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Lakulisha-Pashupata

I testi principali di questa corrente shivaita sono il Pashupata-sutra (del quale non si conosce l'autore) e le Gana-karika di Bhasarvajna. Il fondatore di questa setta potrebbe essere un maestro lakulin (portatore di clava), del quale non si conosce nulla. Per poter capire bene i loro punti, crediamo che la cosa migliore sia andare a una veloce lettura dei 162 sutra che costituiscono il Pashupata-sutra.

  Il testo comincia descrivendo le austerità che deve compiere chi intende avanzare nella realizzazione di Shiva, quali immergersi tre volte al giorno nella cenere, dove deve giacere a lungo, indossare le ghirlande offerte al Dio in sacrificio, esibire le prove della sua devozione (come appunto la cenere cosparsa in tutto il corpo e le ghirlande), risiedere in luoghi sacri e osservare con spirito sottomesso le regole del riso, del canto, della danza e della preghiera. Tutto deve essere fatto in onore di Mahadeva (Shiva).

  Vestito di una sola veste o in certi casi anche nudo, non deve guardare l'urina o lo sterco umano e gli è proibito parlare con donne o con persone degradate. Se ciò per qualsiasi ragione dovesse accadere, gli è d'obbligo purificarsi immediatamente spalmandosi di cenere, eseguire esercizi per controllare il respiro e mormorare i mantra in preghiera a Rudra (che è fondamentalmente il gayatri shivaita).

  Chi è puro di mente e pratica le suddette regole, progredisce velocemente e in modo felice in direzione dell'unione col Signore. Su questo sentiero sviluppa gli otto poteri mistici, che sono: 

essere in grado di vedere ogni cosa, 
poter udire tutti i suoni, 
poter comprendere tutto, 
conoscere tutte le scritture, 
essere al corrente di qualsiasi cosa che accada, 
divenire veloce come la mente, 
essere in grado di assumere qualsiasi forma si voglia e
poter fare qualsiasi cosa sia nei propri desideri. 

E ciò anche nei momenti in cui i sensi non sono operativi (come nel sonno o in altri stati di incoscienza).

  Shiva è il Signore Supremo; nessuno è al di là di Lui. Chi Lo adora può stare in Sua compagnia per sempre. I sutra che seguono esprimono preghiere a Rudra.

  Nulla Gli è precluso e non deve dipendere da niente e da nessuno. Al contrario delle persone comuni, le Sue attività non sono soggette al karma. Con Lui tutte le cose cattive divengono buone e tutto ciò che è di cattivo auspicio diventa immediatamente positivo. Tutti i deva provengono da Lui; dunque è Shiva il titolare di tutti i sacrifici vedici. Chi si rifiuta di gioire dei risultati delle proprie azioni, ottiene lo stato del Grande Essere, cioè la Trascendenza, nel quale non esistono disturbi di nessun genere. Queste pratiche sono di importanza primaria e la nostra adorazione deve essere rivolta a Shiva, solo a Lui e a nessun altro.

  Lo yogi deve fare in modo di essere disprezzato dalla società e non deve fare sfoggio delle proprie conquiste (cioè dei poteri acquisiti). L'assenza di orgoglio è considerata la migliore delle pratiche. Non deve rendere pubblico il proprio status spirituale e gli è permesso di mangiare solo ciò che gli viene offerto in elemosina. Questo è l'unico retto cammino. Chi si comporta secondo questi canoni raggiunge la perfezione. I sutra che seguono sono dedicati alla lode di Shiva.

  Così il devoto diventa privo di attaccamenti e quando le impurità dei desideri e delle sensazioni sono oramai sconfitte, questi si congiunge a Lui e si dedica perennemente al suo servizio. Ma tutto ciò è possibile solo se i sensi sono sotto completo controllo. Si deve abitare in capanne solitarie o in grotte e dedicarsi solo a Dio, domando i sensi. Così facendo, entro sei mesi iniziano ad apparire i primi poteri sovrannaturali. Allora non si è più condizionati dal karma.

  Recitando il gayatri e meditando sulla sillaba Om, si deve concentrare in essa tutto il proprio cuore ed è sempre d'obbligo glorificare Shiva. Pensando ininterrottamente a Lui, alla fine è possibile raggiungerlo. Gli ultimi sutra contengono ancora glorificazioni a Mahadeva.

  Nel corso della storia, da questa setta ne sono sorte innumerevoli altre, come la Kapalika, la Kalamukha e la Mahavratadhara, che mettevano in atto pratiche e discipline veramente ripugnanti. Col passare del tempo, la dottrina si modificò e slittò dalla sua forma originale, cioè di una vera e propria bhakti (devozione al Dio) a quella dove fondamentalmente si mirava ad ottenere uno splendore e una perfezione del tutto simili a quelli di Shiva stesso. In altre parole, lo scopo era diventare Dio.

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