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Inizierei con le definizioni tratte dal glossario sanscrito dell'Asram Vidya, prima edizione del 1988:

Dharma (m) : questa parola , nel suo significato più generale, designa un "modo di essere" ; vale a dire, la natura essenziale di un essere, ovvero il "modo di essere" inerente alla natura essenziale dell' essere. Quindi conformità al Principio unitario-tonale e conseguentemente alla Legge di Armonia che esso impone e che da esso emana. Dharma corrisponde perciò all' Equilibrio universale, equilibrio-armonia, quindi dovere-giustizia. Il Dharma universale comprende quello individuale, e questo è parte integrante di quello. Così l' aspetto di Armonia del Dharma - aspetto "vissuto" attivamente da colui che percorre un qualsiasi sentiero realizzativo - può svelare quell' Equilibrio stabile e imperturbabile nel quale si compensano e si risolvono tutti gli apparenti squilibri "locali", ovvero l' Ordine nel quale si ricompone la totalità degli apparenti e parziali disordini. Nel senso metafisico il Dharma rappresenta ciò attraverso cui si manifesta l' Armonia quale espressione dell' Unità dell' Essere. Nell' ordine individuale il Dharma è in stretta relazione con l' attività prodotta dall' essere e con quella che esso, conformemente al Principio, saprà e potrà produrre (karma-dharma) al fine della Liberazione.

Karma o Karman (n) : "azione", "attività", principio di causalità; effetti risultanti di un' azione; rito. Questa parola ha significati diversi: sacrificio, azione rituale, ecc. In special modo significa la serie causale che ci farà raccogliere nel corso delle vite successive il risultato di ciò che abbiamo fatto e pensato. Il karma è il frutto dell' azione (karma-phala) il quale determina l' individuazione di un oggetto agente (kartr) ; karma è l' "inerzialità" della " massa" mentale del soggetto ed è ciò che lo sospinge ad agire, pensare, identificarsi, esistere in una data condizione. Il karma può considerarsi come "causa-effetto" dell' azione, tale da coinvolgere e costringere l' essere nel perenne ciclo del divenire (samsara), della trasmigrazione da una condizione di coscienza-esistenza all' altra. Vedi agamin-karma, prarabdha e samcita-karma. Cfr. Vivekacudamani.

A seguito di alcune chiacchierate tra amici, volevo sollevare l'annosa e mai risolta questione del karma-dharma, ma affrontandola dal punto di vista dell'azione, della volontà, del decidere o non decidere qualcosa.

Fondamentalmente mi è parso di capire vi siano due ottiche con cui può essere inquadrata la questione.

La prima diciamo è, ad ottica "universale", ovvero è quella visione per cui "ogni cosa è al suo giusto posto" o, detto anche altriment:, "ognuno vive sempre e comunque il suo miglior presente".

Un'ottica, quindi, in cui la volontà personale, la decisione personale, la scelta personale, il "personale" stesso, inteso come individuo e individuale quasi non ha voce in capitolo.
Qualunque cosa dica, faccia, pensi, l'individuo, da quel punto di vista, è sempre dentro il "calderone" del dharma e del karma, e quindi qualsiasi volontà, azione e scelta egli possa decidere di intraprendere, in quanto individuale, non fuoriesce dal calderone universale in cui ribolle e cuoce.

Pare evidente che questo discorso sollevi l'altrettanto annosa questione del libero arbitrio, o dell'arbitrio stesso.
Come il topolino dentro il labirinto, che pur credendo di scegliere quale strada percorrere non si rende conto che qualunque strada scelga non gli è dato scegliere quale "labirinto", perchè è il labirinto stesso in quanto tale, pur con le sue possibili scelte, a condizionarlo in toto.

Pertanto, sempre in quest'ottica, noi viviamo un labirinto chiamato "mondo" e nel quale, per quante scelte crediamo di poter fare, ed in effetti a quel livello le scelte ci sono, non possiamo però scegliere quale "mondo".

La seconda ottica e visione invece sostiene che la scelta c'è, si pone e fa la differenza.
Cosa decido di fare quando mi alzo al mattino cambia il mondo che vivrò, il mio e anche l'altrui.
Se decido di andare e piazzare una bomba che ucciderà tot persone (solito esempio estremo..), hai voglia a dire il mondo resta il mondo e questa era una delle possibili, anche se estrema, scelta del mondo-labirinto che vivo.
Sì, è vero, ma vallo a spiegare a quelle persone, ai loro parenti ed alla mia coscienza.

