Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

Bodhānanda - sādhana e stato naturale

Teoria e dottrina.
Rispondi
cielo
Messaggi: 796
Iscritto il: 01/10/2016, 20:34

Bodhānanda - sādhana e stato naturale

Messaggio da cielo » 25/04/2020, 18:42

Spesso si crede che l'aspirante "debba fare" qualcosa per percorrere la sadhana, o che la sadhana sia qualcosa di diverso dalla vita stessa.

Si potrebbe dire che la sadhana piu' alta, la piu' difficile e la piu' diretta sia l'essere cio' che si è.

Esiste un punto di vista dal quale non esiste alcun libero arbitrio, ove l'uomo viene mosso dai condizionamenti, dai contenuti acquisiti nel corso della vita.

Alcuni ritengono che il karma delle vite precedenti influenzi in maniera totale la singola vita, ma tale influenza spesso necessita a sua volta di una causa sul piano sensibile, ossia è la vita stessa che fa sì che si presentino determinate circostanze che sono causa di un effetto.

Il soggetto viene mosso dalla mente che, a sua volta, non è altro che un insieme di convinzioni, di opinioni, desunte in parte dall'esperienza e in parte dall'adesione ad opinioni altrui.

Raro è trovare un ente che si muova solo per conoscenza diretta (che si verifichi sia nel sensibile che nel sovrasensibile).

La sādhana diretta necessita che l'aspirante sia già profondamente dentro il cammino di autoconoscenza, e a questa profondità si arriva spesso attraverso una delle quattro vie codificate nella Tradizione e ben esposte da Vivekananda (ma non solo) in Jnana, Karma, Bakti e Raja Yoga.

I quattro yoga simboleggiano e operano sulle quattro sfere:

Jnana = Via della Conoscenza
Karma = Via dell'Azione
Bakthi = Via della Devozione
Raja = Via della Volontà

E' raro che sia dato ad un ente il viverne una sola al 100%, a seconda della posizione coscienziale (ossia degli aspetti ancora da risolvere) ognuno opera con più di uno yoga.

E' facile vedere, per un aspirante anziano, la posizione coscienziale di un fratello man mano che egli si vada aprendo, difficile è che un giovane aspirante si apra, anche perchè l'anzianità non è dovuta ne'é all'et° né al numero di libri letti, né al numero di anni che si dedica ad una certa strada.

Si narra di un giovane che un giorno capitò in un consesso di aspiranti che da oltre 15-20 anni praticavano profonde pratiche meditative.
Era di uso che, a turno, ognuno guidasse le meditazioni.
Il giovane che di meditazione ne aveva praticata ben poca, avendola svolta solo da bambino, si fece ben spiegare da tutti cosa loro intendessero per meditazione e che cosa avessero esperito in tale stato.

Dopodichè condusse la meditazione per tutti, ma la condusse in maniera tale da intrappolare la mente dei partecipanti sino al punto di fermarla.
Tutti erano felici e chiesero che fosse sempre lui a condurre tale meditazione.

Lui rispose:
"Questo che avete provato è il vostro stato naturale, lo stato in cui dovreste sempre essere.
A cosa serve coglierlo per un solo istante e poi vagare in altri stati durante il giorno?
Può essere mai lo stato interiore di pace il risultato di uno sforzo?
Un secondo di pace e ventiquattro ore di tormento?
Non è ben piu' semplice risolvere il tormento piuttosto che creare altro tormento per avere un solo istante di pace?"

E dato che essi non capivano perchè amavano l'idea di meditare e non lo stato contemplativo stesso,il giovane si alzò' senza più tornare.

Ci si ripete...

Spesso si crede che l'aspirante "debba fare" qualcosa per percorrere la sādhana o che la sādhana sia qualcosa di diverso dalla vita stessa.

A volte, leggendo le parole di un fratello, ecco che con gli occhi di un altro tempo e di una tradizione antica, non si puo' non vedere il samnyasin, l'errante.

Quando un aspirante sente cadere i legami che lo uniscono al mondo, quando ha già considerato la vita trascorsa (l'anacoresi), quando ha già svolto il suo dovere nel mondo (grhiasta) allora quello è il momento in cui inizia a vagare nel mondo per apprendere altri punti di vista, altre realtà...

Ciò viene detto prendere i samnyasa.

Al samnyasin la tradizione dice di non fermarsi più di un certo periodo in ogni luogo e, alla partenza, di non condurre seco nulla se non la veste che indossa, una ciotola e un bastone.

Tutto questo però non può essere il risultato di un atto volitivo (anche se è cosi' nel 99% dei casi).

Tutto questo è la vita stessa a portarlo in atto.

Accade che alcuni fratelli in questa vita vivano determinate esperienze che rispondono pienamente ai canoni tradizionali, esse servono a ripristinare un certo tipo di coscienza, già vissuta e pertanto non è più necessario che esse vadano rivissute; ciò serve solo a dichiarare uno stato di fatto, essendo forse altri i compiti a cui si è chiamati.

Bodhananda, archivio ML Vedanta-Sai Baba

Immagine

Rispondi