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Si sa per evidenza che il neofita, anche avanzato in campo mentale (anzi è proprio questo tipo di neofita), aumenta la sua sensibilità psichica per cui – essendoci ancora l'io e non può non esserci - può essere molto reattivo. Può diventare persino fanatico delle sue idee-concetti, del suo sentiero, della sua dottrina. E nel parlargli bisogna fare molta attenzione perchè si offende facilmente e può diventare anche violento. Un grande Maestro ha detto che non c'è peggior egoista del discepolo, non perchè non sia attivo, ma perchè vuole offrirsi agli altri per appagare il suo “concetto” di verità, per gratificare la sua enfasi, le sue emozioni scomposte, il suo assolutismo; e questo comportamento può essere ancor più alimentato da pseudo-istruttori fino a portare il poveretto all'alienazione. Vi sono organizzazioni religiose che hanno imposto con la forza il messaggio dell'Amore-Fratellanza, mettendo al bando, isolando e persino uccidendo. In verità vi sono molti “dicitori” ma pochi “facitori”, secondo l'espressione di San Paolo, ed è per questo che, mancando i suoi operai, le messi vanno in rovina.

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Si è visto che il fiorire del principio Amore implica la morte dell'io empirico separativo; ora, questo atto, bisogna ancora ribadire, non è per tutti. Non tutti sono qualificati (per quanto tutti lo siano potenzialmente) né disposti a comprendere e trascendere l'io empirico per ritrovarsi nell'Io ontologico. Diremo ancora, non tutti vogliono o si sentono di amare veramente.
Molti discepoli, guidati dal loro sentimentalismo emotivo, proclamano a tutti indiscriminatamente, con la parola e con la penna, il principio di fratellanza riuscendo a stimolare semplicemente il fattore sentimentalistico, emotivo e quindi soggettivo egoistico degli aspiranti e di tutti coloro che si accostano (anche per curiosità, per tornaconto o per compensazioni psicologiche) all'Insegnamento spirituale. Ciò che si ottiene è perciò lo sviluppo di un sentimento prettamente soggettivo che opera nella sfera dello psicologico e che è caratterizzato dal dualismo attrattivo-repulsivo. Di qui il fanatismo e la passionalità unilaterale del neofita, passionalità che spesso si precipita a livello della sessualità.
Ma l'Amore, e quindi il suo effetto, la fratellanza, come si è visto non è un concetto, né un sentimento soggettivo, è un Principio, è un'Idea, una Realtà ontologica che prescinde da ogni dualismo soggettivistico e da ogni concettualizzazione dianoetica.
Se si violentano e si uccidono le persone, come prima si è accennato, in nome della Conoscenza e dell'Amore è perchè tali realtà non vengono espresse nella loro purezza e al giusto livello che loro compete, ma dimostrano solo l'aspetto “sentimento” della conoscenza e quello dell'amore che sono tutt'altra cosa.
Da tutto ciò si deduce che laddove si vuole far sussistere lo “stato individuato” , l'offrire verità universali significa potenziare ancor più tale stato perchè il “senso dell'io” (ahamkara) o l'”anima irascibile” è un prisma che scompone l'unità della Luce (Essere) e poi s'identifica con un particolare colore rendendolo assoluto (individualità-divenire).
E non vi sono forse nel campo politico i bianchi, i rossi, i neri, i verdi, ecc. che si contendono la verità e l'espressione della pura fratellanza?
E non vi sono le varie religioni che si contendono, a volte non in termini strettamente verbali, lo stesso Iddio di Amore e di Conoscenza?
E non avviene che in alcuni gruppi esoterici, anche iniziatici, si individualizzi e si fanatizzi la Dottrina fino a contrapporsi ad altri gruppi? Può capitare, e ciò non è raro, che un “gruppo spirituale” esoterico e persino iniziatico costituisca un composto egoico di straordinaria potenza che può essere capace di tutto.
Per quanto si possano offrire all'individualità le cose più sacre e belle, essa ne formula solo un “concetto”, poi s'illlude di vivere una realtà che sta invece dietro il concetto.
“Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perchè non le pestino con i loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino.” Mt, VII-6
Lo stato individuato, appartenendo all'ordine del divenire, esprime solo “avere” e non Essere, quindi aderisce a tutte quelle cose che possono essere possedute quantitativamente le quali, rappresentando semplici oggetti (concetti, sentimenti, istinti, ecc.), non sono, né possono essere.
V'è ancora dell'altro, perchè certe “forze oscure” - che siano conscie o inconscie ha poca importanza, generalmente quelle conscie si servono di quelle inconscie - operano proprio nell'ambito dello psichico-sentimentale laddove appunto si parla di “fratellanza”, di “conoscenza passionale” , di amore soggettivo egoico, di fare del “bene”, di voler redimere, a dir poco, tutta l'umanità, oppure, stimolati adeguatamente, questi soggetti sono capaci di fare le crociate verbali, per iscritto e anche di fatto, violentando persino il libero arbitrio di ogni anima.
