, la quale però non può dar luogo ad alcuna rappresentazione spaziale o di altro tipo, più o meno modellata su quella della forma corporea).
Quando si parla di trasmigrazione si intende essenzialmente cambiamento di stato.
Questo insegnano tutte le dottrine tradizionali dell'Oriente, e molteplici ragioni ci spingono a pensare che identico fosse l'insegnamento dei «misteri» dell'antichità; lo stesso si dica di dottrine eterodosse come il buddhismo, nonostante l'interpretazione reincarnazionistica diffusa oggi fra gli europei. E’ la dottrina vera della trasmigrazione, intesa nel senso che le attribuisce la metafisica pura, a consentire la confutazione assoluta e definitiva dell'idea della reincarnazione; e solo su questo terreno simile confutazione è possibile.
Siamo dunque così condotti a dimostrare che la reincarnazione è una impossibilità pura e semplice; intenderemo con ciò che uno stesso essere non può avere due esistenze nel mondo corporeo, sia pure questo mondo considerato in tutta la sua estensione: poco importerà che ciò avvenga sulla terra o su qualunque altro astro; poco importerà altresì che la cosa lo coinvolga in quanto essere umano oppure, secondo le false concezioni della metempsicosi, sotto tutt'altra forma, animale, vegetale o addirittura minerale. Aggiungeremo ancora: poco importerà che si tratti di esistenze successive o simultanee, giacché si dà il caso che alcuni abbiano fatto la supposizione, quanto meno ridicola, di una pluralità di vite svolgentisi contemporàneamente, per uno stesso essere, in luoghi diversi verosimilmente su pianeti differenti.
Alcuni occultisti sostengono inoltre che l'individuo umano può avere più «corpi fisici», come dicono, viventi nello stesso tempo su differenti pianeti; e si spingono fino ad affermare che se succede a qualcuno di sognare di essere stato ucciso, ciò avviene perché, in molti casi, nello stesso istante è effettivamente stato ucciso su un altro pianeta! Può sembrare incredibile, ma l'abbiamo udito con i nostri orecchi.
C'è da aggiungere che la dimostrazione che vale contro tutte le teorie reincarnazionistiche, qualsiasi forma assumano, si applica egualmente, e per gli stessi motivi, a certe concezioni di tipo più propriamente filosofico, quali la concezione dell'«eterno ritorno» di Nietzsche, e, in una parola, a tutto quel che presuppone nell'universo una qualsiasi ripetizione.


Dimostrazione logica dell'impossibilità della reincarnazione
Teoria degli stati molteplici dell'essere: cenni

Non possiamo pensare di esporre qui, con tutti gli sviluppi che comporta, la teoria metafisica degli stati molteplici dell'essere; ad essa abbiamo intenzione di dedicare, quando potremo, uno o più studi particolari.
Possiamo però indicare almeno il fondamento della teoria, che è nello stesso tempo il principio della dimostrazione di cui è ora questione: la Possibilità universale e totale è necessariamente infinita e non può essere concepita in modo diverso, poiché, comprendendo tutto e non lasciando niente fuori di sé, non può essere limitata assolutamente da nulla; una limitazione della Possibilità universale, dovendo essere esteriore ad essa, è propriamente e letteralmente una impossibilità, cioè un puro nulla. Ora, supporre una ripetizione nell'ambito della Possibilità universale, come si fa ammettendo due possibilità particolari identiche, equivale ad attribuirle una limitazione, in quanto l'infinità esclude qualsiasi ripetizione: soltanto all'interno di un insieme finito si può tornare due volte a uno stesso elemento, e inoltre tale elemento non sarebbe rigorosamente lo stesso se non alla condizione che l'insieme formi un sistemà chiuso, condizione che non si realizza mai effettivamente.Essendo l'universo realmente un tutto, o piuttosto il Tutto assoluto, un ciclo chiuso non può esistere da alcuna parte: due possibilità identiche sarebbero una stessa e sola possibilità; perché siano veramente due, è necessario che esse differiscano per una condizione almeno, di conseguenza non sono più identiche.
