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Compimento di una Missione

Estratto da « Samnkaracarya » (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi

Uno dei principali compiti di Samkara fu quello di promuovere l'armonia religiosa tra gli Indù. Come abbiamo già detto, egli cercò di unirli sulle basi del principio Advaita. L'Induismo può ben consistere in molti culti, ma non dovevano esserci conflitti tra di essi né rivendicazioni esclusive della verità e della santità. Poiché egli cercò di ricondurre al principio e di consolidare i sei maggiori. culti indù, è stato chiamato Shanmantasthapakácárya (il consolidatore delle sei fedi, cioè Saiva, Vaishizava, Sakta, Satira, Ganapatya e Kaumara). Uno dei metodi pratici con i quali Samkara promosse lo spirito di armonia tra i vari culti fu quello di divulgare la forma di adorazione PaRcayatana. Secondo questo metodo, le immagini delle cinque divinità - Aditya, Ambika, Vishnu, Gananatha e Mahesvara - sono adorate insieme; la preminenza è offerta a quella, tra esse, scelta (ishta-devata) dal devoto. Secondo il Markandeya-Samhita, Samkara stesso disse ai suoi discepoli che i seguaci dell'Advaita dovevano praticare l'adorazione PaFicayatana.

I templi e i luoghi di pellegrinaggio rivestono grande importanza nella vita religiosa indù. Samkara visitò gran parte di essi consacrandoli, se necessario, correggendo sistemi di adorazione, mettendo fine ai sacrifici cruenti, trasformando gli aspetti irosi delle divinità in aspetti benevoli, ecc. Ancora oggi le tradizioni locali conservano il ricordo di ciò che il Maestro fece per santificare i templi di Dio nelle diverse parti del paese, dall'Himalaya a Kanyakumari, dal Kashmir al Nepal e Assam, da Dvaraka a Puri.

C'è una tradizione secondo la quale Samkara portò da Kailasa cinque Sphatika Linga e li consacrò a cinque luoghi santi: il Moksha-Linga nel tempio di Chidambaram, il MuktiLinga e Kedara, il Vara-Linga a Nilakantha nel Nepal, lo Yoga-Linga a Kamakoti Kanci e il Bhoga-Linga a Sharadapitha nei pressi di Sringeri.

Nel corso del suo dig-vijaya, Samkara visitò luoghi noti per l'adorazione di Vishnu come, ad esempio, Anantasayanarn (Trivandrum). Dall'Himalaya al Capo, il paese è punteggiato i famosi templi di Vishnu. A Badarikaárama, il santo dei santi sull'Himalaya, si dice che Samkara incontrò il saggio Vyása e ricevette le sue benedizioni prima di scrivere il Sútrabhashya; e v'incontrò anche il suo parama-guru Gaudapáda.

Tra i templi sivaiti visitati da Samkara ricordiamo quelli di Ramesvaranam, Tiruvidaimarudur (Madyarjuna), Chidambaram, Sri-Sailam, Ujjayini, Nilakantha-kshetra (Nepal) e Kedara. E, ancora, il santuario di Somanatha a Saurashtra, il tempio di Trayambakesvara vicino Nasik, dove sorge il Godavari, e Gokarna sulla costa occidentale.

Un'interessante leggenda è narrata in relazione alla visita di Samkara a Harihar nello Stato del Mysore. Harihar era a quel tempo, un potente centro vaishnava. Quando Samkara volle avere il darsana del Signore nel tempio, i custodi, vedendo che egli era un samnyasin e che portava sul corpo sia i segni Saiva che i vibhuti e i rudraksha, non gli permisero di entrare. Samkara spiegò estesamente che non c'era alcuna differenza tra Vishnu e giva, e che l'Immagine nel tempio rappresentava la suprema Realtà. Convinti dalla sua spiegazione, le porte del tempio gli vennero spalancate ed egli poté entrare. Si dice che i fedeli Vaishnava constatarono, con loro meraviglia, che l'Immagine era divenuta per metà quella di Vishnu e per metà quella di giva, Hari-Hara.

