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Turīya e l'idea dell'immortalità

Quando avviene che l'uomo sperimenta il puro Sè divino?
Durante il quarto stadio della consapevolezza, turīya, avendo egli superato gli stadi di veglia, sogno e sonno profondo.
E' questa la condizione in cui si viene a contatto con la supermente, la mente superiore, e l'uomo diventa uno con il Divino.
Egli non possiede più attributi, ragion per cui diventa onnipervadente.

La natura è caratterizzata dai cinque elementi sottili che rispondono all'essenza del suono (shabdha), del tatto (sparsha), del colore-vista (rupa), del sapore (rasa) e dell'odore (gandha).
Queste qualità corrispondono alle caratteristiche dei cinque elementi fondamentali: spazio o etere, aria, fuoco, acqua e terra.

La terra possiede tutte le cinque qualità e, pertanto, è molto pesante e stabile.
[l'acqua che è ha perso una qualità, è più leggera della terra e non ha odore].

Il fuoco è privo di odore e di gusto, è più leggero dell'acqua e tende a salire verso l'alto.
L'aria è priva di odore, di gusto, non ha forma ed essendo più leggera del fuoco, si trova tutt'intorno a noi.
Infine rimane l'etere, lo spazio, akasha, il quale possiede una sola qualità, il suono, ed essendo più leggero dell'aria, è onnipervadente.

Con la perdita di tutte le qualità avviene, pertanto, un processo di espansione.
Stando così le cose, possiamo ben immaginare in quale misura il Divino, che non possiede attributi, possa permeare il tutto.

Se l'uomo dice: "Voglio porre questa domanda al mondo intero: non ho nulla a che fare col mondo, sono dunque la Verità o no?", è evidente che la risposta sarà che egli è la Verità.
Assistiamo spesso alla morte di molte persone ed alla conseguente cremazione o sepoltura.
Ciononostante serbiamo un desiderio che ci fa pensare: "Devo vivere per sempre".
Qual'è il significato profondo di questo desiderio?
E' che siamo eterni e, proprio per tale ragione, sorge in noi l'idea dell'immortalità.

Il corpo è destinato a perire, ma l'anima è eterna.
Questa verità deve essere compresa fino in fondo.
Qualunque cosa l'uomo veda, continua a ripetere a se stesso: "Devo vivere, devo vivere" e non: "Un giorno o l'altro anch'io dovrò perire".
Anche se talvolta questo pensiero può affacciarsi alla mente, esso viene subito dopo seguito dal desiderio di vivere un po' più a lungo.
Perfino un vecchio di cent'anni, malato, dice al medico: "Per favore, mi faccia l'iniezione delicatamente, senza farmi soffrire".
La mente cerca continuamente conforto.

Verità, Beatitudine, Bellezza sono forme del Divino.
Esse sono anche conosciute come Satyam, Shivam, Sundaram e rappresentano la vera forma dell'uomo.

Shivam è ciò che non ha morte.
Satyam, Verità, è ciò che non subisce mutamento a causa di tempo, luogo o circostanze.
La Bellezza, Sundaram, è la forma del Divino.

Vishnu viene descritto come amante della bellezza (alankar priyah), l'uomo come amante del cibo (bojana priyah).
Che cos'è questo cibo? Il corpo grossolano si nutre e si mantiene forte grazie l cibo, ma è destinato un giorno a perire. Il corpo sottile, invece, che è costituito dalla forza vitale (prana), dalla mente (manas) e dall'intelligenza (vijnana), vive più a lungo.
Ma per quanto? Solo finchè esiste la mente. Quando la mente è assente che cosa succede? Questo stato viene descritto come sushupti, cioè stato di sonno profondo. In esso esiste solo il corpo causale (karana sarira), ma non c'è la mente e si è in beatitudine.
E' perciò essenziale comprendere come funziona la mente.
L'uomo e la mente non sono separati; considerare la mente come qualcosa a parte e sentirsene soggiogati, è sbagliato.
Si deve trattare la mente come schiava finchè rimane la consapevolezza di sentirsi corpo-mente.
Allora essa vi obbedirà.
L'uomo al giorno d'oggi segue purtroppo le imposizioni della mente.
(...)

[Sai Baba, estratto dal discorso a Brindavan, Sai Ramesh Mandap. Maggio 1993. Da: Sanathana Sarathi, agosto 1993.]

 

Articolo a cura di ambika

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