Nulla può mai ritornare allo stesso punto, e questo anche in un insieme soltanto indefinito (e non infinito) come il mondo corporeo: mentre si traccia un cerchio si verifica uno spostamento, pertanto il cerchio si chiude solo in modo del tutto illusorio. Questa è una semplice analogia, ma può servire per aiutare a comprendere che, a fortiori, nell'esistenza universale, il ritorno allo stesso stato è una impossibilità: nella Possibilità totale le possibilità particolari costituite dagli stati di esistenza condizionati sono necessariamente in molteplicità indefinita; negare questo significa nuovamente voler limitare la Possibilità; sarà dunque necessario ammetterlo pena la contraddizione, e ciò basta perché nessun essere possa passare due volte attraverso lo stesso stato.
Come si vede, questa dimostrazione è in sé estremamente semplice, e se qualcuno faticherà un poco a comprenderla ciò sarà forse dovuto soltanto al.fatto che gli mancano le conoscenze metafisiche più elementari; in questo caso sarebbe forse necessaria un'esposizione più sviluppata, ma preghiamo coloro che sono in tali condizioni di attendere, per trovarla, che ci sia data l'occasione di esporre integralmente la teoria degli stati molteplici. Costoro possono però essere certi che, in ogni caso, tale dimostrazione, così come l'abbiamo esaminata nelle sue linee essenziali, non lascia nulla a desiderare sotto l'aspetto della rigorosità. Quanto a coloro che pensano che respingendo la reincarnazione rischiamo di limitare in un altro modo la Possibilità universale, risponderemo semplicemente che così facendo respingiamo soltanto una impossibilità la quale non è nulla, e quindi aumenterebbe la somma delle possibilità soltanto in modo totalmente illusorio, essendo uno zero puro, Non si limita la Possibilità negando una assurdità, per esempio dicendo che non può esistere un quadrato rotondo, o che fra tutti i mondi possibili non può essercene nessuno in cui due per due faccia cinque; il caso in questione è esattamente lo stesso.
Alcuni si fanno, in quest'ordine di idee, degli strani scrupoli: così Cartesio, quando attribuiva a Dio la «libertà di indifferenza », per timore di limitare l'onnipotenza divina (espressione teologica della Possibilità universale), senza accorgersi che una simile «libertà di indifferenza», ovvero la scelta in assenza di motivo, implica condizioni contraddittorie; diremo, per usare il suo linguaggio, che un'assurdità non è tale perché Dio l'ha arbitrariamente voluta, ma che, al contrario, è proprio perché si tratta di una assurdità che Dio non può fare in modo che essa sia qualcosa, senza tuttavia che ciò comprometta minimamente la sua onnipotenza, assurdità e impossibilità essendo sinonimi. Ritornando agli stati molteplici dell'essere, faremo notare, poiché è essenziale, che tali stati possono essere concepiti tanto in simultaneità quanto in successione e che, nell'insieme, la successione non si può ammettere se non come rappresentazione simbolica, poiché il tempo è una condizione propria soltanto a uno degli stati; del resto, anche la durata, sotto qualunque suo aspetto, può essere attribuita solo ad alcuni fra di essi. Se si vorrà dunque parlare di successione, bisognerà aver cura di precisare che ciò si può fare soltanto in senso logico, e non in senso cronologico.
Dicendo successione logica intendiamo dire che esiste un concatenamento causale fra i diversi stati; ma il rapporto stesso di causalità, assunto nel suo vero significato (e non nell'accezione «empiristica» di alcuni logici moderni), implica precisamente la simultaneità o la coesistenza dei suoi termini.
Inoltre, è bene precisare che anche lo stato individuale umano, soggetto alla condizione temporale, può presentare tuttavia una molteplicità simultanea di stati secondari: l'essere umano non può avere diversi corpi, ma, al di fuori della modalità corporea e contemporaneamente ad essa, può possedere altre modalità nelle quali si sviluppano alcune delle possibilità che esso comporta.
