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Sankhya ateo - 2

Una presentazione ed un dibattito (Seconda parte)

di Manonath Desa - Scritto nel Gennaio 1996

10. Pradhana non può essere la sola causa
Ma vogliamo portare altri argomenti per rafforzare la nostra divergenza nei confronti della tesi che Pradhana sia l'unica causa originale della creazione. Rivediamo le nostre idee a riguardo.

"I Sankhya affermano che Pradhana è la sola forza creatrice. Pradhana può produrre indipendentemente tutta la creazione. Nè ci sarebbe stata la necessità dialtre cause poichè i movimenti sono auto-determinati e automatici. Niente può fermare o far muovere Pradhana all'infuori di sè stessa."

Le teorie dei Sankhya si calpestano fra di loro. Difatti prima proclamano la necessaria presenza dello spirito (necessario il suo apporto intellettivop e senziente), poi sostengono che Pradhana è indipendente, originale e non necessita altra causa. Se l'elemento intellettivo e senziente fosse stato necessario alla creazione, allora Pradhana non può essere stata la sola creatrice, in quanto ha avuto bisogno di un apporto insostituibile da parte del Purusha (senza contare l'elemento della finalità di ogni esistenza che vedremo in seguito, ma che rende l'elemento Purusha certamente non secondario). A questo proposito il Vedanta- sutra afferma:

"vyatireka-anuvashtiteshcha-anapekshattvat"
"Se prima della creazione non fosse esistita altra causa all'infuori di Pradhana, non ci sarebbe stata la necessità di nessun'altra causa all'infuori di Pradhana stessa per produrre i suoi cambiamenti." Vedanta-sutra 2.2.4

Se Pradhana avesse avuto bisogno di un altro elemento per produrre la creazione (difatti Purusha è dichiarato prodotto non originato) allora questa energia non poteva essere completa, perchè insufficiente all'atto creativo che, poichè lo testimoniamo di persona, è un dato di fatto inoppugnabile. L'effetto che osserviamo smentisce la presuntacausa dei Sankhya. Pradhana non è stata la sola causa della creazione. Dunque persino in accordo alla teoria Sankhya, Pradhana non è la sola creatrice; qualche legge misteriosa, in prossimità dell'elemento Purusha, causa la metamorfosi nel presunto elemento originale. In definitiva, dunque, anche i Sankhya non possono sostenere a lungo la tesi che la materia sia la sola sufficiente ad alcuna creazione senza contraddirsi.

Ma anche la teoria della prossimità delle due entità è discutibile.

In accordo ai Sankhya, i due elementi non causati (dunque cosa mai può significare non causati se non eterni?) coesistono in eterna vicinanza. E' proprio questa prossimità a causare il cambiamento. Dunque se il Purusha è sempre vicino a Prakriti, anche nello stato di pralaya (dissolvimento delle forme acquisite) questa prossimità non può essere interrotta. Se ciò fosse vero, pralaya diventerebbe un fenomeno inesistente, privo di senso, in quanto a causa della ininterrotta prossimità, la creazione comincerebbe automaticamente anche durante pralaya, col risultato che non ci sarebbe distruzione non solo dell'universo, ma anche di nessuna forma di vita. I nostri corpi dovrebbero diventare eterni. Ma la realtà smentisce questa teoria ridicola, in quanto assistiamo continuamente a dossolvimenti di forme organiche e inorganiche.

"Ma, sostengono i Sankhya, la creazione non può iniziare al tempo di pralaya poichè il karma delle jiva sono allo stato latente, come in uno stato di sonno. Per questa ragione la creazione non può iniziare a quel tempo."

Ma non riescono a spiegare in maniera convincente cosa causi il risveglio del karma nel momento maturo per la creazione. Giacchè gli ingredienti fondamentali sono presenti sia nel momento di pralaya sia nel momento in cui, secondo i Sankhya, la creazione prende luogo, qual'è l'elemento discernitore, cioè che sceglie il momento? Su quali basi e per quali leggi? Perchè la creazione prende luogo in quel preciso momento e non in un altro? E poi, come chiede Baladeva nel Govinda-bhashya, cosa impedisce al karma di risvegliersi durante pralaya?
La teoria del Sankhya non regge ed è chiaramente contraddittoria.

