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Ganeśa: Vakratuṇḍa mahākāya

Vakratuṇḍa mahākāya

sūrya koṭi sama prabhā 

 nirvighnam kuru me deva sarva kāryeṣu sarvadā

 

Salutiamo il Signore Supremo,

dall curva proboscide (vakratunda) e dal corpo massiccio (mahakaya)

che brilla come un milione di soli (surya koti)

che concede a chiunque (samaprabha) le sue benedizioni.

Oh, Signore degli Dei (kuru me deva),

gentilmente rimuovi tutti gli ostacoli (nirvighnam) dalla mia azione

e sostieni i miei sforzi,

sempre (sarva) e per sempre (sarvadā).

 

Il quarto giorno dopo la notte di luna piena di ogni mese è chiamato Sankatahara Chaturthi ed è considerato di buon auspicio per lodare Sri Ganesha.

Sankata hara significa rimozione del dolore.

In questo giorno gli indiani "praticanti" osservano il digiuno o si nutrono esclusivamente di cibi cotti al vapore, graditi a Ganesha, e  visitano i templi a lui dedicati.

Parvati Tanaya Ganadhipa!

Oh figlio di  Parvati!

 

In questi termini i veda esaltano Ganesha come Ganapati che viene chiamato Ganadhipati (gana+adhipati = Signore supremo), perché è il supremo Signore dei gana.

Quando Ganapati viene descritto come 'Parvati tanaya' (figlio di Parvati) viene da domandarsi: "Ma chi è questa Parvati?"

Parvati significa Pṛthvī , la  Madre Terra. Tutti sono figli della Madre terra.

Il significato di Parvati Tanaya (figlio di Parvati) è che Ganapati, il Signore dei Gana, è il figlio di Parvati, che è simbolo della shakti, l'Energia divina.

I gana, le schiere di esseri celestiali, sono considerati l’incarnazione degli organi della percezione (jananedriya) e dell'azione (karmendriya) e corrispondono ai cinque sensi, ai cinque elementi e ai cinque kosha, corpi, involucri.

Il corpo umano consiste di cinque kosha: annamaya kosha (involucro del cibo), pranamaya kosha (involucro dell'energia vitale), manomaya kosha (involucro della mente), vijnanamaya kosha (involucro dell’intelletto, della saggezza) e anandamaya kosha (involucro della beatitudine).

L’uomo progredisce solo fino a manomaya kosha perché è incapace di raggiungere gli involucri della saggezza e della beatitudine.

Poichè Ganapati è il padrone dei cinque kosha, ci si deve abbandonare a Lui per poter raggiungere lo stato di ananda, piena felicità.

La mente è padrona di questi dieci.

La divinità che si prende cura della mente è Indra, perchè è il Signore dei sensi (indriya).

Il padrone della mente è l’intelletto, che è Ganesha.

Nel rigveda e in molte upanishad, Ganesha viene chiamato come colui che non ha né nascita né morte, che non ha né inizio né fine. È l'eterno Testimone.

Tra i suoi nomi ricordiamo:

Aprameya, colui che trascende e avvolge tutto e che, per questo motivo, può essere venerato in qualunque maniera.

Arkadronpriya, colui che ama i fiori semplici, i fiori che non sono apprezzati dalla gente comune.

 

Potete ascoltare il mantra vakratunda mahakaya nell’ottima versione di Ani Choying Drolma (monaca buddista) che lo canta per esteso (intorno all’ora) durante un concerto con un musicista cinese, Guqing, svoltosi a Shanghai nel 2012.

 

 

Le citazioni sui nomi di Ganesha sono tratte da discorsi di Sai Baba

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