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Śarīra Catuşţaya IV

IV. ŚARĪRA CATUŞŢAYA

Anche per il śarīra catuşţaya [tetrade del corpo fisico] non è necessario al momento presente dilungarsi in spiegazioni. Le sue quattro parti sono:

ārogyam, utthāpanā, saundaryam, vividhānandah iti śarīracatuşţayam
[Salute fisica; Leggerezza; Bellezza; 5 Ananda fisici; questi costituiscono il śarīra catuşţaya]

(Sri Aurobindo, Record of Yoga, SA Ashram, Pondicherry 2001, p. 23)


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[dagli appunti di un discepolo:
ārogya è lo stato di salute. Esso ha tre stadi:
1. quando l’organismo ha una salute normale e solo cause eccezionali o tensioni molto forti, come ad esempio una continua esposizione al freddo, o eccessi di altro genere, possono turbarne l’equilibrio;
2. quando persino cause eccezionali o eccessi di tensione non riescono a turbare l’organismo; tale stato dimostra la piena attività della ārogya śakti;
3. immortalità nel corpo.

Utthāpanā è lo stato in cui non si è soggetti alla pressione delle forze fisiche. Anche qui si hanno tre stati:
1. quando è presente una grande forza, leggerezza e vigore nel corpo (pienezza dell’energia vitale); questo mostra che il corpo è ricolmo di prana śakti;
2. quando non c’è stanchezza fisica, né esaurimento del cervello o dei centri nervosi;
3. quando non si è necessariamente soggetti alla legge della gravitazione o ad altre leggi fisiche.

Saundarya è la condizione di bellezza. Anche qui si hanno tre stadi:
1. quando c’è uno splendore nel corpo unito a una dolcezza della voce e a una grazia nell’espressione, ecc.;
2. perenne giovinezza;
3. quando i lineamenti e la figura possono essere cambiati in forme di bellezza perfetta.

L’Ananda di cui si parla qui, è l’Ananda fisico o kamananda. Questo è di vari tipi, sensorio, sensuale, ecc.]

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La perfezione gnostica, spirituale nella sua natura, deve trovare compimento qui, nel corpo; perciò, anche se la gnosi ci apre al possesso di piani e mondi di là dall’universo materiale, essa comprende la vita nel corpo fisico come uno dei suoi campi operativi.

Il corpo fisico è dunque una base d’azione, pratişţhā, che non può essere disprezzata, trascurata o esclusa dall’evoluzione spirituale; una perfezione del corpo, quale strumento esteriore di una vita divina completa sulla terra, farà necessariamente parte della conversione gnostica. Tale cambiamento si effettuerà mediante un intervento della legge del Purusha gnostico, vijñānamaya puruşa, e di ciò a cui esso apre, l’ānandamaya, nella coscienza fisica e nelle sue membra.

Spinto alla sua conclusione più elevata, questo movimento apporta uno spiritualizzarsi e illuminarsi dell’intera coscienza fisica e un divinizzarsi della legge del corpo. Infatti dietro l’involucro fisico grossolano di questa forma materiale visibile e sensibile, esistono infatti – suoi sostegni subliminali che possono essere scoperti mediante una coscienza sottile più raffinata – un corpo sottile dell’essere mentale e un corpo spirituale o causale dell’anima gnostica e di beatitudine, nei quali si può trovare tutta la perfezione di un’incarnazione spirituale, una legge divina del corpo ancora non manifesta.

Gran parte delle siddhi fisiche acquisite da certi Yogi sono apportate dal dischiudersi della legge sottile e da un’invocazione che fa discendere qualcosa della legge del corpo spirituale. Il metodo ordinario consiste nell’apertura dei cakra attraverso i procedimenti fisici dello Hathayoga (in parte inclusi anche nel Rajayoga), o attraverso i metodi della disciplina tantrica. Ma questi, pur potendo essere usati in via opzionale in certi stadi dello Yoga Integrale, non sono indispensabili: in questo Yoga infatti si fa assegnamento sul potere dell’essere superiore di cambiare l’esistenza inferiore, preferendo di massima un modo d’azione dall’alto verso il basso piuttosto che il contrario, e si attenderà quindi lo sviluppo del potere superiore della gnosi quale mutamento che apporta gli strumenti necessari al compiersi di questa parte dello Yoga.

Sri Aurobindo, The Synthesis of Yoga, vol. IV, p. 667-8.

Traduzione italiana di Laura C.

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