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Posizione della montagna: Tadāsana

Tra le posizioni di base dello Hatha yoga è importante ricordare Tadasana, la posizione della montagna. Il nome letteralmente significa "equilibrato come una montagna". Tada è la montagna e sama è l'equilibrio.
Sama è una delle qualificazioni del discepolo del vedanta e in tal caso la parola viene tradotta come equanimità.

La posizione si può eseguire sia in piedi, che seduti o inginocchiati.
Come posizione di base, è preferibile praticarla in piedi, portando progressivamente le braccia in alto, palme unite a formare simbolicamente la cima della montagna.

Si tratta di posizioni molto semplici e istintive per ognuno di noi. Al mattino appena svegli, o dopo una lunga permanenza davanti a un pc, verrà istintivo fare un bel respiro profondo e aprire le braccia per stirarsi e allungarsi.
E' importante non perdere questa istintività, e se si è persa, alcune delle posizioni codificate nello hatha yoga possono aiutarci a ritrovarla.
Ci vogliono pochi istanti per uno stiramento "consapevole", eppure a volte ci dimentichiamo di aiutare il nostro corpo a ritrovare il suo spazio, e rimaniamo curvi sul nostro lavoro quotidiano dimenticandoci di vedere le nostre spalle curve e incassate, lo sguardo fisso, il collo storto...

Essendo pienamente convinta della trasversalità delle istruzioni provenienti dallo yoga indiano e dalle pratiche marziali - tai chi chuan - per acquisire la corretta postura del corpo e la consapevolezza dello scorrere delle energie, tra il basso e l'alto e nelle diverse direzioni dello spazio, mischierò un po' le indicazioni per l'esecuzione dell'asana della montagna in piedi.

Tadasana favorisce la “centratura”.

Nella posizione di base: in piedi con le braccia lungo il corpo teniamo lo sguardo "morbido". In questo modo avremo una visione più ampia di quella normale e vedremo anche ai nostri lati.

Le gambe e i piedi uniti sono uniti, alluci a contatto fra loro, ci concentriamo sulla pianta dei piedi che aderisce completamente al pavimento.
Immaginiamo di avere delle lunghe radici che penetrano nel terreno e ci ancorano alla terra.
I piedi si "aggrappano al terreno".

Concentriamoci bene sulla posizione, chiudiamo gli occhi e osserviamo il nostro corpo dall'interno, respiriamo normalmente.
Sentiamo che la pelle è il confine tra noi e il mondo esterno.
Bilanciamo il peso del corpo su entrambe i piedi.
Correggiamo lievemente la posizione se ci accorgiamo di essere sbilanciati. Cerchiamo di equilibrare il peso tra l'esterno e l'interno del piede, e tra la punta del piede e il tallone.
Visualizziamo il centro del piede come un fiore che sboccia e che trae il suo nutrimento dalla terra.

Con piedi, caviglie e ginocchia perfettamente aderenti, i glutei leggermente contratti e il retro delle ginocchia ben disteso, alziamo le braccia verso l'alto, come due ali che si alzano, palme all'insù.

Uniamo le mani oltre la testa, mantenendo le dita aderenti tra loro: ecco la cima della montagna che si staglia dello spazio luminoso del cielo.

Allunghiamo bene le vertebre cervicali immaginando che un filo dal centro del capo ci tiri verso l’alto, puntiamo le mani verso il cielo e, facendo questo, rientriamo leggermente il mento.

Percepiremo in questo modo una leggera tensione alla nuca. Gli occhi puntano verso l'alto (senza piegare la testa all'indietro), lo sguardo è morbido: stiamo contemplando l'immensità.

Rilassiamo i muscoli facciali e contempliamo l'equilibrio tra il piede destro e quello sinistro, tra il davanti e il dietro, tra l’alto e il basso, ascoltiamo il suono del nostro respiro naturale.

Rimaniamo qualche respiro nella posizione finale.

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Poi dividiamo le mani, giriamo le palme verso l'esterno e ritorniamo, espirando nella posizione iniziale, con le braccia distese lungo il corpo.

Rimaniamo rilassati per qualche respiro, immaginando che le nostre spalle e le nostre braccia siano fatte di acqua che cola nella terra.
E' la neve della montagna che si scioglie.
Lasciamo che tutte le nostre ansie, tensioni e preoccupazioni colino via attraverso le dita delle mani.
Non abbiamo nulla da trattenere.
Ripetiamo la posizione.

La cima della montagna è più alta, più dritta e immobile.
Nella posizione finale manteniamo contemporaneamente la consapevolezza delle piante dei piedi ben ancorate alla terra e della cima della montagna che punta verso il cielo.
Respiriamo nel sole e nella luce del mattino.

Durante l'esecuzione della posizione potremmo avere la tendenza a spingere in avanti l'addome per bilanciarci meglio, in tal caso contraiamo leggermente i glutei spingendo il pube in avanti.
Automaticamente percepiremo una leggera retroversione del bacino che farà sì che la spina dorsale si allunghi verso l’alto.
Se lo stiramento funziona ci sarà qualche salutare "schiocco" di riallineamento nella colonna.

Variazione:
Raggiunta la posizione finale possiamo salire lentamente sulla punta dei piedi, sentendoci tirare ancora di più verso l’alto, senza forzare troppo l’estensione.
Rimaniamo nella posizione quanto riusciamo, senza forzature, respirando con calma e cercando di stabilizzare il nostro equilibrio, senza aver paura di cadere.
Prima di sciogliere le braccia, torniamo con i piedi sul pavimento.

Tadasana è un'ottima posizione di base che tutti possono eseguire senza problemi.

 

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Tadāsana cat at Mamallapuram
 
sky, Forum Pitagorico 31 marzo 2015

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