A riguardo ancora della forza che avrebbe dato impeto a Pradhana di subire una trasformazione, i filosofi Sankhya propongono un altra tesi.

"Noi vediamo, dicono, che ci sono alcuni fenomeni fisici (riguardanti oggetti quotidianamente osservati) che danno prova della autodeterminazione del Pradhana. Basti vedere come l'erba, ad esempio, o le piaticine o le foglie quando mangiate dalle mucche, grazie alla loro natura inerente, si trasformano da sole in latte, senza l'ausilio di nessun'altra causa. Ciò vuole dire che la possibilità di trasformazione esiste in quegli elementi senza che ci sia la necessità di un agente esterno.

"Se la cosa è possibile (e lo è perchè lo vediamo nella realtà), perchè anche Pradhana non avrebbe potuto traasformarsi in Mahat (e così via) senza l'ausilio di un principio intelligente?"

All'obiezione dei Sankhya risponde direttamente Badarayana.

"anyatra'bavaccha na trinadivat"
"Non è come la trasformazione dell'erba ecc. (in latte, quando mangiata da una mucca) perchè tale trasformazione non avviene in altre circostanze (cioè quando questi cibi sono mangiati, ad esempio, da un toro)." Vedanta-sutra 2.2.5

Come possiamo vedere, l'argomento dei Sankhya non regge, perchè se tali qualità fossero inerenti nell'erba stessa (quella di trasformarsi in latte) ciò dovrebbe succedere indipendentemente dalle circostanze esterne, ad esempio quando fosse mangiata da altri animali. Le mucche producono il latte, ma per quanta erba possano mangiare i tori non possono farlo.

In realtà, come vedremo in seguito, il fattore del volere su-premo di Dio è necessario alla realizzazione di qualsiasi fenomeno. Non solo dunque, sostiene Baladeva nel Govinda-bhashya (com-mento al sutra 2.2.5) il fenomeno non è determinato dalle qualità inerenti dell'oggetto, ma neanche dalle capacità intrinseche del soggetto che manipola.

11. Perchè Pradhana agisce?
Uno dei principi fondamentali dell'azione è la motivazione. Se noi andiamo da qualche parte è perchè abbiamo una ragione per farlo, e non esistono fenomeni naturali che non abbiamo un proprio motivo di essere in una certa maniera piuttosto che in un'altra. Dunque, secondo la filosofia Sankhya, perchè Pradhana agisce e crea? Qual'è la ragione che determina il moviento? non avrebbe potuto rimanere cos'ì com'era? Vediamo cosa ne pensano loro.

"Pradhana è determinato al movimento al preciso scopo di causare dapprima una serie di esperienze nella jiva, e poi, attraverso quelle, di permettere la sua liberzione. La jiva dopo averne goduto e averla trovata piena di negatività, riesce così a diventare indifferente a Pradhana e così ottiene la liberazione, che consiste proprio nell'indifferenza stessa. Dunque gli scopi di Pradhana sono puramente altruistici e hanno il fine di dare esperienze e gioie all'anima. Per sè stessa non ha scopi da raggiungere.

"Il Sankhya sutra 3.58 dichiara che:

"Pradhana genera per gli interessi di qualcun altro, proprio come un cammello porta lo zafferano non per sè stesso ma per il padrone. Noi crediamo (i Sankhya) che la jiva sia senza possibilità di agire, sebbene è il soggetto che sperimenta le situazioni. La jiva, dunque, non agisce, ma sperimenta i frutti dell'attività (senza che questo debba casare una contraddizione); come nell'esempio di una persona che non cucina per sè stesso, però mangia lo stesso perchè qualcun altro cucina per lui."