E' così che nascono le lotte, le contrapposizioni, le violenze, fra i vari gruppi spirituali e nella stessa confraternita.
Il "nemico” non attacca mai frontalmente (se fa ciò si desume che sia solo uno stregone di bassa lega) ma usa il linguaggio del suo avversario, a volte la stessa Dottrina, però, si può dire, passionandola, fanatizzandola, esaltandola ed esasperandola sì da creare annebbiamento, unilateralità ed illusione nella coscienza e nella mente del neofita; una volta realizzato ciò, il resto viene da sé. A volte, il “nemico” si appropria del contenuto espressivo di un vero Iniziato, ma piegandolo ai propri fini; anzi può capitare che associ il suo nome all'altro per dare maggior valore e credito alla sua persona.
Si presuppone spesso che il vero “nemico” della spiritualità (si usa questo termine sempre nel senso più ampio) sia costituito dal materialismo; ma ciò non risponde completamente al vero, il “nemico” autentico e insospettato sta proprio nell'ambito dello spirituale. Il materialismo, in quanto tale, non ha maschere, è limpido, palese a tutti, è sempre esistito e sempre esisterà nella sfera dell'empirico individuato; si può anche riconoscere una sua funzione, rappresenta pur sempre una polarità; invece nel contesto spirituale-iniziatico il “nemico” non è più una semplice polarità, ma un elemento disarmonizzante, alienante, anomalo e destabilizzante. Si crede che dietro ogni fanatismo religioso-spirituale, di ordine intellettivo o sentimentale, ci siano “forze oscure” che operano discretamente, ma potentemente ed efficacemente.
Si parla di “fanatismo intellettivo” volendo dire che la mente empirica di queste persone è mossa soprattutto dalla passionalità, quindi dalla sfera del sentire. Ora, se un passionale emotivo è capace di fare delle follie, e non certo di lieve entità, il passionale mentale è ancor più pericoloso, più insidioso, più devastante; e infatti le “forze nere” pù autentiche ed elevate si servono di queste potenti individualità “manasiche” per enfatizzare, contrapporsi, corrompere proprio l'aspetto “cultura” tradizionale o iniziatica, che è il lato più significativo di una religione, o organizzazione iniziatica. (Cultura non è erudizione, è qualcosa di più. La sua degradazione è il culturalismo).
Rimane ovvio che quella intelettualità empirica e quella sentimentalità operano sempre nell'ambito dell'individuato là dove soltanto possono agire queste “forze oscure”.
L'Intelletto d'Amore, o del Cuore, è la chiave che svela il mistero del regno dei Cieli.
La fratellanza è solo un derivato del principio dell'Amore; ma occorre comprendere che se non si opera prima di tutto la captazione di tale Principio, se non si segue, in altri termini, la linea verticale, quella orizzontale non può essere espressa. Laddove non c'è realizzazione non può esserci espressione, attualizzazione di qualcosa. Eppure, vogliamo ripeterlo, tante organizzazioni e gruppi spiritualistici non fanno alto che incitare i propri neofiti a fare del “bene”, a donarsi – in modo, si dice, disinteressato (vale a dire agli altri io empirici) -, a non isolarsi, ma vivere nel mondo e col mondo dell'inconscio collettivo perchè badare a sé, dicono loro, è egoismo. Ecco il rovescio della verità iniziatica. Ecco la “forza oscura” come lavora: costringere, o convincere, i veri neofiti a non interessarsi di sé, in modo che non possano operare alcuna introspezione, non possano conoscersi, non possano arricchirsi spiritualmente, mettendoli così in condizione di non donarsi veramente e utilmente.
Ma, si potrebbe obiettare, in che modo potrebbero donarsi se non hanno prima riempito le poprie bisacce? In che modo possono praticare la fratellanza se non hanno prima scoperto, con la realizzazione e con l'attuazione delle loro potenzialità, che cosa siano l'Amore e la fratellanza? In che modo possono offrire l'Arte iniziatica se prima non vanno a scuola per impararla?
E chi oserebbe dire a uno studente, impegnato per un terzo e più della sua vita a occuparsi di sé e dei suoi studi, che è un egoista? E in che modo la Realizzazione del Sè-atman-nous, che ovviamente e necessariamente, implica l'attuazione della Coscienza universale, potrebbe significare chiusura ed egoismo? E non è forse vero l'opposto: che coinvolgendo sempre di più il neofita nell'attivismo e dinamismo dell'inconscio collettivo (sì da essere, e non potrebbe non esserlo trovandosi ignorante e con degli io acquisitivi, semplice “faccendiere” in coinvolgimenti profani) lo si induca ad una vera e propria alienazione?

