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Il Karma secondo Sai Baba

Il peccato non esiste e non c'è nessun frutto delle vostre buone azioni che potete dichiarare «vostro».Le vostre azioni sono le sole responsabili delle conseguenze che maturano nel tempo. Se piantate un seme particolare, l'albero sarà della natura del seme piantato.La nascita di un individuo è il prodotto del frutto delle sue azioni.

Questo mondo è una manifestazione di Realtà Assoluta ed è governato dalla legge dell'azione o karma. La Realtà Assoluta è la base ed il supporto per essa è il corpo. Karma virtualmente vuol dire: la forza vitale. Questa forza ha preso questa forma karmica che è il nostro corpo. Qualunque cosa uno faccia, si dice che svolge karma e per ricevere i frutti di questo karma, si prende un corpo. Pertanto la vita è legata alle azioni fatte dal corpo. Ciò che chiamate «vita» è il prodotto del bene ed il male fatto svolgendo le azioni.

Spesso incontriamo il bene ed il male, la verità ed il falso, i peccati ed i meriti. Quando svolgiamo dei «riti» o facciamo la carità, o intraprendiamo delle austerità (come il digiuno ed altre) pensiamo di svolgere nobili azioni per scopi nobili. In questo modo coinvolgiamo il nostro corpo, la nostra mente, il nostro intelletto ed il nostro ego e diciamo: «Io faccio queste cose sacre!» Ma quando invece facciamo azioni cattive o feriamo il prossimo o compiamo atti di ingiustizia, dimentichiamo che siamo noi a farli, e non diciamo più: «Io ho fatto queste cose! ». Tuttavia, che le azioni siano buone o che siano cattive, la vita è qualcosa che appare inevitabile. Possiamo avere una catena d'oro o una catena di ferro, ma entrambe legano. Così, allo stesso modo, che le azioni siano buone o cattive, esse hanno il potere di farvi ritornare qui, su questa terra e non vi sbarazzerete della vostra schiavitù.

Queste azioni appartengono al vostro corpo, alla vostra mente ed al vostro intelletto. Esse sono «esterne» e non «interne». Quando sterminerete questo senso dell'ego, del desiderio e dell'attaccamento, sarete in grado di volgervi al vostro interno. Sia la liberazione, che la vicinanza con la Realtà Assoluta, o divenire Uno con Essai, non devono essere ricercati nello svolgimento dell'azione. Colui che evita il senso del «mio», cercherà veramente di diventare Uno con la Realtà Assoluta. Il giorno in cui avrete messo termine a questo senso di dualismo sarà il giorno in cui vi troverete faccia a faccia con questa «entità» non dualistica.

Pertanto se desiderate fare azioni altruistiche dovete incominciare ad avere in testa uno scopo chiaro. Poi, prima di poterle svolgere, dovrete passare dal cattivo al buono e dal buono all'idea del servizio disinteressato. Allora sarete sicuri di ottenere questa conoscenza suprema e la liberazione e ciò attraverso la purezza delle vostre azioni. Queste azioni sono state stabilite per purificare voi stessi, quindi, per prima cosa é imperativo entrare nel campo del karma o dell'azione.

Gradualmente dovete cercare di fare azioni buone e nobili e non desiderarne i frutti. Il corpo, la mente e l'Essere sono le tre componenti principali che costituiscono l'uomo. Esse sono interdipendenti e inseparabili. Il corpo deve seguire la mente e la mente deve seguire l'Essere. Questo é il modo di portare a compimento l'esistenza.Seguire ciecamente il corpo é vivere come animali. Seguendo la mente, diventerete uomini, e se seguirete l'Essere, diventerete la Pura Realtà.

La Ghita ha perciò stabilito il triplice cammino del karma, upasana e jnana. Il corpo, per svolgere il karma o l'azione con l'aiuto della mente. Pensare al Divino per nutrire buoni pensieri, cioè l'Upasana, nella quale l'uomo deve condurre la propria esistenza. Come il fiume diverrà un giorno «uno» con l'oceano, così attraverso questa upasana, la mente s'immergerà nell'atmajnana (la conoscenza suprema dell'Essere).

Per la mente, questi pensieri e desideri rappresentano il conducente, quindi è necessario che siano buoni e nobili. La mente è la responsabile del bene e del male che fate perché i pensieri ed i desideri sono responsabili delle vostre azioni. Ecco perché si dice che essa ci può dare la liberazione come la schiavitù.