Così dice la filosofia Sankhya. Però:

In precedenza abbiamo stabilito che Pradhana non ha la possibilità di agire per conto proprio, ma anche se ammettessimo che tale possibilità esiste, ciò non aiuterebbe molto la causa dei Sankhya. La possibilità di ammettere l'idea di un movimento di Pradhana è contemplato dal Brahma-sutra stesso, solo allo scopo di muovere un altro tipo di obiezione.
Il Vedanta-sutra sostiene che:

"abhyupagame'pyarthabhavat" 
"Anche se fosse accettato che Pradhana avesse potuto agire senza aiuti estranei, ciò rimarebbe una teoria inutile, perchè mancherebbe uno scopo." Vedanta-sutra 2.2.6

Anche ammettendone l'esistenza, tale attività di Prakriti non avrebbe senso: perchè Prakriti avrebbe dovuto creare? Ricapitolando, i Sankhya dicono che Prakriti agisce per

1, produrre esperienza nella jiva per mostrarle i differenti aspetti della sua realtà (quella Prakritica), e
2, provocare la liberazione della jiva, rendendola indifferente alle sue attrazioni.
Il primo dei suoi scopi non può essere il risultato di nessuna delle attività di Prakriti. I Sankhya stesso ammettono che precedentemente (al fenomeno della creazione) non esisteva nessuna attività in Prakriti, in quanto Purusha esisteva come mera intelligenza senza possibilità di azioni, cambiamenti, completamente soddisfatto in sè. La teoria dei Sankhya dice che Prakriti si muove per "spirito altruistico", e visto che all'origine Purusha non aveva bisogno di essere graziato da Prakriti di qualcosa che aveva già (cioè la liberazione), non si riesce a capire la ragione che avrebbe spinto la jiva ad uscire dal suo incantevole isolamento per andre ad osservare l'ingannevole gioco di Prakriti!

Questa scelta non può essere stata acausata dall'attività di Prakriti (la quale si mette in moto solo per "necessità altruistica") e quindi Purusha non può aver cambiato a causa sua. Nè può tale attività essere stata causata dal desiderio della liberazione, in quanto egli era già liberato; dunque perchè Prakriti avrebbe dovuto attivarsi per produrre qualcosa che già esisteva, che anzi era la naturale condizione del Purusha?
I Sankhya rispondono così:

"Essendo Purusha nelle prossimità di Prakriti, quando quest'ultima è attiva produce dei cambiamenti nella coscienza dell'entità spirituale; dunque la sola attività di Prakriti (che fa tutto di per sè) è la causa dell'esperieza di Purusha."

Ma se come dicono loro prima della creazione Prakriti non agiva, perchè non ce n'era la necessità. Difatti essa agisce solo "per gli interessi di qualcun altro e mai per se stessa". Purusha non aveva bisogno di lei, perchè era già liberato; dunque perchè ha cominciato ad evolversi?

Ma ammettiamo che Prakriti per qualche ragione misteriosa avesse cominciato a muoversi, perchè l'anima (Purusha) avrebbe dovuto rimanere condizionato solo perchè un'energia a lui estranea compie delle attività che non hanno niente a che vedere con i suoi interessi naturali? Se invece il condizionamento causato dal movimento di Prakriti fosse unaregola naturale, allora cadrebbe anche la possibilità della liberazione, perchè tali anime liberate (anche loro a contatto con la materia vibrante) sarebbero toccate da questo misterioso  fenomeno e cadrebbero ancora, per poi liberarsi e ricadere all'infinito, in un ritmo vertiginoso, tale da far perdere ogni significato sia all'esistenza condizionata sia a quella liberata.

A questa conclusione ci porta la filosofia Sankhya: esistenza e liberazione esisterebbero e non esisterebbero allo stesso tempo, un assurdo inconcepibile in qualsiasi sistema filosofico basato sulla ragione. Difatto per loro la maetria è onnipervadente e anche la coscienza del purursha lo è, e così la prossimità delle due energie è eterna e indissolubile.
A questo i Sankhya rispondono così:

"Ammettiamo che Prakriti non abbia il potere inerente di essere attiva: la soluzione al problema potrebbe essere la seguente. Prakriti lo diventa mediante contatto con Purusha. Potremmo dire che la relazione tra lo spirito e la materia è simile a quella che si istaurerebbe tra un cieco e uno storpio che si incontrassero. Lo spirito non si può muovere, al materia non può vedere la realtà, è cieca, ma può muoversi. Da soli nessuno dei due sarebbe in grado di fare nulla, tutti e due hanno bisogno dell'altro.

"E' il contatto con lo zoppo (lo spirito) che rende il cieco (la materia) abile a muoversi. La coscienza spirituale la rende attiva e dirige i suoi movimenti.

