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ARTICOLI

La struttura delle Pagine Vedanta è molto articolata, ma ci sono degli articoli con considerazioni personali, esperienze, consigli, etc. che possono essere molto utili all'aspirante che voglia percorrere il difficile cammino dell'autoconoscenza.
Per questo motivo le Pagine Vedanta si arricchiscono di questa sezione che conterrà tutti gli articoli propri del cammino spirituale in genere, comprese le riflessioni personali.

Ho visto i luminosi pionieri dell'Onnipotente

al confine dove il cielo si volge verso la vita,

scendere le scale d'ambra della nascita;

i precursori di una Divina moltitudine.

Essi venivano sul Sentiero della Stella del Mattino,

nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti attraversare la penombra di una età

i bambini dagli occhi solari

portatori di una meravigliosa Aurora,

i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti gli abbattitori delle barriere del mondo

i lottatori contro il destino nato dalla paura.

Li ho visti i lavoratori della Casa degli Dei,

i messaggeri di ciò che non può essere comunicato,

gli architetti dell'immortalità.

Li ho visti cadere nella sfera umana,

con i volti ancora luminosi della gloria immortale,

con voci che ancora parlavano con i pensieri di Dio,

con corpi resi splendenti dalla Luce dello spirito.

Portavano la Magica Parola, il Mistico Fuoco,

la dionisica Coppa della Gioia.

Li ho visti, i bambini che rendono l'uomo migliore,

coloro che cantano uno sconosciuto inno dell'Anima.

Ho sentito l'eco dei loro passi nei corridoi del tempo.

Ho visto gli alti sacerdoti della Saggezza,

della dolcezza, della Potenza e della Felicità Celeste,

i rivelatori delle vie solari della Bellezza,

i nuotatori delle acque tempestose dell'Amore,

i danzatori che aprono le porte d'oro del Nuovo Tempo.

Sono quì.

Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,

per giustificare la Luce sul volto della Natura.

Tratto da Luci dei Maestri
 
COPYRIGHT NOTICE: 
I contenuti di questo documento sono protetti dai diritti d'autore 1972, Sri Aurobindo Ashram Trust, Pondicherry, India. Di questo testo si può fare una copia digitale o una stampa per un uso personale, non commerciale sotto le condizioni che si può copiare questo documento senza modifiche e nella sua interezza, includendo queste notizie sui diritti d'autore.

 

ll suo nome d'origine è Mirra Alfassa  (1878-1973) e nasce a Parigi da padre turco e da madre egiziana. Plurilaureata e di formazione scientifico-materialistica, interessata al mistero della Materia, approda presto in India dove vi rimarrà per il resto della sua vita sempre ricercando la verifica ad una straordinaria ipotesi: il nuovo salto evolutivo sarà cosciente e avverrà se saremo capaci, pochi o tanti, di liberare e di purificare le nostre cellule dal loro asservimento allo "stupido" e millennario programma di morte.

Il contesto storico
Mère vive la sua prima giovinezza a Parigi, nel cuore dell'Occidente positivista. Di cultura solidamente scientifica, si trova nella paradossale condizione di vivere nel proprio corpo fenomeni che nè la fisica nè la biologia sanno spiegare (pare che entrasse ed uscisse dal proprio corpo come nulla fosse). Per l'idiosincrasia che Mirra prova verso i "fenomeni" e i "miracoli", questi suoi "poteri" non la consegnano ad un facile misticismo, ma anzi contribuiscono a rinforzarla nella sua ricerca attorno al mistero della Materia.
Nel 1914 giunge in India dove conosce Sri Aurobindo. Con quest'ultimo condividerà per più di trent'anni la ricerca e la sperimentazione attorno al salto evolutivo della Specie. Insieme fondano l'Ashram a Pondichéry: una sorta di comunità cosmopolita finalizzata al conseguimento dei loro obiettivi; sarà qui che Mirra verrà ribattezzata "Mère" (la Madre). Nel loro sodalizio si considerano l'uno (Aurobindo) la "mente" e l'altra (Mère) il "laboratorio vivente" in cui operare quelle mutazioni che insieme avevano ipotizzato.
Nel 1950 Aurobindo "decide di morire" lasciandole la guida dell' Ashram ed il compito di completare gli esperimenti intrapresi per il quale, tra l'altro, la riteneva più idonea.
Mère non scrisse mai nulla. Le sue elaborazioni furono raccolte dal suo allievo prediletto, Satprem. Questi le pubblicò in una trilogia dedicata al suo pensiero e in una voluminosa agenda dedicata alla cronaca dettagliata delle esperienze di Mère nel suo viaggio "verso la Materia".

