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Sai Baba - Nivritti marga (sentiero interiore) e ricordi d'infanzia

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cielo
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Sai Baba - Nivritti marga (sentiero interiore) e ricordi d'infanzia

Messaggio da cielo » 29/03/2020, 10:40

La Conoscenza (saggezza) è vedere l’Unità della vita.
Esiste solo Uno e non due. Come può l’uomo acquisire questa Conoscenza incomparabile e questa saggezza?
Dappertutto, nei Veda, si possono trovare parole come queste, termini, cioè, totalmente puri, eterni e pieni di Verità.
Questi termini possono essere capiti solo dalla Divinità.
Alcuni di questi termini sono:

Nirgunam, Niranjanam, Sanatanam, Niketanam, Nitya,
Suddha, Buddha, Mukta, Nirmala Svarupinam.


Senza attributi; immobile, incontaminato; antico; eterno; rifugio supremo; puro; cosciente, intelligente; libero; Incarnazione della sacralità.

Kevalam Jnanamurthim. Dvandvatitham.
Che cosa intendiamo per Dvandva? Sono il bene e il male? Sono il merito ed il peccato?
Sono la felicità e il dolore? No, no.
Dvandvatitham è ciò che trascende la dualità, ciò che è oltre la dualità. In esso, non essendoci gli opposti, non vi è nessun tipo di dubbio.

Trigunarahitam.
E’ ciò che trascende i tre guna. In questo caso, non esiste nessun tipo di attributo o qualità. Ovunque ci siano qualità (guna), là c’è anche la forma; dove non esiste forma, non ci possono nemmeno essere attributi. Non c’è valore che possa essere attribuito a questa qualità, poiché questi attributi sono oltre tutte le qualità.
Trigunarahitam trascende le tre qualità satva, rajas e tamas.
E non solo questo.

I Veda propagano i quattro tipi di Dharma:
Tat Tvam Asi (Tu sei Quello) - Prajnanam Brahma (la Conoscenza è Brahma) - Ayamatma Brahma (Questo Atma è Brahma) - Aham Brahmasmi (Io sono Brahma).

Ma Trigunarahitam trascende persino questi quattro enunciati.

Perciò, se volete capire la Divinità, non è possibile farlo considerando queste qualità come base.

Ekam Nityam.
Esiste solo Uno, solo Uno, cioè Dio. Ekam Eva Advitiyam Brahma (Dio è l’Uno senza secondo).
Ithyekaksharam Brahma (la singola sillaba Om è Brahma). Questo Principio legato a Brahma, ha solamente una sillaba.

Acalam.
Dio è immobile. In questo universo, il sole, la luna, i pianeti, i corpi celesti sono tutti in continuo movimento. Gli studenti moderni lo sanno molto bene.
Supponete di proiettare la pellicola di un film: in un secondo verranno proiettati 16 fotogrammi. Questi 16 fotogrammi si muovono al secondo.
In quale modo si muove la natura della mente? La mente è incostante, volubile, inarrestabile; la mente è piena di distorsioni perciò non è possibile conoscere la sua natura. Come possiamo fermare la natura della mente la quale si muove innumerevoli volte al secondo? Acalam è proprio questa stabilità, questa immobilità.

Tutte le scritture affermano che Brahma (Dio) è la base prima di ogni cosa.
Dio è immutabile; Dio è senza attributi, Dio non deve raggiungere nessuna Beatitudine.
Infatti, quando Egli stesso è l’Incarnazione della Beatitudine, di che altra Beatitudine necessita? La Sua stessa Natura è Felicità: che Felicità ha bisogno di conseguire?
Se un uomo non ha la felicità, ha bisogno di raggiungerla ma Dio è l’Incarnazione stessa della Felicità.

“Tasmai Namah Karmane - Omaggi a Colui che è l’Incarnazione della Felicità suprema”.

In principio i deva (esseri celesti) volevano trovare una formula per salutare Dio ma pensarono: “Quale aspetto di Dio? Rendiamo Omaggio all’Onnipotente che è la Felicità incarnata”.
Che cosa significa “Dio”? Incarnazione della Felicità.
Quale tipo di Felicità? E’ quella del corpo fisico? No, non quella. E’ felicità mentale? No. E’ felicità materiale? No.

La sola vera Felicità, è quella spirituale, è Nivritti Sukham (Felicità interiore).
Perciò il saluto fu “Tasmai Namah Karmane ” e questa preghiera si diffuse in tutto il mondo, recitata da tutte le genti.
Riconoscere e capire il Principio divino e la descrizione della Sua Natura, è una cosa molto difficile.
Perciò, se vogliamo comprendere il corretto significato di queste parole vediche, dobbiamo come prima cosa sviluppare buone qualità poiché, per un uomo privo di buone qualità, la comprensione di tutto ciò non è possibile.

Per sviluppare le buone qualità, la cosa più importante è la Fede. Dove c’è Fede, là emerge l’Amore sacro; dove c’è l’Amore, potete sperimentare la Pace; quando provate Pace, la Verità automaticamente si manifesta; dove la Verità è manifesta, là possiamo vedere Dio. Dove c’è Dio, c’è la vera Beatitudine.
Se infatti volete sperimentare la Beatitudine, vi sarà possibile ottenerla solo attraverso la Divinità e non grazie ai possedimenti materiali, ne’ attraverso il piacere dei sensi, ne’ attraverso sentieri differenti da quello divino poiché queste non sono le strade che portano alla Beatitudine della quale stiamo parlando.

