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Dattātreya e i ventiquattro guru

Dattātreya è considerato un avatarā (incarnazione) di Viṣṇu, ma anche di Brahmā e Śiva, nella sua forma triplice, ed è il prototipo del maestro e dell’asceta.

Gli avatarā non necessitano di un guru, ma sono legge a sé stessi.

La tradizione racconta che l'asceta Dattātreya non dichiarò mai di avere ricevuto l'istruzione da un guru tradizionale, e riferì, invece, di avere avuto ventiquattro maestri comprendenti, nell’ordine: i cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria e spazio), la luna e il sole, il piccione, il pitone, il mare, la falena, l’ape, l’elefante, il raccoglitore di miele, il daino, il pesce, la prostituta Piṅgalā (qui una delle mogli di un sovrano), l’ossifraga (uccello marino), il fanciullo, la ragazza, il fabbricante di frecce, il serpente, il ragno e la vespa.

Da ognuno di essi apprese le varie tipologie di virtù: "la pazienza dalla terra, la luminosità dal fuoco, l'imperscrutabilità dall'oceano, la solitudine dalla foresta e così via, fino a sintetizzare tutte queste diverse virtù nella sua straordinaria vita" (XI. 7 Srimad Bhagavata).

Dattātreya, il vestito di cielo, trovò così l'istruzione spirituale attraverso i fenomeni naturali, gli animali e gli uomini. Egli, il cui habitat è la selva, insegna il segreto della felicità che risiede nel distacco (vairāgya), acquisito grazie all’attenta osservazione del mondo animale e delle leggi della natura.

Dopo aver sperimentato l'incontro con i suoi ventiquattro guru ricorda al discepolo:

"Non sottovalutare il tuo Guru se dovesse essere carente di lettere e di erudizione.

Prendi la Verità che ti sta insegnando e ignora tutto il resto. Ricorda bene che un'imbarcazione dipinta e decorata ti farà certamente attraversare il fiume, ma altrettanto farà una barca semplice e disadorna”.

(…)

"Non credere che coloro che sembrano immaturi, creduli, sciocchi, lenti, profani o falliti non abbiano nulla da insegnarti. Tutti loro insegnano qualcosa, impara dunque da essi."

 

Fonti: 

Guru, Antonio Rigopoulus. Carocci editore

Avadhūtagītā, Dattātreya. Commento di Bodhananda. Edizioni I Pitagorici

Ambika

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