Il pensiero
Mère era convinta che tutte le conoscenze razionali, le filosofie, le scienze e le religioni ecc. non fossero di alcuna utilità all'evoluzione innestandosi in un corpo che resta obbediente nelle sue cellule al programma di morte che tutto invalida. Mère conosce e percepisce la Totalità. Non ama la scissione nè l'idea di uno Spirito altro da questo mondo materiale. Il mistero e la via d'uscita dai limiti della materia sono nascosti proprio nel mondo materiale. "A noi spetta di trovare la via o tutto resta Menzogna", resta la malattia, resta la pesantezza, l'opacità, la morte e il bisogno di un al di là consolatorio.
Occorre decondizionarsi e liberarsi di ogni "sovrastruttura" per incontrare l'"Orrenda Cosa": "il corpo vivo e basta, poroso, che si fa attraversare da tutto". E quando ci si arriva non si può che proseguire nella ricerca essendo insostenibile il dolore o l'energia che a questo punto si sperimenta. Il corpo non è più un corpo privato e personale ma è Il Corpo materiale del mondo. Mère racconta l'esperienza vissuta di infinito dolore proveniente "dalle cattive vibrazioni del mondo", e dalle altrui menzogne contro le quali, in questo stato coscienziale, non aveva alcuna difesa (nè voleva averne!).
Sempre a proposito della morte ella dice: "La morte non è una cosa inevitabile: è un incidente sempre accaduto finora....E' solo una cattiva abitudine".
Mère "si era messa in testa di vincere questa menzogna del corpo". Il corpo non è materialista o spiritualista, occidentale o indù; così come l'Evoluzione non è una fantasia di Darwin.
E per procedere? Chi cerca risposte e regole resterà frustrato.
"Sono i nostri cervelli che hanno bisogno di sapere, cioè di avere sotto gli occhi una mappa per sapere dove andare. Ma la mappa non serve per il corpo.
Il mondo nuovo sta appunto nel procedere stesso. La mappa invece è solo l'aspirazione e tutti i corpi che vorranno compiere il tragitto hanno bisogno solo di quell'aspirazione. In fondo il tragitto dal protoplasma in qua altro non è che questo: un'aspirazione." "Noi non sappiamo quale sia il quadro del mondo. Di certo i nostri paradisi non sono a milioni di leghe, nè per domani, nè per altre vite. La vita totale è qui, la morte è soltanto il tragitto della nostra incoscienza.
In realtà viviamo in un mondo infinitamente leggero, fluido, flessibile, incredibile - ma non ci crediamo. Crediamo invece alla morte, a Newton, alle leggi di Mendel e a tutte quelle implacabili equazioni dei medici e dei giudici di una piccola bolla colorata soffiata proprio da loro." 
Mère dunque non ci lascia un manuale pratico della trasformazione ma alcuni principi basilari per cercare di giungere al "Sovramentale" (lo stato di coscienza superiore di cui parlò Aurobindo). Citiamo alla rinfusa: Allenare il vissuto di uguaglianza e identità - Espandere illimitatamente la coscienza (il che equivale a dire svuotarla costantemente di ogni contenuto) - Percepirsi nella propria natura ondulatoria e dunque nella propria dinamica resistendo all'antica abitudine di identificarsi con ruoli, vicende e immagini fissate - Percepire l'identicità di Essere e Divenire - Superare l'alterità - Superare la relazione - Nessuna esteriorità - Solo un'intensità d'invocazione - Favorire un movimento d'identificazione con il Centro, con una Volontà per cui "tutto va bene" - Essere spettatori del proprio corpo -"Non avere problemi".
Mère ha combattuto la Morte. Sicuramente non ha raggiunto lo scopo della sua ricerca ma a lei va tutta l'ammirazione che si ha per ogni pioniere e tutta la simpatia per gli eroi che come tali combattono, "muoiono" e sempre da soli.
"Mi domando -si confida con Satprem poco prima di morire - perchè Sri Aurobindo se ne sia andato senza rivelare il suo segreto. Mi ha detto che se ne andava apposta, mi ha detto che era necessario che io sapessi, ma non mi ha detto se il momento non era ancora venuto. Mi ha detto: il mondo non è pronto e che se ne andava volontariamente perchè era necessario. Mi ha detto che bisognava che io restassi ma non mi ha detto se ci sarei riuscita o no".

Opere
Scritte da Satprem: "Il materialismo Divino" , "La nuova specie", "La mutazione della morte", "L'agenda di Mère. 1951-1973".

Maurobindo, Aprile 2002 - Scritto inviato su ML Advaita Vedanta

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I contenuti di questo documento sono protetti dalla legge italiana sul diritto d'autore, Copyright ©Associazione Vidya Bharata, Catania, Italia. Di questo testo si può fare una copia digitale o una stampa solo per un uso personale, non commerciale o pubblica, sotto le condizioni che si può copiare questo documento senza modifiche e nella sua interezza, includendo queste notizie sui diritti d'autore e i riferimenti dell'Associazione.

