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LE ORIGINI CHE PORTARONO AL GRANDE SACRIFICIO DEL SERPENTE

LE ORIGINI CHE PORTARONO AL GRANDE SACRIFICIO DEL SERPENTE
(Gli insegnamenti dei Purana)

Dal Mahabharata

Parte terza

STORIA DI UTANKA

Sauti disse: Il terzo discepolo di Ayoda-Dhaumya si chiamava Veda. Una giorno il maestro disse: “Veda figlio mio, resta per qualche tempo nella mia casa e con devozione servi il tuo maestro. Sicuramente, trarrai profitto da ciò che farai”. Quindi Veda dimorò per qualche tempo con la famiglia del maestro, servendolo con accuratezza e senza pregiudizi. Del tutto simile ad un bue, egli
aggiogato dal suo precettore, senza lamentarsi, sopportava: il caldo, il freddo, la fame, e la sete. Non passò molto tempo, che il suo precettore fu soddisfatto. Quindi come premio, Veda ottenne buona fortuna e ampia conoscenza. E questa fu la prova di Veda. Sauti continuò: Dopo che Veda ebbe completato gli studi e fu congedato dal suo maestro, si sposò ed entrò nel domestico modo di vita. Mentre viveva nella propria casa, egli ebbe tre discepoli. Ricordandosi delle dolorose esperienze passate nella casa del proprio maestro, non osò mai ordinare loro di compiere lavori pesanti o di obbedire implicitamente ai propri comandi. Essi non furono mai trattati con severità.

Dopo qualche tempo, Janamejaya e Paushya, entrambi appartenenti all'ordine degli guerrieri, arrivarono alla residenza del saggio e stabilirono Veda come loro guida spirituale. Un giorno Veda, dovette assentarsi per svolgere certi affari riguardanti un sacrificio. Quindi incaricò Utanka (uno dei suoi discepoli), di portare avanti la carica di capofamiglia. Veda disse: “Utanka, qualsiasi cosa necessiti alla mia casa, sia da te svolta senza alcuna negligenza”. Dopo aver dato questi precisi comandi, il maestro si mise in viaggio. Quindi Utanka, per meglio obbedire agli ordini, prese dimora nella casa di quest'ultimo. Mentre la risiedeva, le donne del suo precettore si riunirono e rivolgendosi a lui, dissero: “O Utanka, la moglie del tuo signore è in quella stagione di fertilità, per cui un’unione porta i suoi frutti. Il maestro è assente, quindi tocca a te in sua vece, fare ciò che necessita”. Utanka rispose: “Non è bene per me ubbidire al comando delle donne. Non sono autorizzato ad eseguire qualcosa che mi sia improprio”.

Dopo qualche tempo, il maestro ritornò dal viaggio. Venuto a conoscenza di ciò che era accaduto, fu soddisfatto del comportamento del discepolo, quindi disse: “Utanka figlio mio, quale favore non potrò mai concederti? Sono stato adeguatamente servito, quindi la nostra amicizia è rafforzata. Da questo momento, tu sei libero di fare tutto ciò che vorrai. Vai lascia che ogni tuo
desiderio sì compia. ”Utanka rispose: “Prima di andare, lascia che io compia qualcosa che possa gratificarti. Colui che da istruzioni contrarie alle regole e colui che le riceve, corrono un serio pericolo di morte, a causa dell’inimicizia che sorgerà tra i due. Avendo terminato i miei studi, ho ottenuto da te il
permesso di congedarmi, quindi lascia che io ti porti qualcosa, come onorario a favore del tempo che hai speso per me”.

Il maestro disse: “Utanka figlio mio, attendi un momento”. Cosi dicendo Veda sene andò. Dopo qualche minuto il precettore tornò e di nuovo Utanka disse: “Ordinami ciò che desideri e io te lo porterò”. Veda rispose: Mio caro Utanka, tu hai espresso il desiderio di portarmi qualcosa come riconoscimento, per l'istruzione che ti ho impartito. Vai allora e chiedi a mia moglie ciò che essa vuole e portale ciò che desidera”. Così istruito, Utanka rivolgendosi alla moglie del maestro, disse: “Signora, il maestro mi ha concesso la libertà di tornare a casa, quindi, io desidero portare come onorario, per l'istruzione ricevuta, qualcosa che sia di tuo gradimento. Non è corretto, partire senza prima aver saldato i propri debiti. Quindi, ordina ciò che preferisci”. La signora rispose: “Recati dal re Paushya e chiedi in dono, gli orecchini che appartengono alla regina e portameli. Il quarto giorno contato da questo è festa e io desidero mostrarmi con quegli orecchini, al cospetto dei Santi uomini, che potranno essere presenti per il pranzo. O Utanka, esaudisci questo mio desiderio, se tu avrai successo, buona fortuna ti attenderà, altrimenti, quale prosperità potrai mai aspettarti?”.