Ognuno di noi fa mille e mille scelte nella sua vita, dalle più insignificanti alle più significative, scelte che comunque comporteranno degli effetti, il principio causa-effetto non è in discussione, almeno, su questo piano, non lo è.

Un'azione-causa comporta un'effetto e, pur senza entrare nel merito che "io" sia causa dell'azione o meno, l'azione in sè esiste, come esiste il mondo ed altrettanto l'effetto.
Del resto il mondo stesso è un movimento dovuto a cause ed effetti in azione, l'azione stessa è movimento.

Per dire che a prescindere dai frutti dell'azione riconducibili o meno a colui che la compie, l'azione in sè è parte integrante del mondo, ne è il mattone fondante.

Quindi l'azione che ciascuno di noi compie, a prescindere da chi la compie, comporta un effetto nel mondo, e quindi anche in lui\lei che la compie, come in tutti coloro che ne partecipano, volenti nolenti, del mondo.

La seconda ottica con cui era possibile leggere il karma-dharma dà, quindi, all'azione del singolo individuo, il valore che tale azione comporta nel mondo, lui\lei incluso in quanto parte del mondo.
Se il mondo è causa-effetto, ovvero movimento, ogni variazione di tale causa-effetto-movimento cambierà il mondo.

Quindi cosa si decide di fare domani mattina quando ci alziamo dal letto ed iniziamo ad agire, ci piaccia o no, cambierà il mondo.

Il punto diventa, possiamo cambiarlo per il "meglio" (inteso come più equilibrato e armonico) oppure no, non è nelle nostre possibilità e scelte?
Non sto chiedendo e\o proponendo l'ennesima campagna del "salviamo il mondo", sto invece chiedendo, azione per azione, visto che agire dobbiamo, perchè non optare per azioni che sortiscano effetti armonici ed equilibrati, invece che dis-armonici e squilibrati ?

O posto anche altrimenti, se ci rendiamo conto che gli effetti del nostro agire sono dis-armonici e squilibrati per noi-gli altri-il mondo, non sarebbe il caso di rettificare e correggere tale azione-agire ?
Una sorta di karma yoga a base etica?
L'etica del resto esiste, noi sappiamo in cuor nostro cosa è giusto e bene e cosa e sbagliato e male, quindi perchè non propendere e perseguire il "bene" invece che il "male", sempre su questo piano, sempre di questo mondo-azione-movimento di cui parlo?

Mi è capitato di fare un sogno molto particolare in cui esprimevo una volontà, una scelta "futura", rincorrendo, appunto, un'azione che a mio giudizio risultasse, prima di tutto per me stesso e poi, per il discorso fatto, anche per il mondo-altri, migliore, più equilibrata e armonica della mia vita [di veglia].

Nel sogno ho incontrato qualcuno che mi ha detto, in quell'ottica appunto universale e universalista, che prima bisognerebbe risolvere il mondo inteso nella sua essenza di movimento, relatività etc. e poi semmai ambire al risultato, implicito quindi nella risoluzione del mondo, dell'armonia ed equilibrio, quasi praticamente un mero effetto collaterale e per giunta involontario. 

Insomma il problema dis-armonia e dis-equilibrio del mondo non starebbe nel mondo, ma nella sua risoluzione e trascendenza su piani più alti e universali. 

Ecco io questo lo contesto, comprendo il senso del termine universale e ciò che esso implica, ma il mondo è mondo e la sua armonia ed equilibrio (dharma-rta etc) lo trova in se stesso e non su piani più alti od osservandolo da piani più alti.
La risoluzione del mondo è una cosa, un discorso, la sua armonizzazione ed equilibrio altro, sono due piani e due ottiche diverse, seppure complementari volendo, nel senso che nessuna delle due pregiudica l'altra.

Voi cosa ne pensate? L'azione individuale e singola, quella cui ciascuno di noi è chiamato quotidianamente a fare e scegliere, ha un senso, determina degli effetti, rientra o non rientra nella sadhana, nel dharma, nel karma, oppure tutto ciò è indifferente e si gioca altrove la partita?

[Namarupa, Forum Pitagorico, 11 settembre 2012]

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