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Posizione del diamante: Vajrāsana

Mi è stata chiesta una breve illustrazione di quella che chiamo "posizione adamantina" in sanscrito: Vajrasana la posizione del vajra: la folgore o fulmine.
E' la tipica posizione in ginocchio utilizzata  particolarmente nel buddhismo come posizione meditativa e in giapponese è chiamata seizà.

Vajra è  l'arma di Indra, Signore del Firmamento e indica anche il diamante, che si riteneva essere della stessa materia incorruttibile del fulmine.
E' opportuno dunque percepire nella posizione l'energia adamantina, forte e incorruttibile. Può aiutare le persone emotivamente fragili e insicure.
In alcune scuole l'asana viene chiamata anche Virāsana, dal sanscrito "vira" che significa "eroe, uomo, capo".
 
Sivananda
Prima di eseguirla per mantenerla a lungo come posizione meditativa, è bene preparare all'allungamento il collo del piede e la parte anteriore delle caviglie ed eseguire esercizi per aumentare l'elasticità delle ginocchia.
Incrociare gli alluci, formare una coppetta con l'arco plantare e sedersi sopra.
Le ginocchia saranno unite, le mani poggeranno con i palmi rivolti in basso  sulle ginocchia oppure  in grembo una dentro l'altra con le punte dei pollici che si "baciano".
E' importante che la schiena sia ben diritta, la posizione "si sostiene da sola", ma se c'è troppo dolore alle ginocchia si può tentare di tenere il bacino poggiato sui piedi più sovrapposti, ed allontanarli man mano che ci si sente più comodi (maggiore elasticità delle ginocchia ed allungamento dei quadricipiti), oppure sostenersi con le mani accanto alla gambe, così da togliere un po' del peso del corpo dalle gambe.
Una visualizzazione che si usa per mantenere la schiena eretta, ma non rigida come dopo aver ingoiato una scopa, è di immaginare la colonna vertebrale come una pila di monete d'oro poggiate l'una sull'altra.
Può essere utile, per equilibrare la postura, visualizzare anche un filo che unisce il cranio al cielo e percepire le natiche come comodi cuscini sui quali ci stiamo appoggiando.
Chi non è abituato a mantenere la posizione potrà provare disagi  nella zona del collo del piede o nelle ginocchia se poco elastiche. In questi casi ci si potrà aiutare con qualche spessore "artificiale" (ad esempio  un asciugamano arrotolato fra i piedi ed i glutei) oppure, meglio, esercitarsi regolarmente e correggere quel poco la postura fino ad alleggerire i carichi nei punti dolenti.
Come in tutte le cose la posizione "stabile e confortevole" è una questione di pratica e di abitudine al mantenimento di certe posizioni che, di per sè, sono naturalissime, proprio come lo stare in ginocchio o seduti sul proprio personale cuscino-natiche senza appoggiarsi a nulla.
Anche da questa posizione di base, come da quella a gambe incrociate, si può fare "il saluto dello Yoga" che si esegue solitamente prima di iniziare una seduta di yoga.
Rimanere qualche respiro in osservazione del corpo in posizione adamantina, poi afferrare  con la mano destra il polso sinistro dietro la schiena.
Dopo un'inspirazione profonda, allungare il busto.
Espirando, piegarsi in avanti fino a toccare terra con la fronte. Inspirando, risollevarsi.
Nella posizione adamantina si possono eseguire vari movimenti.
Visto che non è facile descrivere con le parole quello che invece si dovrebbe praticare insieme e sperimentare con il corpo, segnalerei solo un esercizio respiratorio (Mukhabhastrika) che si può fare partendo da questa postura di base.
In  Vajrasana, con le mani chiuse a pugno appoggiate  nell’area poco sopra l'inguine, inspirare dalle narici, un bel respiro profondo ma non forzato, ed espirare a tratti dalla bocca, forzando fuori l'aria con dei ritmici soffi di labbra/palato che producono un suono  tipo: tcch tcch  tcch, flettendo nel contempo il busto in avanti finché la fronte tocca il pavimento. Mi è stato insegnato che quell'espirazione forzata contribuisce a svuotare completamente i polmoni.
Ritornare inspirando, ripetere per qualche ciclo, tre cicli va bene. 
Dopo l’ultima esecuzione si torna in Vajrasana.
Variazioni:
in  Vajrasana, sempre con le mani chiuse a pugno appoggiate  nell’area poco sopra l'inguine, scendere, espirando, e rimanere qualche respiro nella posizione con la fronte a terra visualizzando la schiena concava e percependo l'auto-massaggio che i pugni fanno nella zona addominale.
Ad ogni espirazione avere la sensazione di cedere, ad ogni inspirazione percepire meglio la curvatura della schiena.
Tornare dolcemente inspirando.
In Vajrasana, inspirare mettendosi dritti  sulle ginocchia, puntare i piedi (appoggiarsi sull'avampiede)  e sedersi sui talloni, ma con i piedi puntati. Rimanere qualche respiro nella posizione.
 
 
Auto massaggio alle caviglie:
dalla posizione adamantina con i piedi puntati, incrociare prima una caviglia, poi l'altra e passare (dolcemente) dalla posizione in ginocchio a quella seduta a gambe incrociate. E viceversa.
La posizione adamantina Vajrasana si può mantenere anche dopo il pranzo (la seduta di yoga deve svolgersi sempre a stomaco vuoto), perché stimola ed aiuta le funzioni digestive.
In generale, durante la posizione adamantina, portare l'attenzione al respiro calmo, lento e rilassato
Vajrasana corregge gli atteggiamenti sbagliati della colonna vertebrale, tonifica  le gambe e ne effettua un benefico massaggio migliorando la circolazione, regola gli impulsi nervosi nella regione pelvica e sacrale, massaggiando le fibre nervose che innervano i genitali.
Rinforza i muscoli pelvici ed è utile per persone con problemi di sciatica.
Dalla posizione adamantina passare alla posizione della foglia caduta o dharmika asana
 Quando sei stanco, poggia la fronte a terra e visualizza un fiore dove la fronte poggia sul pavimento, rimani lì, semplicemente, senza far niente per un po'...
Le braccia sono deposte sono erba piegata...filo d'erba nel vento...continua a visualizzare il fiore....il fiore che ti piace di più.
Tu sei quel fiore che sboccia, hai dei dubbi?
Leggero come una piuma rialzati e volteggia un po' nell'aria...
così leggero che il corpo gioisce di quell'assenza di gravità.
Rimani fermo, nella posizione adamantina, osservando il respiro che entra e che esce, fresco in entrata, più caldo in uscita.
Anche se non respiri più, non preoccuparti, il respiro continua comunque.
Perchè la vita non smette mai di scorrere....
Movimento nell'immobilità e immobilità nel movimento.
 
 sky, Forum Pitagorico 5 marzo 2012

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