Udito il comando, Utanka parti. Mentre era in cammino, vide un enorme toro cavalcato da un uomo d’inconsueta statura. Rivolgendosì ad Utanka, quest'uomo disse: “Mangia dello sterco di questo toro”. Ma Utanka non approvò quest'ordine. Allora l'uomo di nuovo disse: “O Utanka, non pensare e mangia questo sterco, un tempo, anche il tuo maestro ne mangiò”. Dato il suo assenso, Utanka mangiò lo sterco e bevve l'urina del toro. Dopo il pasto, velocemente, si lavò le mani e la bocca e subito riprese il cammino verso il luogo dove dimorava il re Paushya. Arrivato alla reggia, Utanka vide Paushya seduto sopra il trono. Si avvicinò pronunciando benedizioni e dopo aver salutato il monarca, disse: “Sono venuto qui per svolgere un commissione”.
Dopo aver a sua volta salutato Utanka, il re disse: “Signore cosa posso fare
per te?”. Utanka rispose: “Sono qui per chiedere in dono un paio d’orecchini, come regalo per la moglie del mio precettore. E' stato deciso, che tu devi donarmi gli orecchini che appartengono alla regina”.

Il monarca disse: “O Utanka, recati nelle stanze private delle donne e chiedi questi alla regina”. Ma recatosi nel gineceo, Utanka non fu in grado di trovare la regina. Tornato dal re, disse: “Non è giusto che tu m’inganni. La regina non è nelle sue stanze è per questo che non l'ho trovata”. Il re fu per un momento pensieroso, poi disse: “Signore, fai mente locale di ciò che sto per dire. Mia moglie non può essere vista da nessuno, il quale si trovi in stato di impurità, dovuto all'ingestione di cibo già inghiottito da altri”. Utanka rifletté per un momento, poi rispose: “Si è così. Per la fretta, dopo il pranzo, ho compiuto le mie abluzioni stando in piedi”.

Allora Paushya disse: “Questa è una trasgressione. La purificazione, non può essere ottenuta da un uomo che sta in piedi e nemmeno da un uomo che cammina”. Convenuto che ciò era vero, Utanka si sedette rivolgendo la faccia ad Est e attentamente si lavò la faccia, le mani e i piedi. Poi senza emettere rumori, sorseggiò dal palmo della mano, tre sorsi d'acqua fresca e priva di schiuma, in quantità sufficiente perché questa possa raggiungere lo stomaco.
Quindi si strofinò la faccia due volte e toccò con l'acqua le aperture dei suoi organi , quali occhi, orecchi, naso ecc.. Dopo essersi purificato entrò di nuovo nel gineceo. Questa volta Utanka incontrò la regina. Come questa lo vide, lo salutò e poi disse: “Benvenuto o signore, dimmi cosa posso fare per te?”.

Utanka rispose: “E' stato deciso, che tu mi dia in regalo i tuoi orecchini. Ho avuto l'ordine di portarli, come onorario alla moglie del mio precettore”. La regina soddisfatta del comportamento di Utanka, considerandolo un atto di
carità, si tolse gli orecchini e glie li consegnò. Poi disse: “Questi orecchini sono molto ambiti da Takshaka, il re dei serpenti. Quindi abbi cura di non farteli rubare”. Ascoltate le parole della regina, Utanka rispose: “Signora, non essere in apprensione. Takshaka, il capo dei serpenti, non sarà in grado di sopraffarmi”. Lasciata la regina, Utanka tornò alla presenza del re, quindi disse: “Paushya, io sono soddisfatto, ho avuto ciò che volevo”. Il monarca rispose: “Un oggetto in carità, può essere ottenuto anche dopo molto tempo.

Tu sei mio ospite e io desidero compiere lo Sraddha. Quindi
rimani qui, ancora per qualche momento”. Utanka rispose: Si, rimarrò, ma ti prego, fai che le provvigioni, siano portate in fretta”. Il re assentì intrattenendo debitamente Utanka. Quest'ultimo, vedendo che le vivande a lui portate, oltre che essere fredde, contenevano anche dei peli, in collera disse: “Mi hai fatto portare del cibo freddo e sporco, per questa ragione tu perderai la vista”. Anch'esso in collera, Paushya rispose: “Tu hai affermato che questo cibo fresco e puro è sporco, per questa ragione, rimarrai privo di figli”. Utanka replicò: E' stabilito che non puoi restituirmi una maledizione, dopo avermi offerto del cibocontaminato”.