Infatti, tutte queste “beatitudini” materiali, si dissolvono in un attimo; per questo non dovremmo agognare ad esse.
Anche Shankara dichiarò:
“Ma Kuru Dhana Jana Yauvana Garvam Harathi Nimisha Kala Sarvam"
Non essere fiero della giovinezza, dei soldi e della discendenza. Tutte queste sono solo cose momentanee”.
(Tratto da “Bhaja Govinda” di Adi Shankaracharya)

Tutte le felicità del mondo sono solamente provvisorie. Tutto sparisce in un lampo. Non importa di che tipo di felicità materiale si tratti: essa si dissolverà in un attimo.
I piaceri mutabili non sono parmanenti e non sono la vera felicità, essi sono solamente pieni di illusione; sono assolutamente momentanei e sono relazionati al sentiero esteriore (pravritti).
Essi sono collegati ai 5 elementi, ai 5 sensi ed ai 5 involucri. Che cosa possiamo sperare di ottenere da qualcosa che è legato solamente ai cinque involucri?

Se l’uomo si analizza attentamente, scoprirà di non stare indagando sui 5 involucri in modo appropriato.

1) Ammamaya kosha, il corpo. Fino a che punto siamo in grado di conoscere il nostro corpo umano? Di esso conosciamo soltanto la lunghezza, l’altezza ed il peso, ma non è questo ciò che è necessario conoscere. Questi sono solo i princìpi fisici, materiali del corpo. Il corpo è costituito dal cibo (Annamaya Pranam), ma esiste un altro elemento che muove il corpo:

2) Pranamaya kosha, l’involucro vitale. Oltre a questo secondo involucro troviamo:

3) Manomaya kosha, l’involucro mentale. La sola cosa presente in questo involucro è la vibrazione.
A questo punto l’indagine dell’uomo si ferma a questi tre involucri. Egli, infatti, non è in grado di viaggiare oltre ed arrivare a:

4) Vijnanamaya kosha. l’involucro della Saggezza.
Per quale motivo? Perché non è possibile comprendere questa Saggezza grazie ai sensi.

Buddhi Grahyam Athindriyam

i sensi non possono comprendere la Verità suprema
L’intelligenza, infatti, non è in grado di indagare sulla natura di qualcosa che va oltre ai sensi. Attraverso la vostra intelligenza potrete capire cose fino ad un certo limite ma, anche se siete molto intelligenti, non potrete con essa conoscere l’immutabile, permanente, vera, eterna Verità suprema.
Nello stato di veglia siete in grado di vedere il vostro corpo ma potete vederlo anche quando siete nello stato di sogno? E ciò che vedete nel sogno potete vederlo anche nello stato di sonno profondo?
Esiste un corpo in ognuno dei tre stadi: veglia, sogno e sonno profondo, ma quando siete in uno stato, non potete vedere gli altri corpi se non siete nello stato corrispondente. Per quale ragione? Perché essi appartengono al mondo materiale, al mondo fisico, al mondo esteriore (pravritti). Dobbiamo perciò conquistare completamente questo principio esteriore dell’uomo.
Dobbiamo viaggiare verso l’interno di noi stessi, lungo il sentiero interiore (nivritti), per trovare la Verità eterna.

Eccovi un piccolo esempio: quando ero piccolo e questo corpo aveva solamente sette anni, in questo villaggio nel quale nacqui, ed in India in generale, c’erano molte gravi malattie contagiose quali il colera e la peste.
Le persone erano terrificate da queste malattie; erano così spaventate da non permettere ai loro bambini di uscire di casa.
A causa, però, dell’Amore che avevano per me nei loro cuori, essi uscivano lo stesso e correvano da me senza nemmeno farlo sapere ai loro genitori.
Questi bambini avevano soltanto sei, sette ed otto anni; venivano da me dai dieci ai dodici bambini e mi seguivano.
Un giorno, molto innocentemente, essi mi chiesero:
“Raju, dicono che nel nostro villaggio ci siano malattie come il colera e la peste e che siano malattie terribili e fatali. Dicono che siano malattie così spaventose che in un attimo ti portano via la vita. Che cosa ne sarà di noi?”.
Io risposi: “Non dovete aver paura. Il corpo deve morire, un giorno o l’altro. Non lottate per conservare il corpo a tutti i costi. Fate uno sforzo al fine di non essere contagiati, ma sappiate che la morte, anche se in futuro, è certa.
Non importa quanto importanti si sia: alla morte non si può sfuggire. Non siatene spaventati e pensate a Dio”.


I bambini, siccome non conoscevano niente, mi chiesero: “Dobbiamo pensare a Rama? Oppure a Krishna? Oppure a Govinda?”.
Dovete tener presente che all’epoca questo era veramente un piccolissimo villaggio, un paesino con solo 106 abitanti. In un tale villaggetto, a che Divinità si poteva credere?
“Pensate a Dio che concede coraggio, entusiasmo e zelo a molta gente” risposi.
Poi chiesi loro di accendere una lampada (ad olio) e alle sei di sera, portare questa lampada al bazar e cantare i bhajan pensando a Dio.
Ma quali bhajan? Nessuno capiva cosa intendessi!
I bambini non sapevano che bhajan dovevano cantare, perciò composi personalmente alcuni canti devozionali.

Dissi loro: “Bambini! Se volete pensare a Dio dovete sapere che Dio è dentro di noi. Non è possibile trovarlo in qualche posto all’esterno di noi perché Egli è all’interno di noi”.

Sai Baba, stralcio del discorso di Navaratri del 17 ottobre 1999


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