"Un altro esempio. Il magnete è senza capacità motoria, ma può far muovere il ferro che gli sta vicino, così lo spirito mette in mozione Prakriti non appena i due vengono in contatto con l'altro. In questa maniera si mette in moto la sua capacità creativa."

Neanche questa proposta è accettabile secondo i canoni della conoscenza vedica. Vyasa infatti dice che:

"Purusha-ashmavaditi cet tathapi"
"Se venisse portato l'esempio dello zoppo e del cieco per spiegare come Prakriti possa creare, (e poi anche) l'esempio del magnete che sposta il ferro, questa teoria sarebbe aperta alle obiezioni."  Vedan-ta-sutra 2.2.7

Ci deve pur essere un inizio. La materia insenziente non ha il potere di iniziare alcunchè da sola, e gli esempi del cieco e dello zoppo, o del magnete e del ferro, non rimuovono il prblema.

Senza Purusha, il Pradhana non può agire indipendentemente, ma egli secondo la teoria Sankhya non può aver iniziato l'opera di avvicinamento, in quanto dichiarato eternamente immobile.

Entrambi gli esempi hanno grossi difetti intrinsechi. Ad esempio, lo zoppo non può camminare, però possiede la capacità di vedere e di favorire l'incontro con il cieco, il quale viene diretto dallo zoppo in una situazione favoorevole a uno scambio di collaborazione. Ma ambedue sono esseri senzienti che hanno questa fondamentale caratteristica in comune, cosa che non riscontriamo nel Purusha e nel Prakriti dei Sankhya. Nel caso poi del magnete e del ferro l'azione di portare vicini i due elementi deve pur essere stato opera di qualcuno, e la capacità di generare qualsiasi situazione favorevole al loro avvicinamento non è possibile per nessuno dei due.

Quando si fanno degli esempi per spiegare un concetto, gli elementi usati devono avere delle similitudini sufficienti in relazione all'oggetto in questione; altrimenti sono invalidati. Nel caso del cieco e dello zoppo, si tratta di due entità entrambi senzienti, e quindi il valore dell'avvicinamento e lo scambio reciproco è possibile, mentre nel caso del magnete e del ferro trattiamo di due entità entrambi insenzienti, che quindi non hanno interesse alcuno ad avvicinarsi l'uno all'altro. Se Pradhana fosse davvero insenziente, che interesse avrebbe a facilitare l'esperienza e la liberazione dell'entità senziente, Purusha? E se Purusha fosse davvero senziente ma immobile, che interesse avrebbe a mettersi in un mondo di mobilità insenziente?

E' così fin troppo chiaro che l'argomento dei Sankhya non regge.

12. La creazione e la prevalenza di un Guna sull'altro
Vediamo ora come, secondo i Sankhya, accade che un'energia così originalmente ferma parta per una avventura di molteplicità.

"La creazione scaturisce quando uno o più Guna prendono il sopravvento sugli altri, causando uno squilibrio che mette in moto il processo creativo. Questo meccanismo scatta quando, come risultato di questa disuguaglianza, si viene a creare un nuovo tipo di interazione tra i differenti Guna.

"Naturalmente quando tutto è fermo secondo l'ordine l'ordine prestabilito iniziale (che come abbiamo detto è l'equilibrio dei tre Guna) niente può muoversi nè variare. Pradhana deve dunque diversificarsi se vuole creare la molteplicità. Il suo equilibrio essenziale, composto dai tre Guna, deve quindi rompersi. Appena ciò è avvenuto òa creazione può mettersi in moto.
Questa tesi è fortemente contestata dal Vedanta-sutra, dove si afferma:

"angittva-anupapatteshcha"
"E' impossibile che qualcuno dei Guna possa essere (evoluto fino a diventare) il principale nello stato di pralaya (prima della ceazione); dunque il mondo (vista questa difficoltà) non avrebbe potuto venire in esistenza."  Vedanta-sutra 2.2.8

Pradhana è stato definito come l'equilibrio dei Guna, dove per equilibrio s'intende perfetta eguaglianza. Nello stato di Pradhana, per definizione, nessuno dei tre è superiore o inferiore all'altro. Di conseguenza la relazione squilibrata principale-subordinato non poteva esistere a quel tempo senza sconvolgere completamente le teorie Sankhya. E allora, cosa ha reso un Guna prevalente all'altro?