Paushya volle accertarsi se ciò che Utanka diceva fosse vero. Quando vide che il cibo era veramente freddo e mischiato a dei peli, come se questo fosse stato precedentemente preparato da una donna con i capelli sciolti, cercò di calmare il saggio, dicendo: “Signore, le vivande che ti stanno davanti, sono veramente fredde e sporche, Questo cibo è stato preparato senza sufficiente cura. Quindi chiedo il tuo perdono. Fai che io non divenga cieco”. Utanka rispose: “Ciò che ho detto deve accadere, inevitabilmente dovrai divenire cieco. Tuttavia, potrai recuperare la vista, solo se io sarò preservato dalla tua maledizione”.

Il re disse: “Non sono in grado di revocare tale maledizione, la mia collera non è ancora stata placata. Sembra che tu non sappia, che il cuore di un Brahmana deve essere calmo e dolce come il burro, mentre le sue parole, possono essere acute ed affilate come la lama di un rasoio. Viceversa, le parole di uno Kshatrya, sono calme e dolci come il burro, ma il suo cuore è simile ad un acuto e tagliente strumento. La durezza del mio cuore non mi permette di neutralizzare tale maledizione. Quindi esci e vai per la tua strada”. Utanka rispose: “Hai detto che io rimarrò senza figli, ma ti ho mostrato che il cibo conteneva veramente della sporcizia, quindi sono tranquillo. La tua maledizione non può avere effetto. Sono sicuro di questo”.

Dopo aver espresso queste parole, Utanka si allontanò, portando con sè gli orecchini. Mentre era per strada, Utanka vide un mendicante che privo di vestiti lo seguiva. Questo, come fosse fatto di vapore, appariva e spariva in continuazione. Giunta l'ora dell'abluzione, Utanka si fermò nei pressi di un corso d'acqua e posò per terra, insieme ai vestiti, gli orecchini. In quel preciso istante, il mendicante fece la sua apparizione, rubò gli orecchini e velocemente scappò. Completate le proprie abluzioni e fatta adorazione agli dei e al maestro spirituale, di gran fretta inseguì il ladro. Con gran difficoltà lo raggiunse, quindi lo afferrò, ma improvvisamente, questo lasciò il corpo da mendicante ed assunse la sua vera forma, egli era il serpente Takshaka. Senza perdere tempo Takshaka s’infilò in un’apertura del terreno. Entrato in quel buco, egli si diresse verso la propria dimora, nel regno dei Naga.

In quel momento, Utanka si ricordò delle parole della regina, quindi, deciso ad inseguire il serpente, cercò di allargare quel buco aiutandosi con un bastone, ma senza riuscirvi. Indra vedendo che egli non aveva successo, mandò in suo aiuto il fulmine chiamato Vajra. La saetta penetrò nel bastone e con la sua forza allargò il buco. Entrato nello squarcio, Utanka scorse l'estesa regione dei serpenti, vide centinaia di palazzi, torri, case con il tetto a cupola, portali, archi, strade e luoghi di ritrovo e divertimento. Di fronte a questa meraviglia, Utanka glorificò subito i serpenti, recitando i seguenti versi: “Voi serpenti. Voi sudditi del re Airavata. Voi che come leggere nuvole spinte dal vento, con le armi in mostra, vi muovete sul campo di battaglia. Voi figli di Airavata. Voi di bell'aspetto. Voi ornati d’orecchini multicolori. Voi che splendete come il sole nel firmamento. Sulle rive nord del fiume Gange, dimorano numerosi serpenti.

In quel luogo,
costantemente vi ho adorati. Chi eccetto Airavata, può desiderare di muoversi allo scoperto, sotto i brucianti raggi del sole? Quando
Dhritarashtra, il fratello d’Airavata, esce, ventottomila e otto serpenti lo
seguono per servirlo. Voi che avete Airavata come fratello maggiore. Voi che gli siete vicini. Voi che gli state lontani. Voi tutti io vi adoro. O Takshaka, tu che hai soggiornato nella foresta Khandava a Kurukshetra, allo scopo di ottenere gli orecchini, io ti adoro. Voi Takshaka e Aswasena. Voi che siete i costanti compagni di coloro che dimorano sulle rive del fiume Ikshumati a Kurukshetra, io vi adoro.

