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Sarvajnatman

Capo del monastero di Kancipuram (Kamakoipitha), Sarvajnatman scrisse nell'XI secolo il Samksepasariraka che, come indica il nome, è un compendio del grande commentario di Samkara al Brahmasutra. Sarvajnatman redasse anche un'altra importante opera advaita che porta il nome di Pancaprakriya e che riassume gli insegnamenti del Samksepasariraka. La prima parte del Pancaprakriya spiega i diversi significati che un termine sanscrito può avere; le tre parti successive insegnano come devono essere interpretate le grandi formule upanishadiche (mahavakya); L'ultima parte tratta della Liberazione. Nel suo Samksepasariraka, che comprende 1240 strofe ripartite in quattro capitoli, Sarvjnatman ha sottolineato il significato profondo del termine ignoranza (avidya) e la natura essenziale del Brahman. Per lui esistono solo dieci parole che possono qualificare il Brahman in modo positivo: eterno (nitya), puro (suddha), cosciente (buddha), libero (mukta), vero (satya), sottile (suksma), esistente (sat), onnipresente (vibhu), assoluto (advitiya) e beato (ananda).

Il Samksepasariraka è stato onorato nel corso dei secoli da dodici commentari, di cui il più recente, quello di Madhusudana Sarasvati, scritto nel XVII secolo, porta il nome di Sarasangraha.

(Voce tratta Shankara e il Vedanta - Paul Martin Dubost - Edizioni Asram Vidya)

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