I filosofi Sankhya non possono certamente spiegare ciò affermando che Ishvara (il Signore, Dio), o Kala (il Tempo) possomno portare disturbo nell'eequilibrio, che potrebbe in qualche modo rendere un Guna superiore all'altro, in quanto per la filosofia Sankhya Ishvara non esiste e il Tempo è un'entità indipendente (quindi in grado di causare qualcosa che Prakriti non potrebbe causare da sè stessa). E' interessante vedere cosa Kapila asserisce a riguardo di Ishvara e Kala:
Innanzitutto:

"ishvarasiddheh"
"Non esiste alcuna prova dell'esistenza di Dio." Sankhya sutra 1.92

E poi,sempre a riguardo di Ishvara:

"muktabaddhayoranyatarabhavan na tat siddhih, ubhayatha'pyasat-karatvam"
"La sua esistenza non è provata, perchè chiunque esiste deve essere o libero (dall'illusione) o prigioniero (della stessa), ed egli non può essere nè l'uno nè l'altro, in quanto sia nel primo caso che nel secondo egli sarebbe inefficiente.

"Se fosse libero, sarebbe privo di desiderio, elemento (quest'ultimo) indispensabile a sentirsi spinto alla ceazione; se invece fosse legato, egli sarebe vittima dell'illusione..." Sankhya sutra 1.93

Poi a riguardo del tempo, Kapila afferma che:

"dik-kalavakasidibhyah"
"Lo spazio e il tempo sorgono dalle etere." sutra 2.12

Dunque non si tratta di un eleemnto primoridiale e quindi è incapace di casare qualcosa che lasua presunta causa originale non sia in grado.

"Nè l'elemento disturbatore di Prakriti può essere jiva, perchè essa è perfettamente indiffrente a tutto." sutra 1.163

Riferendoci infatti alla possibilità che i Sankhya potessero affermare che i Purusha siano gli elementi disturbatori, abbiamo menzionato il sutra 1.163. In realtà la creazione non è stata causata da nessuna superiorità o inferiorità dei Guna.

Se tuttavia qualcuno potesse supporre che i Guna diventano disuguali proprio a causa di questa dualità perenne di creazione e distruzione (pralaya), rima insoluto il dilemma di trovare la spinta iniziale che l'abbiano resi dissimili la prima volta.

Ma ammettiamo per un momento che alla presente creazione ci sia uno squilibrio tra i Guna, poi succederebbe che in pralaya la disparità continuerebbe a sussistere, con il risultato assurdo che pralaya non sarebbe più tale e la creazione sarebbe eternamente presente.

E se qualcuno tenta di sostenere che la disuguaglianza sia accaduta senza una causa precisa, ciò contraddirrebbe le teorie Sankhya per cui tutto esiste per il preciso scopo di causare esperienza e liberazione asl Purusha. Un caso, inoltre, può succedere una volta, due volte, ma se poi diventa un fatto regolare non si può più parlare di un caso, ma diventarebbe una regola, in quanto lo è di fatto.

"I Guna possono essere mossi grazie a una qualche loro misteriosa energia. Noi vediamo che i Guna manifestano attributi e capacità inconcepibili; lo testimoniano le meraviglie del mondo."

I Sankhya sostengono dunque che le tre influenze abbiano grandi e misteriosi poteri, ma ciò non risolve affatto il problema da noi sollevato. Pradhana rimane ancora insenziente e senza potere nè coscienza nè capacità di autodeterminarsi. Un'entità del genere non può creare nulla, perchè manca della possibilità di concepire un piano o un disegno, senza i quali nessuno può creare nulla. Concordiamo con il Vedanta-sutra quando dice:

"anyatha-anumittau cha jnashaktiviyogat"
"Anche se l'apparenza suggerisce diversamente, il Pradhana non può creare, perchè non è un'entità cosciente."

Esso non può dire, come farebbe un'entità intelligente "voglio fare questo in questa precisa maniera" e l'energia creativa seguirebbe immediatamente tale direttive poichè enunciata da un'entità cosciente.