Laddove c'è ignoranza là c'è un potenziale canale per le “forze oscure”.

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In definitiva, il problema di fondo non consiste in “che cosa fare”, ma in “che cosa essere”. Il problema non è quello di voler creare “attività” nel mondo profano, che svuota completamente, ma di riempirsi, mediante la theoria-contemplazione, della Sapienza e dell'Amore dell'Anima. La ricerca spirituale non è un “modo di avere e di ottenere” qualcosa (gratificazione dal e del fare), ma un modo di essere nel Semplice e nel Silenzio; e la più alta theoria-contemplazione è quella che porta al Silenzio metafisico, il quale si dimostra anche come autentica creazione vivente.

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Per attuare e svelare l'Amore unitivo, e di conseguenza la fratellanza nel campo umano, v'è un preciso sentiero realizzativo da percorrere e necessitano qualificazioni preliminari senza le quali di certo si va incontro al fallimento. Se si dice a un semplice neofita che inizia la via del premavada, il Sentiero dell'Amore, ama e servi gli altri, si è capovolto il percorso della Via, gli si è offerto l'Omega e non l'Alfa dell'ascesi.

Raphael, "Fuoco di risveglio" – Unità nel cambiamento - Fratellanza, Edizioni Asram Vidya, pagg. 42 -52

 

“Se ti dicono di parlare, rispondi:

dammi il Fuoco della conoscenza.

Se ti dicono di amare, rispondi:

dammi il Fuoco dell'amore.

Se ti dicono di togliere un peso a qualcuno, rispondi:

dammi il Fuoco della potenza.

La “Via del Fuoco” è per coloro che vogliono, prima di tutto,

riempire le proprie bisacce.

Non si può dare ciò che non si ha.

I più sperano di dare ciò che non hanno.

più sperano di dare senza possedere: l'io empirico vive e si perpetua nell'illusione.

Non cercare di trasformare gli altri.

Trasforma te stesso.

Solo la tua compiutezza rende compiuto lo spazio di vita che ti circonda.

La “Via del Fuoco” è risolversi per risolvere.”

***

“Noi siamo in guerra gli uni con gli altri perchè siamo in guerra con noi stessi.

Non potremo mai stabilire l'Ordine, l'Accordo e l'Armonia, attributi dell'Oro dei Filosofi,

fino a quando l'Armonia non sarà conquistata dalla coscienza degli individui.


Chi asserisce che l'Ordine possa essere instaurato senza che sia, prima di tutto, realizzato nei singoli,

è lungi dall'aver compreso la causa determinante del conflitto umano”.

Raphael, La Triplice Via del Fuoco, I, I, 26-27; II, IV, 25

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