I culti sakta erano degenerati e la Madre Divina era stata trasformata, in più di un tempio, in una Dea assetata di sangue. Samkara riformò i sistemi di adorazione e riconvertì l'adirata divinità nella benevola Madre Cosmica quale Ella è. Egli collocò lo Sri-cakra in molti templi, aumentandone così la potenza per il bene universale.

Di enorme importanza è la visita di Samkara a Kanchi, presieduto dalla Devi Kamakshi. La devozione indù considera Kanchi uno dei sette mokshapuri - luoghi in cui si tende al conseguimento della liberazione (moksha). Kanchi è ritenuto il più sacro Devikshetra; la Madre lo permea di invisibile e indefinibile etere. Quando Samkara visitò Kanchi e andò al tempio di Sri Kamakshi, egli ebbe il darsana della Devi nella bila (sotterraneo) del tempio, e per farLe manifestare il suo aspetto benevolo, consacrò lo Sri-cakra di fronte alla Sua immagine.

Oltre alle visite ai templi riservati ai culti più importanti, Samkara cantò, per facilitare i devoti, magnifici inni in lode della Divinità nelle sue varie manifestazioni. Tra questi, i più conosciuti sono lo SivanandaIahari, il Saundaryalahari, lo Haristuti e il Dakshinamurti-stotra. Circa duecentoventi inni sono stati attribuiti a Samkara, ma molti di essi, è stato dimostrato, non possono appartenergli, anche se alcune delle ragioni addotte sono lontane dal convincere. Si argomenta che Samkaracarya non avrebbe potuto essere il loro autore poiché gli inni alludono ai tormenti del samsara e lamentano, in un linguaggio patetico, le sofferenze della vecchiaia, la sfortuna familiare e simili. Ma la risposta ovvia è che non è necessario sperimentare il samsara per rendersi conto dei suoi mali. Samkara scrisse gli inni perché fossero cantati da noi del mondo, e per questo egli usò espressioni che noi avremmo usato. Né si può dire che fosse incompatibile da parte di Samkara l'Advaitin, comporre inni dedicati al Dio Persona, perché lo Advaita non è anti-teismo o ateismo.

E' possibile che qualcuno degli inni attribuiti a Samkara non sia stato composto da lui, tuttavia anche quelli incontestati dimostrano che Samkara cantò la lode di molti aspetti di Dio, così che il devoto potesse coglierne lo spirito di armonia, liberandosi dalla limitatezza e dal dogmatismo.

Fortunatamente, l'autenticità dei principali bhashya non è stata messa in dubbio da nessuno. Le Upanishad, la BhagavadGítá e il Brahma-sutra costituiscono i tre testi fondamentali del Vedánta. Circa dieci Upanishad sono considerate le principali; le due più lunghe sono la Brihadaranyaka e la Chandogya. Samkara scrisse commenti sulle dieci Upanishad e, forse, su una o due oltre queste. Nel suo commento alla Bhagavad-Gita, egli dimostra che questo testo, non inferiore alle Upanishad, insegna il karma-samnyása (rinuncia all'azione, cioè non identificazione con gli strumenti dell'azione) e non semplicemente sanga-tyaga (non attaccamento al frutto dell'azione, mentre si conserva il senso della causa). Nel suo Brahma-sutra-bhashya, Samkara cerca di dimostrare che Bádaráyana prospetta lo Advaita. Oltre i bhashya, Samkara scrisse molti manuali di Advaita. Alcuni di questi testi, molto conosciuti, sono: Upadesasahastri, Atma-bodha, Sata-Sloka e Vivekacúdámani.

Imitando gli esempi del Maestro, i discepoli di Samkara ci hanno dato esposizioni dell'Advaita sotto forma di commenti alle sue opere e anche in una serie di trattati originali.

Per salvaguardare l'unità culturale dell'India basata sullo Advaita, e per tenere alto l'ideale della spiritualità, Samkara fondò ordini monastici e istituzioni che hanno resistito attraverso i secoli. Dieci sono gli ordini monastici appartenenti alla tradizione Advaita. Essi differiscono soltanto nel suffisso aggiunto al nome samnyasa di coloro che appartengono a ciascun ordine, e sono chiamati, nel loro insieme, Dasanami. 1 suffissi sono: Sarasvati, Puri, Bharati, Vana, Aranya, Tirtha, Asrama, Giri, Parvata e Sagara.