Una qualsiasi creazione, dalla più elementare alla più complessa, non può mai scaturire dalla materia morta (nè tale fenomeno si è mai osservato), priva com'è di intelligenza. Persino per fare una casa (così semplice in confronto a un universo) necessita un architetto e dei muratori. Senza l'azione direttiva dell'intelligenza i Guna, per quanto meravigliosi nei loro poteri e attributi, non possono causare nulla. La filosofia Sankhya, dunque, è piena di contraddizioni e quindi è inaccettabile e inconsistente.

Per concludere, vedremo ora alcune delle più importanti contraddizioni nelle quali i Sankhya cadono. Essi dichiarono che Prakriti è attiva solo per Purusha, che è l'entità per natura preposta alla sperimentazione delle cose della vita. Il promotore Sankhya Kapila sostiene che l'anima è differente dai corpi che prende. Infatti:

"l'anima è differente dal corpo..." sutra 1.139
"La natura è una combinazione, e ciò che è composoto esiste solo per gli interessi di qualcos'altro." sutra 1.140

In questi due sutra lo spirito e la materia sono messi a confronto. Lo spirito è singolo, indivisibile e non materiale; al contarrio la materia è composta e divisibile, ed esiste solo per servire gli interessi dell'anima.

Ma in seguito la stessa nima viene definita senza azione, senza cambiamenti, senza attributi, incapace di agire, di fruttificare e di sentienza. E' dichiarata essere puro isolamento. Come può qualcosa di così "appartato" avere degli interessi da soddisfare se non quello di rimanere ciò che è per natura? E allora perchè Pradhana ha causato la sua caduta?

In un Sankhya sutra è dichiarato che jadah, o materia, è priva di luninosità; Purusha è luminoso: e cosa altro è la luminosità se non una qualità? Poi è detto che questa luminosità è la qualità della sua intelligenza, per poi sostenere che "l'anima non ha l'intelligenza fra i suoi attributi". Visto che pradhana ne è priva, dobbiamo dedurre che tutto sia privo di intelligenza? E'un concetto ovviamente errato.

Per vostra comodità di studio, riportiamo i Sankhya sutra che trattano di quest'ultimo argomento.

"L'anima è qualcosa di diverso dal corpo, perchè (nell'anima) c'è l'opposto delle tre qualità, i Guna (perchè nell'anima essi sono assenti)" sutra 1.141

"E l'anima non è materiale perchè sovraintende alla natura (perchè il sovraintendente è un essere dotato di intelligenza, mentre la natura ne è priva)." 1.142

"L'anima non è materiale perchè è colui che sente l'esperienza." 1.143

"E' per l'anima (che esiste il creato) e non per la natura (Prakriti), perchè l'attività esiste allo scopo di isolarsi da tutte le qualità, e ciò è possibile solo all'anima." 1.144

"Giacchè la luce non appartiene all'entità non intelligente, deve essere una qualità essenziale dell'anima..." 1.145

"L'anima non ha intelligenza come suo attributo, perchè essa è senza qualità." 1.146

Possiamo vedere come i Sankhya in un sutra sostengono che è l'anima, dovuto alla mancanza di discriminazione, che cade preda dell'illusoone, e che poi ottiene liberazione quando discrimina tra i Guna e il proprio sè, mentre in un altro sutra si dice che la prigionia e la liberazione sono circostanze entrambi appartenenti ai Guna e non all'anima, che in realtà è eternamente libera.
Difatti Kapila scrive:

"L'anima non è mai veramente prigioniera o libera... queste circostanze appartengono alla Natura soltanto..." sutra 3.71

"Appartiene alla Natura, attraverso consociazione (come una bestia, legata da una corda sente la sofferenza)" 3.72

Abbiamo così analizzato il sistema filosofico Sankhya alla luce della conoscenza vedica, e i numerosi errori e contraddizioni possono essere notati da chiunque sia riflessivo.

Difatti Vyasa, nel suo Vedanta-sutra, conclude la porzione che tratta della filosofia Sankhya dicendo:

"vipratishedhac-cha-asamanjasam"

"perchè (la teoria dei Sankhya è piena) di contraddizioni interne, dunque (non essendo una teoria consistente) è inaccettabile." Vedanta-sutra 2.2.10

Manonath Dasa

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