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Suresvara

Al capitolo LXV del Racconto delle peregrinazioni di Samkara (Samkaravijaya) di Anantanandagiri, apprendiamo che il Maestro di Kalati, durante la sua permanenza a Kancipuram, installò uno dei linga di cristallo, da lui portati dall'Himalaya, nel santuario di Kamakotipitha e incaricò il suo discepolo Suresvara di eseguire i riti quotidiani e di redigere trattati e commentari sulle sue opere. Abbiamo così due testi di glosse (varttika) concernenti i commenti consacrati da Samkara alla Taittiriya e alla Brhadaranyaka Upanisad. Quest'ultima chiosa, particolarmente estesa, chiarisce molti punti e facilita enormemente la lettura.

Inoltre, nel suo Manasollasa, Suresvara riprende e sviluppa alcune immagini poetiche e concetti metafisici del poema del suo Maestro, intitolato Daksinamurti stotra; il suo Pancikarana varttika commenta un testo in prosa molto condensato di Samkara, ma La realizzazione attraverso la rinuncia all'azione (Naiskarmyasiddhi) è senza alcun dubbio il suo capolavoro. Egli fa suoi i punti di vista esposti dal Maestro nel Trattato dei mille insegnamenti (Upadesasahasri).

I commentatori advaitin usano diverse modalità per descrivere l'essenza del Brahman. Le parole da essi impiegate possono avere, oltre al senso letterale, un secondo senso e un significato allegorico o analogico. E' su aspetti molto sottili concernenti l'enunciato e la grammatica che Suresvara differisce dal Maestro. Egli afferma in particolare che la conoscenza intuitiva del Brahman è compiutamente contenuta nelle grandi formule upanishadiche (mahavakya) e che non è necessario coglierne il senso per mezzo di conseguenti meditazioni.

<<Quando il Saggio ha distrutto ogni specie di azione nel fuoco della Conoscenza, egli allora non è più dipendente dal Veda. Egli, in verità, ha trasceso il Veda>>.

<<La mente assume tutte le forme; il Sé è senza forma. La mente esiste in funzione di un altro; il Sé è autoesistente. La mente è soggetta al passato, al presente e al futuro, e a temporanei annientamenti. Il Sé è al di là dal tempo, immobile e saldo come il picco di una montagna>>.

(Naiskarmyasiddhi: I, 40; II, 74)

(Voce tratta Shankara e il Vedanta - Paul Martin Dubost - Edizioni Asram Vidya)

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