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Preghiera a Ganeśa

GANAPHATI PRARTHANA

 

Il Ganapati prarthana è il mantra d’apertura della Puja Agnihotra, ossia il sacrificio vedico durante il quale si versa latte (hotra) nel fuoco (agni) per favorire la salute e la purificazione dell'atmosfera.

Il mantra cantato con la corretta pronuncia lo potete ascoltare qui:

 

La Puja Agnihotra è un rito presente nell’Atharvaveda (11: 7: 9) ed è descritto dettagliatamente nel Yajurveda Samhita e nel Shatapatha Brahmana (12:4:1).

La Puja Agnihotra si apre con l’omkaram (recitazione di 21 OM), seguito da “Śānti, Śānti,Śānti ” (l'invocazione alla pace: Śānti, è sempre presente in apertura e chiusura degli inni vedici e della puja (il culto, la cerimonia sacra e, per estensione, lo "spazio" sacralizzato per svolgere il rito) e dalla dedica al Guru (Guru puja) ossia dalla recitazione del mantra di omaggio e saluto al Guru:

Om Sri Gurubhyo namaha Hari hi Om 

 

Segue il Ganapati Prarthana vero e proprio (Rig Veda 2.23.1):

 

Gananaam tva ganapatigum havamahe

Kavim kavinam upamashravasthamam

Jyestarajam brahmanam

Brahmanaspataha nah srunvan nutibhih sida sadanam

Prano devi Sarasvati vajebhir vajinivati

Dhinama vitrayavatu

Ganeshaya namaha!

Sarasvatyai namaha!

Sri Gurubhyo namaha

Hari hi Om!

Om!

Ti invochiamo, o Ganapati, signore delle moltitudini

Tu sei colui che ci garantisce un buon intelletto e ci dona la saggezza.

Tu sei pura Coscienza,

sei il poeta dei poeti,

il Signore dei Veda, glorioso e luminoso.

Sei il Signore di tutto ciò che si espande.

Tu sei il più adorato tra i conoscitori del brahman,

tu stesso sei il brahman informale, l’Assoluto.

Ti ringraziamo,

Tu sei colui che ci dona il sostegno materiale e quello spirituale.

O Ganapati!

Ti preghiamo di sederti tra noi,

di ascoltare le nostre preghiere e i nostri canti e di prendere il tuo posto nel nostro cuore.

Invochiamo Sarasvati,

Signora del prana (il soffio, l’energia vitale) che ispira la parola, la musica e tutte le arti.

Tu sei colei che dispensa ogni conoscenza.

Ci inchiniamo allo Spirito supremo,

al Signore di tutte le cose,

alla Dea Sarasvati

e al nostro divino Guru che elimina l'oscurità e l'ignoranza.

 

Il Ganapati prarthana è una delle preghiere a Ganesha più antiche e conosciute.

Si tratta di un mantra salmodiato all'inizio di ogni rito vedico ed è per il medesimo motivo che le sessioni di bhajan (canti sacri tradizionali) si aprono con un canto dedicato a Ganesha che lodiamo con il nome di Vighna Vinashaka: il distruttore degli ostacoli, il Propiziatore di ogni azione intrapresa.

Nella Puja Agnihotra, dopo il Ganapati Prarthana, si recita per tre volte il mantra “base” dedicato a Lord Ganesha:
Om Gam Ganapataye Namah (Mi arrendo a Te, Signore di tutti gli esseri: Gana: esseri - Isha: Signore)
Questo mantra “base” contiene in modo esplicito il bija mantra (mantra seme) di tutti i mantra dedicati a Ganesha.

Il "seme" del mantra è GAM, trascritto e pronunciato come GAM O GUM.

La corretta pronuncia di questa sillaba non è però gam/gum - con suono labiale finale - ma più esattamente "gan/gun", in quanto la nasalizzazione del suono conduce all'inizio della parola Ganesha, o Ganapati e alla composizione degli altri nomi del dio quali: Vigneshvara, Gajanana.

Anche gli anga-nyasa [si tratta di gesti rituali che consistono nel purificare (nyasa) alcune parti (anga) del corpo, toccandole con la mano destra mentre si invoca la divinità] vanno eseguiti con le sillabe gam, gum, gim (pronuncia: ghin), gaum e gah.

Nel mantra Ganapati prarthana, Ganesha è chiamato con il nome “Ganapati”, il Conduttore delle schiere celesti (o delle moltitudini), intendendo con questo termine che Ganesha è Omkareshvara, l’incarnazione stessa dell’OM, il pranava, il suono "origine" che "mosse" l'Infinito e dalle cui modulazioni sono emersi tutti gli altri suoni.

Il nome Ganapati è composta dalla sillaba 'GA' (intelletto) e dalla sillaba 'NA' che sta per 'saggezza'. Pertanto Ganapati è anche Colui che garantisce un buon intelletto e conferisce la saggezza.

Nelle leggende vediche più antiche è Ganesha, il Dio dalla testa di elefante, che appare sullo sfondo della prima alba del mondo quando il suono dell’OM vibrò attraverso il Nulla dando origine alla molteplicità delle forme.