L'uomo non ha queste idee e questi pensieri sacri, non pensa alla sua destinazione. La sua vita si scioglie come un pezzo di ghiaccio, mentre il tempo scorre veloce come il vento. Prima di conoscere il proprio dovere egli abbandona il suo corpo. Leggere una quantità di libri e di testi sacri, svolgere una quantità di «sadhana», visitare una quantità di luoghi sacri sarà inutile sino a quando l'uomo non eliminerà il male nella sua mente. Solo cosi potrà raggiungere lo scopo della propria esistenza.

L'essenza di tutte le azioni, la chiave, la pietra angolare di tutto il karma, la destinazione di tutte le strade, è la purezza del proprio cuore ed è questo che noi dobbiamo anzitutto capire. Il dire di compiere una azione senza badare ai frutti, avrà certamente un significato!

La Bhagavad Ghita fa una distinzione fra swa-dharma e para-dharma. Lo swa-dharma trascende le limitazioni dello spazio, del tempo, della casta, della religione e del credo. Swa vuol dire Essere (atma) così questo dharma è relativo all'Essere. Il Paradharma è qualcosa in relazione con il corpo. Tutti i dharma che hanno rapporto con il corpo come tale sono para-dharma

Potete essere certi che un giorno o l'altro questi dharma vi legheranno e vi faranno cadere. Queste azioni compiute come Paradharma vi porteranno qualche gioia e qualche conforto, ma nel corso del tempo, vi riempiranno di timore. Quando voi svolgete riti e cerimonie, fate la carità, fate attività benefiche, dovete farle senza uno «yota» di ego, altrimenti queste vi legheranno sempre di più al ciclo delle vite e delle morti.

Questi karma svolti con il senso di attaccamento ai frutti vi daranno nuove nascite ancora ed ancora, così come quelli svolti con il senso dell'ego. Anche il Paradiso che raggiungiamo, a causa di attività benefiche, non è permanente. Una volta esauriti i meriti dovremo tornare sulla terra.Dovremmo invece raggiungere la destinazione dalla quale non c'è ritorno e quindi capire la nostra vera natura, la nostra vera forma, la nostra verità.

Una volta che avrete realizzato voi stessi, non vi sarà più bisogno di cercare niente altro. Questo supremo sapere si ottiene attraverso il Nishkama karma, cioè attraverso azioni prive di ego.

Le vostre azioni, qualunque esse siano, fare rituali o pellegrinaggi o imparare le sacre scritture sono fatte per purificare il cuore e per raggiungere lo stadio in cui potrete svolgerle senza il desiderio dei loro frutti. Il cuore di un uomo che riesce a purificare la sua mente dalle tendenze maligne, diventa veramente il tempio della Pura Realtà.

È stato detto che il controllo dei sensi per far volgere la mente verso l'interno non è possibile perché la mente stessa è come una scimmia pazza che lo impedisce. Pertanto la verità di come Dio può essere raggiunto ha bisogno di essere approfondita e capita. Tutte le azioni benefiche produrranno dei frutti che dovremo mangiare un giorno.

Manavasa vuol dire «colui che crede in se stesso». Chi crede nella propria forma? Qual è questa forma? Non certamente il corpo, fatto dei cinque elementi e perituro, che è solo uno strumento! Qualunque azione fatta con questo corpo non potrà certo portarvi faccia a faccia con Pura Realtà.

La trasformazione della mente invece è indispensabile.

Da tempi immemori, per intere ere (Yuga) l'uomo ha compiuto azioni che lo hanno portato ad essere coinvolto in questo ciclo vita-morte. Pochi sono stati capaci di capire la vera esistenza che è permanente ed eterna. Gente altamente istruita, scolastici ed intellettuali ad alto livello, hanno compiuto nobili atti e perseguito nobili scopi, ma non sono stati capaci di capire la loro destinazione. Essi non hanno fatto nessuno sforzo per capire il segreto della vita. Ecco ciò che deve essere fatto per prima cosa.

È risaputo che si debba tornare da dove si è partiti, ma da dove siamo partiti? Qual è il primo luogo? Qual è la nostra destinazione? Noi consideriamo il nostro corpo una cosa permanente ma esso è come una casa affittata. Noi stiamo facendo un viaggio e su questo non c'è dubbio, ma dove stiamo andando? Coloro che lo sanno conoscono l'Essere.

Il mondo che vedete intorno a voi non è che illusione. Ma, dovete sapere, che in questa illusione c'è anche la verità. Fino a quando avete questo senso di dualità, questo mondo si profilerà all'orizzonte ma quando riuscirete a vedere l'Unità in questa diversità, allora potrete capire la Pura Realtà. Ora vedete questa diversità nell'Unità ed è per questo che siete schiavi. Dovremmo invece cercare di andare al di là e vedere il mondo dal punto di vista della Pura Realtà. Sia il bene che il male, andrebbero presi come doni della Pura Realtà.

Sai Baba, Settembre 1984

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