Questo ci induce a segnalare una concezione che si ricollega piuttosto strettamente a quella della reincarnazione, e conta numerosi sostenitori anche fra i «neospiritualisti»: secondo tale concezione, ogni essere dovrebbe, nel corso della sua evoluzione (coloro che sostengono simili idee sono infatti, in un modo o in un altro, sempre evoluzionisti), passare successivamente attraverso tutte le forme di vita, terrene e non terrene.
Una simile teoria esprime soltanto una impossibilità manifesta, per la semplice ragione che esiste una indefinità di forme viventi attraverso cui un essere qualsiasi non potrà mai passare, essendo tutte queste forme occupate dagli altri esseri.
D'altra parte, quand'anche un essere avesse percorso successivamente una indefinità di possibilità particolari, e in un campo ben più esteso di quello delle «forme di vita», esso non sarebbe con ciò più avanzato rispetto al termine finale, che non potrebbe essere raggiunto in questo modo; ritorneremo su questo punto parlando più particolarmente dell'evoluzionismo spiritistico. Per il momento faremo soltanto notare questo: il mondo corporeo tutt'intero, nello spiegamento integrale di tutte le possibilità che contiene, rappresenta soltanto una parte del campo di manifestazione di un solo stato; questo stato comporta quindi, a fortiori, la potenzialità corrispondente a tutte le modalità della vita terrestre, la quale è soltanto una porzione molto ristretta del mondo corporeo.
Ciò rende perfettamente inutile (anche se la sua impossibilità non fosse dimostrabile in un altro modo) la supposizione di una molteplicità di esistenze attraverso le quali l'essere si eleverebbe progressivamente dalla modalità più bassa, quella del minerale, fino alla modalità umana, considerata la più alta, passando successivamente attraverso il vegetale e l'animale, con tutta la moltitudine di gradi che ciascuno di questi regni comporta; in effetti vi sono persone che fanno di queste ipotesi (respingono solo la possibilità di un ritorno all'indietro).
In realtà l'individuo, nella sua estensione integrale, contiene simultaneamente le possibilità che corrispondono a tutti questi gradi (non diciamo, si noti bene, che le contenga corporalmente). Tale simultaneità si traduce in successione temporale soltanto nello sviluppo della sua unica modalità corporea, nel corso del quale, come mostra l'embriologia, l'individuo passa effettivamente attraverso tutti gli stadi corrispondenti, a partire dalla forma unicellulare degli esseri organizzati più rudimentali, anzi, risalendo ulteriorormente, a partire dal cristallo, fino alla forma umana terrestre.
Quel che occorre soprattutto ricordare è che il punto di vista della successione è essenzialmente relativo; d'altra parte, anche nei limiti ristretti in cui è legittimamente applicabile, esso perde quasi tutto il suo interesse grazie alla semplice osservazione che il germe, prima di qualsiasi sviluppo, contiene già in potenza l'essere completo (ne vedremo presto l'importanza). In ogni caso, questo punto di vista deve sempre restare subordinato a quello della simultaneità, come esige il carattere puramente metafisico, quindi extratemporale (ma anche extraspaziale, in quanto la coesistenza non suppone necessariamente lo spazio), della teoria degli stati molteplici dell'essere.

 N.B. Il testo sovrariportato è tratto dal cap. VI del testo di Renè Guenon "L'errore dello spiritismo" e non ne è l'integrale riproduzione. Si è fatta questa scelta per renderne più snella la consultazione; sono stati tagliati solo i riferimenti e le confutazioni relative alle teorie delle più note correnti spiritistiche e occultistiche che, all'epoca in cui il testo è stato scritto, erano in gran voga mentre, oggi, sono quasi sconosciute. La suddivisione in paragrafi e i sottotitoli sono del redattore.

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