Così, sotto la forma di Nritya Ganapati, “Ganesha danzante”, il Dio cominciò a muoversi armoniosamente ruotando e turbinando, dando forma e leggi al nuovo Universo.

Ne deriva che Ganesha non venne mai considerato divinità secondaria, rappresentando l’idea stessa dell’OM, suono creatore del mondo e incarnazione stessa di Brahman, l’Assoluto, l’Uno senza secondo.

Ganesha è considerato l'incarnazione del Cosmo intero, Colui che sta alla base di tutto ciò che è manifesto (Vishvadhara, Jagadoddhara).

In lingua Tamil, la sillaba OM è indicata da un carattere la cui forma ricorda la sagoma della testa d'elefante di Ganesha.

Come per ogni altra forma con la quale l'induismo rappresenta Dio/Īśvara, cioè l'aspetto personale dell’assoluto immanifesto (Brahman), anche la figura di Ganesha è un archetipo carico di molteplici significati e simbolismi che esprimono uno stato di perfezione e il modo per raggiungerla.

Ganesha è infatti il simbolo di colui che ha scoperto la Divinità in se stesso.

Rappresenta il perfetto equilibrio tra energia maschile (Shiva) e femminile (Shakti) [i suoi genitori sono Shiva e Parvati], ovvero tra forza e dolcezza, tra potenza e bellezza.

Simboleggia inoltre la capacità discriminativa che permette di distinguere la verità dall'illusione, il reale dall'irreale.

Nel Ganapati prarthana, Ganesha è chiamato anche Brihaspati o Brahmanspati: il precettore delle divinità vediche, l’iniziatore di tutte le forme di conoscenza e, di conseguenza, il principio di ogni espressione fondata sulla parola: “vak”.

Se analizziamo le varie scritture del mantra che si trovano sui testi reperibili sul web, possiamo notare come la scrittura, sia delle singole parole, sia delle frasi, vari da una trascrizione all’altra in quanto le parole e le frasi vengono traslitterate dal sanscrito e “legate” tra loro in modo diverso, “complicando così un po’ la memorizzazione del mantra che è basata sulla comprensione e sull’interiorizzazione del suo significato.

Ho cercato, pertanto, di proporre, in questo studio, la scrittura del mantra secondo me migliore per facilitare l’apprendimento della corretta cadenza e la memorizzazione del suo significato.

Per quello che riguarda la traduzione italiana del mantra (quella messa sopra è mia), è necessario ricordare che il sanscrito è una lingua “poetica” nel senso che una traduzione meramente letterale delle singole parole non permette di comprendere il significato simbolico e l’insegnamento spirituale sotteso al mantra.

Le singole parole dovrebbero perciò essere comprese sia singolarmente, cercando di non discostarsi dai significati legati alla loro radice (il bija, seme della parola) e nel contempo, legate le une alle altre.

Qualsiasi traduzione del mantra sarà pertanto approssimativa e soggettiva, perché chi tenta la traduzione di parole sanscrite nella propria lingua (solitamente appoggiandosi sulle traduzioni inglesi) inevitabilmente compie una personale interpretazione delle parole e della poesia espressa dal mantra.


Può essere utile anche comprendere la struttura dei versi che compongono il mantra:

il Ganapati Prarthana si apre con un’invocazione della divinità invocata:

Gananam tva Ganapati gum havamahe

seguita dai versi in cui si descrivono gli attributi della forma divina invocata accompagnati dal ringraziamento per i doni materiali e per il sostegno ricevuto nella propria pratica spirituale e dall’invito a sedersi tra gli officianti il rito e ad occupare il cuore del devoto.

Kavim kavinam upamashravasthamam

Jyestarajam Brahmanam

Brahmanaspataha nah srunvan nutibhih sida sadanam



Segue l’invocazione e la descrizione degli attributi della Dea Sarasvati, dispensatrice di ogni conoscenza e signora del "prana".


Sarasvati è la moglie di Brahma. Letteralmente il suo nome significa 'il fluire dell' Uno'.


Nel Rig Veda è rappresentata come una divinità fluviale ed è collegata con la fertilità e i processi di purificazione. 

È considerata la personificazione di tutte le conoscenze (arti, scienze, artigianato).
È la dea della impulso creativo, la fonte della musica, della bellezza e dell'eloquenza.
Invocata da artisti, scrittori e da tutti coloro che intraprendono attività creative.

Prano devi Sarasvati

vajebhir vajinivati

Dhinama vitrayavatu

In conclusione abbiamo i versi in cui il devoto, prostrandosi alle divinità invocate e al Guru, dichiara la volontà di abbandonarsi completamente alla grazia e al volere del Divino.

Ganeshaya namaha

Sarasvatyai namaha

Sri Gurubhyo namaha

Hari hi Om!

Immagine di Sarasvati del Mislabeled Vedic Temple di Pushkar, foto di Stephen Knapp.

 

La dea Sarasvati qui rappresentata tiene tra le mani uno strumento musicale (che come si nota è spezzato), delle perle nella mano in alto a destra e un libretto in un'altra mano.
Mostra anche di possedere un Kumbha (pentola), mentre la mano destra in basso è in un mudra (gesto) di benedizione.
Questi elementi simbolici tipici dell'iconografia antica di Sarasvati sono la prova del "design" vedico del tempio.

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