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vedanta.it

Gheranda samhita: lode al samādhi

« Un giorno Chandakapali andò alla capanna di Gheranda

Dopo essersi inchinato educatamente, egli umilmente chiese a Gheranda:

"Signore dello Yoga, io ora voglio conoscere lo Yoga del corpo, la fonte della conoscenza della Realtà Fondamentale. Signore dello Yoga, parla, oh Maestro"

"Sicuramente hai fatto molto bene a chiedermelo. Io posso certamente dirti quello che vuoi, figlio mio.

Ascolta attentamente". »

Il Gheranda Samhita, la raccolta di Gheranda, è un testo tantrico di Hatha-Yoga trasmesso oralmente da  Gheranda,  onorato come "Signore dello Yoga", al suo discepolo Chandakapali, che si era recato alla sua capanna per avere istruzioni circa lo "yoga che si esegue con il corpo" (ghatastha yoga o ghata yoga).

La raccolta è datata tra il XVI secolo e XVII secolo ed è considerata uno dei principali testi di Hatha Yoga, insieme all’ Hatha Yoga Pradipika e  allo Shiva Samhita.

Non si hanno però notizie precise della sua origine, salvo il fatto che il nome Chandakapali rimanda al lignaggio shivaita dei kapalika (portatori del teschio), che usavano un mezzo teschio come tazza per l'acqua e per il cibo.

Il Gheranda  ha un'estensione di 317 versi ed è articolato in sette lezioni (upadesha) corrispondenti ad altrettanti adempimenti (sadhana), o tappe del percorso ascetico/yogico che, nell'ordine, sono:

1.         shatkarma, le sei azioni, tecniche di igiene corporea interna ed esterna

2.         asana, di cui il testo descrive dettagliatamente trentadue forme

3.         mudra, gesti simbolici, "sigilli", in quanto destinati a sigillare il prana nel corpo. Ne vengono illustrati  venticinque

4.         pratyahara, il ritrarsi della mente dalle sollecitazioni dei sensi, cui è assoggettata e da cui è continuamente distratta. Il fatto che questo stadio preceda il pranayama  è una caratteristica propria del Gheranda, poichè lo stadio di pratyahara, anche negli yoga sutra di Patanjali,  generalmente segue il pranayama

5.         pranayama, la cui spiegazione è preceduta da indicazioni sulle stagioni più propizie per la pratica dello yoga e sul regime alimentare che lo yogi deve seguire. Viene descritta innazitutto la nadi shuddha che può essere effettuata con mantra (samanu) o senza mantra (nirmanu); quindi le otto  varietà di kumbhaka, o ritenzioni del respiro: sahita, suryabheda, ujjayi, sitali, bhastrika, bhramari, murccha, kevala

6.         dhyana (meditazione) graduata in tre momenti: sthula (oggettiva) jyotir (luminosa) suksima (sottile)

7.         samadhi : [i]"che distrugge la morte, permette di raggiungere la felicità e dà il Brahmamanda (la Beatitudine di Brahman)" (Hathayogapradipika, IV, 2.)[/i]. Stato finale di coscienza, meta ultima e ineffabile dell'esperienza ascetica a cui vengono dati vari nomi, tutti sinonimi ( cfr. Gheranda e Hathapradipika)

Estese parti del Gheranda Samhita sono però inserite nel libro "Hatha-yoga (resoconto di un'esperienza personale) di Theos Bernard (prima edizione: Sadhana, Torino, 1973, seconda ed. Savitri, Torino, 1991).

Questo testo è stato tradotto dall’inglese da G. T.  Thozhuthumkavayalil Dharmarama e Mario J. Bianco che hanno curato anche le note e pubblicato il libro. La prefazione all’edizione italiana è dell’Ambasciatore dell’India a Roma di quegli anni: S. E. Apa B. Pant

[i]Theos Bernard non si è voluto avvicinare alla spiritualità indiana con l'atteggiamento oggettivante dello studioso europeo, ma scegliendo di vivere "dal di dentro" l'esperienza yogica, da discepolo tradizionale, come un "cela" [discepolo qualificato] e il suo libro è ad un tempo l'esposizione sistematica dei tre grandi classici dello Hatha-yoga (l'hathayoga pradipika, lo Shiva samhita ed il Gheranda samhita) ed un manuale pratico, esperienziale, diretto, cronaca della sua esperienza di apprendimento dello hatha yoga.

Nel 1947 Theos Bernard dovette recarsi al monastero Ki, nel Tibet occidentale. Mentre era in viaggio scoppiò un conflitto tra gli hindu e i musulmani che abitavano le montagne.

Vennero massacrati tutti gli abitanti del piccolo villaggio dal quale Theos era partito, comprese le donne e i bambini.

Poi gli hindu si spinsero sulle montagne per inseguire i musulmani che accompagnavano Theos come guide e mulattieri.

Costoro lo abbandonarono insieme al suo servitore tibetano. Si seppe più tardi che furono entrambi fucilati e che i loro corpi vennero gettati nel fiume.

Il padre di Theos, in una nota all’editore, così informa:

“Finora non abbiamo potuto avere informazioni sicure sui particolari della loro morte, né sappiamo che cosa Theos portasse con sé. Quella regione del Tibet è così remota che sarà difficile, se non impossibile, ottenere maggiori dettagli.

Lode al Samadhi

O Chanda!

Così ti ho parlato del Samadhi, che porta alla liberazione

Raja yoga samadhi, Unmani, Sahajavasta sono tutti sinonimi, per dire unione del Manas con l’Atma

Visnu è nell’acqua

Visnu è nella terra

Visnu è sulla cima dei monti

Visnu è nel mezzo delle fiamme dei vulcani

L’intero universo è pieno di Visnu.

Tutto ciò che cammina sulla terra, o si muove nell’aria, tutta la creazione vivente ed animata, alberi, sterpi, radici, rampicanti ed erbe, oceani e montagne, tutto, sappilo, è in Brahman.

Vedili tutti nell’Atma

L’Atma racchiuso nel corpo è Chaitanya, o Coscienza, e non ha secondi, è l’Eterno, l’Altissimo

Conoscendolo staccato dal corpo, lo devi liberare dai desideri e dalle passioni

Così è ottenuto il samadhi libero da ogni attaccamento,

dal corpo, dal figlio, dalla moglie, dai parenti, dagli averi

Liberandoti da tutto ciò otterrai pienamente il Samadhi.

Shiva ha rivelato molti Tattva, come Laya, Amrita e altri

di quelli ti ho parlato brevemente, come guide alla Liberazione

Conoscendo ciò, non c’è più rinascita in questo mondo.

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