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Agni, Rudra e Paramashiva

La divinità vedica del fuoco è Agni che incarna ogni manifestazione del fuoco, dal fuoco domestico a quello cosmico degli astri. 
Anche se nel pantheon vedico Agni assume talora la forma di un uomo barbuto o con due teste, che regge una fiamma, non è una divinità del tutto antropomorfica in quanto viene concepito come un potere indomabile, onnipresente, saggio, senza età. 

Rudra, invocato nel mantra Mrityunjaya in quanto vincitore della morte, venne, nei più antichi inni del Rig veda, identificato con Agni, il fuoco, anche se viene conosciuto come Nalalita la combinazione del rosso del blu (rosso/fuoco e blu/acqua).

Agni è  connesso con le acque in quanto fuoco e acqua costituiscono gli elementi primordiali della vita, ha i tratti di divinità acquatica ed è chiamato "colui che si veste del mare" e "colui che vivifica il seme nell'acqua". 

Agni è assorbito da Rudra, il fuoco che erompe dalle viscere della terra, distruttore delle forme, simbolo della distruzione alla stato puro, simbolo del sacrificio, di ciò che si consuma per alimentare nuova vita.


Agni è il limite tra la vita e la morte, ogni offerta, ogni sacrificio passa per la bocca di Agni.
Ad Agni è legato il numero sette; difatti Rudra ha sette lingue e sette sorelle ed è circondato da sette raggi ; 
Anche Rudra è collegato all'acqua: signore delle lacrime. Ma il suo numero è il cinque, come quello di Shiva.

 Agni è l'ardore dello yoga, il tapas, elemento indispensabile per l'ascesi yogica, è la coscienza interiore che si infiamma spontaneamente. Fuoco che brucia senza intenzione e senza parole.

Successivamente Shiva, che assorbì l’antico Rudra mantenendo alcuni dei suoi attributi, venne anch'esso considerato il signore delle acque in quanto fu il solo che potè reggere l’urto delle acque primordiali (la Madre Ganga) e che, con il sacrificio della sua ascesi, permise ad esse di scorrere attraverso i suoi capelli sulla terra per vivificarla e fecondarla. 

Shiva è il signore degli asceti e  degli yogi nudi (avadhuta) e vestiti di luce divina (digambara, ambara: cielo).

Shiva è distinto da Brahma, Vishnu e Rudra - Agni in quanto è Paramashiva, il Supremo.


Tutti i mondi dell'universo diventano polvere, sotto e sopra diventa polvere, sacra cenere.

Ishvara unito con Maya origina Brahma, Vishnu e Rudra (Sattva, Rajas e Tamas: la trinità del mondo, i tre guna)

Il lavoro delle tre divinità avviene in accordo pur avendo ciascuna "un punto di vista" e un proposito definito nel creare, preservare e distruggere l'universo visibile di nomi e forme.


Paramashiva è oltre, è infinito, eterno, uno senza secondo, senza cambiamento e indivisibile.


Autoluminoso, autoesistente. Nettare di immortalità, sacro fuoco di eternità.


Ricordiamo che Agni viene associato a vak, la parola, che il saggio Yajnavalkya considera come l’unica via per conquistare la morte.

A questo proposito ricordiamo la storia della grande assemblea di Janaka:


In quel tempo, l'imperatore Janaka compì un grande sacrificio per far conoscere al mondo la loro validità e l'importanza dell'austerità nella disciplina e per far sorgere negli uomini la coscienza della loro divinità.

A tal fine invitò i più celebri asceti, yogi, rajayogi e brahmayogi insieme ai più rinomati studiosi.

In questo modo riuscì a celebrare con pieno successo e con grande solennità quella cerimonia sacrificale.

L'ultimo giorno del sacrificio, Janaka organizzò un'immensa assemblea di saggi e sapienti ai quali rivolse l'espresso invito a farsi avanti nel caso fra loro ci fosse stato qualcuno che potesse dichiarare di essere un brahmavedha, un conoscitore del brahman.

A quella proposta, nella mente di tutti i presenti si accavallarono dubbi d'ogni genere. 
Soltanto Yajnavalkya si fece avanti senza alcuna esitazione e con una mente sgombra da dubbi.

Il re Janaka pregò allora questo "conoscitore del brahman" di accettare in dono mille mucche decorate e selezionate per l'occasione.

A questa offerta, Yajnavalkya diede disposizione ai suoi discepoli perché conducessero le mucche al suo eremitaggio.