Sono dei trattati analoghi ai Purana riconducibili a sette o a gruppi di sette, catalogati a volte sotto il generico nome di Tantra, "Libri". All'interno di questi Libri si distinguono i trattati vishnuiti, detti Samhita, o "Raccolte", i trattati shivaiti o Agama, "Tradizioni", infine i Tantra veri e propri che si riferiscono a un aspetto della religione denominata di conseguenza tantrismo, non priva di affinità con le sette shakta. Vi è stata una continua produzione di Tantra fino ai nostri giorni. Difatti, se presi nel senso più vasto del termine, sono le vere basi letterarie dell'induismo come è praticato ancor oggi. Vi si trovano delle descrizioni minuziose di rituali (rituali simbolici e di adorazione), elementi di dottrina e di etica, infine metodi per riplasmare l'individualità psichica (yoga).

"Qual è la differenza tra 'consapevolezza' e 'coscienza', ammesso che ci sia?" - chiese il saggio a due suoi interlocutori; e così poi rispose: la consapevolezza è dell'Assoluto e perciò al di là dei tre guna (differenziazioni fenomeniche); laddove la coscienza è una cosa nutrita e limitata dal corpo-cibo. Quando il corpo-cibo viene distrutto, anche la coscienza scompare. Ma attenzione, nessuno muore: il corpo, fatto dei cinque elementi, quando è senza vita si mischia con gli elementi e la coscienza che è soggetta ai tre guna, ne diventa libera. La consapevolezza è lo stato originale primordiale, prima del concetto spazio-tempo, senza bisogno di causa, né sostegno. Semplicemente è. Comunque, nel momento in cui il concetto della coscienza sorge su questo originale stato di unicità, sorge il senso "Io sono", causando una condizione di dualità. La coscienza è accompagnata da una forma. È un riflesso della consapevolezza contro la superficie della materia. Uno non può pensare alla coscienza come separata dalla consapevolezza; non ci può essere un riflesso del sole senza sole. Ma ci può essere la consapevolezza senza coscienza."

(Nessuno nasce, nessuno muore - Insegnamenti di Nisargadatta Maharaj, a cura di Ramesh Balsekar, Ed. Il Punto d'Incontro, pp. 27-28).

Inviato da Satsang su ML AV

I vira-shaiva sono i devoti fedelissimi di Shiva e vengono anche chiamati lingayat, in quanto portano sempre con loro il Linga. Per loro non esiste nessun altro Dio all'infuori di Shiva e lo venerano appunto con questo simbolo, il Linga appunto, che è una divinità a forma di fallo. La ragione per cui Mahadeva viene adorato con questa particolare murti va ricercata nella convinzione che Shiva sia il progenitore di tutti e dunque il padre di tutte le creature.

  La comunità Vira-shaiva venne organizzata nel dodicesimo secolo circa da Basava, che era un importante ministro di un re kanarese, ma non ci sono dubbi che tali dottrine provengano dalle notti dei tempi. In origine dovette svilupparsi come movimento di protesta contro i soprusi e le prepotenze dei brahmana del tempo, ma in seguito proposero severe riforme e svilupparono una propria dottrina filosofica. Anche loro vantano un proprio commento ai Brahma-sutra, cioè lo Shrikara-bhashya di Shripati, compilato indicativamente verso il 1400.

  La definizione tecnica della loro filosofia può essere a ragione chiamata visheshadvaita, cioè una forma di monismo differenziato. Shiva è l'Ente Supremo, il Dio oltre il quale non esiste nulla e nessuno; la pluralità presente nel mondo è prodotta da Lui attraverso la shakti, la sua energia divina. Anche le anime individuali sono di natura divina: non potrebbe essere diversamente, in quanto tutto proviene dalla stessa sorgente, cioè da Shiva. Originalmente la jiva è un tutt'uno con Lui, ma la forza della shakti provoca un movimento (kshobha) che destabilizza l'equilibrio eterno, per cui l'entità spirituale si divide in due: il lingasthala, cioè il Dio che deve essere venerato, e l'angasthala, l'anima individuale che deve ubbidire e venerare Dio.

  Quest'ultima cade vittima di maya, per cui si ritrova in situazioni dove la sua coscienza appare profondamente mutata. Perciò deve adorare il Supremo in modi altrettanto variegati, a seconda della situazione in cui si trova. Se lo yogi vuole raggiungere la perfezione massima, deve praticare gli esercizi spirituali e abbandonarsi con fiducia nel grembo di Shiva.

  In cosa consistono queste pratiche? In una sorta di bhakti, cioè di servizio devozionale a Shiva, il quale deve essere servito con tutto l'amore e l'adorazione di cui si è capaci.

  Shiva ha due energie: shakti e bhakti. Con la prima crea il mondo, mentre con la seconda libera le anime da tutto ciò che è terreno e dunque illusorio. In un certo senso, non c'è una totale identificazione con Shiva, ma un eterno rapporto d'amore con Lui.

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