Nelle diverse parti del paese, Samkara fondò i Matha (centri monastici) e incaricò i suoi discepoli più diretti di dirigerli, così da assicurare a ciascun centro una successione ininterrotta di istruttori Advaita. Dei numerosi Matha, i più importanti si trovano a Badari-kshetra, Dvaraka-puri, Jagannatha-puri e Sringagiri (Sringeri), oltre a Kanchi.

Nei quattro punti cardinali dell'India ci sono quattro centri di santità (dhama): Badari sull'Himalaya a Nord, Dvaraka a Ovest, Jagannathapuri a Est e Ramesvaram a Sud. Badari-kshetra è quello che più contribuisce alla ricerca della saggezza attraverso la rinuncia; per tale ragione esso è chiamato tapo-bhumi. Per la sua naturale bellezza e spirituale atmosfera, Samkara lo scelse come centro Matha.

Dvaraka o Dvaravati è uno dei sette Mokshapuri, oltre ad essere uno dei quattro Dhama. E' la città che fu governata da Sri Krishna. Essa occupa il punto più occidentale dell'India peninsulare, e il tempio di Dvarakhadhisa Sri Krishna) è l'attrattiva principale della città. Similmente, sulla costa orientale, a Jagannatha-puri, un altro Dhama, un Matha fu organizzato da Samkara.

Sringagiri (Sringeri) è associata al saggio Risyasringa. Esiste una leggenda connessa alla fondazione di questo Matha. Quando Mandana Mìsra divenne discepolo di Samkara assumendo il nome 'Sureávara', Sarasvati, come abbiamo visto, si unì all'entourage del Maestro, ma stabilì che avrebbe seguito il gruppo a condizione che Samkara non si voltasse per vedere se seguiva o no. Così accadde che quando il gruppo raggiunse le rive di Tungabhadra, i piedi di Sarasvati si attaccarono al suolo ed ella non poté spostarsi da lì. Non udendo il tintinnare dei suoi braccialetti da caviglia, Samkara si voltò e comprese che Sringeri era il luogo in cui Devi Sharada, la Dea della Sapienza, di cui Sarasvati era l'incarnazione, aveva trovato la sua sede.

L'associazione di Samkara con Kanchi è già stata riferita. Da Kanchi, alcuni suoi discepoli, che in precedenza erano appartenuti ai vari culti, andarono in giro per il paese, con le benedizioni del Guru, per diffondere i loro rispettivi punti di vista sulla fede, alla luce dell'Advaita. Ammettendo la non-dualità dello Spirito Assoluto, essi conservavano la propria preferenza riguardo alla forma della Divinità Personale. Tra i discepoli che vollero, così, girare il paese, con l'intento di approfondire la fede della gente, Paratakalanala era saiva, Lakshmana e Hastamalaka erano vaishnava, Divakara era saura (seguace del Surya-mata), Tripurakumara era Sakta, Girijakumara era ganapatya e Vatukanatha era kápálika. Compiuta la loro missione, essi tornarono a Kanchi per vivere con il loro Maestro.

Secondo Anandagiri, Samkara trascorse gli ultimi giorni della sua vita a Kanchi e lì abbandonò il suo corpo. Affermano questo, oltre allo gamkara-vijaya di Anandagiri, autorità come Siva-rahasya, Patanjali-charita e Sanakara-bhyudaya. Altri, invece, hanno indicato luoghi diversi da Kanchi come la sua ultima dimora prima della morte (siddhi kshetra).

Samkara vive e continuerà a vivere nella memoria umana; egli è l'onnipervadente e onnipresente Spirito Non-duale.

Dice Anandagiri: « Sotto forma di coscienza onnipervadente, egli vive ancora oggi. Egli, in verità, è il Guru Samkaracarya, che concede la liberazione a coloro che sono pronti ».

© Periodico Vidya - Aprile 1976

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