A questo punto, il sommo sacerdote che celebrava il sacrificio, Asvala, si alzò e disse: "Yajnavalkya! Avrai diritto a portarti le mucche nel tuo ashram soltanto quando avrai dato dimostrazione di essere un vero conoscitore del brahman.

Raccolta quella singolare sfida, Yajnavalkya, alle persone là convenute, incominciò a porre una raffica di domande, alle quali nessuno era in grado di dare risposte esaurienti.

Quando l'assemblea fu ridotta al silenzio, Asvala si alzò di nuovo e chiese a Yajnavalkya: "Qual è la via per vincere la morte?" 

E Yajnavalkya rispose: 
"La parola. La parola è fuoco, con l’aiuto di questo fuoco la morte può essere conquistata." 

Egli disse ancora che questa liberazione (mukti) è la liberazione suprema (athimukti).

Asvala, non soddisfatto, chiese ulteriori spiegazioni. 
Allora Yajnavalkya replicò:

 “Quando nasce una persona, il grembo di sua madre è un luogo infuocato. In quel luogo si vengono a formare tutte le membra del corpo e quel seno materno è fuoco. Quando morirà il suo corpo verrà cremato sulla pira funeraria e verrà ridotto in cenere. Pertanto è il fuoco la causa sia della formazione del corpo che della sua distruzione."
Così Yajnavalkya dichiarò che al mondo non esiste nulla di più potente del fuoco.(….) 
[brano del discorso di Sai Baba del 7.10.1989 revisionato alla luce della traduzione del medesimo discorso in inglese].

In proposito possiamo riflettere sul fatto che la parola sanscrita che definisce l’uomo, nara, significa anche Avinashi, l’indistruttibile.

Il termine nara può difatti essere scomposto in na, che significa no/non è, e ra che è ciò che viene distrutto dal fuoco.

Di conseguenza l'uomo, na-ra, non è distrutto dal fuoco.

Ra è l'agni bijam, ossia la sillaba seme per l’evocazione di Agni, il Dio del Fuoco.

Perciò l’uomo è, per definizione, anche "quell'entità che non può essere bruciata", vale a dire, l'atma, il Sé, l'unica entità indistruttibile nel Cosmo.

A testimonianza della doppia valenza di Agni (e della doppia valenza di Rudra: rosso e blu) vediamo che Agni è presentato come figlio delle due madri e rappresentato come un uomo con due volti. Le madri sono i due legnetti che sfregando insieme generano la scintilla di fuoco.
L'associazione di Agni a Rudra è testimoniata anche dal fatto che invochiamo Rudra perché ci protegga e ci liberi dalla morte prematura.

Rudra annienta il desiderio riducendolo in cenere, la cenere da cui la divinità è ornata, simbolo dell’immortalità, dell’ultimo stadio della materia.
Noi preghiamo Rudra perché renda la nostra mente pienamente consapevole ed in grado di trascendere completamente i sensi e perché risvegli il nostro intelletto.
Il dio Rudra è associato non soltanto alla capacità di controllare i sensi (per il quale provvede Indra), ma anche a quella di trascenderli completamente.
Rudra come forma di Shiva è conclusione o annientamento e la sua influenza ci permette di esaurire completamente il processo del desiderio che viene continuamente alimentato dalla proiezione dei cinque sensi verso il mondo esterno. 

La parola Rudra può anche essere scomposta in  ru radice di malattia, e dra ch significa il distruttore. 
Perciò Rudra è colui che distrugge tutti i mali della vita. 
Nel nostro cuore Rudra risiede come lo jyotir lingam: il linga di fuoco, la prima manifestazione di Shiva, l’essenza dello splendore.

Alcuni ricercatori associano Rudra al “loto dai mille petali”, anahata, dove Agni - Rudra crea una straordinaria delizia, facendo vibrare tutte le nadi e sprigionando ananda, pura beatitudine. Rudra così si mostra così come Shambu, il grande benefico.

Lo Jyotir-Linga è il fallo di Luce assoluta di Parameshvara o Shiva, il supremo Signore, Svayambhu, il nato da Sé. 

Esso feconda la Yoni, il grembo primordiale di Prakriti, la natura, sorgente di nama-rupa (nomi e forme) e manifestazione della forza di volontà e di vita di ogni essere.
La presenza nel cuore del lingam di fuoco conferma l’associazione, negli inni più antichi del Rigveda, di Rudra, il rosso, con Agni, il fuoco.
Rudra - Agni si trova soprattutto negli inni che raccontano le vicende legate alla creazione del mondo da parte di Prajapati, la prima rappresentazione del Creatore, successivamente chiamato Brahma.

Three-headed Shiva, Gandhara, 2nd century AD

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