O illustre Srutasena, o giovane fratello di Takshaka, tu che risiedi nel luogo sacro chiamato Mahadyumna, con il proposito di ottenere il governo dei serpenti, io t’adoro”. Pur avendo debitamente salutato e glorificato il capo dei serpenti, Utanka non riuscì a riavere gli orecchini. Quindi si fece pensieroso. Guardandosi intorno, li vicino, notò due donne che con mani esperte, lavoravano al telaio, tessendo una stoffa composta di fili bianchi e fili neri. Egli notò che la ruota di quel telaio, possedeva dodici raggi e che era azionata da
sei ragazzi. Poi vide anche un uomo piuttosto alto, che stava in sella ad un bellissimo cavallo. Stimolato da queste visioni, egli pronunciò le seguenti preghiere: “A questa ruota, i cui trecentosessanta raggi, rappresentano altrettanti giorni, io m’inchino. A questa ruota, le cui ventiquattro divisioni della sua circonferenza, rappresentano altrettante quindicine lunari, io mi inchino. A questa ruota, i cui sei ragazzi che costantemente la muovono, rappresentano altrettante stagioni, io m’inchino. A queste fanciulle, che
rappresentano la natura universale e che ininterrottamente, tessono una tela, composta di fili bianchi e fili neri, dalla quale sorgono all'esistenza i molteplici universi e tutti gli esseri che vi abitano, io m’inchino.

A te che brandisci il fulmine, a te o protettore dell'universo, a te o uccisore di Vritra e Namuchi, a te o illustre, a te che indossi vesti nere, a te che mostri la verità e la falsità in tutto l'universo, a te che cavalchi il cavallo che è nato dalle profondità dell'oceano, il quale non è altro che una forma del Dio del fuoco, a te o Signore dei tre sistemi planetari, a te io m’inchino o Purandara”. L'uomo che montava il cavallo, rivolgendosi a Utanka, disse: “Le tue parole d’adorazione, mi hanno soddisfatto. Che cosa posso fare per te?”. Utanka rispose: “Lascia che i serpenti si sottomettano al mio controllo”. L'uomo disse: “Percuoti questo cavallo”. Utanka eseguì l'ordine. Subito dopo aver colpito il cavallo, da tutti gli orifizi del suo corpo, si sprigionò un divampante fuoco, il quale con i suoi fumi e le sue fiamme, si apprestava a bruciare l'intera regione dei serpenti. La sorpresa e il terrore fu tale, che Takshaka, portando con se
gli orecchini, uscì dalla sua dimora, quindi disse: “Signore, ti prego, riprendi questi orecchini”. Ed Utanka li riprese. Recuperati gli orecchini, Utanka pensò: “Oggi è il giorno sacro, la moglie del mio precettore mi sta aspettando e io mi trovo lontano, come farò ad arrivare in tempo?”.

Mentre Utanka era immerso in questi pensieri, l'uomo disse: “Monta su questo
cavallo, esso, in un attimo ti porterà alla dimora del tuo precettore”. Utanka assentì, montò sul cavallo e all'istante, come per magia, si trovò nei pressi della casa del maestro. Quel mattino, dopo essersi lavata, vestita e pettinata, la signora pensava al modo migliore di emettere una maledizione, nel caso che Utanka non fosse giunto in tempo. In quel mentre, Utanka entrò in casa, con rispetto, salutò la moglie del precettore e quindi gli consegnò gli orecchini.
“Utanka”, lei disse: “Sei arrivato nel luogo giusto al momento giusto. Benvenuto figlio mio, tu sei innocente, quindi non ti maledirò. Che la fortuna sia sempre con te. Lascia che ogni tuo desiderio sia coronato da successo”.

Utanka aspettò l'arrivo del maestro. E quando questo giunse, rivolgendosi al discepolo, disse: “Benvenuto, qual è il motivo della tua lunga assenza?”. Il discepolo rispose: “Signore, nell'eseguire i miei affari, sono stato ostacolato da Takshaka, il re dei serpenti. Quindi ho soggiornato nella profondità della regione dei serpenti. La ho veduto due fanciulle, che sedute a un telaio tessevano un manufatto, utilizzando dei fili bianchi e dei fili neri. Che cosa significa ciò? La ruota di quel telaio, possedeva dodici raggi ed era costantemente azionata da sei ragazzi. Qual è il significato di questa visione? E chi era l'uomo che ho visto? E chi era quello straordinario cavallo? E ancora, chi era quel toro e chi era quel possente uomo che lo cavalcava, che vidi sulla strada, mentre camminavo verso la dimora del re Paushya? Chi era quell'uomo che mi disse: “Mangia dello sterco di questo toro, il quale un tempo, fu mangiato dal tuo precettore?”. Obbedendo al suo comando, io mangiai di quello sterco. Che cos'era veramente questo? Illuminami o maestro, il mio cuore desidera ascoltare ogni cosa”.

Veda, così interrogato rispose: “Le due fanciulle da te viste, erano Dhata e Vidhata, i fili bianchi e i fili neri, rappresentano i giorni e le notti, la ruota rappresenta l'anno, i dodici raggi rappresentano i dodici mesi, i sei ragazzi che la muovono rappresentano le sei stagioni, l'uomo era Parjanya il dio della pioggia, il cavallo era Agni il Dio del fuoco, il toro che tu hai incontrato era Airavata il re degli elefanti, l'uomo che lo montava era  Indra e lo sterco del toro che tu hai mangiato era Amrita il nettare dell’immortalità. E' sicuramente grazie a quest'ultimo, che tu non hai incontrato la morte, entrando nel regno dei serpenti. Indra il quale mi è amico, a voluto essere misericordioso con te. Per questo motivo, tu hai potuto fare ritorno sano e salvo, portando con te gli orecchini. O amabile, ora sei finalmente libero, vai e che tu possa ottenere ogni buona fortuna”.

Dopo aver ottenuto il permesso di andarsene, Utanka furioso e desideroso di
vendetta nei confronti di Takshaka, quell'eccellente tra i saggi, si diresse verso Hastinapura. Giunto in quella città, il saggio fu ricevuto dal re Janamejaya, che nel frattempo era tornato vittorioso da Takshashila. Vedendo l'invincibile monarca, circondato da tutti i suoi ministri, Utanka pronunciò nei suoi confronti, appropriate parole di benedizione. Quindi disse: “O migliore tra i monarchi, Come hai trascorso il tuo tempo? Come un bambino che desidera risposte, io chiedo la tua attenzione”. Il monarca così interrogato, salutò il saggio, quindi rispose: “Ho avuto cura dei miei sudditi, ho alleviato i membri della mia nobile tribù, dai pesanti doveri che li affliggevano. Ma ora dimmi, qual è quella cosa che ti opprime e che ti ha spinto al mio cospetto?”.

Utanka disse: “O re, il motivo che mi affligge e che mi ha spinto sin qui, riguarda anche la tua persona, quindi ascoltami con attenzione. Tuo padre è stato privato della propria vita da Takshaka, quindi, uccidi quel vile serpente e vendica tuo padre. Il tempo è venuto, l'atto di vendetta è già stato stabilito dal destino. Su dunque, vendica la morte del tuo magnifico padre, il quale fu morso senza ragione e ridotto nei cinque elementi, da quel vile serpente, così come un albero è ridotto in cenere, dopo essere stato colpito da un fulmine. Il malvagio Takshaka, il più vile tra la razza dei serpenti, intossicato dall'orgoglio, commise un atto non necessario, mordendo il re tuo padre, il quale era un uomo simile a un Deva, protettore della razza dei santi monarchi.

Malvagio in tutte le sue azioni, Takshaka rimandò indietro Kasyapa il migliore tra i medici, mentre questi veniva a portare sollievo a tuo padre. E' stabilito che tu devi bruciare quel miserabile serpente, nel grande fuoco del sacrificio. O re ordina all'istante che questo sacrificio si compia. Così potrai ottenere la giusta vendetta per tuo padre. In questo modo tu potrai mostrarmi un grande favore. O principe, per colpa di quel miserabile, gli affari che stavo svolgendo per conto del mio precettore, sono stati un giorno ostacolati.

Dopo aver ascoltato quelle parole, il re divenne furioso con Takshaka. Le parole di Utanka, Infiammarono il principe, così come il burro chiarificato, col suo contato infiamma il fuoco. Mosso dal dolore, alla presenza dei suoi ministri, il principe chiese a Utanka di raccontare tutti i particolari, che hanno portato suo padre, nella regione dei beati. Quando egli ebbe udito dalle labbra di Utanka, tutti i particolari che hanno circostanziato la morte del proprio padre, fu sopraffatto dal dolore.

A cura di Manuele - Lista SB - Settembre 2002

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